lunedì 20 novembre 2017

“Il povero è Cristo”.

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“Il povero è Cristo”.

«Siamo qui forse per dire: casa,
ponte, fontana, porta, brocca, albero da frutto, finestra, 
al più: colonna, torre… ma per dire, comprendilo,
per dire così come persino le cose intimamente mai
credettero di essere» (Rilke)


C'è una frase di Hurtado (santo Cileno) che sulle sue labbra suona come un appello accorato:

Il povero è Cristo”.

“Il povero raccoglitore di cartone, il lustrascarpe… la donnina con la tubercolosi, quella che ha i pidocchi, è Cristo. L’ubriaco… non scandalizziamoci, è Cristo! Insultarlo, farsi beffe di lui, disprezzarlo, è disprezzare Cristo! 
Qualunque cosa fate al più piccolo, la fate a me! 

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Hurtado,alla fine della vita esprimeva il suo ultimo desiderio: 
“Al momento di partire, tornando da mio Padre, permettetemi di affidarvi un ultimo desiderio: che vi adoperiate per creare un clima di autentico amore e rispetto per il povero, perché il povero è Cristo. L’Hogar de Cristo, fedele al suo ideale di cercare i più poveri e abbandonati per colmarli di amore fraterno, ha continuato con le sue case di accoglienza per uomini e donne, affinché coloro che non sanno dove andare trovino una mano che li accolga”.

Hurtado voleva scrivere qualcosa su quello che egli chiamava “il senso del povero”. Lo confidò al suo amico Arturo Gaete:
“Se sente dire qualcosa della mia salute, sappia che sto meglio, dopo un mese di riposo presso il porto [di Valparaíso]. Spero di scrivere quest’estate (o iniziare?) qualcosa sul senso del povero. Credo che qui si trovi il nucleo del cristianesimo e che ogni giorno s’incontri più resistenza e incomprensione nei confronti di tutto ciò che parla di povertà. Conosce qualcosa di buono su questo tema?”. Ma morì alcuni giorni dopo.



Il senso del povero ha a che fare con la dimensione concreta dell’incarnazione

Il senso del povero è qualcosa a cui tutti dobbiamo essere educati

“Questa educazione al rispetto deve essere acquisita sin dalla prima infanzia: il rispetto dei fratelli tra di loro, il rispetto per i servitori, il rispetto per i poveri, i mendicanti e persino gli ubriachi”.

“Dobbiamo sentire i loro dolori, le loro angosce come proprie, non rimanendo con le mani in mano quando abbiamo la possibilità di aiutarli. Desiderare il rapporto con il povero, provare dolore per non saper vedere un povero che rappresenta per noi Cristo”.

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È una frase molto densa. Occorre sminuzzarla. Cominciamo dalla fine: “Desiderare il rapporto con il povero, provare dolore per non saper vedere un povero che rappresenta per noi Cristo”.

Il segno che io “vedo” Cristo in una persona povera sarebbe “il desiderio” di entrare in rapporto.

Se non sento questo desiderio ma, al contrario, me ne voglio sbarazzare o mantenerlo a una certa distanza, allora arriva l’indicazione di “provare dolore di non vedere Cristo”; il fatto di rendermi conto che, se lo vedessi, desidererei abbracciarLo. 


Tutti abbiamo esperienza di aver sentito come grazia, in qualche momento della nostra vicinanza con qualche persona povera, la consolazione della presenza del Signore. Quando non la sentiamo, esortiamoci non a lamentarci dicendo: “Ho visto Cristo e non l’ho servito”, bensì a dire: “Non l’ho visto”, per questo non ho sentito il desiderio di avvicinarmi.

Il povero è dolore, emarginazione, sopruso, violenza, torture, prigionia e guerra, privazione della libertà e della dignità, ignoranza e analfabetismo, emergenza sanitaria e mancanza di lavoro, tratta e schiavitù, esilio e miseria. L’elenco dei “mille volti” della povertà è al centro del Messaggio per la Giornata mondiale dei poveri. Verso di loro, spesso alziamo muri e recinti, pur di non vederli e non toccarli, dall’alto della nostra “ricchezza sfacciata”.



Ha detto Papa Francesco:

Scegliere i poveri vuoi dire scegliere il Vangelo, Cristo. Nel povero, infatti, si incontra Cristo. Ciò che si fa al pove­ro si fa a Cristo. Il povero è mediazione viva del Signore, sua icone, espressione reale. È il rispetto della logica dell'incar­nazione del Verbo, ne è conseguenza. Diventando uomo, assumendo l'umanità, facendosi servo, piccolo, il Figlio di Dio si è identificato con l'uomo povero, piccolo. Per questo si può dire che il povero è sacramento di Cristo, è manife­stazione di lui, luogo privilegiato della sua presenza. 



Nel povero si incontra Dio che, nella sua povertà, si fa domanda d'amore, provocazione ad amare concretamente, alla giusti­zia, al servizio, alla compromissione, alla condivisione. 
In quest'ottica si illumina quella realtà evangelica: "I poveri li avrete sempre con voi". 
Presenza permanente, parola costan­te dell'invito di Dio ad amare.

Ritrovare il povero oggi vuol dire ritrovare Cristo e convertirsi a Cristo vuol dire convertirsi al povero. 
Per questo la scelta dei poveri non è facoltativa, è vincolante, essenziale. 
Nel povero Dio percorre le nostre strade, bussa alle nostre porte, parla ai nostri cuori. 


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Il povero è svelamento del mistero di Dio, che è agàpe, comunione, donazione all’altro. È "parola" che vuol farsi "carne", per mezzo di Maria, a Betlemme, nella povertà.