Ascolto il silenzio.: Sssssssst...

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La parola scritta sta scomparendo ed è stata già sostituita da frasi immediate e spesso insensate: “com’è?” ( e ti domandi cosa voglia dire…com’è cosa? Il tempo, il tuo stato d’animo…?); ; “anke tu su what’s up?”…
Pare che Il silenzio sia negativo .

Ho scritto PARE.
Stare in   silenzio,  chiudere gli occhi e ascoltare l' anima.
Ci sono persone che tendono a sovrastare con la voce gli altri. 
Non so se vi è mai capitato, ma ultimamente succede a molta gente, che nel momento stesso in cui iniziamo un discorso,  ecco che arriva chi interrompe  senza lasciarmi finire e continua a parlare lui ( o lei certo!)Subentra  una nuova persona che interrompe a sua volta la precedente e così via: un interminabile sovrapporsi di voci; e nessuno  ascolta l’altro.


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Per piacere riprendiamoci il canto del silenzio.



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Il silenzio ci aiuta a dar forma ai nostri pensieri.

Riprendiamo a scrivere, anche questo ci aiuta nel lavoro di rilettura e magari correzione, dei nostri pensieri. 
 E' perfetto se nel silenzio, ascoltiamo il canto meraviglioso della natura e se non ci riusciamo, non diamoci per vinti e continuiamo a cercarlo. smettiamo di cercarlo.

 E' una gioia di goderci con tranquillità un paesaggio.
Sapete che l’uomo  di oggi non riesce a sopportare più di quindici minuti di silenzio.?

 Inquietante scoperta. 


Ho provato su me stessa:  seduta su di una panchina di un parco qui vicino,  posto tranquillo, preso nota dell’orario in cui cominciai l’esperimento del silenzio...........
chiusi gli occhi e poi mi sono rialzata.....fa freddo altro che esperimenti.......
Rimanderò il tutto alla prossima primavera!!!!

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8 dicembre festa di Maria Immacolata

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A Lei apparsa nella grotta di Massabielle come Immacolata Concezione, salga la poesia musicata egregiamente da Lorenzo Perosi:

Neve non tocca la tua veste appare,
cingi una zona del color del mare.
E a quei che a tanta altezza t’ha levata,
volgi gli occhi soavi, o Immacolata.
Più ti contemplo e dal caduco limo
più libero mi sento e mi sublimo.



Anche a me piacerebbe scrivere una bella poesia a Maria Immacolata, ma altre preghiere mi urgono dentro che non sono meno buone e credo che Ti faranno piacere ugualmente e questa sera nel rosario le leggerai nella mia anima.

A Te, Maria, a cui abbiamo messo in testa una corona di dodici stelle e sotto ai piedi la luna, sei pur sempre una donna: vale a dire una creatura diletta.

Ma non voglio addentrarmi in affermazioni che non mi competono. Maria, sei donna, sei Madre: e come tale Ti amo perchè hai sofferto e amato fino all'impossibile.

Di Maria non parleremo mai abbastanza.

Nei Vangeli solo poche righe, ma da quella sobrietà possiamo immaginare quasi tutto.

Perchè Madre canto a Te i miei pensieri?, Perchè mi dilungo a immaginare?

Perchè voglio coltivare con Te, la gratuità, imparare a perdere tempo con le rose, i fiori e le fontane a cui andavi a riempire la brocca!

Ti fermavi a guardare i tramonti della Tua terra? E, magari come spesso faccio anch'io, ad ammirare le nuvole. Cantamelo, donami la sicurezza che non è tempo perso!

Donami sempre il dono della preghiera, e il dono della contemplazione.

Aiutami ad essere eternamente stupita per tutto ciò che accade nel giorno che vivo.

Madre cara, domani vedrò la mia mamma terrena. 

Dopo cinque mesi di desiderio , domani la rivedrò e, usando le parole di Elisabetta: il mio cuore esulta.

Buona Festa.

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E' arrivato dicembre....!

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Aspettavo dicembre. L'aspettavo perchè ho nel cuore un desiderio di pace e di silenzio. Arriveranno le campane a ridestare questo silenzio che cerco, per pensare a Te, mio Padre.
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Novara 1957 prime luminarie
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Lieve offerta

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia -

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago -
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda -

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco -
sulle oscure voragini
della terra.
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No, non voglio mettere i guanti, no non voglio sentire il caldo d'agosto.
Oggi è dicembre.
Oggi sorrido nell'attesa della speranza che arriverà. 
Ti prego prendimi per mano e camminiamo insieme
lungo questi viali silenziosi di foglie appassite,
Dammi le tue mani
che scaldino le mie
e ritornerò felice.(lucia)


Pace di (Claudio Baglioni)
L'immenso soffio dell'oceano 
mi spinge via con sé a naufragare. 
Su spiagge chiare 
a un passo dalla vita muoiono 
conchiglie e nelle orecchie ancora il mare.

S'arrampicano in cima con quei ginocchi secchi 
e tutto il mondo giù respirano, 
si fanno roccia 
e al sole un'altra volta guardano,
poi chiudono per sempre gli occhi gli stambecchi.

E io ti chiedo perdono se 
fratello a volte tu mi hai fatto male. 
Io non potevo essere come te, 
un mago un angelo immortale.
Pace a noi che abbiamo avuto tanto 
da smarrir la luce della semplicità. 
Quando poi si nasce e il primo grido è un pianto 
e il bambino è un uomo 
che il suo nome 
non sa dire mai.

Nel buio della terra aspettano 
finché lassù una notte é più irreale. 
Come in una cattedrale 
nell'aria antica cantano 
per una sola estate le cicale.

Virgilio cadde mentre era in volo sopra un prato 
e le sue ali non si aprirono, 
guida di quei poeti 
che un giorno si smarrirono, 
lui si che mi trattò da uomo e adesso è andato. 
Ed anche noi ci lasciamo qui, 
Cucaio e non dobbiamo dirci niente 
ci serve pure di arrivare qui 
per ripartire nuovamente.

Pace a me che non so amare ancora 
ciò che ho e non so non amar quel che non ho. 
Fermo sull'abisso tra il rischio e la paura 
cosa non mi uccise 
mi lasciò la forza 
di vivere. 
Pace a te per quello che mi hai dato 
e per tutto ciò che tu non mi desti mai, 
e così da solo un cuore l'ho trovato 
forse un mondo uomo 
sotto un cielo mago, 
forse me.
ora sono libero, 
un uomo oltre...



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Le mani di quelli che ami
sono fontane di luce
le tieni strette come appigli
nelle tempeste e nelle cadute.
Le mani di quelli che ami
sono case dove ripararsi
e tubi e cunicoli e cavi
dove corre l’amore
senza fermarsi e rami
che salgono e bucano
nuvole e stelle, sono pane
e minestre, e voli, navicelle.
Le mani di quelli che ami
neanche la morte
te le toglie dalle mani. (Antonia Pozzi)





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Sul Tuo Trono

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Mentre cammino assorta guardo il Cielo e penso a  Gesù  che è venuto in terra
per la povera gente come me e te. 
Mi stupisco e sorrido perchè so che Lui è il Re dell'Universo. La Festa di oggi.

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Sul Tuo Trono di R. Tagore

Un sorriso di gioia si diffuse
per il Cielo
quando vestisti di stracci
il mio cuore
e lo mandasti a mendicare
per le strade.
Esso andò di porta in porta,
e molte volte
quando la sua ciotola era quasi piena
esso fu derubato.
E alla fine della lunga giornata
esso giunse alla porta
del tuo palazzo.
sollevando la sua ciotola miseranda,
e tu scendesti a prenderlo per mano
e lo facesti sedere accanto a te
sul tuo trono.


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E se non fosse una fiaba?

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autunno-19



Pochi giorni fa, incontrai per via una mia vicina di casa. Ci salutammo.
"Che autunno!" disse la signora dando uno sguardo al cielo. 
Anch'io guardai il cielo grigio che prometteva pioggia.
"che autunno!" ripetei agitando un poco le mani.
La studiai per un attimo.
Il suo viso buono e sano si levava e si abbassava con grazia.

Soltanto attorno alle labbra e alle tempie si notavano delle piccole ombre che le rughe disegnavano.
"E le sue bambine?" le domandai dopo un attimo di silenzio.

Le rughe del viso scomparvero in un secondo.
Gli occhi si fecero ancora più brillanti.
"Grazie a Dio stanno bene, ma...."

M'incamminai con lei. Ero diventata molto curiosa e un pochino preoccupata. I bambini si sa si ammalano in fretta, spesso guariscono anche in fretta e con una speranza nuova la guardai invitandola a proseguire la frase.

"Sa, adesso sono in quell'età in cui pongono continuamente domande. Da mattino a sera.
mille "perchè?" ...e non si accontentano di domandare: "dove va questo pullman? "Quante stelle ci sono nel cielo" "Perchè le nuvole corrono veloci nel cielo?" "Diecimila è più di molto?"

E poi chiedono ben altre cose come:
"Il Buon Dio parla cinese?" o "Come è fatto il Buon Dio?"
Chiedono sempre del Buon Dio e io ne so così poco!" "Lei potrebbe aiutarmi vero?"

La ringrazio, mia cara signora, mi rallegra il cuore parlare di Dio. Specialmente delle cose semplici come la Creazione  o dell'Amore che Lui nutre per noi tutti.

Il vento aveva iniziato ad accarezzare i nostri cappotti e spettinava le nostre teste. Decisi di recarci a casa mia per sorseggiare anche un buon tè.
"Va bene" acconsentì la signora, un po' distrattamente....

Sedute al calduccio della cucina mi concentrai.
"In principio..." ma subito mi interruppi. 
"Mi scusi perchè sono certa che quest'inizio le sia noto e così anche alle sue bambine....

Fermai il canto che mi sussurrava il cuore per fare mentalmente una breve preghiera perchè senza i suggerimenti di Dio non potevo continuare.....Quante le cose da cantare e la musica sarebbe bastata?

Non sarebbe bastata. Dio da un minuto oppure da più millenni, sta lavorando per noi, per quelle bambine......e noi a volte non ci badiamo!

.....lo vedi quanto il mondo sia meraviglioso?!!!

Arrivederci da Lucia ....se volete potete continuare voi!

Key of life
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“Il povero è Cristo”.

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“Il povero è Cristo”.

«Siamo qui forse per dire: casa,
ponte, fontana, porta, brocca, albero da frutto, finestra, 
al più: colonna, torre… ma per dire, comprendilo,
per dire così come persino le cose intimamente mai
credettero di essere» (Rilke)


C'è una frase di Hurtado (santo Cileno) che sulle sue labbra suona come un appello accorato:

Il povero è Cristo”.

“Il povero raccoglitore di cartone, il lustrascarpe… la donnina con la tubercolosi, quella che ha i pidocchi, è Cristo. L’ubriaco… non scandalizziamoci, è Cristo! Insultarlo, farsi beffe di lui, disprezzarlo, è disprezzare Cristo! 
Qualunque cosa fate al più piccolo, la fate a me! 

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Hurtado,alla fine della vita esprimeva il suo ultimo desiderio: 
“Al momento di partire, tornando da mio Padre, permettetemi di affidarvi un ultimo desiderio: che vi adoperiate per creare un clima di autentico amore e rispetto per il povero, perché il povero è Cristo. L’Hogar de Cristo, fedele al suo ideale di cercare i più poveri e abbandonati per colmarli di amore fraterno, ha continuato con le sue case di accoglienza per uomini e donne, affinché coloro che non sanno dove andare trovino una mano che li accolga”.

Hurtado voleva scrivere qualcosa su quello che egli chiamava “il senso del povero”. Lo confidò al suo amico Arturo Gaete:
“Se sente dire qualcosa della mia salute, sappia che sto meglio, dopo un mese di riposo presso il porto [di Valparaíso]. Spero di scrivere quest’estate (o iniziare?) qualcosa sul senso del povero. Credo che qui si trovi il nucleo del cristianesimo e che ogni giorno s’incontri più resistenza e incomprensione nei confronti di tutto ciò che parla di povertà. Conosce qualcosa di buono su questo tema?”. Ma morì alcuni giorni dopo.



Il senso del povero ha a che fare con la dimensione concreta dell’incarnazione

Il senso del povero è qualcosa a cui tutti dobbiamo essere educati

“Questa educazione al rispetto deve essere acquisita sin dalla prima infanzia: il rispetto dei fratelli tra di loro, il rispetto per i servitori, il rispetto per i poveri, i mendicanti e persino gli ubriachi”.

“Dobbiamo sentire i loro dolori, le loro angosce come proprie, non rimanendo con le mani in mano quando abbiamo la possibilità di aiutarli. Desiderare il rapporto con il povero, provare dolore per non saper vedere un povero che rappresenta per noi Cristo”.

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È una frase molto densa. Occorre sminuzzarla. Cominciamo dalla fine: “Desiderare il rapporto con il povero, provare dolore per non saper vedere un povero che rappresenta per noi Cristo”.

Il segno che io “vedo” Cristo in una persona povera sarebbe “il desiderio” di entrare in rapporto.

Se non sento questo desiderio ma, al contrario, me ne voglio sbarazzare o mantenerlo a una certa distanza, allora arriva l’indicazione di “provare dolore di non vedere Cristo”; il fatto di rendermi conto che, se lo vedessi, desidererei abbracciarLo. 


Tutti abbiamo esperienza di aver sentito come grazia, in qualche momento della nostra vicinanza con qualche persona povera, la consolazione della presenza del Signore. Quando non la sentiamo, esortiamoci non a lamentarci dicendo: “Ho visto Cristo e non l’ho servito”, bensì a dire: “Non l’ho visto”, per questo non ho sentito il desiderio di avvicinarmi.

Il povero è dolore, emarginazione, sopruso, violenza, torture, prigionia e guerra, privazione della libertà e della dignità, ignoranza e analfabetismo, emergenza sanitaria e mancanza di lavoro, tratta e schiavitù, esilio e miseria. L’elenco dei “mille volti” della povertà è al centro del Messaggio per la Giornata mondiale dei poveri. Verso di loro, spesso alziamo muri e recinti, pur di non vederli e non toccarli, dall’alto della nostra “ricchezza sfacciata”.



Ha detto Papa Francesco:

Scegliere i poveri vuoi dire scegliere il Vangelo, Cristo. Nel povero, infatti, si incontra Cristo. Ciò che si fa al pove­ro si fa a Cristo. Il povero è mediazione viva del Signore, sua icone, espressione reale. È il rispetto della logica dell'incar­nazione del Verbo, ne è conseguenza. Diventando uomo, assumendo l'umanità, facendosi servo, piccolo, il Figlio di Dio si è identificato con l'uomo povero, piccolo. Per questo si può dire che il povero è sacramento di Cristo, è manife­stazione di lui, luogo privilegiato della sua presenza. 



Nel povero si incontra Dio che, nella sua povertà, si fa domanda d'amore, provocazione ad amare concretamente, alla giusti­zia, al servizio, alla compromissione, alla condivisione. 
In quest'ottica si illumina quella realtà evangelica: "I poveri li avrete sempre con voi". 
Presenza permanente, parola costan­te dell'invito di Dio ad amare.

Ritrovare il povero oggi vuol dire ritrovare Cristo e convertirsi a Cristo vuol dire convertirsi al povero. 
Per questo la scelta dei poveri non è facoltativa, è vincolante, essenziale. 
Nel povero Dio percorre le nostre strade, bussa alle nostre porte, parla ai nostri cuori. 


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Il povero è svelamento del mistero di Dio, che è agàpe, comunione, donazione all’altro. È "parola" che vuol farsi "carne", per mezzo di Maria, a Betlemme, nella povertà.
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Il mio Friuli lontano

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Poesia di David Maria Turoldo
Ti sento, Verbo, risuonare dalle punte dei rami
dagli aghi dei pini dall'assordante
silenzio della grande pineta
- cattedrale che più ami - 
appena velata di nebbia come da diffusa nube d'incenso il tempio. 
Subito muore il rumore dei passi
come sordi rintocchi:segni di vita o di morte?
Non è tutto un vivere e 
insieme un morire? Ciò che più conta
non è questo, non è questo:
conta solo che siamo eterni,
che dureremo, che sopravviveremo… 

Non so come, non so dove, 
ma tutto perdurerà: di vita in vita
e ancora da morte a vita come onde sulle balze 
di un fiume senza fine. 
Morte necessaria come la vita,
morte come interstizio tra le vocali e le consonanti del Verbo,
morte, impulso a sempre nuove forme.




Eccola la "Nonna Pierina"
La bimba che ha in braccio e che mi assomiglia è mia cugina Fulvia. Io non ho altre fotografie di lei.

Seppi di avere una nonna nell'agosto del '44, quando la mamma, da Conegliano Veneto, mi portò a San Foca. Un timido paesino friulano dove, per Grazia di Dio, la guerra, era solo nell'aria e nelle parole degli uomini.

In una Cascina con un grande cortile, una stalla, due mucche, tante galline, conigli e un maiale vissi fino all'età di sei anni e mezzo. Perchè?
Di preciso non l'ho mai saputo. Solo recentemente mia madre ormai 97 enne mi rispose "così eri al sicuro".

Al sicuro...Certamente dalla guerra ma troppo lontano  dalle sue carezze che   regalava a peso d'oro.
Se le baciavo la guancia, mi diceva: "cos'hai combinato?!!!"

La mia mamma e la nonna erano simili. Caratteri chiusi, diffidenti,  mani operose e pochi sorrisi. Quando una delle due sorrideva per me s'illuminava il cielo.

La nonna Pierina non sapeva leggere nè scrivere: era come me che ancora non andavo a scuola. 
La nonna, ancora giovane, vestiva costantemente di nero.

In quella cascina abitavano ancora due delle mie cinque zie e uno zio. 
Ecco a chi rubavo le coccole.....ancora oggi. Due zii mancano ormai da tempo e con Trieste dove si erano tutti trasferiti,  c'è una calda e dolce comunicazione. "Mi iero la picia" la piccola.

E il nonno! Caro vecchio nonno Domenico!
Non ho una sua fotografia. Quella vera è qui nel mio cuore.
Occhi azzurri. Pelle chiara alto e magro.
Due stupendi baffi, che finivano con un ricciolino, erano il suo tormento e la mia gioia.

Dopo mangiato, mi alzavo dalla lunga tavola e mi trasferivo sulle sue magre ginocchia e lì iniziavano i nostri abbracci e le carezze mie ai suoi baffi!

Lui mi ha indicato "la stella del Vespro" .
 Parole semplici che ancora oggi uso per  indicarla a me stessa o ai miei figli e nipoti: per me resta sempre un meraviglioso momento di preghiera!

Chissà se se ne rendono conto!!!

Del tempo trascorso con loro, dormendo sui freddi materassi di stoppie, o al caldo della stalla nelle sere dell'inverno dove nascevano gli aneddoti e i pettegolezzi ;(I Gossip di allora!) ho ora, sereni  ricordi chiusi in uno scrigno prezioso: il mio cuore.

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Grazie a tutti voi miei cari  che avete cercato di sostituire la mia mamma, che mi mancava tanto, ma tanto e che non ho mai avuto il coraggio di raccontarglielo. 
Voi ve ne eravate accorti perchè i vostri tanti abbracci e sorrisi, ancora oggi mi parlano di una tenerezza infinita che non potrò mai dimenticare.

Tornata a Conegliano nel settembre del 1946 feci appena in tempo ad abbracciare chi lasciavo per partire con il mio papà alla volta di Milano dove lui avrebbe cercato casa e lavoro e poi, passato un intero anno, arrivò anche la mamma con i miei fratelli, cresciuti d'età ma un po' estranei......

Ora sono triste. Vado a pregare...poi starò meglio!


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