un saluto prezioso

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In questa fotografia, che ritrae il mio primo Parroco, cioè il fondatore della mia parrocchia, don Giacomo De Giuli, c'è il vero ritratto di questo santo, per noi, prete.

Umile, sorridente, conosceva per nome e cognome i suoi parrocchiani. 
Era eternamente vestito con l'abito talare, e il "purillo" (basco) nero in testa, girava in bibicletta, come vedete, insomma non immaginatelo diversamente....era sempre così come in questa fotografia. 

Era anche il mio confessore e guida spirituale.

A questo proposito vi voglio ricordare un fatto capitatomi un pomeriggio di tanti ma tanti anni fa.

Don Giacomo confessava sempre in Sacrestia, qualche volta in uno stanzino, la cui porta si apriva proprio dalla Sacrestia.
Avvenne che un giorno, mentre mi confessava, entrarono due giovani che desideravano parlare con lui per avere informazioni sul programma pre-matrimoniale.
Lui mi pregò di attendere un attimo e  andò da loro.

Quello fu un primo contatto, parlarono  degli incontri di preparazione e discussero abbastanza, tanto che io stavo per andarmene. Il don mi fece cenno di attendere e di avere pazienza.

Verso la fine del colloquio, è arrivata questa domanda: "Volete avere dei bambini vero?
"Sì. uno."
Stupore del prete che però non aggiunse parola.
"Ma non subito, (continuò il futuro marito) prima dobbiamo cambiare l'automobile" (Testuale).
Don Giacomo era rabbuiato ma trattenne il suo disappunto e venne da me.
Non continuò la confessione. Mi disse:
"Debbo rivedere quei due. Devo capire bene quello che hanno detto. Ma che mondo, che mondo! Quei due lì, stanno decidendo tutto loro e il Signore? Ah, certo ci penserà Lui a farsì che la vita sia veramente nelle Sue mani!."

Quella frase esprime molto bene, ahimè, quello che un figlio, un bambino diventa a poco a poco nei pensieri degli uomini d'oggi.
Un oggetto.

In bebè, una cosina graziosa! Non è male averne uno, oggi, che gironzola per casa...programmiamolo, dai,  tra le cose indispensabili per l'avvenire!.....(certo che sono ironica, ma pensateci bene....non è forse tutto vero?)

Un mondo in cui il bambino diventa un oggetto è un mondo in pericolo.

La vita, quel bene prezioso di cui ho sempre parlato. La Vita è un'avventura. 
In questa avventura l'unico che ci aiuta a comprendere tutta l'esperienza umana è Lui, Cristo, è come se in quest'attimo incominciasse tutto nella nostra vita, proprio perchè Cristo non gioca con la nostra umanità, Lui abbraccia l'uomo in tutta la sua vita!!! Abbraccia anche il buio del mio cuore.

«Ciascun confusamente un bene apprende / nel qual si queti l’animo, e disira: / per che di giugner lui ciascun contende» 
Dante, con la sua genialità, ha saputo esprimere meglio di chiunque altro l’attesa che costituisce il cuore di ognuno di noi.
Tutti segretamente attendiamo, a volte quasi con vergogna di confessarlo a noi stessi, questo bene in cui il nostro animo trovi quiete. 

Nella ricerca di questo bene, spesso ci troviamo a un bivio: o tutto quello che ci ha spinto a volere questo bene è niente oppure anche in questa sua fugacità la realtà c’è e ci rimanda oltre. 
Siamo sempre davanti a questa scelta: il nulla o l’essere, cioè la realtà come segno di Qualcosa d’altro. 
Per chi decide per il nulla, la vita è finita: resta soltanto da riempire il vuoto cercando di intrattenersi con altro, perché niente interessa veramente. 
Chi, invece, accetta la sfida del reale si trova davanti alla possibilità di un’avventura. 
Ma incomincia un’altra difficoltà. L’ha individuata bene Kafka. Questo bene non può non esserci (poiché lo desidero così tanto, non può non esserci), esiste: «Esiste la meta, ma non c’è la strada». 
E questa incapacità a raggiungerlo non può non avere conseguenze per l’io, per ognuno di noi.
L’io, infatti, si desta nel rapporto con il reale (le cose, l’incontro con le persone, la realtà che abbiamo davanti ci destano un interesse), ma se la realtà del Mistero è lontana, se non riesce a interessarmi, questo provoca quel blocco dell’io, quel disinteresse per tutto, che paralizza il centro dell’io: l’io non ha una ragione adeguata per muoversi, per interessarsi veramente alle cose, e questo non può che avere la conseguenza di uno svuotamento della personalità, come descrive don Giussani, di un suo progressivo venire meno. 


È quanto succede oggi davanti ai nostri occhi. 

Il disinteresse che vediamo in tanti nostri giovani e che tutti riconoscono, questa noia mortale di cui ci parlava anni fa Citati e che ammetteva lo stesso Scalfari, è la conseguenza inesorabile che accade nell’io quando, per la lontananza dal Mistero, l’uomo non ha più nessun interesse alla vita.

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4 commenti:

  1. Cara Lucia, molto spesso una semplice vecchia foto riporta indietro tanti ricordi!!!
    Ciao e buona serata cara amica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  2. è vero oramai un figlio si programma, come tutto nella vita cosi frenetica.....è una triste realtà ma bisogna anche fare i conti con le proprie tasche o il lavoro etc etc

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  3. Don Giacomo era un prete grande! A fatto lui a me e a Lucio il corso prematrimoniale. Aveva tanta tenerezza per tutti.
    Ciao Lucy , buona domenica ❣️

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  4. La mia Parrocchia con Lui e con don Zeno era una Parrocchia viva, con tante iniziative e la comunità riempiva la chiesa; dove i bambini arrivavano e si fermavano felici. Ora si trasferiscono in altre Parrocchie. Oh anche gli adulti vanno......Una delle catechiste l'ha fatto presente al Parroco che le ha risposto..."E che vadano!!!" Buonagiornata e buona settimana Dani.

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