Un fiocco di neve

martedì 20 dicembre 2016


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Dalla finestra ascoltavo i pensieri di chi camminava sulla strada bagnata.
Volava nell'aria, piccino, un fiocco di neve..... poi due, tre...
Seguivano il canto del vento: qua e là....leggeri: fiocchi di neve , unici, mai uguali tra di loro..
Ho pensato....sembra di essere a Natale! 
Non ricordavo......
Natale è la Festa della Luce, della gioia.....

Luca, l'Evangelista, è l'unico che ci racconta dell'Annunciazione dell'Angelo a Maria e poi della nascita di Gesù. 

Uno scrittore  conosciuto da me da non molto tempo, Erri De Luca, in un libro dal titolo "in Nome della Madre" poeticamente immagina le parole di Maria (Miriam) e di Giuseppe (Josef) dal momento dell'annuncio a quelle del parto e oltre.

 Miriàm/Maria di Nazaret, ragazza ebrea che improvvisamente si trova ad essere chiamata a diventare madre del figlio di Dio, Ieshu, Salvatore dell'umanità. 
L'intento dello scrittore è quello di mettere in risalto, piuttosto che l'aspetto religioso, l'aspetto umano e realistico di questa storia, il coraggio, le emozioni e le sofferenze di Miriàm, l'amore profondo di una madre per un figlio. Il racconto si svolge in "quattro stanze".

Nella prima stanza si narra il momento dell'annunciazione: un messaggero arriva all'improvviso insieme a un colpo d'aria e si presenta a Miriàm annunciandole la nascita di un figlio, il figlio di Dio destinato a compiere grandi gesta e a salvare l'umanità intera. 
Miriàm si ritrova incinta ancor prima del matrimonio, e anche se frastornata, è felice.

Invece, il suo promesso marito Iosef non riesce a spiegarsi l'accaduto e pensa subito alla menzogna che può inventarsi per i compaesani affinché la gestazione possa essere giustificata e non giudicata come contraria alla legge, che comporta la lapidazione della donna colpevole di rapporti sessuali prima del matrimonio. 
Miriàm è comunque grata a Iosef perché non ha pensato a un tradimento, e le crede.

Miriam: " Gli uomini danno tanta importanza alle parole, per loro sono tutto quello che conta, che ha valore. Iosef le voleva per poterle serbare, riferire. Immaginò subito le conseguenze legali. L'annuncio aveva rotto la nostra promessa. Ero incinta di un angelo in avvento, prima del matrimonio. Perciò chiedeva altre parole da riportare all'assemblea, in cerca di una difesa di fronte al villaggio.

Mentre parlavo con Iosef, guardavo in basso, la veste fino ai piedi. Sotto, il mio corpo chiuso, era calmo come un campo di neve. Mentre parlava io diventavo madre.
Gli uomini hanno bisogno di parole per consistere, quelle dell'angelo per me erano vento da lasciar andare. Portava parole e semi, a me ne bastava uno.

Ero rimasta in piedi innanzi a lui e in piedi stavo davanti a Iosef. Lui sedeva, si alzava, si risiedeva, chiedeva di mettermi seduta, ma restavo in piedi. Eravamo promessi ed era già un atto grave stare soli sotto lo stesso tetto.
Avevo chiesto il colloquio, l'avevano concesso ma c'era stato un gran trambusto, ed era quasi sera. E poi non volevo sedermi. Con le mani intrecciate sul ventre piatto mi toccavo la pelle per sentire sulla punta delle dita la mia vita cambiata.

Era per me il primo giorno della creazione.

Provavo a ricordare, ma mi veniva solo un'allegria, una festa per quella nicchia in corpo che mi faceva madre senza aiuto di uomo.

Sotto la sua preghiera ricordai qualcosa: "Berurkhà att'miccòl hannashim" benedetta tu più di tutte le donne. Iosef ripeteva quelle parole, stordito, spaesato. Sulle mani annerite dai calli cadevano lacrime bianche.

Poi, con la tenerezza venne anche la gratitudine. Mi aveva creduto. Contro ogni evidenza si affidava a me. Sulla sua bella faccia non s'era mosso neanche un muscolo del sospetto, un aggrumo di ciglia, uno sguardo di sbieco. E aveva visto la sua Miriam per la prima volta, perchè era la prima volta che lo guardavo in faccia come neanche le mogli osano fare. Mi aveva creduto, ero felice e calda di gratitudine per lui. "Fai quello che è giusto Iosef. Io oggi sono tua più di prima, più della promessa."