Vetri appannati......

lunedì 7 novembre 2016

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Amare la poesia. Amare i poeti. Amare chi legge la tua anima e traduce le parole che non  osi pronunciare.

Mi è stato donato un corpo: che farò di questo dono unico e mio?
A chi dovrò essere grato di questa sommessa gioia di respirare ed esistere?
Il mio respiro si posa già sui vetri dell'eternità, sì, il caldo del mio fiato....
Scola via la fanghiglia dell'istante, rimane il caro disegno del mio essere.

(Osip E. Mandel'Stam)

Gustate questa poesia goccia per goccia e lasciatela defluire nel cuore e nell'anima.

"Che farò, allora, di questo corpo unico e mio?"

Certo il corpo è fanghiglia, perchè materia che cola giù, legata all'istante, cioè al tempo che corre via sparendo.
In questo nostro corpo c'è sempre l'impronta profonda di un "disegno" divino. E' il nostro mistero intimo che ci rende "immagine di Dio" come dice la Bibbia, ossia creature dotate di una coscienza e di un destino che va oltre la "fanghiglia"....