L'Amore è tutto

lunedì 30 maggio 2016




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Dallo scorso mese di agosto, da quando cioè la mia mamma ,cadendo, si è fratturata il femore e abbiamo dovuto accompagnarla in una casa per anziani, io convivo con una speciale forma di tristezza e sempre più spesso mi rifugio in una solitudine sublime, fatta di ricordi e di Dio.
Questa descrizione mi sembra un calzante esempio di come si può restare in contatto con il Cielo nonostante gli impegni quotidiani.
Non è che io non riconosca il valore gioioso nascosto in un fiore, nella natura tutta, nella tortorella che viene a trovarmi tutti i giorni sul balcone, ma questo scorrere dei giorni mi lascia un gusto un po' amaro e faticoso.

Pochi giorni or sono, ho scritto un post in cui parlavo di "Anna dei miracoli" una bimba sordo-cieca e questo dramma mi coinvolge moltoe cerco di quietare la mia coscienza donando poche "briciole" alla Lega del filo d'Oro.
Oggi voglio parlarvi della Venerabile Benedetta Bianchi Porro.

Benedetta era una ragazza romagnola di Dovadola, nostra contemporanea. A dieci anni comincia a star male: prima le duole un piede, poi la testa, poi diventa zoppa, poi non riesce più a stare eretta. A sedici anni diventa sorda: all’inizio la scambiano per una malattia nervosa. “Cosa importa?”, dice. “Un giorno forse non capirò più niente di quello che gli altri dicono. Ma sentirò sempre la voce della mia anima: è quella che devo seguire”. Ciò nonostante s’iscrive a medicina, e sarà lei stessa a diagnosticare la sua malattia di cui nessuno capisce nulla: neurofibromatosi diffusa, una forma tumorale che conduce alla perdita progressiva di tutti i cinque sensi. È in queste condizioni che scopre la sua vocazione: “io credo nell’amore”. Il giorno della sua morte chiama sua madre e le dice: “Mamma, mettiti in ginocchio e ringrazia Dio per me per tutto quello che mi ha dato”. Se il corpo potesse parlare, scriveva Teodoreto di Ciro, esso direbbe all’anima: siamo andati insieme nel cammino della vita, e senza di me non hai potuto far nulla. Con me hai accumulato il tesoro delle virtù. Insieme all’anima - cioè ai sentimenti, alla volontà, alla memoria - "Il corpo è il luogo della nostra santificazione, della nostra divinizzazione, diceva Ireneo di Lione". 
Il corpo di un cristiano è una chiamata, la cui risposta è la vita eterna.
La vita di Benedetta è stata una straordinaria avventura spirituale e umana. 
Dal suo letto di dolore dichiara "Voglio vivere, lottare, sacrificarmi per tutti gli uomini."
Nel '63 dopo l'ultima operazione a Benedetta sono rimasti un filo di voce e la sensibilità ad una mano a cui le vengono fatti percepire i segni dell'alfabeto muto. Così le si parla,lei ascolta e risponde.
Il 22 aprile scrive ad una amica: "Il mio compito non è solo e non deve essere solo quello di scrutarmi dentro, ma di amare la sofferenza di tutti quelli che vengono attorno al mio letto e mi danno o mi domandano l'aiuto di una preghiera".
Amare la sofferenza di tutti. Io sì prego per gli ammalati, ma per la sofferenza di tutti è un'altra cosa e provo vergogna per non averci mai pensato, per la mia anima arida, vergogna per i doni di Dio che non mi accorgo di avere. "La sofferenza di tutti". Eppure Gesù ha fatto proprio così: ha amato il nostro dolore, dolore che mi sono costruita con le mie mani e la mia superbia.
Ancora due pensieri della Santa:
"Nelle mani di Dio anche le cose più insignificanti possono diventare la nostra cometa"
"I giorni passavano nell'attesa di Lui, che io amo nell'aria, nel sole che non vedo più ma che sento ugualmente nel calore che entra attraverso la finestra, nella pioggia che batte sui vetri scendendo dal cielo per lavare la terra". Grazie Benedetta.
  
Ai Bimbi che come Benedetta non sentono e non vedono.

C'era un volta il sole, c'erano una volta le nuvole, c'erano l'alba e il tramonto.
C'erano una volta le stelle, c'erano una volta le luci, c'erano le lucciole fuori dalla mia finestra.
C'erano una volta i fiori, c'erano una volta i colori, c'era il mio vestitino dalle rose blu.
C'era una volta un prato, c'erano una volta gli alberi, c'era un alloro fuori dalla mia finestra.
C'era una volta il mare, c'era una volta l'acqua, c'era un ruscello vicino casa mia.
C'erano una volta le campane, c'era una volta il canto del gallo, c'era un pulcino sotto il mio letto.
C'erano tante cose poi non ci fu più nulla.
Il sole tramontò senza mai più sorgere e di lì in poi non fu che una lunga notte senza luna.
C'era una volta una bambina, ora c'è solo un'anima imprigionata in un corpo che sta inerme.
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi; ma io volti non ne conosco ed i miei ricordi non esistono più, come tutto il resto.
C'era una volta la libertà, un giorno ci sarà di nuovo Helen. (E' la protagonista di Anna dei Miracoli)

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