Mio Fiume

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 Non è un'immagine del Tevere ma del Lambro a Milano (Lambrate)



Mio fiume anche tu, Tevere fatale,
Ora che notte già turbata scorre;
Ora che persistente
E come a stento erotto dalla pietra
Un gemito d'agnelli si propaga
Smarrito per le strade esterrefatte;
Che di male l'attesa senza requie,
Il peggiore dei mali,
Che l'attesa di male imprevedibile
Intralcia animo e passi;
Che singhiozzi infiniti, a lungo rantoli
Agghiacciano le case tane incerte;
Ora che scorre notte già straziata,
Che ogni attimo spariscono di schianto
O temono l'offesa tanti segni
Giunti, quasi divine forme, a splendere
Per ascensione di millenni umani;
Ora che già sconvolta scorre notte,
E quanto un uomo può patire imparo;
Ora ora, mentre schiavo
Il mondo d'abissale pena soffoca;
Ora che insopportabile il tormento
Si sfrena tra i fratelli in ira a morte;
Ora che osano dire
Le mie blasfeme labbra:
"Cristo, pensoso palpito,
Perchè la Tua bontà
S'è tanto allontanata?"

Ora che pecorelle cogli agnelli
Si sbandano stupite e, per le strade
Che già furono urbane, si desolano;
Ora che prova un popolo
Dopo gli strappi dell'emigrazione,
La stolta iniquità
Delle deportazioni;
Ora che nelle fosse
Con fantasia ritorta
E mani spudorate
Dalle fattezze umane l'uomo lacera
L'immagine divina
E pietà in grido si contrae di pietra;
Ora che l'innocenza
Reclama almeno un eco,
E geme anche nel cuore più indurito;
Ora che sono vani gli altri gridi;
Vedo ora chiaro nella notte triste.

Vedo ora nella notte triste, imparo,
So che l'inferno s'apre sulla terra
Su misura di quanto
L'uomo si sottrae, folle,
Alla purezza della Tua passione.

Fa piaga nel Tuo cuore
La somma del dolore
Che va spargendo sulla terra l'uomo;
Il Tuo cuore è la sede appassionata
Dell'amore non vano.

Cristo, pensoso palpito,
Astro incarnato nell'umane tenebre,
Fratello che t'immoli
Perennemente per riedificare
Umanamente l'uomo,
Santo, Santo che soffri,
Maestro e fratello e Dio 
che ci sai deboli,
Santo, Santo che soffri
Per liberare dalla morte i morti
E sorreggere noi infelici vivi,
D'un pianto solo mio non piango più,
Ecco, Ti chiamo, Santo,
Santo, Santo che soffri. (Ungaretti)



Lo canterò Fratello! 

Sì, il mio Fiume milanese che fu battezzato Lambro.
Il Parco del Lambro. A due passi dalla stazione di Lambrate! Vicino a casa.
Mentre io ho cambiato dimora, lui da lì non si è mai mosso. 

Mi rivedo bambina che cerca lo sguardo del mio papà. Era con lui che andavo al Parco Lambro quando la "festa dell'Unità" era un altro fiume, ma di persone venute a festeggiare le idee, gli ideali che li univano.
Fascino di sventolio di bandiere, di canti e di balli e lui, il Lambro, scorreva nel suo abito scuro con riflessi verdeggianti. 

Nel suo abito invernale non si mostrava quasi mai ai miei occhi, ma nell'estate, i colori erano più freschi e la tentazione di bagnarci i piedi era tanta.
E' vecchio fratel Lambro, i suoi pensieri scorrono lentamente e mi sussurra di pesci e di anatre: canta i guizzi dei primi e lo spettegolare delle seconde.
Canta il fruscio degli alberi quando il vento muove le fronde. 
Canta i segreti delle foglie e le loro mutazioni nelle stagioni che si susseguono.
Gli par di ricordare di aver visto, a notte fonda, le mani di Dio, vestire o svestire i rami con sveltezza davvero impossibile.
Il parco, la sua casa, è un bosco con tanto verde e per noi, milanesi, è una specie di "Fuori-porta" dove  ogni prato  brillante di sempre nuovo verde, chiama a raccolta  fiori e farfalle: certo nella stagione propizia! 

Sento ancora le grida gioiose dei bimbi che con le famiglie trascorrevano le giornate domenicali. I primi nostri "pic-nik"

Sarà così ancora? O con i tempi, qualcosa è mutato?

Prima di salutarlo, prima dell'ultimo sguardo a questo fratello benedetto, lo rassicuro che tornerò con i miei nipoti, la prossima estate.
Ancora mi volto ancora un ultimo sguardo: mio caro vecchio fiume, le stelle di notte sono sempre luminose e belle?
E il vento e la pioggia, fanno ancora i monelli increspandoti le sponde?
E nel silenzio dei giorni, li guardi ancora i volti delle persone che vengono a trovarti nella speranza di trovare, in quest'angolo di poesia un po'di speranza per i giorni a venire?

Io ti ricordo "fratel Lambro" e tu ricordi il mio nome e la mia voce quando angosciata chiamavo, i miei cuccioli che cercavano di specchiarsi in te?

Arrivederci a presto, forse, e felice primavera, Fratello Lambro!

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Qui d'estate brillano le lucciole!
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8 commenti:

  1. Il Tevere è molto inquinato, il Lambro non lo so.

    Bacio Lucia.

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    Risposte
    1. Sì lo è anche lui. Ma posso parlar male di un "fratello?" Baci Gus.

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  2. Cara Lucia, un grazie infinite di queste bellissime immagini!!!
    Ciao e buona giornata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Tomaso. Sei sempre tanto caro e gentile! Abbraccio e sorriso è!!!

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  3. che belle foto e che bel posto!!!
    Buona primavera cara!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Fiore, sto pensando, e forse non solo pensando, allo Swap di Pasqua....entro questa sera di verrò a trovare spero con buone notizie.Bacio

      Elimina

Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



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