Un piacevole ricordo, una poesia: il treno

giovedì 4 febbraio 2016







Oh treno esploratore delle solitudini,

quando ritorni all'hangar di Santiago, agli alveari

dell'uomo e alla sua intrecciata potenza

dormi forse per una notte triste
un sonno senza profumo,
senza neve, senza radici,
senza isole i n attesa della pioggia,
immobile tra anonimi vagoni.
Ma io in mezzo a un oceano di treni,
nel cielo delle locomotive ti riconoscerei
per una certa aria di lontananza,
per le tue ruote bagnate laggiù, lontano,
e per il tuo trafitto cuore che conosce
la indicibile, selvaggia, piovosa,


azzurra fragranza!
(Neruda)

Il mio sogno è, e resta, viaggiare in treno seguendo il ritmo e la cadenza delle ruote sui binari che pare si sposino alla perfezione, con l’orologio del mio corpo e con la musica che ho dentro: musica a cui mi diverto abbinare parole, suoni più che parole!

L'avventura inizia già di fronte ad un tabellone delle partenze dove si crea l’illusione di percorsi a portata di mano, di località facili da raggiungere in un intreccio di binari che comunicano il senso del viaggio e la voglia di partire alla scoperta di nuove località.

Poi inizia l’attesa sul binario con lo sguardo concentrato sulla motrice in arrivo, che crea, da sempre, un senso di aspettativa e di richiamo verso un andare. Andare in un luogo, preparato nel cuore e sognato da tempo. 

Salire su di un treno è sempre una piccola o grande avventura, che, per quanto mi riguarda, mette in gioco pensieri ed emozioni.

Dal treno lo sguardo percorre l’esterno che scorre davanti agli occhi e cambia continuamente rimandando immagini e sensazioni, cattura o si lascia trasportare da quadri scenografici attraverso i quali la mente può vagare con il semplice atteggiamento dello spettatore che partecipa a ciò che vede, ma che si sente protetto, all’interno, del vagone che va.