Pensare e sorprendersi

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Non si invecchia in base al tempo che si ha sulla pelle, si invecchia quando iniziamo a dimenticare di poter realizzare i nostri sogni.
Siamo i protagonisti di una vita che ci è stata donata, magari tanti anni fa,ma non siamo mai troppo vecchi per spalancare la porta ad un nuovo sogno.

Il mio sogno, ovvero il mio desiderio è di accorgermi che ho continuamente bisogno di prendere coscienza di quel che mi accade già.

Poco tempo fa mi sono trovata a una messa domenicale in cui c’era il Battesimo di un bimbo a me assolutamente sconosciuto.
Durante la celebrazione mi ha invaso un’improvvisa commozione:
mi stavo davvero commuovendo perché questo bambino diventa Tuo mio Dio?
Ma chi sei Tu per me, tanto da commuovermi al pensiero che anche quel piccolo possa iniziare a godere del rapporto con Te?
Ti conosco, questo stesso fatto svela a me stessa che la mia vita è costellata di tracce Tue, altrimenti il mio essere qui oggi e questa commozione sconfinata per questo bimbo non sarebbero possibili. Ne è nata una nuova domanda: una domanda nuova si è fatta strada in me: posso davvero dire che Tu basti al mio cuore?.


In quel momento ho pensato alla mia vita, alle facce che accompagnano o hanno accompagnato la mia vita e che appartengono alla mia storia particolare, e di schianto ho pensato: «In realtà io sono felice, io sono grata di ciò che c’è nella mia vita».

Poi tutte le domande su di me restano.

Desiderio, sogno di vita più leggera di gambe che si muovono più velocemente di..... Grazie per essermi accorta e ora finalmente grata e felice di tutto quanto c’è nella mia vita.

E' stata una sorpresa, una sorpresa di me a me stessa, anche perché invece tantissime altre volte, quando non sono davanti ad altro se non ai miei pensieri e alle mie immagini, in me domina il lamento.
Oggi, ho pulito gli occhiali sostituendo le lenti con immagini reali.

E sono più serena.


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Io c'ero.

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Domani sarà un giorno come un altro. 
La cultura ha stabilito che è per il nostro incedere nella vita con più consapevolezza che è necessario "ricordare". 
Domani 27 gennaio, facciamo memoria degli avvenimenti tristi dell'ultima guerra mondiale: Memoria della Shoah.

Poeti, scrittori, storici ne hanno parlato. Sono stati scritti libri su questo avvenimento. 
Ma le generazioni nuove, i nostri nipoti, ne parlano come se fosse un momento da films d'animazione. 
Non può essere così tragico nonna! E mi guardano con occhi spalancati che dicono "mi stai raccontando una favola!"


Sono nata nel 1940. Terminata questa terribile guerra avevo 5 anni e ricordo. Ho tanti ricordi da tramandare. Non voglio usare di proposito la parola "canto" . 
Oggi racconto.

Da Milano dove abitavamo la mia famiglia si trasferì nel Veneto, per scampare ai bombardamenti che ci avevano distrutto la casa. La guerra ci seguì.

Voglio acrivere di un grande ricordo che vi spiegherà perchè io ami tanto gli ebrei:

Avevamo un piccolo orto. 
Quella mattina papà decise che avrebbe fatto un ottimo lavoro se fosse riuscito a strappare un po' di erbacce. Lo seguivo sempre, ovunque andasse.
Quindi, quella mattina eravamo nell'orto ai piedi del campanile della chiesa. 
Suonò l'allarme. 
Papà mi prese per mano e con la mamma e la mia sorellina ci rifugiammo nel campanile storditi dalle campane che suonavano a distesa.
Arrivarono gli aerei. Fecero il loro lavoro in abbondanza. 
Il campanile tremava. Ero aggrappata ai pantaloni di papà che con la mano mi accarezzava la testa spingendola verso le sue gambe, stretta stretta. Mi proteggeva, così era il suo modo di dirmi:"ci sono io, non aver paura".
Finalmente tutto finì. Per quel giorno.

Eravamo nuovamente salvi e all'aria aperta. Ci guardavamo attorno, c'era fumo e c'era fuoco e uno strano odore che mi confondeva.
All'improvviso scorgemmo, nel nostro orto due persone, due uomini. Occhi spalancati e pieni di paura (non li posso dimenticare) allungavano le mani verso il mio papà indicando la nostra casa e ripetevano una parola che non avevo mai sentito.....
"Kaput"  "Kaput"

Entrarono in casa nostra, poco più grande di una capanna, papà li fece sdraiare nel nostro letto-lettone e li coprì. Finchè sentì che il loro respiro si era fatto regolare.
Erano sporchi, stracciati, magri. 
Erano uomini che fuggivano.

Ricordo che mangiarono con noi, che non mangiavamo e a bocca aperta, senza far domande, li guardavamo.
Nessuno parlava.  
Avevo paura? Sì tanta, non capivo cosa stava succedendo. 
Poi quando fu buio papà li accompagnò dal Prevosto. 
Il resto non lo conosco, spero, voglio pensare che  siano ritornati sani e salvi alle loro famiglie.

Non servono immagini, stonerebbero. 
Le sole immagini sono nel mio cuore, nei miei occhi di bimba.








Dov’è il dolore, là il suolo è sacro. Oscar Wilde



***

Se tutto questo dolore non allarga i nostri orizzonti e non ci rende più umani, liberandoci dalle piccolezze e dalle cose superflue di questa vita, è stato inutile. Hetty Hillesum


***
Il dolore graffia via la crosta dura che si posa sulla pelle con il tempo. E rimani lì a sentire,
il vento sulla pelle, il tocco delle cose… Stephen Littleword












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Oggi

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Suonavo il violino ad Auschwitz
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un cielo d;Autore

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ore 6,40 ieri mattina (foto di Lucia)


Era già lontana la notte
e tu svanita col sogno.
Sono venuta a cercarti
e nell'alba che colorava il Cielo
ti ho baciata. (mamma)

  • Chi è costei che sorge come l’aurora,  bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati? (Cantico dei cantici)
  • È questa l’ora che pare possibile  
  • ogni speranza umana, e il nostro esilio  
  • d’una segreta melodìa s’indora. (Carlo Martini)
  • Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all’alba svanisce. (Osea)


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Ieri e Oggi

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Per ospitare le «stanze segrete» di Vittorio Sgarbi, Novara ha scelto una delle sue location più prestigiose, il castello visconteo-sforzesco.


Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi, dal 21 settembre scorso, fino al prossimo 23 gennaio al Castello Sforzesco di Novara. 

Dal Rinascimento al Neoclassico, questo il sottotitolo della mostra, che seleziona 120 opere dalla vasta Collezione Cavallini-Sgarbi di proprietà del noto critico d’arte Vittorio e di sua madre Rina Cavallini. 
Un’antologica, che Sgarbi, dopo i Tesori Nascosti torna a divulgare arte, in Italia. Niccolò dell’Arca, Lorenzo Lotto, Guercino, Guido Cagnacci, Artemisia Gentileschi, Francesco Hayez e Gaetano Previati sono soltanto alcuni degli artisti che animano queste ideali stanze segrete.
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Una collezione che racconta di una grande passione,per la bellezza, di Vittorio Sgarbi e di sua madre, accumulando opere, prendendo parte alle più prestigiose aste di tutto il mondo.

Non c’è una logica in questa collezione, che mette insieme indistintamente dipinti e 


Per la realizzazione di questa importante rassegna, alcune opere sono state sottratte ad alcuni musei statunitensi e orgogliosamente riportate in Italia, come il Ritratto di Francesco Righetti di Guercino dal Kimbell Art Museum di Forth Worth.

Un accenno al Castello che fino agli anni ’70 ha avuto la funzione di carcere.




Non esistono dati certi sulla presenza del castello a Novara in epoca tardo antica o alto medievale, non consentono quindi di fare luce a proposito delle parole oscure e di difficile interpretazione di Ennodio relative a un castrum del vescovo Onorato; né l'ipotizzata identificazione del luogo dove sorge l'attuale castello con la corte incastellata de Veratelino, citata in un diploma di Ottone I del 969, e mai univocamente identificata.
Di questo castello Visconteo oggi rimane in piedi solo la cosiddetta Rocchetta, all'angolo nord-ovest. 
Ancora si intravedono le merlatureviscontee ormai murate e i resti del portone, in passato protetto da un torrione quadrato chiamato forse "La Torre del Monicione".


Il castello divenne carcere solo nel periodo napoleonico. La decisione di spostare le carceri dal Palazzo del Pretorio al castello comportò l'esigenza di snaturare le strutture medievali esistenti: furono ritagliate alcune finestre, altre se ne chiusero, si eliminarono le merlature, si trasformò la corte in un cortile per l'ora d'aria dei prigionieri e si approntarono torricelle di vedetta carceraria nei quattro angoli bastionati.

L'edificio ospitò il carcere per 170 anni ininterrottamente, il che comportò un danneggiamento rapido della struttura. Nuovi interventi vennero fatti a metà dell'Ottocento, quando si abbatté buona parte della cinta di bastioni e si realizzarono sui tre lati gli eleganti giardini pubblici chiamati Allea.

Il castello rischiò di essere abbattuto nell'Ottocento, perché considerato spoglio di ogni pregio artistico. Voci autorevoli si opposero, ispirati dal grandioso restauro che stava avvenendo proprio in quei giorni al Castello Sforzesco di Milano. Fu allora che si riconobbe il valore storico e culturale del vecchio edificio e si avanzarono le prime proposte di recupero e/o di restauro.

Nessuno di questi progetti vide vita ed il castello rimase per decenni sede delle Regie Carceri Mandamentali. Con la visita ufficiale di Mussolini a Novara, nel 1939, si ricostruì per intero la cortina muraria dell'angolo nordest.

Solo nel 1973 il castello perse la destinazione carceraria, con il trasferimento delle prigioni alla Bicocca; da proprietà del Demanio dello Stato passò sotto l'Amministrazione Municipale di Novara e rimase vuoto ed abbandonato per alcuni anni, finché, negli anni Ottanta, si abbatterono edifici e strutture ottocentesche e novecentesche di nulla qualità architettonica, sgombrando il cortile e prevedendo il recupero della sede. Per oltre un decennio il castello venne lasciato al Corpo Forestale dello Stato che vi impiantò i propri vivai.

Dopo quasi dieci anni di restauro, nel gennaio 2016 il castello è stato riaperto al pubblico


Oggi quelle stesse stanze, si fanno custodi d'arte rendendo più suggestiva la visita stessa : «Da settembre a gennaio i visitatori avranno la possibilità di vivere una esperienza unica di bellezza e meraviglia, un primo tassello importante perché Novara possa diventare un punto di riferimento e di attrazione culturale anche fuori dai propri confini».

Opere che non seguono nemmeno una linea di appartenenza, bensì una geografia del cuore. Molto belle le parole con cui Vittorio ricorda sua madre Rina, definita il suo “miglior uomo”, la persona più fidata non solo negli affetti ma anche nei suoi interessi: «Si fece prolungamento del mio pensiero e della mia vita. Io indicavo il nome di un artista, il luogo, la casa d’aste. E lei puntuale prendeva la mira e colpiva».

Questa collezione ha saputo mettere insieme nel tempo, tra i tanti, artisti italiani di scuole diverse: dalla lombarda alla marchigiana, dalla veneta all’emiliana, passando per la romagnola, la toscana, la romana, con il solo intento di raccontare importanti pagine di storia dell’arte del nostro paese, e di quelle regioni che, come un colorato puzzle, ne compongono l’immagine e la grandezza agli occhi del mondo.



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Oggi particolari di una stanza di Lucia(OH, OH)

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Altrove

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C'è sempre un altrove più desiderabile o anche solo un altrove che ci sembra più accettabile.

Sotto l'azzurro fitto del cielo
qualche uccello di mare se ne va;
nè sosta mai:
perchè tutte le immagini
portano scritto
"più in là" (E. Montale)Risultati immagini per immagini per : più in là uccelli


Ma non c'è mai stato il pensiero di poter avere dei rimpianti o per non essere riusciti a vivere la vita che avevamo immaginato, desiderato.
Amiamo la nostra vita così com'è. 

Amiamola perché non c'è un altrove realistico, altrimenti sarebbe realtà.

No, credetemi non si fa fatica ad essere, ad amare, ciò che siamo, se nel silenzio guardiamo nel profondo di noi stessi.

Perché in quel che c'è, c'è più di quel che sembra:  se d'improvviso il desiderio di bene  illumina tutto di una nuova luce.

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In un mondo in cui riconosciamo tutte le nostre imperfezioni, le fatiche, le arrabbiature non dimentichiamo che ci sono i sorrisi, le piccole meraviglie quotidiane, gli affetti, l'amore.

Ogni cosa è illuminata, se l'amiamo. Perchè ci viene donata
L'immagine può contenere: una o più persone, cielo, scarpe e spazio all'aperto

Per questo spesso cerco di fotografare ciò che, di bello, incontrano i miei occhi e questo  mi aiuta a illuminare quella realtà
che si inserisce in ogni istante, in ogni momento, e in questo, trovo una improvvisa felicità.

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Quando amo, la vita ha senso, c'è l'oggi col suo carico di luci e ombre, e va bene così.
luci e ombre sulla mia tenda

 

In questo inizio d'anno faccio esercizio di rallentamento, cerco di stare in ciò che c'è.

Sto e guardo. Fermo le mie  imperfezioni e le mie mancanze, ma ammiro anche la ricchezza di un prato a primavera e nella meraviglia cerco l'equilibrio giusto per il  giorno che vivo e che verrà.

Così, capita di guardare un albero, il cielo, un fiore...tutta nella ricchezza del quotidiano, e di trovarlo bellissimo. E click! 
fotografo la vita!

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Neve

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Non un fiocco si è involato in questo mio cielo novarese e mentre sospiro, mi accontento delle poesie e delle immagini che mi offre il web.


La danza della neve,sui campi e sulle strade,
silenziosa e lieve,volteggiando cade.
Danza la falda bianca nell'ampio ciel scherzosa...
poi stanca nel terren si posa...
In mille immote forme,sui tetti e sui cammini,
sui cippi e sui giardini...
dorme.
Tutt'intorno è pace
e chiuso in oblio profondo
indifferente il mondo ...tace.


Ada Negri




Desideri invernali

La voglia di accoccolarsi accanto al fuoco,o sul divano ...
sotto una coperta con un buon tè caldo ad addolcire il cuore.
La ricerca di un abbraccio più lungo mentre fuori nevica... 
le luci che alterano il loro ritmo e i tanti colori.
la musica per le vie della città, sciarpa-guanto-cappello e...
monumenti da scoprire sotto un cielo freddo e assurdo per la sua
bellezza, per la sua immensità, per la sua gelida meraviglia. 
Un cuore caldo,così caldo da sciogliere odio,invidie,malumori e indifferenza.

A.Vanlight
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Canto nel cuore

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Ho chiuso il computer pochi giorni prima della fine dell'anno. Oggi, lo riapro perchè ho letto che “Ognuno ha un posto nel cuore dove si rifugia ogni qual volta la pioggia della vita cade troppo forte.”(R.Battaglia)


Stamane ho ammirato una bellissima alba nel cielo nascosto dalle case vicine. Sono rientrata pensando che stavo proprio invecchiando velocemente e che la memoria, sempre più fragile e fuggevole, ha bisogno di essere sollecitata.

Quindi, se non riaprivo in fretta il mio diario, se non fissavo le mie esperienze e conoscenze in modo più stabile, rischiavo di perderle.

Scrivere è l’ambizione di tramandare agli altri il più possibile di quanto ho amato e vissuto.


La musica. Ecco l'argomento di cui voglio parlare, il suono, il silenzio, il canto che spesso mi accompagna e il canticchiare di oggi erano le parole di un vecchio amico (scorbutico, mi pare, ma non ne sono sicura)che ho conosciuto tanto tempo fa: Bob Dyl
an.Forever yang.

Sono importanti le parole (per me) che dicono:

Che Dio ti benedica e ti mantenga sempre
Possano i tuoi desideri diventare realtà.
Possa tu aiutare gli altri sempre
e lasciare che gli altri ti aiutino

Possa tu costruire una scala verso le stelle
e salire ogni gradino,
possa tu rimanere sempre giovane.
Possa tu crescere ed essere vero.
Possa tu sempre conoscere la verità
e vedere la luce circondarti.

Possa tu essere sempre coraggioso.
rimanere diritto in piedi ed essere forte.
Possano le tue mani essere sempre laboriose.
Possano i tuoi piedi essere veloci.
Possa tu avere fondamenta solide quando venti mutevoli
cambiano direzione.

Possa il tuo cuore essere pieno di gioia.
Possa il tuo canto essere sempre cantato.




Quante frasi, quanti auguri stavano ancora nel mio orecchio interno, come un portone arrugginito dal tempo ma ben oliato dalla memoria.

Con Bob Dylan non si ballava si stava in mezzo alla strada.

Shelter from the storm al riparo dalla tempesta.

.....................................

Vivo come un rifugiato, pronto a varcare la frontiera 
Beltà corre su un filo ma un giorno sarà mia prigioniera 
vorrei tornare a quando qualcuno Lei e Dio creò 
"entra!" disse "dalla tempesta rifugio ti darò!"




La mia mamma non sta bene. Canto preghiere.

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La grazia nel post d'inizio d'anno

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Vorrei, desidererei, che questo post vivesse di una grazia potente e gentile, quella grazia che ricevo dall'amare Maria, Madre di Dio.


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Vorrei che vivesse del respiro della Sua vita; la cui fede è come un'aria leggera carica di tenerezza ma anche del vento che viene da Altrove, gonfio di pollini che riempie le vite, seduce, scardina e ci conduce a Suo Figlio.


Amando Maria, Madre di Dio, e meditando su questo incontro scopriamo nel cuore una ferita "in cui grida/ con un sorriso/ la vita (Davide Rondoni) una vita che fiorisce nella mano di Dio.

....questo vuoi da me...
Non sofferenze non sacrifici
non amputazioni
ma più vita .....

Signore è Dio, perchè gravido di vita, come Maria
Signora è Maria di Nazaret, perchè gravida di Cielo.

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Origene mi suggerisce che:
L'atto più grande del cristiano è passare nel mondo ferens Verbum , portando il Verbo; ogni cristiano è una Maria gravida di Dio, che custodisce in sè quella parte di cielo che compone la terra.
Maria sono io, io che devo dare carne e storia, tempo e cuore ai semi di Dio.


Per scrivere di Te devo stare in silenzio.
Stare in silenzio non basta.
Per scrivere di Te devo dimorare nel silenzio.
Entro nel silenzio come si apre una porta
e si oltrepassa la soglia e si è dentro casa.

Il silenzio non  è un vuoto, è una casa
che mi accoglie nel profumo amico dell'intimità
uno spazio d'anima, il luogo dell'incontro.
Per scrivere di chi Ti ha visto e toccato
devo stare qui dentro:
dentro la casa del silenzio. (Marcolini M.)

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Un saluto e un augurio

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Il Viaggio dei re Magi di Eliot.

Fu un freddo avvento per noi,
Proprio il tempo peggiore dell’anno
Per un viaggio, per un lungo viaggio come questo
Le vie fangose e la stagione rigida
Nel cuore dell’inverno.
E i cammelli piagati, coi piedi sanguinanti, indocili
Sdraiati nella neve che si scioglie.
Vi furono momenti in cui noi rimpiangemmo
I palazzi d’estate sui pendii, le terrazze,
E le fanciulle seriche che portano il sorbetto.
Poi i cammellieri che imprecavano e maledicevano
E disertavano, e volevano, donne e liquori,
E i fuochi notturni s’estinguevano, mancavano ricoveri,
E le città ostili e i paesi nemici
Ed i villaggi sporchi e tutto a caro prezzo:
Ore difficili avemmo.
Preferimmo viaggiare di notte,
Dormendo solo a tratti,
Con le voci che cantavano agli orecchi, dicendo
Che questo era tutta follia.

Poi all’alba giungemmo a una valle più tiepida,
Umida, sotto la linea della neve, tutta odorante di vegetazione;
Con un ruscello in corsa ed un molino ad acqua che batteva il buio,
E tre alberi contro il cielo basso,
E un vecchio cavallo bianco al galoppo sul prato.
Poi arrivammo a una taverna con l’architrave coperta di pampini,
Sei mani ad una porta aperta giocavano a dadi monete d’argento,
E piedi davano calci agli otri vuoti.
Ma non avemmo alcuna informazione, e così proseguimmo
Ed arrivati a sera non un solo momento troppo presto
Trovammo il posto; cosa soddisfacente voi direte.

Tutto questo fu molto tempo fa, ricordo,
E lo farei di nuovo, ma considerate
Questo considerate
Questo: ci trascinarono per tutta quella strada
Per una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certo,
Ne avemmo prova e non avemmo dubbio. Avevo detto nascita e morte
Ma le avevo pensate differenti; per noi questa Nascita fu
Come un’aspra ed amara sofferenza, come la Morte, la nostra morte
Tornammo ai nostri luoghi, ai nostri Regni,
Ma ormai non più tranquilli, nelle antiche leggi,
Fra un popolo straniero che è rimasto aggrappato ai propri idoli.
Io sarei lieto di un’altra morte.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Canto di pastori


Padre nostro che sei nei cieli
guarda il tuo gregge che resti intero e tuo.
Sia salva la tua proprietà
come in cielo e così in terra.
Dacci oggi i pascoli di domani
riporta la smarrita e noi te l'offriremo
e non permettere gli agguati
ma salvaci dai lupi, e così sia.
(Erri De Luca)
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Vi mando un augurio
per oggi e soprattutto
per i giorni che verranno.
Un augurio:
il preferito dal vostro cuore.
E soprattutto che, attraverso una breve preghiera,
il Cielo protegga tutti noi che amiamo
la vita che il Signore ci dona.

Cuore, Amore, Amanti, Nozze, San Valentino

A U G U R I
da Lucia
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di tutto di più: la via di una vita semplice e bella

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Regalare una manciata di stelle? sarebbe bellissimo.



Una manciata di stelle da regalare a te, Gabriella, cara amica mia che te ne sei andata lassù, proprio ieri lasciandomi qui, in quella nostra Chiesa, con un nodo in gola per non aver potuto nemmeno dirti "CIAO".

Stelle
Troppo poco tempo speso
per la contemplazione delle stelle.
Non parlo di telescopi,
parlo di un abbaino
in una notte come tante
senza nuvole.
Del ritorno a casa
a un'ora tarda,
guardando solo di sfuggita,
la chiave già nella toppa.
Non mi pento
di quello che non so.
Mi pento
dell'uso sciatto
dei miei occhi.

(Rainer Malkowski)



Mi hai lasciato un'immagine sul web. 
Abbracciata con Walter là nella tua Sardegna dove è facile accorgersi delle stelle che brillano in cielo,  e il tramonto si scrive con la lettera maiuscola.  
È proprio in queste cose che troviamo la bellezza di cui tanto abbiamo parlato mentre mi regalavi  la poesia della tua semplice Vita.
L'immagine può contenere: sMS



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le unghie rosa della mia mamma

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Due immagini della mia mamma, ripescate eccezionalmente, la prima di quando aveva 18 anni e la seconda più vecchia di due anni cioè: quando si è sposata.

Nel retro della prima, con la sua calligrafia, in un angolo si legge ancora che " dedico questo ricordo ai miei genitori" era a Trieste a lavorare e aggiunge: "che il mio sguardo tenga nel vostro cuore la mia serietà"
 

Il giorno di Natale ne ha compiuti 98.


Non sempre il tempo la beltà cancella
O la sfioran le lacrime e gli affanni;
Mia madre ha sessant’anni,
E più la guardo e più mi sembra bella.
Non ha un detto, un sorriso, un guardo, un atto
Che non mi tocchi dolcemente il core;
Ah se fossi pittore

Farei tutta la vita il suo ritratto.
Vorrei ritrarla quando inchina il viso
Perch’io le baci la sua treccia bianca,
O quando inferma e stanca
Nasconde il suo dolor sotto un sorriso.

Ma se fosse un mio prego in cielo accolto
Non chiederei del gran pittor d’Urbino
Il pennello divino
Per coronar di gloria il suo bel volto;

Vorrei poter cangiar vita con vita,
Darle tutto il vigor degli anni miei,
Veder me vecchio, e lei
Dal sacrifizio mio ringiovanita.

Così cantava E. De Amicis. 




L'ho imparata a memoria quando ero alla scuola elementare e ancora oggi riconosco in questa poesia un amore infinito per la madre.

Con che parole oggi potrei parlare della mia mamma?
Le sento nel cuore, ma le dita che sfiorano la tastiera non conoscono quel canto.


E' nata in un piccolo paese del Friuli e le sue mani non erano adatte a sfogliare libri, ma al lavoro dei campi.
A 16 anni, sui passi delle sorelle più grandi si trasferì a Trieste. 
Ne acquistò la parlata e lo stile di vita.

Là conobbe il mio papà, vennero a Milano e si sposarono nel 1939.




papà giovanissimo a Milano appoggiato alla ringhiera del Naviglio, allora scoperto. In fondo la Basilica del Convento di San Giovanni Bosco


Finita la guerra, papà si ammalò di nefrite (gli avevano già asportato il rene sinistro) quindi era necessario riposo assoluto.

Le mani della mamma si adattarono ad un lavoro in fabbrica.

Mani operose, mani benedette come solo le mani di una madre sanno essere.

Aspettavo sempre una carezza da quelle sue mani.....ma non c'era mai tempo...

Quando è andata in pensione, ma anche prima, era una nonna infaticabile.

Io vivevo già a Novara da tempo e lei veniva da me raramente. Novara non le è mai piaciuta.

Ora il tempo delle carezze è arrivato e io sono sempre lontana.
Sono andata a trovarla il giorno dell'Immacolata.
Era sorridente e felice.
Quanti baci mammina, e tu mi lasciavi fare.

Ti ho preso le mani tra le mie e commossa ho visto le unghie curate con lo smalto rosa. Tu hai riso!!

Oh, mammina finalmente ora le tue mani riposano: riposano queste tue sante mani!

Ci sarà senz'altro chi non capirà questa mia gioia, ma la mia mamma non aveva mai tempo per la femminilità! posso chiamarla così?

Lo smalto, il rossetto....??? un velo di crema la sera sulle guance e poi via nel letto perchè il domani le avrebbe richiesto nuove forze.

Ora in una "casa per anziani" si riposa, si lascia coccolare e mettere LO SMALTO ROSA.


Un lago, 
gli occhi della mia mamma.
Un foglio di carta
Una barca
Io
che non so galleggiare.
Vento
regalami una leggera brezza
e così 
dolcemente entrare
nel porto sicuro
delle sue braccia
per essere cullata.(lucia) 
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papà, io, mamma (due sorelle di papà e il cugino che diventerà Sacerdote)







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