L'albero, il campo, che io sono.

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Vangelo Lc 13,1-9

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovò. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».



Da questo brano di Vangelo Gesù mi dice: deciditi a ritornare a "casa" con tutta te stessa. Deciditi perchè il tempo si fa breve.
C'è un canto che dice: "Troppo perde il tempo chi ben non t'ama" 
Ma chi, Gesù, ben t'ama?
Chi  può dirti Gesù, illudendosi, "Non ho peccato" e così, se fossi io,  farei subito un peccato, mentirei alla grande.

Gesù, Ti prego aspetta ancora un anno, ancora un giorno, ancora sole, pioggia e lavoro: quest'albero (che sono io) è buono, vedrai, darò frutto!  
Dio, come un contadino, si prende cura come nessuno di questa vite, di questo campo seminato, di questo piccolo orto che sono io, mi lavora, mi pota, sento le sue mani ogni giorno. «Forse, l'anno prossimo porterà frutto».

In questo forse c'è tutta la pietà divina: una piccola probabilità, uno stoppino fumigante sono sufficienti a Dio per attendere e sperare. 
Si accontenta di un forse, si aggrappa a un fragile forse. 
Per lui il bene possibile domani, conta più della sterilità di ieri. 

Convertirsi è credere a questo Dio contadino, simbolo di speranza e serietà, affaticato attorno alla zolla di terra del mio cuore. 
Salvezza è portare frutto, non solo per sé, ma per altri.

Come il fico che per essere autentico deve dare frutto, per la fame e la gioia d'altri, così per star bene l'uomo deve dare.

"Vigilate, state all'erta!"
Se mi distraggo, se non sto attenta alle Sue Parole rischio di non capire che sono davanti al Mistero, alla Misericordia e al perdono che mi conforta e mi rassicura, che tutti i giorni, tutti i giorni, mi dona la saggezza del vivere.

Grazie Signore. Grazie.

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Splende il mattino di P. Claudel

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Paul Claudel

Padre mio, che mi hai generato prima dell’aurora,
mi metto alla tua presenza.
Il mio cuore è libero,
il corpo e lo spirito sono a digiuno. 
Sono assolto da tutti i miei peccati 
che ho confessato a uno a uno. 
Sono come un essere innocente 
nella grazia che tu mi hai concesso.
La stella del mattino 
brilla solitaria nell’immenso oriente 
deserto e nuovo.
Il custode del mattino manda il suo canto, 
la Maddalena si affretta al sepolcro... 
Il tempo è breve, il sole sarà subito alto:
affrettiamoci al nostro lavoro.
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La preghiera che faccio mia

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Comunemente Verde

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A volte mi capita di ascoltare o leggere dei commenti particolari sulla preghiera. E' bello pregare recitando "formule" e chiedere, chiedere, chiedere. 
Mio Dio quante e cose ti chiediamo!.......
Pregare recitando le "formule" che ci ha insegnato Gesù o  che sono state suggerite dai Vangeli:l'Ave Maria, il Magnificat e anche il Benedictus per me è veramente spontaneo e bello.
Ma ho letto, e non condivido, che le così dette "formule" non sono che il vestito che ci portiamo addosso e che la vera preghiera resta sotto.
Signore: io amo non vestire per nulla quel mio silenzio arricchito di stupore che forse è la preghiera più bella, e più vera. (Lo raccomandano i santi carmelitani)
E ringraziarti sempre: per il Tuo amore, la Tua amicizia, la Tua presenza, il Tuo abitare in me. Il cuore si riempie di meraviglia al solo guardarTi in silenzio, ascoltare la Tua parola biblica e conversare un po' con Te.

La preghiera dei Salmi: ce ne sono alcuni in cui si chiede, altri in cui si esalta la Tua potenza e anche la Tua misericordia.
Altri in cui si esalta il creato e lo si invita a lodarTi: "Gioiscano i cieli, esulti la terra, frema il mare e quanto racchiude..."
"I cieli narrano la gloria di Dio..." certo Signore, il Tuo cielo pieno di stelle è uno spettacolo che aiuta il cuore ad elevarsi a Te.
Adesso però Ti chiedo di essere capace di trovarTi per ringraziarTi di una nuova giornata fredda e nebbiosa come quella di oggi ed essere certa della Tua presenza nella mia quotidianità magari un po' noiosa.
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In una sola unica notte
riavrai la tua chioma,
amico albero,
e ritornerà lo splendore 
di fiori già conosciuti.
Riavrai la calda luce
che filtra tra i pini con una
soavità di miele
per riscaldare
le tue artritiche braccia.
 Berrai
  petali di rugiada
ascolterai risate, cantare
come acqua.
Il prato stenderà il suo
mantello verde.
E in una sola, 
azzurra, 
notte.
 ti sentirai rinascere. (Lucia)

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Monologo: mani e ginocchia

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Quando lessi il Diario di Etty Hillesum, mi rimase impressa questa frase:
"Anche se mi portassero via tutto (lei ebrea, parlava dei tedeschi) mi resterebbero sempre due mani e due ginocchia per pregare!"

Mi è sembrato un pensiero profondo molto vero. 
L'assoluta semplicità che sento nel silenzio del dialogo con Te, mio Dio, e la bellezza perfetta dei doni che mi distribuisci mi rende serena e, forse anche felice.

Amare e sapersi amati è l'unico modo che fa esplodere il cuore rendendolo  consapevole che quell'amore va utilizzato, va condiviso.

Nessuno ama come ami Tu. Lo so, mio Dio, aiutami solo a cercare di distribuire un po' di quell'amore con serenità, senza mai stancarmi.

Riesco con facilità ad entrare nel cuore di chi incontro e questo mi aiuta a parlargli di Te senza recitare.

Debbo però fare attenzione, perchè se davvero posso essere il ponte tra le persone e il mio Signore, è che sono un misero ponte che può fare tanto o distruggere tutto in un batter d'occhio.


Mio Dio ricordi che bellissima giornata ci hai mandato ieri? e oggi? Non nasconderti dietro queste nubi grigie che colorano tutto di tristezza!!Ieri, dopo aver visto e fotografato i germogli dei vasi sia quelli delle rose che dei tulipani, ho pensato che la primavera era vicina e che fosse stato possibile ritrovarTi nelle aiuole, cercarTi sulla strada che va alla Parrocchia o sui gradini di quell'angolo tutto nostro che conosciamo bene bene.....so che Ti troverò ugualmente anche con gli occhiali scuri!


Mandami, Ti prego, un sorriso per cacciare i pensieri azzurri della nostalgia e io Ti risponderò con gli occhi chiusi e il rosario in mano. Grazie mio Dio.




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Il Volto trasfigurato

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+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Parola del Signore



Questa pagina non è soltanto da leggere ma possiamo considerarla come se fosse un album di fotografie e guardiamo i ritratti che vi sono incollati.
Nel nostro cuore incolliamo la profondità dei loro sguardi.
Apparve Gesù tra Mosè ed Elia.
Mosè è colui che ha annunciato la Terra Promessa. 
Elia è colui che ha annunciato l'arrivo del Messia.
Mosè offre il dono di Dio.
Elia offre la promessa di Dio.
Mosè ha dato la legge.
Elia ha aperto la profezia.
Mosè è la memoria del passato.
Elia è la speranza del futuro.
Noi ci poniamo sempre tra il già e il non ancora.

Il Signore ci dice: impara dal passato , vivi il presente e spera nel futuro.Non ci sono Santi senza passato e peccatori senza futuro.
Guardiamo ora agli altri tre volti: "Gesù prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni".
Pietro è il traditore che si vede perdonato.
Ci insegna la speranza, la capacità di sorridere alla vita perchè oltre ogni lacrima amara, oltre ogni fallimento, anche oltre la notte più buia c'è sempre una nuova alba.

Giacomo è il primo degli apostoli a morire per Gesù, proprio lui che Gli aveva chiesto se poteva sedere alla Sua destra.Essere aldisopra degli altri. Con la sua morte c'insegna la generosità di donare non quello che si ha, ma quello che si è.

Giovanni è l'unico discepolo che arriva fin sotto la croce. C'insegna la tenacia, il coraggio della fiducia anche se non capiamo ciò che sta succedendo. Giovanni non si è arreso, non è scappato è andato avanti a testa alta.

Ed ecco il volto più importante: quello luminoso di Gesù.
Che teneramente sussurra ai Suoi "Alzatevi, non temete. Andiamo a valle."

Bisogna tornare alla vita di sempre. Gesù non annulla i nostri dubbi e le nostre debolezze. Ogni giorno siamo immersi nella nube della nostra fragilità e talvolta anche nell'oscurità dei nostri ripensamenti.
Che il Signore aiuti tutti noi a impastare con serenità l'amore che Lui ci dona gratuitamente conoscendo bene la fragilità della nostra vita di sempre.
"E' bello stare qui" è bello poter essere sempre così con Lui.



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L'anima spezzata

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Avvolta, così consumata da
Tutto questo male
Se mi chiedi, non
So da dove cominciare

Rabbia, amore, confusione
L’oro non rotola da nessuna parte
So che c’è un posto migliore
Perché Tu mi ci porti sempre

Sono venuta da Te con una fede spezzata
Mi hai dato più di una mano da stringere
Mi hai afferrato prima che cadessi a terra
Dimmi che sono al sicuro, ci sei Tu con me

Prenderesti il timone
Se io perdessi il controllo?
Se fossi sdraiata qui
Mi porteresti a casa?

Potresti prenderti cura
Di un’anima spezzata?
Puoi stringermi adesso?
Oh, mi porterai a casa?




Il male ci avvolge e ci consuma. Chiediamo a Dio di prendersi cura di un’anima spezzata. Le Sue parole scoprono le ragioni dei nostri pensieri più oscuri e ci liberano dal male perché «Così dice il Signore: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».» (Is 55, 10-11). Un giorno ci porterà a casa, ma ci farà bene la distanza, il tempo trascorso nell’attesa dell’incontro: in silenzio.

«Appena una persona conosce ciò che le è stato detto per il suo profitto, non ha più bisogno di pronunciare né di ascoltare parole, ma di agire davvero con silenzio e con cura, in umiltà, carità e disprezzo di sé, senza andare subito in cerca di novità, ricerca che serve solo a soddisfare l'appetito in cose esteriori (senza poterlo saziare) e a rendere lo spirito fiacco e vuoto, privo di ogni virtù interiore. La maggiore necessità che abbiamo è quella di tacere con l'appetito e con la lingua dinanzi a questo Dio, il cui linguaggio, che Egli solo ode, è l'amore silenzioso» (Giovanni della Croce, Lettera del 22 novembre 1587).
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favola (Canzone di C. Chieffo)

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Non avere paura piccolo figlio mio
ma è la strada più dura che ti porterà là;
lascia dunque il sentiero, prendi i campi e va'
attraversa quel bosco non temere perchè
c'è Qualcuno con te.

Mi vien fatto di pensare che i bambini conoscono davvero più cose di noi e che se gli adulti si lasciassero guidare dai bambini dalla loro sensibilità, dalla loro ingenuità, insomma: bambini prendeteci per mano andiamo insieme,  sul sentiero pulito della giustizia, come voi l'intendete, e dall'amore senza fine che vi caratterizza e forse il Regno dei Cieli sarà più vicino.




E' notte, nel lettone si sta molto bene. Paolo legge ed io prego. 
E' bello il silenzio, abbiamo finito di pensare alla giornata trascorsa, al fragore e all'inutile rincorrere le mille vuote idee. 
Passa una bicicletta invisibile, un cane abbaia alla luna (è calante, mi pare), due persone, ferme si scambiano la buona notte ed io penso che:



quando incontrerai il lupo e la volpe e il leone
non restare impaurito e non far confusione:
son di un altro racconto che finisce male
non potranno toccarti; non voltarti perchè
c'è Qualcuno con te...




ci sarà un prato, un paese, una città dove la libertà e l'amore per i bambini,  per le loro mamme e i loro papà, per tutti, si possa respirare come l'aria in un giorno limpido o in una notte piena di stelle!




Questa sera mi pare che potrebbe essere possibile.....ho dimenticato i problemi, i diverbi, le persone che derubano i poveri e gli assassini, no, non esistono più. Questo mio sogno di futuro forse non esiste...in questa sera silenziosa c'è solo l'amore di Dio che abbraccia l'universo.


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San Benedetto da Norcia Patrono d'Europa

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L'anno di nascita di s. Benedetto non è storicamente certo, ma la tradizione lo colloca nel 480 a Norcia.

A 17 anni Benedetto, accompagnato dalla sua nutrice, fugge da Roma verso Tivoli e si ferma nel borgo di Enfide, l'odierna Affile, a circa 60 Km da Roma, per dedicarsi in solitudine alla vita religiosa. Ma i primi eventi straordinari alimentano la devozione e la curiosità e suscitano intorno a lui una indesiderata popolarità. Benedetto prosegue il cammino verso i monti e raggiunge la vicina località di Subiaco, "sub lacus". Qui incontra un monaco di nome Romano, il quale dimora in un piccolo monastero non lontano, sotto la guida del padre Adeodato, al quale Benedetto confida il suo proposito di vita ascetica. Romano lo accompagna in una caverna nascosta in un luogo selvaggio, lo riveste dell'abito religioso, e si cura di portargli quotidianamente del pane, privandosi della sua porzione di cibo, calandolo dall'alto per mezzo di una fune. Romano è fedele alla consegna e custodisce il segreto del rifugio nel quale Benedetto, per tre anni, conduce una vita aspra e solitaria.




San Benedetto trovò un mondo sociale e materiale in rovina, e la sua missione fu di rimetterlo in sesto, non con metodi scientifici, ma con mezzi naturali, non accanendovisi con la pretesa di farlo entro un tempo determinato o facendo uso d'un rimedio straordinario o per mezzo di grandi gesta; ma in modo così calmo, paziente, graduale, che ben sovente si ignorò questo lavoro fino al momento in cui lo si trovò finito. Si trattò di una restaurazione o di un'opera caritatevole, d'una correzione o d'una conversione.

Uomini silenziosi si vedevano nella campagna o si scorgevano nella foresta, scavando, sterrando e costruendo, e altri uomini silenziosi, che non si vedevano, stavano seduti nel freddo del chiostro, affaticando i loro occhi e concentrando la loro mente per copiare e ricopiare penosamente i manoscritti che avevano salvato. Nessuno di loro protestava, nessuno si lamentava, nessuno attirava l'attenzione su ciò che si faceva; ma poco per volta i boschi paludosi divennero eremitaggio, casa religiosa, masseria, abbazia, villaggio, seminario, scuola e infine città.

E' possibile oggi, per il credente comune, vivere nel mondo senza essere del mondo?

Grotta della preghiera


Oggi il nostro mondo è come se fosse avvolto da una notte e la "notte" è l'assenza della coscienza.
Per noi cristiani la vita che vediamo svolgersi è drammatica e non lascia libera l'anima di andare incontro a Cristo che è la verità delle cose.
Cristo rende vera la nostra vita, la rende umana.


Frasi celebri di San Benedetto:

– L’uomo deve prendere coscienza che Dio lo osserva a ogni istante dal cielo e che, dovunque egli si trovi, le sue azioni non sfuggono mai allo sguardo divino e sono di continuo riferite dagli angeli.

– Perciò ci viene giustamente insegnato di non fare la nostra volontà, evitando tutto quello di cui la Scrittura dice: “Ci sono vie che agli uomini sembrano diritte, ma che si sprofondano negli abissi dell’inferno”.

– Se quando dobbiamo chiedere un favore a qualche personaggio, osiamo farlo solo con soggezione e rispetto, quanto più dobbiamo rivolgere la nostra supplica a Dio, Signore di tutte le cose, con profonda umiltà e sincera devozione.


– l’umiltà si rivela nel modo in cui il monaco non è sempre pronto a ridere, perché sta scritto: “Lo stolto nel ridere alza la voce”.



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sognare

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Il Paese che non c'è



Sogno l'infanzia
sogno l'amore
sogno un giardino
dove un bimbo
possa giocare felice
sempre.



Mamma...! Quanto pesi!!!


Sto attenta!!! e se ci fosse in'ape'?
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quando un dipinto diventa paesaggio

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                                                           Vicolo della Canonica(*)


A volte ho bisogno di parole nuove per descrivere ciò che vedo camminando per la mia città:Novara.
Ieri sono uscita per fare due passi, vicino a casa, in posto abbastanza tranquillo e per me meraviglioso.
Tanti alberi, ora  spogli che attendono la primavera ma  poi....
Lì, sempre compreso nei due passi, trascorre rumoreggiante l'Agogna. 
Il "Fiume" di Novara.
Non c'è un panorama a cui far da paragone, ma vi assicuro che è un luogo che vi costringe a fare i conti con il bello.
Mentre camminavo, sola soletta, mi sono accorta di una coppia  dietro di me, che parlavano a voce alta e si apprestavano a fare il loro giretto.
Era pomeriggio presto fine febbraio. L'aria era frizzantina. Le mie mani gelate avrebbero avuto bisogno dei guanti ed ero tentata di sedermi su di una panchina, quando la signora esclama: "Che peccato che non siamo arrivati un'ora fa, il panorama sarebbe stato ancora più bello!"

E l'uomo ad alta voce commenta:" Ma è ancora piuttosto bello. Piuttosto bello!".

La mia prima reazione a quelle parole è stata quella di frasi banali e poi, continuando ad analizzare,trovo che era il tono che mi aveva infastidito. Era come se fosse stato un professore che assegnava i voti ai suoi alunni dopo una lezione d'arte: puoi fare di meglio anche se c'è una promessa ...vai avanti così.
Non pensavo più alla visita dell'oculista e il suo referto, il motivo per cui ero uscita, ho incominciato a pensare alle parole e a quanto sono utili o potrebbero esserlo, per dire ciò che ho nel cuore.
Descrivere un paesaggio, un dipinto, una canzone, una musica, con la parola "bella" significa donare un grado di apprezzamento, ma niente di più.

Quel signore alle mie spalle con le sue parole intendeva dire che era commosso da ciò che aveva incontrato.

Io ho dovuto pensarci per capirlo. E naturalmente non saprei che parole usare per definire un paesaggio, una corona di montagne appena innevate che brillano al sole, lo scorrere lento e tortuoso delle acque di un torrente che ogni tanto incontra dei sassi e appare la schiuma.

Due passi e torno a casa. Ora è buio il freddo punge e l'aria non è più limpida. A casa vedrò gli scatti della macchina fotografica e saprò se sarò stata capace di ricreare "l'effetto bellezza" come lo hanno visto i miei occhi e quel signore.




(*)è un quadro che io ho acquistato da un amico caro morto in questi giorni
Il pittore novarese Piero Veggiotti.





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Camminare

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La vita è un cammino!
E' una definizione scritta  tante volte, ma cosa significano queste parole, per me?

Il mio desiderio è quello di camminare nelle "orme" lasciate da Cristo.

Sulla sabbia è facile riconoscerle!

Quando penso di essere arrivata ecco che arriva la stanchezza. 
Mi fermo un attimo. 
Mi siedo. 
Debbo riprendere subito: altrimenti diventa difficile, perchè il vento, l'acqua potrebbe  cancellare le impronte e potrei perdermi.

Cammino china sotto il peso dei pensieri. 
Debbo fare chiarezza: debbo rivedere la mia giornata, ora, stanca, sì, ora: scuoto la polvere dai miei abiti spiegazzati, scuoto i pensieri negativi, i gesti d'insofferenza, le risposte sgarbate, via, via!

Ora finalmente sento di poter sorridere a tutto quello che c'è stato di buono.

Le carezze alle mani della mamma, aver parlato con gli altri pazienti anche con quelli antipatici, non ho disturbato Paolo alla guida con parole da guidatrice provetta. In Silenzio ho pregato e la strada è diventata più breve.

L'immagine ora, nella limpidezza del giorno e dell'aria, che si offre al mio sguardo è la fantastica corona delle Alpi, imbiancate da neve fresca e,a poco a poco dentro di me arriva la pace.

Tutto succede perchè non sono sola, perchè il mio camminare non è infruttuoso, perchè il Signore è vicinissimo e giorno dopo giorno imparo a sentire la Sua presenza, la Sua Musica.

Cammino alla ricerca di me stessa.
Per poter capire e amare meglio il mio prossimo.

Questo è il giusto cammino della Vita!



Itaca


Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d’incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
penetranti d’ogni sorta, più aromi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca
– raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Costantinos Kavafis, Cinquantacinque poesie,
traduzione e cura di Margherita Dalmati e Nelo Risi, Torino, Einaudi, 1968, p. 63
.
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11 febbraio

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Da oggi, festa della Madonna di Lourdes, riprendono le visite al Santuario dopo la chiusura invernale.

La Vergine attira sempre su di sè le espressioni più vive.

Maria, Madre amata, di Te non si dice mai abbastanza.

In Te tutto si ritrova: la vita di ogni uomo viene consacrata a Te.

CONSACRAZIONE A MARIA

Maria, 
Tu sei la Madre di Cristo,
madre 
della comunione che
Tuo Figlio ci dà
come dono sempre nuovo e potente
che è un gusto di vita nuova.

Attraverso Te perciò 
noi consacriamo tutti noi stessi, 
tutte le gioie 
e le sofferenze che Tuo Figlio 
sceglie per noi e la nostra stessa vita, affinchè Tu diventi 
Madre della vita 
e Cristo doni a tutti gli uomini 
lo stesso gusto di vita nuova 
che ha donato a noi. Amen

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Primo giorno di Quaresima.I Fioretti Di San Francesco

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Nel primo giorno di Quaresima è bello leggere dai "Fioretti di San Francesco" il capitolo della perfetta letizia, nella stesura più antica, che canta nell' espressiva lingua italiana del Trecento. Vi prego di leggere con attenzione, in atteggiamento meditativo, credo che il brano non possa lasciare nessuno indifferenti e spero che mi aiuterete a capirlo meglio.

CAPITOLO VIII
Come andando per cammino santo Francesco e frate Leone, gli spuose quelle cose che sono perfetta letizia.
Venendo una volta santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Angioli con frate Lione a tempo di verno, e ‘l freddo grandissimo fortemente il crucciava, chiamò frate Lione il quale andava innanzi, e disse così: “Frate Lione, avvegnadioché li frati Minori in ogni terra dieno grande esempio di santità e di buona edificazione; nientedimeno scrivi e nota diligentemente che non è quivi perfetta letizia”.
E andando più oltre santo Francesco, il chiamò la seconda volta: “O frate Lione, benché il frate Minore allumini li ciechi e distenda gli attratti, iscacci le dimonia, renda l’udir alli sordi e l’andare alli zoppi, il parlare alli mutoli e, ch’è maggior cosa, risusciti li morti di quattro dì; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia”.
E andando un poco, santo Francesco grida forte: “O frate Lione, se ‘l frate Minore sapesse tutte le lingue e tutte le scienze e tutte le scritture, sì che sapesse profetare e rivelare, non solamente le cose future, ma eziandio li segreti delle coscienze e delli uomini; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia”.
Andando un poco più oltre, santo Francesco chiamava ancora forte: “O frate Lione, pecorella di Dio, benché il frate Minore parli con lingua d’Agnolo, e sappia i corsi delle istelle e le virtù delle erbe, e fussongli rivelati tutti li tesori della terra, e conoscesse le virtù degli uccelli e de’ pesci e di tutti gli animali e delle pietre e delle acque; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia”.
E andando ancora un pezzo, santo Francesco chiamò forte: “O frate Lione, benché ‘l frate Minore sapesse sì bene predicare che convertisse tutti gl’infedeli alla fede di Cristo; iscrivi che non è ivi perfetta letizia”.

E durando questo modo di parlare bene di due miglia, frate Lione, con grande ammirazione il domandò e disse: “Padre, io ti priego dalla parte di Dio che tu mi dica dove è perfetta letizia”.
E santo Francesco sì gli rispuose: “Quando noi saremo a santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta dello luogo, e ‘l portinaio verrà adirato e dirà: Chi siete voi? e noi diremo: Noi siamo due de’ vostri frati; e colui dirà: Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi ch’andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via; e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame infino alla notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilmente che quello portinaio veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è perfetta letizia.
E se anzi perseverassimo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gotate dicendo: Partitevi quinci, ladroncelli vilissimi, andate allo spedale, ché qui non mangerete voi, né albergherete; se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buono amore; o frate Lione, iscrivi che quivi è perfetta letizia.
E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l’amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli più scandolezzato dirà: Costoro sono gaglioffi importuni, io li pagherò bene come son degni; e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia.
E però odi la conclusione, frate Lione. Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri, ma di Dio, onde dice l’Apostolo: “Che hai tu, che tu non abbi da Dio? e se tu l’hai avuto da lui, perché te ne glorii, come se tu l’avessi da te?”.
Ma nella croce della tribolazione e dell’afflizione ci possiamo gloriare, però che dice l’Apostolo: “Io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo””.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

Da parecchi anni il fioretto di san Francesco della perfetta letizia mi affascina e mi turba.
Mi piace molto l’espressione: perfetta letizia. Chi non vorrebbe essere perfettamente lieto?
Questa è la meta a cui tutti aspiriamo, sempre però con il dubbio, il timore che non sia per noi.
Mi sconvolge però la via qui indicata per raggiungerla.
Quale itinerario potrebbe essere più angosciante? Costituito com’è da ripetute e specifiche sofferenze fisiche e da pene psicologiche per il tradimento, il non riconoscimento ostinato e aggressivo da parte di persone che si credevano amici? La paura di essere respinti violentemente da tutti, specialmente quando si è nel bisogno, è una delle angosce più profonde dell’uomo!

La mia Quaresima inizia proprio oggi: "Astinenza dalle parole inutili"
Don Francesco caro Lei non sa che compito grave mi ha assegnato! Quaranta giorni....di penitenza!!
Oggi vado a Milano. Un bellissimo inizio! Buona giornata a tutti.



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Una speranza certa.

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Salmo 61,6-7
   "Solo in Dio riposa l'anima mia,
Da Lui la mia speranza.
Lui solo è mia rupe e mia salvezza,
mia roccia di difesa,
non potrò vacillare"

Solo Dio può essere il fondamento della mia speranza per il raggiungimento della felicità.
Com'è bello leggere ciò che Peguy scrive quando parla della speranza! Leggete:

"Bisogna aver fiducia in Dio, bambina mia.
Bisogna aver speranza in Dio.
Bisogna far credito a Dio.
Bisogna fare credito a Dio, Lui ha ben fatto credito a noi.
Quale credito.
Tutti i crediti.
Bisogna far fede a Dio, Lui ha ben fatto fede in noi.

Singolare mistero, il più misterioso.
Dio ha fatto la prima mossa.
E' un miracolo. Un miracolo perpetuo, un miracolo che anticipa, Dio ha fatto la prima mossa, un mistero di tutti i misteri, Dio, Lui, ha cominciato.
Lui ha sperato che l'ultimo dei peccatori,
Che il più infimo dei peccatori lavorasse almeno un po' alla propria salvezza.
Che se ne occupasse un po'.

Dio ci ha affidato Suo Figlio, ahimè, ahimè. Dio ci ha affidato la nostra salvezza, la cura della nostra salvezza. Ha fatto dipendere da noi sia Suo Figlio sia la nostra salvezza e così la Sua stessa speranza; e noi non metteremo la nostra speranza in Lui.

Mistero dei misteri, che introduce dentro i misteri,
Lui ha messo in mano nostra, nelle nostre mani deboli, la Sua speranza eterna.
Nelle nostre mani passeggere.
Nelle nostre mani peccatrici.
E noi, noi peccatori, non metteremo la nostra debole speranza
Nelle Sue eterne mani. (Peguy)"

Se confidi in te stesso, sulle tue sole forze, sulle tue capacità, sul tuo sapere......No, uomo non spalancare le tue braccia all'orizzonte infinito e non trovare rifugio nei sogni, ma spera in Dio solo Lui sarà la tua salvezza!
Se ti rendi conto che è impossibile per te conseguire ciò che desideri, inginocchiati e congiungi le mani: Lui t'insegnerà ad odiare il tuo peccato e non disperare mai nella misericordia di Dio.

La speranza è una certezza nel futuro
in forza di una realtà presente.
Perciò è la presenza di Cristo,
resa nota dalla memoria,
che ci rende certi del futuro.
Ed è possibile allora un cammino senza sosta,
un tendere senza limiti,
a partire dalla certezza che Lui,
come possiede la storia
si manifesterà in essa.


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Un sogno di Vita

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Scende la sera.
con l'animo mesto e silenzioso
Mi ritirO in
case buie senza luce, senza
calore.
Amore e tristezza si uniscono
in un sentimento di paura e

di angoscia pensando
al domani.
Una speranza colora lo
sguardo impaurito, promesse
di terre lontane, lavoro sicuro,
una vita migliore.
Il pacco è pronto.
Io: un pacco. 
Posso partire. 
Silenziosamente.
Nella notte.
Il tempo
scorre lentamente.
Il cuore batte forte all'unisono
con la paura .
Ecco il confine, attimi che
sembrano non finire mai,
silenzi interminabili,
occhi
sperduti nel buio.
Un pacco che si svuota:
gli occhi ora guardano
sì, sempre il cielo
per ritrovare il volto di
chi abbiamo lasciato
Nel cuore una nuova speranza.
che parla di pace, di lavoro e di 
quell'amore che cerco da sempre.(Lucy)




Quale non dev'esser la mia grazia e la  forza
della mia grazia, perchè questa piccola speranza...(Peguy parla di una piccola speranza perchè per lui è una bambina tra le sorelle fede e carità (Lucia)
sia invincibile e immortale, e impossibile da spegnere.
(C. Peguy)




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Cos'è il perdono?

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Quante volte ho parlato di perdono. So perdonare? 
So dimenticare le offese ricevute?
Perdono è l’atto del perdonare (questa e le altre definizioni sono tratte dal Dizionario Treccani della Lingua Italiana).

Questo non mi dice molto, però mi avverte che il perdono riguarda un’azione, significa fare qualcosa. 
La domanda che nasce  è: “Ma che cosa è perdonare?”.
Se consultate uno o più vocabolari ci accorgeremo che molteplici sono i significati e le definizioni: faccio degli esempi:

• Non considerare il male ricevuto;
• rinunciare a qualsiasi rivalsa;
• cancellare il sentimento di rancore o d’ira verso chi mi ha danneggiato;
• annullare ogni risentimento verso l’autore  dell’offesa;
• rinunciare alla punizione che vorrei infliggere a quella tal persona che mi ha angustiato.

Considerando queste definizioni mi sono detta che, se il perdono significa tutte queste cose, allora è difficile, veramente, realizzarlo pienamente.

Sulla nostra bocca questa parola ricorre spesso ma ricorre più spesso "scusa" "mi dispiace" "non volevo" oppure è ancora più facile ignorare lo "sgarbo" e non dire niente....

Perdonare non è questo, al contrario vuol dire essere consapevoli dello sbaglio e non lasciare che questo rovini i rapporti con il nostro fratello o sorella, vicino, collega, amico ecc.

Quando parlo di perdono subito la mente va a quel verbo "perdonare"che trovo nelle pagine della Bibbia. E ci sono tante  persone che pensano che quel Sacro libro sia  il libro dei giudizi di Dio. Spesso è descritto come la maggiore fonte di tabù che sia mai stata concepita.
 C'è una sola conclusione: lo scopo di Dio è quello di perdonare (Gv 3:16).

L’Evangelo, la buona notizia che ha permesso al cristianesimo di esplodere nell’Impero Romano nonostante la morte del suo fondatore, è stato l’annuncio del perdono di Dio (la grazia), in un mondo governato dall’odio e dalla legge del più forte.

Dice Paolo: ”faccio..il male che non voglio,  e...quello faccio...misero me...” (Ro 17:16) Ecco perché Dio ha rivelato la legge del perdono (leggi Romani 3:21-24).

E non ci capita, forse di rivolgere a Dio la preghiera che Gesù ci ha insegnato "rimetti a noi i nostri debiti..come noi li rimettiamo..."

Ultima frase: quando Gesù era sulla croce disse: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”(Lu 23:33); così dicendo Gesù intendeva perdonare a tutti gli effetti i suoi carnefici.
Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.(Matteo 5,20.2)


Buonagiornata e buonadomenica a tutti!
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