La Sagrada Familia

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Durante la progettazione di un eventuale viaggio  a Barcellona, vi sarà impossibile ignorare la Sagrada Familia. Questo monumento, emblema di Barcellona è presente sulle copertine di quasi tutte le guide della città. Una volta a Barcellona, vedrete che la Sagrada Familia è ovunque: sulle cartoline dei chioschi, in una palla di vetro con neve nel negozio di souvenir o fatta di cartone come modello da comporre, e ovviamente dal vero. Questa chiesa non è un segreto nascosto ma una tappa obbligata per chi visita Barcellona.
Mi piacerebbe offrirvi qui una idea della sua storia architettura, e fornirvi alcuni consigli pratici per visitare la chiesa.  Questo è il mio secondo post sulla storia della "Sagrada " magari ,cercandolo, troverete altre notizie.
Storia
Anche se la Sagrada Familia è conosciuta come la opera maestra di Antoni Gaudì, non fu lui che il 19 marzo del 1882 mise la prima pietra, ma fu l’architetto Francisco de Paula del Villar y Lozano, il cui progetto prevedeva una chiesa notevolmente più piccola di quella che poi si costruì. Una volta ottenute sufficienti donazioni per la costruzione, questa si iniziò nel 1882 sotto la direzione del Villar. Poco dopo sorse un disaccordo tra l’architetto ed i donatori, e, nel 1883, la costruzione fu affidata ad Antoni Gaudì, allora trentunenne.
L‘ idea iniziale fu che la chiesa dedicata alla Sacra Famiglia si finanziasse esclusivamente con donazioni. Quando Gaudì ricevette una cospicua donazione anonima, decise di rendere l’antico progetto neogotico più monumentale ed innovatore in quanto a forma e struttura.
Barcellona Gaudi, foto di  jtravismSagrada Familia Barcellona
Dal 1914 Gaudì decise dedicarsi esclusivamente al progetto della Sagrada Familia, arrivando a costruirsi un piccola casa nel cantiere stesso, per poter essere sempre presente. Il 7 giugno 1926, mentre si dirigeva al cantiere fu investito da un tram e morì tre giorni dopo. Tutta la città si mise a lutto ed il Papa acconsentì che Gaudì fosse sepolto nella cripta dell’incompiuta Sagrada Familia.
Gaudì aveva previsto per la chiesa un termine di costruzione di 200 anni. Tuttavia non lasciò nessun disegno costruttivo completo, perché voleva contare sull’opinione delle generazioni future.
Dopo la sua morte furono vari gli architetti che continuarono a lavorare al monumento.
I lavori di costruzione da allora non si sono mai interrotti, neanche durante i difficili anni della Guerra Civile, quando andarono distrutti o persi alcuni disegni, piante e modelli di gesso in scala.
Sagrada Familia, Antonio Gaudi per Adriano Agulló
Architettura
La Sagrada Familia si compone di cinque navate principali e tre trasversali che formano una croce latina. Le cinque navate principali hanno una lunghezza di 90 metri mentre le trasversali misurano 60 metri.
I soggetti delle tre facciate sono: la nascita di Cristo, la Passione di Cristo e la Gloria. La prima facciata descrive mediante diversi dettagli ornamentali la nascita di Cristo. La facciata della Passione sembra semplice e moderna avendo meno dettagli, ma statue più grandi. La facciata della Gloria è la facciata principale, anche se la sua costruzione non è stata ancora completata.
 Sagrada Familia Barcellona foto di Wolfgang Staudt Sagrada Familia Barcellona, foto di Wolfgang Staudt
Una volta terminata, la costruzione avrà 18 torri alte tra 90 e 170 metri. Queste torri sono dedicate agli apostoli, agli evangelisti, a Maria ed a Gesù Cristo. Si prevede che la torre di 170 metri sarà la torre più alta mai realizzata in una chiesa.
Si prevede inoltre che la costruzione della Sagrada Familia, interamente finanziata con le donazioni ed i proventi dei biglietti di entrata, terminerà nell’anno 2025.
Visita
Naturalmente non dovrete aspettare il 2025 per visitare questo staordinario edificio. Vi consiglio di visitarlo di prima mattina, se possibile. È preferibile arrivare prima dell‘ora di apertura (h 9.00), poiché le code si formano molto presto.
La prima cosa che vedrete all’interno della chiesa sono le enormi impalcature. Per questo motivo vi risulterà difficile immaginare la dimensione totale della costruzione.
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Tenete presente che non disporrete di molto tempo per la visita; nella parte superiore c’è poco spazio perché salgono continuamente nuovi visitatori e lo stesso succede con l’ascensore. È meglio stare lì presto per evitare lunghe code, visto che la maggior parte dei visitatori prende l’ascensore immediatamente dopo l’entrata…
Alzando gli occhi ci si sente molto piccoli. Gli enormi pilastri si elevano in altitudine come alberi. Questa impressione è sicuramente causata dai tronchi che si ramificano in cima dei pilastri. Risulta molto piacevole sentirsi circondato dalla calda luce che si forma quando il sole brilla attraverso le vetrate.Prima di lasciare la Sagrada Familia, dovreste visitarne il museo. Vi troverete immagini degli inizi della costruzione, disegni originali dei primi tempi, plastici della chiesa ed informazioni sugli architetti che hanno contribuito e contribuiscono alla sua costruzione.

Anche dopo l’orario di visita, quando cala l’oscurità, l‘opera maestra di Gaudì, sommersa nella luce dei riflettori, offre uno spettacolo impressionante. 
Ero a Barcellona e ai piedi della Sagrada alcuni anni fa. Era il mio sogno: restarmene lì per essere una sola cosa con la bellezza. Con una chiesa che non scorderò mai anche se persone cattive, cattive tenteranno di distruggerla come hanno fatto venerdì. Piango e prego per i morti che mani caritatevoli hanno raccolto.
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a Te Maria

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A che debbo...


Festa dell'Assunzione di Maria al Cielo.
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A Te Maria io canto un amore unico che è l'Amore Tuo per me. 
Me lo hai donato quando ancora non lo conoscevo, 
perchè imparassi ad amarTi e ogni giorno
io canterò di che amore Tu mi sei Madre.
Nessuna storia è divina come la Tua,
nessun amore 
nessun dolore
sono come i tuoi
mia amata Madre.
Tutti i giorni voglio spendere
canti e dolci lodi al Tuo cuore 
che è la ragione per la quale
io vivo e t'imploro.
A Te Madre ineguagliabile e al Tuo cuore
io affido le sofferenze, le fatiche e le gioie
di questa mia famiglia.
Soprattutto a Te dono i miei figli
i miei nipoti
tutte le persone care e non,
custodiscili, seguili e proteggili
come hai fatto con il Tuo Gesù.
A tutti concedi, Maria,
quella fede con la quale hai cantato
il Tuo Magnificat.
Amen.


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Il Lago del Cigni - storia fatata

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Un post per spiegare come un ricordo diviene rilettura dei sentimenti e delle passioni che hanno abitato e che abitano il mio cuore.

Prima che s’alzi il sipario… 


Papà aveva preso i biglietti per un palco.
Entrare al Teatro "La Scala" era il mio sogno di ragazza e si stava realizzando: quella serata era il suo regalo per il mio compleanno.


Risultati immagini per Immagini Teatro della Scala: scalinata con tappeto rosso e specchio

Salivo in punta di piedi la grande scalinata con il tappeto rosso e stringevo forte la sua mano.


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Tutto è sogno, silenzio e sguardo attento dei miei occhi spalancati.

Altre persone entrano nel palco ma il mio posto è il migliore.

Guardo affascinata l'enorme lampadario. 
Poi lentamente iniziano  a spegnersi le luci. Il brusio della sala s'acquieta.

Silenzio: solo i maestri d'orchestra che stanno accordando i loro strumenti con un gracidio troppo rumoroso, richiamano la mia attenzione.

Tutto è attesa. 
Cerco la mano di papà: lui mi abbraccia e mi fa una carezza.

Sembra che tutti, come me,  trattengano il fiato mentre aspettiamo che lo spettacolo inizi. 

Il fondale del palcoscenico: immagini d’un mondo favoloso e fatato, acque tra i monti, alberi, usciti dalla memoria di chissà quali illustrazioni… 

Suoni di valzer soprattutto, patetici o esaltanti, tante volte riecheggiati nella mia esistenza, da dischi, film o chissà... 
Motivi nella pienezza d’orchestra o nella schermaglia gentile di pochi strumenti, che trascinano tutto il ballo nella passione accesa d’un romanticismo perduto…  le luci sul sipario ancora, per poco, chiuso. 

Odor di palcoscenico. 
Scalpiccio leggero di piedi calzati da scarpine da ballo.
E'il leggero affollarsi, là dietro, di ballerini, chiamati a librarsi al di là delle proprie forze, in un volo trasfigurante… 


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Il lago dei cigni è , fiaba, musica e simbolismo intelligente per una lettura completa di un capolavoro della letteratura ballettistica ma anche, aggiungerei, della produzione musicale di Ciaikovskij col suo stile sempre intimamente dolente, di un pudore – e uno stupore – incantato. 

Come mettere ordine, nel cuore e nello sguardo,  mentre attendo che lo spettacolo inizi, per viverlo, comprendendolo bene? 

Quale sarà il mio compito in questo primo incontro con il grande balletto? 
Il programma di sala, un po’ più avanti, porta la trama. 




E’ una guida agli avvenimenti, rapida; ed è naturalmente importante, per prima cosa, nel fluire dei pezzi di bravura e nelle coreografie incantevoli, non perdere di vista la favola, nel suo procedere, e nel suo senso profondo: la donna "Odette" trasformata in cigno da un incantesimo, che col suo fascino,libera il bel principe "Sigfrido" dalla sua frivola e vuota esistenza… 

E' l’innamorato che però, per un altro incantesimo, scambia per la sua donna, un’altra: "Odile" altrettanto affascinante… 
e poi l’unione ritrovata, nelle cose principesche no, nella natura nemmeno, ma nella morte cercata al di là degli inganni e degli incantesimi, donandosi nell’amore…


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Ma c’è anche da sapere che la favola che vive nell’intimo dei personaggi è una dimensione dello spettacolo; e l’altra dimensione è invece l’esplosione della danza come divertimento, come eleganza, che ci trascina, che ci può anche distrarre, portandoci lontano.


Vorrei chiudere gli occhi per ascoltare con l'anima questa musica, ma non posso....perderei la meraviglia  di braccia sinuose e piroette leggere..... 

I grandi protagonisti, Carla Fracci, attesa da me, leggera, in e come una nuvola bianca.


Tutto è armonia, bellezza e Rudolf Nureyev, che la solleva tra le braccia mi racconta momenti di vita umana sognata.

   
Loro sono la favola, l'incanto e noi silenziosi e attenti con il fiato sospeso accogliamo il messaggio dei gesti, dei voli, della musica.


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Le fantastiche composizioni aeree del corpo; presto sentiremo la storia dell’amore tradito, il mistero della donna innocente che s’immola in bianche ali di cigno, amore che si ricompone al di là di troppi misteri e troppi inganni e si purifica.

Siamo immersi totalmente in  un mondo affascinante e lontano rievocato dalla fantasia: il sortilegio, perchè l’insicurezza e la superficialità spesso sono causa di disastri, tutto questo è  dentro Sigfrido, non al di fuori, il Principe si lascia ingannare da ciò che appare, da ciò che effettivamente desidera e vorrebbe subito, mentre Odette, al contrario, rappresenta il sacrificio e l’attesa, l’amore puro e semplice che è sempre difficile meritare se non attraverso una responsabile presa di coscienza.


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La tempesta finale sul lago non rappresenta solo il fragore dell’inondazione, ma la lotta interiore, la lotta col mago, con la forza del maleficio, da cui se si esce vittoriosi si esce anche rinati, trasfigurati. In questo finale a due versioni (a lieto fine e non), Sigfrido si salva insieme a Odette o perisce tra le onde.


La morte, in tal caso, è anch’essa simbolica, perché l’aver scelto il male, tradire chi si ama, ha delle conseguenze, porta alla perdizione di sé come individui, come esseri maturi non pronti a superare le difficoltà della vita.

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Evidentemente Sigfrido non è ancora pronto, e le difficoltà (le onde del lago) lo travolgono, mentre Odette, già matura e responsabile, si salva in volo.

Inoltre la seduzione fine a se stessa, rappresentata da Odile, non porta mai buoni frutti se si risolve in raggiro; privilegiandola il Principe sceglie l’ombra e, metaforicamente, la morte.

Questa favola, può  essere, un messaggio, per chi accoglie la Parola di Dio: un messaggio indiretto per noi uomini e donne di ogni tempo e di ogni luogo. Forse.

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Una ricercatrice novarese negli USA : Cristiana Giordano

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Cristiana Giordano

Cristiana è una delle mie nipoti.Vive per la maggior parte dell'anno in America. Ritorna a casa per le vacanze, qui, a Novara e qui nella porta accanto alla mia. Oggi parlo di lei, del suo lavoro ma non della nostra Cris in seno alla famiglia.
Come ho già più volte scritto, la nostra è una famiglia numerosa ma molto unita. I nostri figli sono tra loro amici, cugini, fratelli. Questo è stato loro insegnato dai padri che nella storia di Novara hanno dato ciascuno, più o meno silenziosamente, un contributo.

Oggi è sotto i riflettori la più piccola di quattro sorelle, ma non l'ultima dei nostri figli. 


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Scrive Cristiana sulla La Stampa di ieri 10 agosto:

"Gli arrivi dall'Africa cresceranno ancora. Non è una crisi, è la storia."
 Barbara Cottavoz  Novara (La Stampa)

"La povertà può essere più violenta della guerra ma le nostre "categorie" di chi sbarca nel nostro Paese non riconoscono questa gravità: non corrispondono alla realtà"

Cristiana Giordano, novarese, 46 anni, è professoressa di Antropologia medica all'University of California di Davis e studia l'immigrazione dall'Africa in Italia.
Nel 2015, in particolare, ha cominciato una ricerca collaborando con i medici di Emergency nei porti di Augusta e Siracusa dove vengono accolti i profughi.
Ha già pubblicato il libro Migrans in translations e sta lavorando ad un altro testo sul capolarato.

Chi sono le persone che arrivano sulle nostre coste?

"E' difficile fare un identikit. Alcuni fuggono dalle guerre come i profughi del Sudan, Eritrea, Etiopia e Siria, altri dalla povertà e dalla mancanza di un futuro in Stati corrotti e devastati dalla desertificazione.
Per altri ancora la molla è stata la propaganda incessante sull'Eldorado europeo messa in atto da persone interessate al flusso di denaro portato dall'immigrazione".

Perchè gli sbarchi muovono soldi, tanti...
"Sì, è così. Sono coinvolti molti attori, c'è una componente di autentica solidarietà, ma anche di interesse, italiano e internazionale.
Esiste un flusso di denaro per cose buone ma anche un dispendio di energie sprecate.
Oltre allo sfruttamento dei trafficanti in Africa: in Libia i profughi raccontano di essere stati imprigionati, picchiati e costretti a lavorare. Parlano di se stessi come di schiavi.

Come si evolverà la crisi del Mediterraneo?
"Innanzitutto utilizziamo un termine sbagliato: il fenomeno esiste da vent'anni e crescerà ancora.
Non è un'emergenza ma uno snodo cruciale della Storia dovuto a tanti fattori, tra cui la colonizzazione e gli Stati che ne sono derivati, ma anche l'ambiente devastato, come il Papa ha ben sottolineato."

Esiste qualche soluzione?
"Se l'Europa collaborasse, l'immigrazione non sarebbe un problema. Se i confini non esistessero più, le persone andrebbero dove c'è bisogno di loro.
Ho visto intere  zone di Sicilia e Calabria abbandonate ma fertili, produttive: potrebbero tornare a vivere."

Nei suoi incontri durante la ricerca c'è qualcuno che l'ha colpita in modo particolare?
"Sì una mediatrice che arriva dal Burghina Faso. Mi ha raccontato di aver vissuto la sia la guerra che la povertà e che quest'ultima è la peggiore. Noi europei siamo sempre convinti del contrario.

C'è qualche stereotipo facile che i suoi studi hanno sfatato?
"Sì, si sente ripetere che i profughi portano malattie. I medici di Emergency, invece, hanno rilevato che arrivano persone sane, che hanno superato fatiche per noi impensabili"

spazio tempo

Ricerca, Narrazione e Prestazione: Esplorazioni nelle Arti, Scienze Sociali e Scienze Umane

Facoltà: Cristiana Giordano (Antropologia)


Cristiana Giordano


EDUCAZIONE

  • Ph.D., Antropologia, UC Berkeley, 2006
  • MA, Antropologia, UC Berkeley, 2001
  • BA, Filosofia, Università di Pavia (Italia), 1996

Di

Cristiana Giordano e professore associato di antropologia presso UC Davis. Ha ricevuto il suo dottorato di ricerca In antropologia dell'Università della California, Berkeley e il suo MA in filosofia dell'Università di Pavia, Italia. Lavora alla migrazione straniera, alla salute mentale, al corpo e alla traduzione culturale dell'Italia contemporanea. La sua ricerca affronta la politica della migrazione in Europa attraverso l'obiettivo dell'etno-psichiatria e la sua critica radicale di categorie psichiatriche, giuridiche e morali di inclusione / esclusione di altri stranieri; E attraverso l'obiettivo della ricerca sul microbioma umano e sulla salute degli immigrati in Europa. I suoi interessi di ricerca più ampi impegnano anche la relazione tra vita psichica, terapia, siti clinici e immagini. È autrice di Migranti in traduzione. Prendersi cura e le logiche della differenza nell'Italia contemporanea (University of California Press, 2014), vincitore di uno dei premi del libro Victor Turner del 2016. L'altra linea di indagine di Giordano implica la ricerca di nuovi modi di rendere il materiale etnografico in testi scritti e / o forme artistiche. Esplora nuovi modi in cui l'antropologia può contribuire e imparare da sforzi di perfezionamento, come i teatri e le installazioni teatrali. A tal fine, si è allenata nella tecnica teatrale di Moment Work (inventata da New York-based Tectonic Theatre Project) che si basa su materiale non sorgente (trascrizioni di interviste, rapporti legali e medici, articoli di notizie, documenti d'archivio, visivi Materiale, ecc.) Per inventare pezzi teatrali sugli attuali eventi.

Focus di ricerca

Antropologia medica e psicologica; psicoanalisi; etnopsichiatria; soggettività; Teorie della traduzione; migrazione; diritti umani; cittadinanza; Antropologia dello stato e della legge; Italia, Europa e Mediterraneo.

Pubblicazioni selezionate

  • Giordano, C. (2016) Catastrofi, nei rifugiati e nella crisi dell'Europa serie Hot Spots, sito web dell'antropologia culturale, 28 giugno 2016.  https://culanth.org/fieldsights/911-refugees-and-the-crisis- di-europe
  • (2016) Mayanthi, F., & Giordano, C. (Eds.) Rifugiati e la crisi dell'Europa Serie Hot Spots, sito web dell'antropologia culturale, 28 giugno 2016.  https://culanth.org/fieldsights/911-refugees-and-the-crisis-of-europe
  • Giordano, C. (2016) Rimborsi secolari: Biopolitica per esempio, In Anthropology medica , edizione speciale sull'antropologia medica non secolare, vol. 35 (3), 2016.
  • Giordano, C. (2005) La menzogna della verità: pratiche di confessione e riconoscimento, In Antropologia Corrente, vol. 56 (12): 211-221, dicembre 2015.
  • Giordano, C. (2014) Migranti nella traduzione. La cura e le logiche della differenza nell'Italia contemporanea Università della California Press, Berkeley.
  • Giordano, C. (2011) Traduzione di Fanon nel contesto italiano: ripensare l'etica del trattamento in psichiatria. In  psichiatria transculturale , Vol.48, No.3.
  • Giordano, C. (2008) Pratiche di traduzione e realizzazione di soggettività migranti nell'Italia contemporanea. In  etnologo americano , Vol.35, No. 4.
  • Giordano, C. (2006) Riflessioni sulla traduzione tra la clinica e l'antropologia. In Taliani, S. e Vacchiano, F. (Eds.),  Altri corpi. Antropologia ed etnopsicologia della migrazione, Edizioni Unicopoli , Milano.
  • Giordano, C. (2002) Perdersi e ritrovarsi: qualche riflessione sui percorsi della soggettività. In Oltrecorrente. Rivista di filosofia , n. 6.

Insegnamento

  • Antropologia e teatro nella conversazione: antropologia 210
  • Cluster di scienze umane di Davis sulla ricerca, narrazione e prestazione: Esplorazioni tra le arti, le scienze sociali e le scienze umanistiche

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Vi ho dato di conoscere una giovane donna attiva, interessante che collabora cercando di rendere migliore e più umana questa terra su cui poggiano i nostri piedi. La donna che abbraccio è privata, è mia nipote. Ne sono orgogliosa, come sono orgogliosa di tutti i nostri figli. E ringrazio Dio perchè sto partecipando alla vita anche dei loro figli che attualmente stanno seminando i loro doni a piene mani.



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