Il flauto rustico

venerdì 4 novembre 2016


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IL FLAUTO RUSTICO



È Dio che io invocavo 

con il canto del mio flauto rustico. 

Egli è venuto attraverso il dolce cammino dei campi. 

Egli è venuto con il grano maturo. (Francis James)


Il flauto campagnolo e «rustico» dello scrittore intona una lode a Dio che s'avanza - simile a un semplice contadino - lungo «il dolce cammino dei campi». 

Attorno si allargano le distese biondeggianti delle messi, che Jammes trasfigura nel messaggio di fede che Dio porta con sé e che il poeta aveva appunto ritrovato nel suo ritorno alla fede cattolica. 


Abbiamo perduto la capacità di stupirci davanti alla bellezza e alla vitalità del creato; complicati e difficili come siamo diventati, non ne gustiamo più la semplicità pura e serena. 
Per questo, vorrei lasciare ancora la parola a Jammes - il cui motto era «Essere semplici per esseri veri» - e a qualche 
verso della sua Preghiera per andare in paradiso con gli asini: 


«Quando sarà l'ora di venire da te, mio Dio, 

prenderò il mio bastone e incamminato sulla grande strada, 

agli asini, amici miei, dirò: 

Io sono Francis Jammes e vado in paradiso- 

Venite, dolci amici del cielo turchino, 

poveri cari animali- 

Fa', mio Dio, che nel paese delle anime io assomigli a questi asini 

che allora specchieranno la loro povertà umile e dolce 

nella limpidezza dell'eterno amore».



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La mendicanza.



Tu sei nell'infinito 
ma pure nel più piccolo pensiero

Santa Teresa del Bambin Gesù scrive: «Quando sono caritatevole è solo Gesù che agisce in me». Tutto ciò significa che la libertà dell’uomo, sempre implicata dal Mistero, ha come suprema, inattaccabile forma espressiva, la preghiera.

Per questo la libertà si pone, secondo tutta la sua vera natura, come domanda di adesione all’Essere, perciò a Cristo. Anche dentro l’incapacità, dentro la debolezza grande dell’uomo, è destinata a perdurare l’affezione a Cristo. 
Questo l’abbraccio ultimo del Mistero, contro cui l’uomo – anche il più lontano e il più perverso o il più oscurato, il più tenebroso – non può opporre niente, non può opporre obiezione: può disertarlo, ma disertando se stesso e il proprio bene.

Il Mistero come misericordia resta l’ultima parola anche su tutte le brutte possibilità della storia. 
Per cui l’esistenza si esprime, come ultimo ideale, nella mendicanza. 
Il vero protagonista della storia è il mendicante: Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo.

Riconoscermi mendicante, perchè il vero compito è quello di diffondere nel mondo il grande messaggio di Cristo.

Mi è stato fatto il dono della fede perché io lo dia ad altri, lo comunichi. Ci è stato fatto il dono della fede perché noi lo abbiamo a comunicare, e da questo sarà giudicata la nostra vita.

Che l’uomo conosca Cristo, che l’umanità conosca Cristo, questo è il compito di chi è chiamato, è il compito del popolo di Dio: la missione. Vi ho scelti perché andiate.

Brani dai Vangeli commentati da L. Giussani.

«Gesù si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbi, dove abiti?”. Disse loro: “Venite a vedere”». È questa la formula, la formula cristiana. Il metodo cristiano è questo: «Venite a vedere».

Giovanni e Andrea, quelli che l’han sentito la prima volta, sono andati a casa e han detto: Abbiamo trovato il messia. Non capivano cosa volesse dire, abbiamo trovato il messia, hanno ripetuto le parole che hanno sentito dire da lui.

Quello che li aveva colpiti era che in quell’uomo c’era qualcosa di strano, di eccezionale, di irriducibile, di impensabile, di impensato che non derivava dai precedenti, dagli antecedenti, ma si imponeva.

Ma immaginate quei due che lo stanno a sentire alcune ore e poi dopo devono andare a casa. Lui li congeda e se ne tornano zitti. Zitti perché invasi dall’impressione avuta del mistero sentito, presentito, sentito. E poi si dividono: ognuno dei due va a casa sua. Non si salutano, non perché non si salutino, ma si salutano in un altro modo, si salutano senza salutarsi, perché sono pieni della stessa cosa, sono una cosa sola loro due, tanto sono pieni della stessa cosa. E Andrea entra in casa sua e mette giù il mantello, e la moglie gli dice: «Ma, Andrea, che hai? Sei diverso, che ti è successo?». Immaginate lui che scoppiasse in pianto abbracciandola, e lei che, sconvolta da questo, continuasse a domandargli: «Ma che hai?». E lui a stringere sua moglie, che non si è mai sentita stretta così in vita sua: era un altro. Era un altro! Era lui, ma era un altro. Se gli avessero domandato: «Chi sei?», avrebbe detto: «Capisco che son diventato un altro... dopo aver sentito quell’individuo, quell’uomo, io sono diventato un altro». Questo, è accaduto.

«Beati i poveri perché di loro è il regno» «Ma l’è matt?» Non è matto. È l’esplicitarsi di una concezione della persona, del loro io, di una visione dei rapporti sociali, di un giudizio su chi è potente e su chi serve, di una prospettiva sul futuro, di come trattare i figli. Perché Zaccheo, chissà come s’arrabbiava con la moglie; perché chi maneggia soldi è iroso: paziente con i clienti e iroso con la moglie. Zaccheo si sarà ancora arrabbiato con la moglie dopo quella sera lì, ma ha incominciato a sentirne dolore, disagio, era tutto sconvolto, cambiato.

Quando vide quel funerale si informò subito: «Chi è?». «È un adolescente, a cui è morto il padre poco tempo fa.» E sua madre stava gridando e gridando e gridando dietro al feretro, non come si usava allora, ma come si usa nella natura del cuore di una madre, che liberamente si esprime. Fece un passo verso di lei e le disse: «Donna, non piangere!». Ma c’è qualcosa di più ingiusto che dire a una donna cui il figlio è morto, sola: «Donna, non piangere»? Ed era invece il segno di una compassione, di un’affezione, di una partecipazione al dolore sterminate. Disse al figlio: «Alzati!». E le restituì il figlio. Ma non poteva restituirle il figlio senza dir niente: sarebbe rimasto nella sua gravità di profeta e taumaturgo, di uomo dei miracoli. «Donna, non piangere», disse. E le restituì il figlio. Ma disse prima: «Donna, non piangere».

Se ne andarono tutti: «È pazzo, è pazzo», dicevano, durus est hic sermo, «ha un modo di parlare strambo». Finché, nella penombra della sera, rimase Lui coi soliti dodici. «Anche voi volete andarvene?» E Simon Pietro, testardo, Pietro: «Maestro, anche noi non comprendiamo quel che dici, ma se andiamo via da te dove andiamo?». Giovanni e Andrea, e quei dodici, Simone e gli altri, lo dissero alle loro mogli, e alcune di quelle mogli andarono con loro... Ma lo dissero anche ad altri amici. E gli amici lo dissero ad altri amici, e poi ad altri amici, poi ad altri amici ancora. Così passò il I secolo, e questi amici invasero con la loro fede il II secolo e intanto invadevano anche il mondo geografico. Giunsero fino in Spagna alla fine del I secolo e fino all’India nel II secolo. E poi quelli del II secolo lo dissero ad altri che vissero dopo di loro, e questi ad altri dopo di loro, come un gran flusso che si ingrossava, come un gran fiume che si ingrossava, e io dico: «Maestro, anch’io non capisco quel che dici, ma se andiamo via da te dove andiamo? Tu solo hai parole che corrispondono al cuore»


Queste le parole di un amico che sapeva parlare al mio cuore di Colui che ha dato la vita per me, per noi. Le ho trascritte nella speranza che qualche altro cuore si apra alla Conoscenza di Cristo Gesù: Lui che è Verità, Bellezza e Pace ma soprattutto Amore.