Noi asinelli di Gesù

sabato 8 aprile 2017


Risultati immagini per Immagini l'asinello che portò Gesù a Gerusalemme
Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Betania, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo”, rispondete: “il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». […] Essi condussero l’asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra. (Vangelo di Marco)

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Anche per noi quindi questo asinello può e deve, diventare un simbolo positivo.
Così lo ritroviamo dipinto da Giotto nella fuga in Egitto, lo ritroviamo nell’invenzione del presepio di Francesco d’Assisi, lo ritroviamo come scrive un padre della Chiesa del IV secolo, Giovanni Crisostomo, come un segno distintivo che i cristiani di quei secoli usavano per raffigurare Gesù Cristo stesso. 
Forse però l’asino nel nostro mondo è rimasto troppo legato al simbolo negativo.
Gli esempi letterari che ne parlano negativamente sono numerosissimi, ma a noi piace pensarlo così come è in questo contesto biblico.
Gesù lo ha scelto, questo ci deve bastare, egli ha dichiarato pubblicamente ai due discepoli di aver bisogno di un asinello. L’umile bestia da soma è nei piani della salvezza che Gesù ha voluto donare, il testo è molto chiaro. 

Anche gli animali, e anche i meno belli , più famosi per i loro calci ben assestati che per le loro prestazioni atletiche, stanno nei piani della salvezza di Dio. 
Loro, i nostri amati asinelli, non sono fatti come noi ad immagine e somiglianza di Dio, loro sono così, come li vediamo senza porci troppe domande (es:se hanno o no un'anima?) eppure Dio ha bisogno anche di loro.

E noi che c’entriamo con questa storia di asinelli che percorrono in lungo e in largo le storie della bibbia? Che ce ne facciamo di questi animali che abbiamo sostituito velocemente con l’Ape in campagna e con il motorino in città, cosa ce ne facciamo di asinelli che i nostri figli non hanno mai visto se non in televisione o in un presepio?
Oggi questa piccola storia che abbiamo letto all’interno della grande storia,  annuncia l’ingresso di Gesù nella città di Gerusalemme, simbolo di ogni città del mondo. Ma potremmo solo per un attimo, ve ne prego, solo per un attimo,  pensarci come se fossimo asinelli e magari, autodefinirci somari? 
Non io più asino di te, non tu più asino del tuo vicino di giochi, ma tutti indistintamente asinelli: testardi, ignoranti, poco intelligenti. Forse.  
E se questo paragone,  con gli asinelli, non vi piace, ritornate a leggere la pagina del Vangelo e ripetete ad alta voce: "Il Signore ne ha bisogno".

Dio, solo Lui, può usarci perché possiamo essergli utili, e Dio, solo Lui, può chiederci di annunciare al mondo il regno della pace e della felicità. 
Dio, solo lui, sa servirsi di noi, qualunque sia la cosa che sappiamo fare, come ha saputo servirsi dell’asino affinché, il nostro Salvatore,abbia potuto entrare nelle città del mondo e nel cuore della gente con la cavalcatura del profeta della pace.

E’ per grazia che siamo salvati, non per le nostre doti, non per i nostri meriti, ma perché ubbidienti portiamo sulle nostre spalle il messaggio di Gesù in ogni luogo.



Emerge tra la folla
un vociare allegro di bambini,
con rami di palme nelle mani
gridano festanti:
"Osanna al figlio di David!
Benedetto Colui che viene
nel nome del Signore!
Osanna, Osanna...".
Simile a un uomo
seduto su un puledro d'asina
il "Re d'Israele"
si lascia acclamare
sorridendo alla loro innocenza.
Passa altero,
ma la sentenza futura è già scritta,
bruciante di realtà:
passione e morte l'aspettano
all'angolo della strada.

Ma il trionfo dell'Amore
si concluderà con la Pasqua Gloriosa.
Sarà Maria di Magdala
a dare al mondo l'annuncio
della sua Resurrezione.
Il vociare festante dei bambini
intanto continua...
"Osanna al figlio di David!
Benedetto Colui che viene
nel nome del Signore!
Osanna, Osanna...".
(Maria Damonte)





L’ulivo Benedetto
Oh, i bei rami d’ulivo! chi ne vuole?
Son benedetti, li ha baciati il sole.
In queste foglioline tenerelle
vi sono scritte tante cose belle.
Sull’uscio, alla finestra, accanto al letto
metteteci l’ulivo benedetto!
Come la luce e le stelle serene:
un po’ di pace ci fa tanto bene.
(G. Pascoli)