Battesimo di Giovanni e Battesimo di Gesù.

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Ogni giorno c'è qualcosa di nuovo da riordinare: oggi sono di turno le cassette musicali. Ho già eliminato i porta-cassette, carini in legno creati per me da un amico che, per pigrizia mia, non vedo da tempo. Mi ha creato anche due belle bacheche che Ada ha pensato di riempire con ninnoli vari....ma anche per loro arriverà il momento fatale.

Non sempre i titoli corrispondono al contenuto.E debbo riascoltare almeno un pezzetto. Una mi è particolarmente cara. La voce è quella di un esegeta, di cui ovviamente, non ricordo il nome, e il titolo è proprio Battesimo di Giovanni e Battesimo di Gesù. 
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Essere battezzati. Ricevere il battesimo. Nella scrittura tale rito è menzionato molte volte infatti era molto in uso tra il popolo ebraico anche prima dell’avvento del cristianesimo. Per esempio viene menzionato nei libri biblici di “Numeri” ed “Ezechiele” dove veniva praticato mediante l’aspersione e simboleggiava la purificazione (Numeri 19,13; Ezechiele 36,24-25)delle anime a nostro totale beneficio.

La parola “battesimo” deriva dal greco “baptizo”. Questo termine può essere tradotto in italiano in vari modi avendo  vari e possibili significati, ossia: “Immergere, tuffare, aspergere, intingere, lavarsi, prendere abluzioni”. 

Il rito battesimale ebbe un ruolo importante nel ministero profetico di Giovanni figlio di Zaccaria ed Elisabetta. Infatti il posto che occupava tale rito nella predicazione di quest’uomo di Dio era talmente rilevante che egli era conosciuto  come Giovanni il Battista (Matteo 3,1). 
Profetizzava Malachia: “Ecco, io vi mando il mio messaggero, che spianerà la via davanti a me e subito il Signore, che voi cercate, l'Angelo del patto, che voi desiderate, entrerà nel suo tempio. Ecco egli viene», dice il SIGNORE degli eserciti” (Malachia 3,1). Profezia che poi si adempie pienamente, secondo quanto testimoniato dall’evangelista Luca nel suo scritto ispirato: “sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio fu diretta a Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Ed egli andò per tutta la regione intorno al Giordano, predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati” 
Si, un battesimo di ravvedimento, di pentimento per i propri peccati.

Giovanni dunque diceva alle folle che andavano per essere battezzate da lui: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l'ira futura? Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento, e non cominciate a dire in voi stessi: "Noi abbiamo Abramo per padre!" Perché vi dico che Dio può da queste pietre far sorgere dei figli ad Abramo”. (Luca 3,7-8). 

Il battesimo di Giovanni. Una testimonianza. Il cui compito principale era quello di preparare a Dio un popolo ben disposto (Luca 1,17). Preparare le persone ad ascoltare la futura predicazione del Cristo.

Giovanni, parlava con potenza e incuteva timore a molti. Quel sano timore che li spingeva poi ad esaminare il loro stato spirituale davanti a Dio. Infatti molti rendendosi conto, grazie a Dio, di essere peccatori e colpevoli, andavano da Giovanni e pentiti nel cuore manifestavano pubblicamente tale pentimento battezzandosi.
E continuava dicendo che dopo di lui un altro, più potente, sarebbe venuto per «battezzare in Spirito Santo e fuoco» (Matteo 3,11).

Lo stesso Gesù Cristo si sottopose al battesimo del “battista”. Gesù non aveva certo bisogno di pentirsi, non avendo mai commesso peccato alcuno (Ebrei 4,15) ma in quel rito testimoniò il motivo per cui era sulla terra: Fare la volontà del Padre suo. 

Per il Signore Gesù fu come un iniziazione al suo ministero. L’inizio di una missione della durata di tre anni e che sarebbe culminata con il Suo sacrificio sulla Croce e come viene affermato dalla lettera agli ebrei: “In virtù di questa «volontà» noi siamo stati santificati, mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebrei 10,10)

Col Battesimo la Chiesa annuncia Cristo. 

Per questo esorta tutti noi a pentirci dei nostri peccati  testimoniandolo con la nostra vita.

Il Signore non poteva istituire Sacramento migliore per rappresentare la nostra appartenenza alla Chiesa popolo di Dio.

Perchè Dio vuole per noi una vita in pienezza e noi abbiamo accesso a questa vita nel suo Figlio (vedi 1 Giovanni 5,11). Gesù è il «sì» definitivo di Dio verso di noi. Con il battesimo il Cristo ci associa al suo «sì» che diventa il «sì» che noi diciamo in risposta a Dio (vedi 2 Corinzi 1,19-20). Questo sì pronunciato durante il nostro battesimo sarà poi concretizzato in tutte le scelte piccole o grandi che facciamo per vivere la nostra fede. In questo senso si può dire che l’esistenza cristiana nel suo insieme è una concretizzazione del sì del nostro battesimo. Coloro che sono stati battezzati in giovanissima età e il cui impegno è stato preso per loro dai loro parenti, così come quelli che hanno chiesto personalmente il sacramento, sono tutti chiamati a esprimere il senso del battesimo nella loro esistenza quotidiana mettendosi sempre e di nuovo in cammino sulle tracce del Cristo.

Riflettiamo ancora un attimo su queste Parole di Gesù:

«In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio». Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Giovanni 3,3-5).
Il Battesimo di Giovanni 




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L'Amore è tutto

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Dallo scorso mese di agosto, da quando cioè la mia mamma ,cadendo, si è fratturata il femore e abbiamo dovuto accompagnarla in una casa per anziani, io convivo con una speciale forma di tristezza e sempre più spesso mi rifugio in una solitudine sublime, fatta di ricordi e di Dio.
Questa descrizione mi sembra un calzante esempio di come si può restare in contatto con il Cielo nonostante gli impegni quotidiani.
Non è che io non riconosca il valore gioioso nascosto in un fiore, nella natura tutta, nella tortorella che viene a trovarmi tutti i giorni sul balcone, ma questo scorrere dei giorni mi lascia un gusto un po' amaro e faticoso.

Pochi giorni or sono, ho scritto un post in cui parlavo di "Anna dei miracoli" una bimba sordo-cieca e questo dramma mi coinvolge moltoe cerco di quietare la mia coscienza donando poche "briciole" alla Lega del filo d'Oro.
Oggi voglio parlarvi della Venerabile Benedetta Bianchi Porro.

Benedetta era una ragazza romagnola di Dovadola, nostra contemporanea. A dieci anni comincia a star male: prima le duole un piede, poi la testa, poi diventa zoppa, poi non riesce più a stare eretta. A sedici anni diventa sorda: all’inizio la scambiano per una malattia nervosa. “Cosa importa?”, dice. “Un giorno forse non capirò più niente di quello che gli altri dicono. Ma sentirò sempre la voce della mia anima: è quella che devo seguire”. Ciò nonostante s’iscrive a medicina, e sarà lei stessa a diagnosticare la sua malattia di cui nessuno capisce nulla: neurofibromatosi diffusa, una forma tumorale che conduce alla perdita progressiva di tutti i cinque sensi. È in queste condizioni che scopre la sua vocazione: “io credo nell’amore”. Il giorno della sua morte chiama sua madre e le dice: “Mamma, mettiti in ginocchio e ringrazia Dio per me per tutto quello che mi ha dato”. Se il corpo potesse parlare, scriveva Teodoreto di Ciro, esso direbbe all’anima: siamo andati insieme nel cammino della vita, e senza di me non hai potuto far nulla. Con me hai accumulato il tesoro delle virtù. Insieme all’anima - cioè ai sentimenti, alla volontà, alla memoria - "Il corpo è il luogo della nostra santificazione, della nostra divinizzazione, diceva Ireneo di Lione". 
Il corpo di un cristiano è una chiamata, la cui risposta è la vita eterna.
La vita di Benedetta è stata una straordinaria avventura spirituale e umana. 
Dal suo letto di dolore dichiara "Voglio vivere, lottare, sacrificarmi per tutti gli uomini."
Nel '63 dopo l'ultima operazione a Benedetta sono rimasti un filo di voce e la sensibilità ad una mano a cui le vengono fatti percepire i segni dell'alfabeto muto. Così le si parla,lei ascolta e risponde.
Il 22 aprile scrive ad una amica: "Il mio compito non è solo e non deve essere solo quello di scrutarmi dentro, ma di amare la sofferenza di tutti quelli che vengono attorno al mio letto e mi danno o mi domandano l'aiuto di una preghiera".
Amare la sofferenza di tutti. Io sì prego per gli ammalati, ma per la sofferenza di tutti è un'altra cosa e provo vergogna per non averci mai pensato, per la mia anima arida, vergogna per i doni di Dio che non mi accorgo di avere. "La sofferenza di tutti". Eppure Gesù ha fatto proprio così: ha amato il nostro dolore, dolore che mi sono costruita con le mie mani e la mia superbia.
Ancora due pensieri della Santa:
"Nelle mani di Dio anche le cose più insignificanti possono diventare la nostra cometa"
"I giorni passavano nell'attesa di Lui, che io amo nell'aria, nel sole che non vedo più ma che sento ugualmente nel calore che entra attraverso la finestra, nella pioggia che batte sui vetri scendendo dal cielo per lavare la terra". Grazie Benedetta.
  
Ai Bimbi che come Benedetta non sentono e non vedono.

C'era un volta il sole, c'erano una volta le nuvole, c'erano l'alba e il tramonto.
C'erano una volta le stelle, c'erano una volta le luci, c'erano le lucciole fuori dalla mia finestra.
C'erano una volta i fiori, c'erano una volta i colori, c'era il mio vestitino dalle rose blu.
C'era una volta un prato, c'erano una volta gli alberi, c'era un alloro fuori dalla mia finestra.
C'era una volta il mare, c'era una volta l'acqua, c'era un ruscello vicino casa mia.
C'erano una volta le campane, c'era una volta il canto del gallo, c'era un pulcino sotto il mio letto.
C'erano tante cose poi non ci fu più nulla.
Il sole tramontò senza mai più sorgere e di lì in poi non fu che una lunga notte senza luna.
C'era una volta una bambina, ora c'è solo un'anima imprigionata in un corpo che sta inerme.
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi; ma io volti non ne conosco ed i miei ricordi non esistono più, come tutto il resto.
C'era una volta la libertà, un giorno ci sarà di nuovo Helen. (E' la protagonista di Anna dei Miracoli)

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Festa del Corpus Domini

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 Lc 9,11-17
"Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. 
Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: 
«Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». 
Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. 
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa».Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.


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Festa della vita donata, del Corpo e del Sangue dati a noi: Dio è in noi. Con l'Eucarestia noi diventiamo quel corpo e quel sangue.

Gesù parlava alle folle del Regno e guariva quanti avevano bisogno di cure. Parlava del Regno, annunciava la buona notizia che Dio è vicino, con amore.

E guariva. Il Vangelo trabocca di miracoli. Gesù tocca la carne dei poveri, ed ecco che la carne guariva, occhi nuovi che si incantano di luce, un paralitico che danza nel sole con il suo lettuccio, diventano come il laboratorio del regno di Dio, il collaudo di un mondo nuovo, guarito, liberato, respirante.

E i cinquemila a loro volta si incantano davanti a questo sogno, e devono intervenire i Dodici: Mandali via, tra poco è buio, e siamo in un luogo deserto. 
Si preoccupano della gente, ma adottano la soluzione più meschina: Mandali via. 
Gesù non ha mai mandato via nessuno.

Date loro voi stessi da mangiare. Un verbo semplice, asciutto, pratico: date.

Nel Vangelo il verbo amare si traduce sempre con un altro verbo concreto, fattivo, di mani: dare (Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio (Gv 3,16), non c'è amore più grande che dare la vita per i propri amici (Gv 15,13).

Gli apostoli non possono, non sono in grado, hanno soltanto cinque pani, un pane per ogni mille persone: è poco, non basta. Ma la sorpresa di quella sera è che poco pane condiviso, che passa di mano in mano, diventa talmente sufficiente che la fine "Tutti furono saziati".
Avere fame: il proprio pane non basta, ciò che ci sazia è il condividerlo, donando il poco che abbiamo: due pesci, il bicchiere d'acqua fresca, olio e vino sulle ferite, un po' di tempo e un po' di cuore. La vita vive di vita donata.

Tutti mangiarono a sazietà. Quel tutti è importante. Sono bambini, donne, uomini. Sono santi e peccatori, sinceri o bugiardi, nessuno escluso, donne di Samaria con cinque mariti e altrettanti divorzi. Nessuno escluso. Pura grazia.

È volontà di Dio che la Chiesa sia così: capace di insegnare, guarire, dare, saziare, accogliere senza escludere nessuno, capace come gli apostoli di accettare la sfida di mettere in comune quello che ha, di mettere in gioco i suoi beni.

Se facessimo così ci accorgeremmo che il miracolo è già accaduto, è in una prodigiosa moltiplicazione: non del pane ma del cuore.

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Imposizione dello Scapolare.

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Certamente non bastano queste due fotografie per dimostrare la mia appartenenza all'Ordine Carmelitano (la prima è la Croce di Cristo  e segno dei Carmelitani, la seconda è la medaglietta che sostituisce lo Scapolare di tela che a lungo andare,( docce , sudore, si rovina.) (Poi c'è la fotografia della mia Valeria ma è un discorso a parte.) Queste tre cose io le porto sempre con me e le tolgo solo per fare le radiografie....
Il 21 giugno 1996 mi è stato imposto lo Scapolare  con queste parole: Maria, Madre e decoro del Carmelo, a Te oggi questa Tua figlia Lucia si affida, indossando quale piccolo tributo di gratitudine, lo Scapolare. Questo segno sosterrà la sua fragilità aiutata dalle Tue virtù e illuminata dalla Tua sapienza, rinnoverà la sua fede in Te,affinchè possa crescere nell'amore di Dio e restare fedele al Figlio Tuo Gesù. La Tua Grazia e la Tua bontà, le ottenga il perdono dei peccati ed una più sicura fedeltà al Signore..
O Madre amabilissima, il Tuo amore le ottenga che un giorno le sia concesso di mutare il Tuo Scapolare con l'eterna veste nuziale e di abitare con Te e con i Santi del Carmelo nel regno beato del Figlio Tuo che vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Io recitai la preghiera di ringraziamento che conferma le parole dell'imposizione.

Il laico Carmelitano è devoto a Maria in quanto vive una devozione filiale con Lei. 
La sua preghiera è "Orazione" è "Meditazione" è "Contemplazione" Insomma tanto silenzio esteriore e molto interiore.
La sensibilità Carmelitana è aiutata dall'amore all'umiltà e alla Verità.
Il laico Carmelitano inoltre deve imparare, se già non lo fa, a parlare di se in modo positivo.
Orazione intelligente e affettuosa. Ricordare sempre le virtù di Gesù e di Maria nostra Madre.

Il desiderio di appartenere all'Ordine dei Carmelitani Scalzi mi entrò nel cuore quando a Novara arrivò la Reliquia di Santa Teresa del Bambin Gesù (Teresa di Lisieux). Che seguii a Rimini, richiesta per il Meeting dei popoli. E vegliai con lei un'intera giornata con canti, da Lei scritti, e preghiere, sempre scritte dalla Santa. La mia cara e inseparabile amica Suor Maria Lai, Carmelitana, mi aiutò moltissimo spiritualmente e con lei le altre suore che partecipavano alla vita della nostra Parrocchia. E non posso non menzionare un'altra cara amica: Caterina Galli. E' Caterina che ora conduce gli incontri di preghiera. Lo scorso mercoledì c'era anche il Padre Giorgio e Sergio Rossi, che nella Casa di Monza creano momenti di spiritualità.

Termino qui. La mia vita di fede è maturata, resto però una figlia monella e Maria mia Madre Santa e amata, lo sa. Buon fine settimana a tutti e soprattutto buona Domenica nel nome del Signore.

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La Reliquia della Santa Teresa del Bambin Gesù.
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Lo Scapolare.

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Giovanni Paolo II dopo l'Angelus del 26 luglio 1988 disse:
"Mediante lo Scapolare, mezzo di affiliazione all'Ordine del Carmelo per condividerne i benefici spirituali, i devoti alla Madonna del Carmine esprimono la loro volontà di plasmare la loro esistenza nell'esempio di Maria, Madre, Patrona, Sorella, Vergine purissima, accogliendo con cuore purificato la Parola di Dio e dedicandosi al servizio dei fratelli"

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Ecco l'immagine dello Scapolare o abitino (può essere sostituito dalla medaglietta illustrata qui sopra)

Lo Scapolare è un "Segno" visibile , approvato dalla Chiesa, con il quale rendiamo visibile la nostra consacrazione a Maria. Nello stesso tempo, ci sentiamo, più o meno devotamente, parte dell'Ordine Carmelitano.
Per tutti coloro che lo indossano, lo Scapolare ha il compito  di far memoria della vita di Maria. Di pregare assiduamente richiedendo l'aiuto divino.

La prima persona che diffuse l'uso dello Scapolare fu San Simone Stock che lo ricevette direttamente dalla Vergine dicendogli: "Questo è il privilegio per te e per i tuoi, chiunque muoia con questo Scapolare, sarà salvo.

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Maria SS. che ci dona ogni giorno Gesù, ci chiede di:

- Accoglienza , che si fa sguardo e orazione, al dialogo con Dio
- Disponibilità alla Parola che si fa speranza
- Abbandono sereno alla volontà del Signore e ai fratelli specialmente ai più piccoli e umili.

Vorrei parlarvene di più e più profondamente anche dal punto di vista storico, purtroppo è già sera e domani sono a Milano. Nel pomeriggio è tempo di "saggi scolastici" e il mio Francesco, aspetta i nonni. Non mancherò di illustrarvi molto presto, perchè ho scelto di portare lo Scapolare.

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Carol Woytjla con lo Scapolare




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ninna nanna

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Occhi stanchi,

dolore    
nell'azzurro  sbiadito. 
Occhi che si chiudono  
non trovando riposo.
Tic tac, tic tac 
un non orologio
sale sulla giostra 
dei miei pensieri
la mente chiede al dolore 
un altrove.

Il vento mi ha regalato 

una nuvola bianca
Tutto quanto
tutto
racconterà di lassù
dove il vento non soffia.
Ecco la musica, 
ecco le parole
ritornano 
con un volto atteso,
cercato
"Ninna nanna mamma 
tienimi con te
nel tuo letto grande 
solo per un po’
una ninna nanna 
io ti canterò
e se ti addormenti, 
mi addormenterò"
Sì, amore mio, 
bimba amata
abbracciami e 
dormiremo insieme
anche questa notte.(Lucia)


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