L'anima spezzata

venerdì 19 febbraio 2016



Avvolta, così consumata da
Tutto questo male
Se mi chiedi, non
So da dove cominciare

Rabbia, amore, confusione
L’oro non rotola da nessuna parte
So che c’è un posto migliore
Perché Tu mi ci porti sempre

Sono venuta da Te con una fede spezzata
Mi hai dato più di una mano da stringere
Mi hai afferrato prima che cadessi a terra
Dimmi che sono al sicuro, ci sei Tu con me

Prenderesti il timone
Se io perdessi il controllo?
Se fossi sdraiata qui
Mi porteresti a casa?

Potresti prenderti cura
Di un’anima spezzata?
Puoi stringermi adesso?
Oh, mi porterai a casa?




Il male ci avvolge e ci consuma. Chiediamo a Dio di prendersi cura di un’anima spezzata. Le Sue parole scoprono le ragioni dei nostri pensieri più oscuri e ci liberano dal male perché «Così dice il Signore: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».» (Is 55, 10-11). Un giorno ci porterà a casa, ma ci farà bene la distanza, il tempo trascorso nell’attesa dell’incontro: in silenzio.

«Appena una persona conosce ciò che le è stato detto per il suo profitto, non ha più bisogno di pronunciare né di ascoltare parole, ma di agire davvero con silenzio e con cura, in umiltà, carità e disprezzo di sé, senza andare subito in cerca di novità, ricerca che serve solo a soddisfare l'appetito in cose esteriori (senza poterlo saziare) e a rendere lo spirito fiacco e vuoto, privo di ogni virtù interiore. La maggiore necessità che abbiamo è quella di tacere con l'appetito e con la lingua dinanzi a questo Dio, il cui linguaggio, che Egli solo ode, è l'amore silenzioso» (Giovanni della Croce, Lettera del 22 novembre 1587).