Natale di Cristo

sabato 24 dicembre 2016

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Dal post precedente.
Miriam:
"Si offre? Che sto dicendo, Signore mio che sto dicendo? Si offre? Ma perchè? E perchè figlio nasci proprio qui in Casa di Pane? Cosa mi è uscito dalla bocca: pane, offerta?
Non sia mai, no, tu non sei pane, tu sei uno dei tanti marmocchi che spuntano al mondo, uno degli innumerevoli che nemmeno  si contano e brulicano sulla faccia della Terra. Tu non sei niente di speciale, sei un piccolo ebreo senza importanza che non deve dimostrare niente, non deve far altro che vivere, lavorare, sposarsi e avere il necessario.

Signore del mondo, benedetto, ascolta la preghiera della Tua serva che adesso è una madre.
Quando nasce un bambino la famiglia si augura che diventi qualcuno, intelligente, fa' che non sia così. Fa' che questo brivido salito sulla mia schiena, questo freddo venuto dal futuro sia lontano da Lui. Lo chiamo Ieshu, come vuoi Tu, ma non lo reclamare per qualche Tua missione. Fa che sia un cucciolo qualunque. Che sia un uomo semplice, contento di esserlo e che si arrabbi soltanto con le mosche.

Una nuvola passa e copre la stella. Il fiato delle bestie sale in alto. Ha più forza della mia preghiera.
Non importa, continuo. promettimi questo che non lo sedurrai nei suoi vent'anni come hai fatto per il tuo Irmiau (Geremia), anche lui conosciuto da Te mentre era ancora in grembo.

Tocco il corpo di Ieshu in punta di dita e lo vedo ad una festa di nozze. Non è Lui lo sposo, noi siamo invitati. Lui è un uomo, è già nei trent'anni. E io Gli chiedo qualcosa e Lui mi guarda, arrossisce confuso, non vuole, poi obbedisce. Non so cosa Gli ho chiesto, ne cosa fa Lui per risposta. 
Intorno la festa continua. 
So che Te lo consegno quel giorno. Non dico: così sia. Dico: non sia prima di così.

Ti ho promesso, promettimi. Ti ho obbedito, esaudiscimi.

Ieshu apre gli occhi nel palmo di mano che gli regge la testa. Smette di succhiare. Le Sue pupille accolgono l'argento della luce notturna.
Sono presa tra Voi due. E' così per ogni madre o è l'unica nel mondo?

Dormi? Sì dormi, non ascoltare tua madre, afferrata alla gola da un terrore. 
Dormi, respira sazio, cresci, ma lentamente, vivi, ma di nascosto. 
Domani vedrai la prima luce della Tua vita e avrai di fianco la Tua prima ombra. 
Dentro di me non ne facevi. Dormi, sogna che sei ancora lì, che la Tua vita ha ancora il mio indirizzo.

Sta sbiadendo la luce della stella, il giorno viene strisciando e scardina la notte. 
Ieshu, Bambino mio, ti presento il mondo.


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Signore Gesù che ancora hai fiducia di noi tutti, nella Tua nascita, risana le nostre ferite, dona luce alle menti di coloro che possono ristabilire la pace nei paesi dove i bambini non hanno giocattoli, ma armi. Sei venuto a gettare nel profondo del mare tutti i nostri peccati e ci riporterai all'origine della nostra dignità. Grazie Signore.

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Lieto Santo Natale a tutti, specialmente a chi è solo, malato, triste, senza lavoro e senza speranza.

Parole per un Figlio

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Nel post precedente spiegavo come  il racconto che Erri de Luca fa dall'annunciazione  alla nascita di Gesù, non vuole assolutamente sostituire i Vangeli di Luca e di Matteo, ma parla di questi avvenimenti  rivestendoli di parole vissute.

Miriam:
"Ce la farò Iosef, sta tranquillo, il posto è adatto, caldo e tranquillo. I dolori erano cominciati. Mi sdraiai. Batteva più violente il cuore, i colpi bussavano alle tempie, da chiudere gli occhi. Nessuno intorno, la piccola stalla era fuori nei campi.
Una luce calava da un'apertura del tetto di canne e di rami. Era lei, la cometa, appesa in cielo come una lanterna.
Sudavo. Appoggiata di schiena mi tenevo il pancione con due mani per aiutare le mosse del bambino. Lo chiamavo. E' una bella notte per nascere agnellino mio, notte limpida in alto e asciutta in terra. Il viaggio è finito e tu hai aspettato questo arrivo per nascere. Sei un bravo bambino, sai aspettare.

Parlavo e soffiavo, a un colpo più forte, una spallata di Jeshu, m'alzai di nuovo in piedi e mi appoggiai alla mangiatoia.  Le bestie ruminavano tranquille, c'era pace.
Bel colpo Ieshu, un altro così e sei fuori, ecco ti aiuto, spingiamo insieme, le mani sono pronte ad accoglierti, via? Via, è uscita la spalla, l'ho toccata, poi è rientrata, ma subito dopo di slancio Ieshu ha messo fuori la testa, l'ho avuta tra le mani, mi sono commossa, mi è scappato un singhiozzo e sul singhiozzo è venuto fuori tutto e l'ho afferrato al volo. L'ho alzato per i piedi per liberare i polmoni e fare spazio al primo vento che forma l'ingresso chiuso del respiro. Ieshu ha inghiottito l'aria senza piangere.

Adoro la creatura che mi è nata. E' maschio, è certezza, non più una profezia. L'ho sgusciato sano in mezzo all'acqua e al sangue. Il corpo esulta insieme a quello di ogni donna che mette al mondo un figlio, perchè è un regalo a noi.

Ho messo l'orecchio sul suo cuore, batteva svelto, colpi di chi ha corso a perdifiato. Al poco lume della stella l'ho guardato, impastato di sangue mio e di perfezione. 
Mi sono stesa sotto la coperta di pelle e l'ho attaccato al seno.

Non ho chiamato Iosef. Gli ho promesso un figlio all'alba ed era ancora notte. Fino alla prima luce Ieshu è solamente mio. E' solamente mio: voglio cantare una canzone con queste tre parole e basta. Stanotte qui a Bet Lèhem è solamente mio. Succhiava e respirava, la sostanza e l'aria: "Non potrai avere  niente di più bello di questo bimbo mio. Il respiro di una notte di Kislev scarsa di luna te l'offre la tua terra d'Israele, il succo di madre-pianta lo spremi tu da me. Questo è il meglio che potremo darti, la tua terra ed io."

Fuori c'è il mondo, i padri, le leggi, gli eserciti, i registri in cui scrivere il tuo nome, la circoncisione che ti darà l'appartenenza al tuo popolo. Qui dentro siamo solo noi, un calore di bestie ci avvolge e noi siamo al riparo dal mondo fino all'alba. Poi entreranno e tu non sarai più mio. Pensa: noi siamo soli al mondo. Che felicità sarebbe, nessun obbligo all'infuori di vivere. Finchè dura la notte. è così.

Abituati al deserto, che non è di nessuno e dove si sta tra terra e cielo, senza l'ombra di un recinto, di un muro. Non è esilio il deserto, è il tuo luogo di nascita. Non vieni da un sudore di abbracci, ma dal vento asciutto di un annuncio.
Possa tu provare nostalgia di stanotte quando sarai nella loro assemblea, quando ti ascolteranno, possa tu guardare oltre la loro piazza, dove iniziano le piste.
Abituati al deserto che mi ha trasformato in tua madre. Sei venuto da lì, dal vuoto dei cieli, figlio di una cometa che si è abbassata fino al mio gradino. La nostra vita è stata tracciata lassù in alto. Stanotte lo capisco. Domani l'avrò dimenticato.
Mi fa paura che non piangi , figlio mio.

Le voci dei pastori stanno cercando l'alba. Fuori c'è una città che si chiama Bet Lèhem, Casa di Pane. Tu sei nato qui, su una terra fornaia. Tu sei pasta cresciuta in me, senza lievito d'uomo. Ti tocco e porto al naso il tuo profumo di pane delle festa, quello che si porta al Tempio e si offre.


Si offre? Che sto dicendo, Signore mio che sto dicendo? Si offre? Ma perchè?



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