Sabato/shabbàt (tra verità e poesia)

sabato 10 dicembre 2016


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"Ricorda il giorno di shabbàt": certo che mi ricordo, lo aspetto una settimana intera, pensò qualcuno (Adàm), indolenzito ancora dai turni di fatica dell'Egitto e incredulo di trovarsi liberato dai lavori forzati.

Dio non si riferiva a quello. Intendeva: ricorda il primo giorno di shabbàt del mondo, quando Elohìm cessò la Sua creazione.

Come non ricordarlo? Le due prime creature  già presenti, Adàm e Havà, si  stupiscono del silenzio che improvvisamente si è formato.

Era il giorno sesto del creato, ma per loro era il giorno uno.

Venne sera e silenzio, si spalancò la notte e si sdraiarono sotto. Non sapevano se sarebbe tornato un altro giorno e la sua luce.
Tutto era nuovo per loro e tutto era già apparecchiato intorno.
Seppero che ogni cosa li aveva preceduti, la vita intera esisteva già prima di loro due.
Seppero in quel primo buio di essere degli ospiti.

Quella sera il mondo s'interruppe, come un principio di sordità all'orecchio. Succede anche a chi passa alla penombra da una forte luce. Lentamente distinsero il silenzio del primo shabbàt del mondo. Era bonaccia a mare, la fogliuzza che non tremula più, il vapore che sale diritto dalle narici dei bufali, i loro occhi tranquilli: anche per gli animali quello era il primo sabato, ma loro lo aspettavano.

Ricorda la prima notte dei nostri primi due, si mischiava l'amore allo spavento, la risposta insieme alla domanda. Erano nudi, si protesero, abbracciandosi i corpi, la testa nella spalla dell'altro nell'incavo accogliente tra la scapola e il collo. Scoprivano l'incastro che permette a due corpi di fare unità.
Fu la prima scoperta della conoscenza, senza la distinzione del bene e del male.
Quella prima notte profumava di creato spento. L'amore accelerava l'esperienza, faceva succedere tutto in una notte. E che notte, la prima: non erano stati bambini, l'amore fu il primo dei giochi. Passarono dalle risate al solletico. Mentre si strofinavano felici si urtarono le labbra. Stupiti si scansarono, poi le riaccostarono. Si schiusero gli occhi da soli, la vista e tutti i sensi accorsero alla bocca. Nacque per incidente allegro il primo bacio. Al termine del gioco erano arrivati al bacio mille.

Ricorda il giorno di sabato, iniziato la sera del sesto, prolungato nell'insonnia amorosa, nel breve sonno sazio, nel risveglio a giorno canterino. Quello è shabbàt, di quello avrai ricordo.
Le donne sotto il Sinai guardarono i mariti, gli uomini si voltarono verso di loro, chiamati da quegli occhi. Che giorno è oggi? Facciamo che è già il sesto, che stasera è shabbàt.

Ricorda la felicità del mattino seguente, la luce sulle palpebre, il risveglio. Era il giorno perfetto, il punto fermo messo a firma del capolavoro. Shabbàt, la cessazione, un suono secco di frutto caduto, il palmo di una mano che si chiude nel palmo dell'altra.

Non che fosse finita l'opera: il rinnovo continua. Si era fermata la musica. "Non farai per te alcuna opera". Smetti, è shabbàt, non è tuo, è della terra, che resti per un giorno senza passi, sgombera di te.
Il sabato è uguaglianza.
Le bestie quella notte guardarono in su, i nostri due fecero lo stesso.
"Il cielo è il mio sedile, la terra è il mio sgabello" fa dire a Isaia.
Cercavano con gli occhi dove stava il musicista.

( Dal libro "E disse...di Erri De Luca)

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