Il Silenzio speciale di Murray

lunedì 14 marzo 2016



Le tracce dell"'Amato" nei versi di Les Murray, poeta australiano che pare venuto al mondo per parlare solo di Dio

Chiesa
in memoriam Joseph Brodsky

Il desiderio di essere giusti
ha perlopiù tagliato la corda
ma alcuni vengono a Dio
nella speranza di essere sbagliati.

Alto sulla parete di fondo pende
il Vangelo, da prima che fosse libri.
Tutti i giudizi hanno fine in lui,
tutti, compreso il suo.

È sorto da una evoluzione
giudea, non inglese,
e ha detto che la luce che innalzava
sopra tutte le nazioni era giudea.

La libertà divora ancora libertà,
giustizia divora giustizia, amore—
perfino amore. Un uomo ritardato ha detto
la chiesa mi fa venir voglia di essere cattivo,

ma nudo in una trincea di fango
con mille e mille altri, qualcuno sta dicendo
il vero dio dà la sua carne e il suo sangue.
Gli idoli a te chiedono il tuo.


«Impoverisce fino all’irrealtà / non considerare l’oscura carne da cannone / del mondo e delle stelle, le gravità a cui essa è soggetta, / l’insondabile da cui ha voce il banale...»

«L’insondabile da cui ha voce il banale»: potrebbe essere lo slogan che definisce questo poeta australiano nato nel 1938. Ma, come ogni vera fatica, basta una curva, un giro di frase, una svolta e ci s’imbatte in straordinarie illuminazioni, in trasalimenti d’interesse. 

Ed è proprio l’«interesse» uno dei temi più cari a Murray: l’interesse come dono, e grazia - come avvenimento: 

«La posta ordinaria dell’altromondo, comunissima, / non timbrata “divina”; nessuno ne rifiuta la consegna. // (...) Viviamo lunghi giorni sotto la sua superficie, respirando aria materiale, // poi qualcosa s’apprende: ci siamo. Silenzio assorto, speciale. / È questo l’interesse, che in un istante spegne i nostri interessi / e solo ne permette la sopravvivenza». 

L’interesse per tutto quello che accade nel mondo,  è ciò che permette l’accadimento del mondo: «È una forma d’amore. Il quotidiano vi splende attraverso, / e attraverso parcelle di tempo. Ma con queste non si mischia; si desta solo per / ogni traccia dell’Amato che v’è in esse».


Chi sia l’Amato che abita ed è il protagonista di ogni singolo testo dell’opera di Murray, è, del resto, il suo unico, vero grande tema. Da poeta, la risposta non può essereche la semplice parola «Dio». Dio è il culmine dell’esperienza d’amore e Murray vuole farci capire proprio questo:egli si sente venuto al mondo per parlare solo di questo. 

Ne parla il paesaggio («un paesaggio ampio come il perdono»), ne parlano i pescatori di South Head («È cosa seria stare tra gli umani»), lo dice il Centurione della ballata The Say-but-the-world Centurion Attempts a Summary: «Ha fatto l’impossibile / per mostrarci che c’è. Per chiedercelo. Pare che abbiamo da essere noi il poema / e vivere l’impossibile». 

Lo dice e lo segnala l’amore per la moglie, quotidiano ed eterno come la natura: «Una dice l’amico al volante / che valga starci insieme per sempre / non l’ho ancora trovata. / Qui i nostri poemi non collimano. / Tutte o quasi lo varrebbero rispondo / se lo valessi tu, ne son prova vivente / io che dalla prima svolta della via / intristisco perché mi manchi - / e i cuori battono in genere come se non ci fossero / udibili solo sonorizzati su filmiche colonne / o come ci avviciniamo alla particolare nostra / passione o paura». 


Per Murray, vive nell’ umano un’intensità che ha un orizzonte infinito; l’immortalità dell’uomo che è immagine di Dio stesso: «Dio, la cui immagine è diurna precisione, totale, in divenire eppure tutt’una / con l’ubiquitaria attenzione di uno che non conosce noia». Dio, «che è nel mondo come la poesia / è nel poema».

Eccolo, «l’insondabile da cui ha voce il banale», «un io dentro l’io, fresco come coscienza», «l’Amato».




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