Sereno 2017 a tutti

sabato 31 dicembre 2016

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La FAO augurandoci un sereno Anno Nuovo ci invita ad un maggior consumo di legumi.










AUGURI!!!!!!








Nuovo anno
di Madre teresa di calcutta



Cosa posso dirvi per aiutarvi a vivere meglio in questo anno?
Sorridetevi
gli uni gli altri ;
sorridete a vostra moglie ,
a vostro marito ,
ai vostri figli ,
alle persone con le quali lavorate ,
a chi vi comanda ;
sorridetevi a vicenda ;
questo vi aiuterà a crescere nell'amore ,
perchè il sorriso è

Il frutto dell'amore






L'Anno Vecchio se ne va. Avvolto in un pesante mantello e sorretto da un nodoso bastone, a passo lento, egli attraversa il paese addormentato sotto la neve.

Giunto sulla piazza, ecco là, nel buio, una finestra illuminata. La finestra si apre e una vocetta chiama:

Ehi, signor Anno Vecchio, per favore, si fermi un istante! Sia buono: prenda questa scatola e la porti via!

E lentamente dalla finestra, ecco scendere la scatola sospesa ad una cordicella.

L'Anno Vecchio scioglie la scatola e, soppesandola, chiede:

Mi sembra piuttosto pesante.

Che cosa contiene?

Mi scusi, ma non glielo posso dire, mi vergogno.. lo voglio che l'Anno Nuovo mi trovi buona, ed allora... Grazie, signor Anno Vecchio,"e scusi tanto!

L'Anno Vecchio riprende il cammino e si domanda:

Che cosa avrà messo in questa scatola quella bambina?

Gianni Rodari:
“Indovinami, Indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?”.
“Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un Carnevale e un Ferragosto
e il giorno dopo del lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno!”.


30 dicembre

venerdì 30 dicembre 2016

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Con le parole di una splendida preghiera laica, di  Erri De Luca vorrei concludere questo 2016.
Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola e del mondo,
sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale.
Accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde,
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.

Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento,
al tramonto dell’uva di vendemmia,
ti abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste.

Mare nostro che non sei nei cieli,
tu sei più giusto della terraferma,
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, da abbraccio e bacio in fronte
di madre e padre prima di partire.


Una manciata di ore, il botto di fine anno con la selvaggia chiassata della notte di San Silvestro e a una certa distanza da quel momento, proviamo invece ad interrogarci ancora una volta su questa realtà che aderisce alla nostra pelle: il tempo, al quale dedico un'espressione assai usata dai più "ammazzare il tempo"

In questa frase si riflette l'angosciosa attesa di chi vive annoiato, di chi non trova nessun sapore nel vivere.
C'è chi ha detto "come se si potesse ammazzare il tempo senza ferire l'eternità"!
L'idea è profondamente cristiana: nel tempo ambito dall'uomo in cui lo stesso è chiamato ad operare, a preparare il futuro che sta oltre la frontiera della morte.

Quindi sciupare, dissolvere le nostre ore è predeterminare il nostro destino ultimo. E' ciò che Cristo esprime sol simbolo del "tesoro"; "Non accumulate tesori sulla terra....accumulate invece per voi tesori in cielo (Matteo 6,19-20)

Il Virgilio dantesco con saggezza diceva "Perder tempo a chi più sa più spiace" (Purgatorio III, 78)


Grazie a te 2016 che te ne vai....Domani avrò un anno in più, domani cercherò il "bulbo della speranza" come diceva il poeta Mario Luzi "il bulbo della speranza...in attesa di fiorire alla prima primavera."



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Natale di Cristo

sabato 24 dicembre 2016

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Dal post precedente.
Miriam:
"Si offre? Che sto dicendo, Signore mio che sto dicendo? Si offre? Ma perchè? E perchè figlio nasci proprio qui in Casa di Pane? Cosa mi è uscito dalla bocca: pane, offerta?
Non sia mai, no, tu non sei pane, tu sei uno dei tanti marmocchi che spuntano al mondo, uno degli innumerevoli che nemmeno  si contano e brulicano sulla faccia della Terra. Tu non sei niente di speciale, sei un piccolo ebreo senza importanza che non deve dimostrare niente, non deve far altro che vivere, lavorare, sposarsi e avere il necessario.

Signore del mondo, benedetto, ascolta la preghiera della Tua serva che adesso è una madre.
Quando nasce un bambino la famiglia si augura che diventi qualcuno, intelligente, fa' che non sia così. Fa' che questo brivido salito sulla mia schiena, questo freddo venuto dal futuro sia lontano da Lui. Lo chiamo Ieshu, come vuoi Tu, ma non lo reclamare per qualche Tua missione. Fa che sia un cucciolo qualunque. Che sia un uomo semplice, contento di esserlo e che si arrabbi soltanto con le mosche.

Una nuvola passa e copre la stella. Il fiato delle bestie sale in alto. Ha più forza della mia preghiera.
Non importa, continuo. promettimi questo che non lo sedurrai nei suoi vent'anni come hai fatto per il tuo Irmiau (Geremia), anche lui conosciuto da Te mentre era ancora in grembo.

Tocco il corpo di Ieshu in punta di dita e lo vedo ad una festa di nozze. Non è Lui lo sposo, noi siamo invitati. Lui è un uomo, è già nei trent'anni. E io Gli chiedo qualcosa e Lui mi guarda, arrossisce confuso, non vuole, poi obbedisce. Non so cosa Gli ho chiesto, ne cosa fa Lui per risposta. 
Intorno la festa continua. 
So che Te lo consegno quel giorno. Non dico: così sia. Dico: non sia prima di così.

Ti ho promesso, promettimi. Ti ho obbedito, esaudiscimi.

Ieshu apre gli occhi nel palmo di mano che gli regge la testa. Smette di succhiare. Le Sue pupille accolgono l'argento della luce notturna.
Sono presa tra Voi due. E' così per ogni madre o è l'unica nel mondo?

Dormi? Sì dormi, non ascoltare tua madre, afferrata alla gola da un terrore. 
Dormi, respira sazio, cresci, ma lentamente, vivi, ma di nascosto. 
Domani vedrai la prima luce della Tua vita e avrai di fianco la Tua prima ombra. 
Dentro di me non ne facevi. Dormi, sogna che sei ancora lì, che la Tua vita ha ancora il mio indirizzo.

Sta sbiadendo la luce della stella, il giorno viene strisciando e scardina la notte. 
Ieshu, Bambino mio, ti presento il mondo.


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Signore Gesù che ancora hai fiducia di noi tutti, nella Tua nascita, risana le nostre ferite, dona luce alle menti di coloro che possono ristabilire la pace nei paesi dove i bambini non hanno giocattoli, ma armi. Sei venuto a gettare nel profondo del mare tutti i nostri peccati e ci riporterai all'origine della nostra dignità. Grazie Signore.

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Lieto Santo Natale a tutti, specialmente a chi è solo, malato, triste, senza lavoro e senza speranza.

Parole per un Figlio

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Nel post precedente spiegavo come  il racconto che Erri de Luca fa dall'annunciazione  alla nascita di Gesù, non vuole assolutamente sostituire i Vangeli di Luca e di Matteo, ma parla di questi avvenimenti  rivestendoli di parole vissute.

Miriam:
"Ce la farò Iosef, sta tranquillo, il posto è adatto, caldo e tranquillo. I dolori erano cominciati. Mi sdraiai. Batteva più violente il cuore, i colpi bussavano alle tempie, da chiudere gli occhi. Nessuno intorno, la piccola stalla era fuori nei campi.
Una luce calava da un'apertura del tetto di canne e di rami. Era lei, la cometa, appesa in cielo come una lanterna.
Sudavo. Appoggiata di schiena mi tenevo il pancione con due mani per aiutare le mosse del bambino. Lo chiamavo. E' una bella notte per nascere agnellino mio, notte limpida in alto e asciutta in terra. Il viaggio è finito e tu hai aspettato questo arrivo per nascere. Sei un bravo bambino, sai aspettare.

Parlavo e soffiavo, a un colpo più forte, una spallata di Jeshu, m'alzai di nuovo in piedi e mi appoggiai alla mangiatoia.  Le bestie ruminavano tranquille, c'era pace.
Bel colpo Ieshu, un altro così e sei fuori, ecco ti aiuto, spingiamo insieme, le mani sono pronte ad accoglierti, via? Via, è uscita la spalla, l'ho toccata, poi è rientrata, ma subito dopo di slancio Ieshu ha messo fuori la testa, l'ho avuta tra le mani, mi sono commossa, mi è scappato un singhiozzo e sul singhiozzo è venuto fuori tutto e l'ho afferrato al volo. L'ho alzato per i piedi per liberare i polmoni e fare spazio al primo vento che forma l'ingresso chiuso del respiro. Ieshu ha inghiottito l'aria senza piangere.

Adoro la creatura che mi è nata. E' maschio, è certezza, non più una profezia. L'ho sgusciato sano in mezzo all'acqua e al sangue. Il corpo esulta insieme a quello di ogni donna che mette al mondo un figlio, perchè è un regalo a noi.

Ho messo l'orecchio sul suo cuore, batteva svelto, colpi di chi ha corso a perdifiato. Al poco lume della stella l'ho guardato, impastato di sangue mio e di perfezione. 
Mi sono stesa sotto la coperta di pelle e l'ho attaccato al seno.

Non ho chiamato Iosef. Gli ho promesso un figlio all'alba ed era ancora notte. Fino alla prima luce Ieshu è solamente mio. E' solamente mio: voglio cantare una canzone con queste tre parole e basta. Stanotte qui a Bet Lèhem è solamente mio. Succhiava e respirava, la sostanza e l'aria: "Non potrai avere  niente di più bello di questo bimbo mio. Il respiro di una notte di Kislev scarsa di luna te l'offre la tua terra d'Israele, il succo di madre-pianta lo spremi tu da me. Questo è il meglio che potremo darti, la tua terra ed io."

Fuori c'è il mondo, i padri, le leggi, gli eserciti, i registri in cui scrivere il tuo nome, la circoncisione che ti darà l'appartenenza al tuo popolo. Qui dentro siamo solo noi, un calore di bestie ci avvolge e noi siamo al riparo dal mondo fino all'alba. Poi entreranno e tu non sarai più mio. Pensa: noi siamo soli al mondo. Che felicità sarebbe, nessun obbligo all'infuori di vivere. Finchè dura la notte. è così.

Abituati al deserto, che non è di nessuno e dove si sta tra terra e cielo, senza l'ombra di un recinto, di un muro. Non è esilio il deserto, è il tuo luogo di nascita. Non vieni da un sudore di abbracci, ma dal vento asciutto di un annuncio.
Possa tu provare nostalgia di stanotte quando sarai nella loro assemblea, quando ti ascolteranno, possa tu guardare oltre la loro piazza, dove iniziano le piste.
Abituati al deserto che mi ha trasformato in tua madre. Sei venuto da lì, dal vuoto dei cieli, figlio di una cometa che si è abbassata fino al mio gradino. La nostra vita è stata tracciata lassù in alto. Stanotte lo capisco. Domani l'avrò dimenticato.
Mi fa paura che non piangi , figlio mio.

Le voci dei pastori stanno cercando l'alba. Fuori c'è una città che si chiama Bet Lèhem, Casa di Pane. Tu sei nato qui, su una terra fornaia. Tu sei pasta cresciuta in me, senza lievito d'uomo. Ti tocco e porto al naso il tuo profumo di pane delle festa, quello che si porta al Tempio e si offre.


Si offre? Che sto dicendo, Signore mio che sto dicendo? Si offre? Ma perchè?



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Non conosco parole

giovedì 22 dicembre 2016

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Sono giorni di silenzio. Sono giorni in cui mi piacerebbe trovarmi altrove....Dove ? Dove ci sia "famiglia" la mia mamma, mia sorella, la mano di mia sorella. I miei figli e mio marito.... 
Scusate se parlo troppo di questo mio dolore nuovo.
Domani ringrazierò il Cielo se sarà ancora azzurro e se porterà una leggerezza ai miei pensieri.
 
Oggi scriverò sul viaggio di Maria e Giuseppe per andare a farsi censire, ancora con le parole di Erri de Luca. E' sempre Maria/Miriam che racconta.

"Lungo il cammino gli uomini si salutano e si dicono le novità. Le donne trattano in disparte qualche scambio. "Tutti i fiumi vanno verso il mare e il mare non si riempie?" Dite bene, risponde Iosef "eccoci sparpagliati come i torrenti del Negev, dopo l'acquazzone. A questo censimento non c'è rimedio, è un torto di radice e non di ramo.
Con la gravidanza è cresciuto il gusto per le parole, per la loro importanza.
Capisco di più gli uomini che ci tengono tanto. Dev'essere il Bambino che m'insegna, Lui si è impiantato in me come un annuncio, con le parole di una benedizione.

In una deviazione per i campi di neve ho visto una chiazza di terra rossa. Era di sangue. Iosef mi ha detto che la neve non si ferma sul sangue, non lo copre. "Terra non coprirai il mio sangue" grida Iiòv (Giobbe). Ma è solo la neve a obbedire al suo grido. 
La nostra terra ha assorbito tanto di quel sangue da ubriacarsi. Questa povera terra nostra è inzuppata di sangue a fontane. E doveva essere terra promessa. Promessa? Ci è stata tolta da sotto i piedi cento 
volte, presa da chiunque, calpestata da popoli di nord e di sud, di Oriente e di Occidente. Chi l'ha voluta, l'ha presa e poi l'ha persa ai dadi.
 Mi sono rivolta a Josef per fargli cambiare umore gli ho detto "E' più bello viaggiare d'inverno, i carri non alzano la polvere, non si suda, non ci sono neanche le mosche". E Josef mi dava ragione facendo di sì con la testa mentre camminava davanti all'asina reggendo la corda della cavezza.
Abbiamo incontrato un cieco guidato da un cane e lo abbiamo accompagnato al villaggio dove anche lui andava a iscriversi.
Sulla soglia del suo arrivo ha offerto a Josef dei fichi secchi e poi lo ha benedetto. "Tu che aiuti uno che è visto dagli altri ma non vede, possa tu ricevere l'aiuto di Colui che tutto vede e da nessuno è visto".

E mentre le nostre parole diventavano più salde di amore, la luna era in ulrimo quarto e al suo posto brillava la luce tagliente di una stella cometa sopra il cielo d'Israele. I pastori di greggi erano inquieti, le bestie spaventate da quella fredda luce uscita dal fondo di pozzo del firmamento. A guardarla faceva lacrimare.
A Josef non piaceva la novità della cometa, la metteva insieme al censimento e all'occupazione militare. Provavo a fargli cambiare idea: "E' in viaggio come noi, ci siuta in queste notti che manca la luna".
Josef rispondeva con un po' di sorriso e faceva di sì con la testa.E' la più certa prova d'amore quella di un uomo che cambia parere per essere d'accordo con la donna.

Iosef mi lasciò insieme all'asina fuori di città e partì di corsa. Aveva sentito dire che non c'era posto, che bisognava accamparsi all'aperto. Bet Lèhem, Casa di Pane, campi di grano intorno, arati e messi a riposo invernale, aria di neve in cielo, non ancora in terra.
Ero arrivata al giorno. Si stavano aprendo le mie acque. Tornò dopo due ore, desolato. Niente, non aveva trovato niente. Si torceva le mani. Aveva implorato, offerto anche l'asina per un letto, niente. C'era solo una minuscola stalla dove c'era un bue. La bestia, almeno lei, accolse bene gli intrusi, io e l'asina."




Un fiocco di neve

martedì 20 dicembre 2016


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Dalla finestra ascoltavo i pensieri di chi camminava sulla strada bagnata.
Volava nell'aria, piccino, un fiocco di neve..... poi due, tre...
Seguivano il canto del vento: qua e là....leggeri: fiocchi di neve , unici, mai uguali tra di loro..
Ho pensato....sembra di essere a Natale! 
Non ricordavo......
Natale è la Festa della Luce, della gioia.....

Luca, l'Evangelista, è l'unico che ci racconta dell'Annunciazione dell'Angelo a Maria e poi della nascita di Gesù. 

Uno scrittore  conosciuto da me da non molto tempo, Erri De Luca, in un libro dal titolo "in Nome della Madre" poeticamente immagina le parole di Maria (Miriam) e di Giuseppe (Josef) dal momento dell'annuncio a quelle del parto e oltre.

 Miriàm/Maria di Nazaret, ragazza ebrea che improvvisamente si trova ad essere chiamata a diventare madre del figlio di Dio, Ieshu, Salvatore dell'umanità. 
L'intento dello scrittore è quello di mettere in risalto, piuttosto che l'aspetto religioso, l'aspetto umano e realistico di questa storia, il coraggio, le emozioni e le sofferenze di Miriàm, l'amore profondo di una madre per un figlio. Il racconto si svolge in "quattro stanze".

Nella prima stanza si narra il momento dell'annunciazione: un messaggero arriva all'improvviso insieme a un colpo d'aria e si presenta a Miriàm annunciandole la nascita di un figlio, il figlio di Dio destinato a compiere grandi gesta e a salvare l'umanità intera. 
Miriàm si ritrova incinta ancor prima del matrimonio, e anche se frastornata, è felice.

Invece, il suo promesso marito Iosef non riesce a spiegarsi l'accaduto e pensa subito alla menzogna che può inventarsi per i compaesani affinché la gestazione possa essere giustificata e non giudicata come contraria alla legge, che comporta la lapidazione della donna colpevole di rapporti sessuali prima del matrimonio. 
Miriàm è comunque grata a Iosef perché non ha pensato a un tradimento, e le crede.

Miriam: " Gli uomini danno tanta importanza alle parole, per loro sono tutto quello che conta, che ha valore. Iosef le voleva per poterle serbare, riferire. Immaginò subito le conseguenze legali. L'annuncio aveva rotto la nostra promessa. Ero incinta di un angelo in avvento, prima del matrimonio. Perciò chiedeva altre parole da riportare all'assemblea, in cerca di una difesa di fronte al villaggio.

Mentre parlavo con Iosef, guardavo in basso, la veste fino ai piedi. Sotto, il mio corpo chiuso, era calmo come un campo di neve. Mentre parlava io diventavo madre.
Gli uomini hanno bisogno di parole per consistere, quelle dell'angelo per me erano vento da lasciar andare. Portava parole e semi, a me ne bastava uno.

Ero rimasta in piedi innanzi a lui e in piedi stavo davanti a Iosef. Lui sedeva, si alzava, si risiedeva, chiedeva di mettermi seduta, ma restavo in piedi. Eravamo promessi ed era già un atto grave stare soli sotto lo stesso tetto.
Avevo chiesto il colloquio, l'avevano concesso ma c'era stato un gran trambusto, ed era quasi sera. E poi non volevo sedermi. Con le mani intrecciate sul ventre piatto mi toccavo la pelle per sentire sulla punta delle dita la mia vita cambiata.

Era per me il primo giorno della creazione.

Provavo a ricordare, ma mi veniva solo un'allegria, una festa per quella nicchia in corpo che mi faceva madre senza aiuto di uomo.

Sotto la sua preghiera ricordai qualcosa: "Berurkhà att'miccòl hannashim" benedetta tu più di tutte le donne. Iosef ripeteva quelle parole, stordito, spaesato. Sulle mani annerite dai calli cadevano lacrime bianche.

Poi, con la tenerezza venne anche la gratitudine. Mi aveva creduto. Contro ogni evidenza si affidava a me. Sulla sua bella faccia non s'era mosso neanche un muscolo del sospetto, un aggrumo di ciglia, uno sguardo di sbieco. E aveva visto la sua Miriam per la prima volta, perchè era la prima volta che lo guardavo in faccia come neanche le mogli osano fare. Mi aveva creduto, ero felice e calda di gratitudine per lui. "Fai quello che è giusto Iosef. Io oggi sono tua più di prima, più della promessa."



Grazie don Giuss.

lunedì 19 dicembre 2016



Solo poche parole dedicate a Pino da Elena, (mia sorella, sua amatissima moglie): "Il cuore generoso di Pino si è fermato dopo un'operazione....

"Il cuore generoso" è la verità con cui lui mi accoglieva. Ci accoglieva. Tutti.

Troverò, un giorno, le parole per farvi capire perchè vive nel mio cuore tanto dolore.

Oggi alle porte  di una nuova "Nascita"  trascrivo un pensiero di Luigi Giussani per trovare una serenità che ancora questa sera non c'è. In me.

"Il senso della nostra vita è misterioso; è «nelle mani di Dio», come dicevano i nostri vecchi.

«Nelle mani di Dio», come qualche volta riusciamo a dire anche noi, con minore forza e verità.

Ma questo «essere nelle mani di Dio» innanzitutto vuol dire che qualunque cosa noi si subisca, o qualunque cosa attraverso la quale noi quotidianamente passiamo, qualunque cosa accada, tutto è per un positivo, per un bene.

Non si può staccare l'idea del Mistero di Dio dalla parola bene.

Tutto è nelle mani di Dio e quindi tutto è per il bene.

Che avvertimento più grande può dare un Padre ai suoi figli che Egli si soffermi a guardare nella prospettiva del loro destino? Se non che tutto è bene.

Il senso della vita e la sua verità, ciò per cui si nasce, si ha avuto la carne costitutiva del corpo, si svolgono i pensieri che zampillano, ci si preoccupa di questo o di quello, per cui si passa dal giorno alla notte e dalla notte al giorno, e si rincorrono i mesi, gli anni; il senso di tutto questo non coincide con quello che possiamo immaginare o decidere noi stessi: è misterioso. "

Tu, Signore, che in questo nuovo dolore sei come assente, diventa presente nella mia vita! Oggi, Subito!

"Alzandoci ogni mattina, diciamo per prima cosa col cuore questo "Tu" a Colui che ci sta accompagnando, al Destino che è Lui stesso, per il quale ci ha fatto e, che costituisce la stessa carne, le stesse ossa della nostra natura, della natura della nostra persona. Una giornata passata per grazia di Dio nella coscienza della Sua presenza, del rapporto con Lui, è una giornata vittoriosa anche se è stata piena di dolori."

"Allora il dire "Tu" a questa Presenza dovrebbe diventare il bisogno quotidiano.

Perciò la presenza nella nostra coscienza di quel "Tu" cui abbiamo accennato è importante per comprendere quello che facciamo, per investire di gratuità quello che di bene avviene in noi, per spalancare la speranza al futuro, e quindi rendere la giornata presente, il dramma presente, storia, fattore di una storia buona. Cristo incombe come significato del tuo tempo sull'istante che vivi."
L'Eterno abbraccia e trascina con sé ogni virgola della nostra vita presente."





Un nuovo viaggio.

domenica 18 dicembre 2016

Che la musica sia dolce come per una ninna nanna
Che i miei passi siano leggeri perchè non si svegli.
Ma se si sveglia e apre gli occhi gli manderò un bacio
e allora sorriderà "furbino"
come sempre, e mi dirà:"ciao bella"

Vorrei sussurrarti tantissime frasi ma, le leggerai nel mio cuore.

Buona notte Pinuccio e, non fare scherzi, a domani.

“Gli anni della nostra vita sono settanta/ottanta per i più robusti
passano presto e noi ci dileguiamo”








Se stato proprio un monello. Hai aspettato una giornata senza nebbia in cui la Luce arrivava sfolgorante e sei salito in quella scia. Buon viaggio Pinuccio. Arrivederci.

Dove sono?

mercoledì 14 dicembre 2016


Scrive Camille Pissarro, autore di molti quadri, "Beati quelli che vedono le cose belle in luoghi umili, dove altre persone non vedono nulla."


Quando una nuova creatura nasce, si cercano somiglianze per vedere in lei un precedente conosciuto. E invece è meravigliosamente nuova. E' lei unica e irripetibile: nuova e sconosciuta.

Mia figlia mi guarda severa e dice"Sei proprio uguale alla nonna!" e pensare che ho sempre creduto di assomigliare al mio papà!!!!

Ma "dove sono"?

In queste giornate fredde che ci cantano del nuovo Natale che è alle porte, m'interrogo: dov'è il mio cuotre? Dove sono? Come vivo questo tempo di attesa?

Racconta una leggenda che un Angelo cancella al neonato il ricordo di quello che ha saputo quando era nel grembo materno.
Dentro, al caldo, al profumo della placenta il bambino impara tutto il passato, le lingue, le avventure, pericoli e mestieri. 
Ma lo sforzo di espulsione dal corpo della madre, serve a dimenticare. 

Che perdita! 

Ora mi chiedo di nuovo, ma io dove sono?

Non sono tra la folla che frenetica cammina alla ricerca dei regali.

Non sono affaccendata a preparare il Presepe......

Non sono con i miei nipoti a terminare l'Albero di Natale

Non sono a cercare tra la nebbia fitta le stelle che nel cielo, creando un nuovo soffitto, raccolgono frantumi di pianeti,di comete; sono, naso all'aria, nell'universo intero come Dio lo ha creato tempo fa.

Sono nel silenzio che attende.

Sono in questa nuova stanza circondata da mille ricordi, da mille immagini...le più care.

Il primo è un disegno eseguito da Roby per la cartelletta da presentare all'esame di maturità del Liceo Artistico. Lo ha regalato a me, sapendo che lo avrei apprezzato. Ciao Roby...farai Natele in cielo!

Poi c'è l'amata Madonnina di Valeria, anche tu amore mio........

Altre immagini: La prima eseguita per Ada con il "pirografo"dal gruppo O.M.G.
  
La seconda sono i personaggi (marinai) tanto cari a Giorgio. Caricature di sè stesso che disegnava durante le riunioni della prima Scuola di Comunità.




 Le mie icone e  il disegno di Sr. Giustina



Non potevano mancare le foto dei miei figli e dei miei nipoti.

Ma il capolavoro è tutto qui, in questo disegno datato 5 agosto 1980. Sr. Giustina partiva per l'Africa e me lo ha regalato, ora è sgualcito e sempre valido perchè quando il mio cuore è affaticato,triste, bisognoso di Parole Celesti mi canta:

Io so in Chi ho posto la mia SPERANZA. 

"Grazie Sr. Giustina" 
Conosco il volto della tua nuvola. 
Sei arrivata in fretta là dove tutto è Luce. 

"Dove sono" mi chiedevo? Sono dove la nostalgia ha preso il posto dell'attesa, ma la Speranza è irrinunciabile.




 



Sabato/shabbàt (tra verità e poesia)

sabato 10 dicembre 2016


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"Ricorda il giorno di shabbàt": certo che mi ricordo, lo aspetto una settimana intera, pensò qualcuno (Adàm), indolenzito ancora dai turni di fatica dell'Egitto e incredulo di trovarsi liberato dai lavori forzati.

Dio non si riferiva a quello. Intendeva: ricorda il primo giorno di shabbàt del mondo, quando Elohìm cessò la Sua creazione.

Come non ricordarlo? Le due prime creature  già presenti, Adàm e Havà, si  stupiscono del silenzio che improvvisamente si è formato.

Era il giorno sesto del creato, ma per loro era il giorno uno.

Venne sera e silenzio, si spalancò la notte e si sdraiarono sotto. Non sapevano se sarebbe tornato un altro giorno e la sua luce.
Tutto era nuovo per loro e tutto era già apparecchiato intorno.
Seppero che ogni cosa li aveva preceduti, la vita intera esisteva già prima di loro due.
Seppero in quel primo buio di essere degli ospiti.

Quella sera il mondo s'interruppe, come un principio di sordità all'orecchio. Succede anche a chi passa alla penombra da una forte luce. Lentamente distinsero il silenzio del primo shabbàt del mondo. Era bonaccia a mare, la fogliuzza che non tremula più, il vapore che sale diritto dalle narici dei bufali, i loro occhi tranquilli: anche per gli animali quello era il primo sabato, ma loro lo aspettavano.

Ricorda la prima notte dei nostri primi due, si mischiava l'amore allo spavento, la risposta insieme alla domanda. Erano nudi, si protesero, abbracciandosi i corpi, la testa nella spalla dell'altro nell'incavo accogliente tra la scapola e il collo. Scoprivano l'incastro che permette a due corpi di fare unità.
Fu la prima scoperta della conoscenza, senza la distinzione del bene e del male.
Quella prima notte profumava di creato spento. L'amore accelerava l'esperienza, faceva succedere tutto in una notte. E che notte, la prima: non erano stati bambini, l'amore fu il primo dei giochi. Passarono dalle risate al solletico. Mentre si strofinavano felici si urtarono le labbra. Stupiti si scansarono, poi le riaccostarono. Si schiusero gli occhi da soli, la vista e tutti i sensi accorsero alla bocca. Nacque per incidente allegro il primo bacio. Al termine del gioco erano arrivati al bacio mille.

Ricorda il giorno di sabato, iniziato la sera del sesto, prolungato nell'insonnia amorosa, nel breve sonno sazio, nel risveglio a giorno canterino. Quello è shabbàt, di quello avrai ricordo.
Le donne sotto il Sinai guardarono i mariti, gli uomini si voltarono verso di loro, chiamati da quegli occhi. Che giorno è oggi? Facciamo che è già il sesto, che stasera è shabbàt.

Ricorda la felicità del mattino seguente, la luce sulle palpebre, il risveglio. Era il giorno perfetto, il punto fermo messo a firma del capolavoro. Shabbàt, la cessazione, un suono secco di frutto caduto, il palmo di una mano che si chiude nel palmo dell'altra.

Non che fosse finita l'opera: il rinnovo continua. Si era fermata la musica. "Non farai per te alcuna opera". Smetti, è shabbàt, non è tuo, è della terra, che resti per un giorno senza passi, sgombera di te.
Il sabato è uguaglianza.
Le bestie quella notte guardarono in su, i nostri due fecero lo stesso.
"Il cielo è il mio sedile, la terra è il mio sgabello" fa dire a Isaia.
Cercavano con gli occhi dove stava il musicista.

( Dal libro "E disse...di Erri De Luca)

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Tutti nasciamo come originali......

venerdì 9 dicembre 2016



Forse un giorno, neppur troppo lontano, avremo un santo, regolarmente canonizzato, come patrono di internet e protettore di tutti i cybernauti. Già comunque adesso abbiamo un valido intercessore in Carlo Acutis, un ragazzo di 15 anni, “patito” di internet come i suoi coetanei, ma a differenza di tanti di loro, convinto che debba diventare “veicolo di evangelizzazione e di catechesi”. Sul web è ancora presente (www.miracolieucaristici.org), la mostra virtuale progettata e realizzata da lui a 14 anni, che sta facendo il giro del mondo e che testimonia come davvero per Carlo l’Eucaristia è stata la sua “autostrada per il cielo”.

Già, perché Carlo continua ad essere un mistero: con i suoi 15 anni limpidi e solari, con la sua voglia di vivere e la sua prorompente allegria, ma soprattutto con la sua fede che scomoda ed interpella quella di noi adulti. Nasce il 3 maggio 1991 a Londra, dove i suoi genitori si trovano per esigenze di lavoro. Cresce a Milano, come tutti gli altri, differenziandosi solo per una particolare inclinazione per le pratiche religiose che a 12 anni lo porta alla Messa ed alla comunione quotidiana. E non è tutto: di pari passo con l’adolescenza arriva anche il rosario quotidiano e l’adorazione eucaristica, convinto com’è che quando “ci si mette di fronte al sole ci si abbronza... ma quando ci si mette dinnanzi a Gesù Eucaristia si diventa santi”.

Già, la santità: è il suo chiodo fisso, il suo obiettivo, la molla che lo fa stare in modo “diverso” sui banchi di scuola, in pizzeria con gli amici o in piazzetta per la partita di pallone. Non è geloso del suo “kit per diventare santi”, che regala generosamente a tutti e che, molto semplicemente, contiene: un desidero grande di santità, messa comunione e rosario quotidiano, una razione giornaliera di Bibbia, un po’ di adorazione eucaristica, la confessione settimanale, la disponibilità a rinunciare a qualcosa per gli altri. Per lui, che così tanto desidera la santità, è normale cercare amici in cielo; così nel suo sito internet c’è la sezione “scopri quanti amici ho in cielo”, dove compaiono i santi “giovani”, quelli che hanno raggiunto la santità in fretta e dove include anche la centallese Maria Isoardo, che ha “pescato” probabilmente in internet. Anche lui è convinto di non invecchiare; “Morirò giovane”, ripete, ma intanto riempie la sua giornata di vorticosa attività: con i ragazzi del catechismo, con i poveri alla mensa Caritas, con i bambini dell’oratorio. Tra un impegno e l’altro trova ancora il tempo per suonare il sassofono, giocare a pallone, progettare programmi al computer, divertirsi con i videogiochi, guardare gli adorati film polizieschi, girare filmini con i suoi cani e gatti. Oltre naturalmente studiare, perché frequenta con profitto (pur senza essere il primo della classe) il liceo milanese “Leone XIII”.

Dagli amici è amato, per la ventata di allegria che sa portare nella compagnia, anche se lui non cerca lo sballo come gli altri, sempre misurato e padrone dei suoi sentimenti e dei suoi slanci. Così, anche chi lo avversa e lo deride, finisce per subirne il fascino e per lasciarsi attrarre da lui. Poi, improvvisa come un fulmine a ciel sereno, arriva la leucemia, quella acuta che non lascia scampo, e che lui accoglie con un sorriso, offrendo la sua vita per il Papa e per la Chiesa. Cerca la guarigione perché ama la vita, ma sorride alla morte come all’incontro con l’Amato e perché sa che oltre ad essa non c’è il nulla. Muore il 12 ottobre 2006 e lo seppelliscono nella nuda terra ad Assisi, la città di San Francesco che più di altre ha amato e nella quale tornava così volentieri per ritemprare lo spirito.

“Tutti nasciamo come degli originali, ma molti muoiono come fotocopie”, aveva scritto. Un destino a cui egli evidentemente è sfuggito se, appena trascorsi i cinque anni previsti dalle norme canoniche, la diocesi milanese ha subito dato inizio al processo di beatificazione, mentre in Italia e all’estero cresce la fama e la stima per questo ragazzo che ha cercato la santità in modo straordinario pur nell’ordinarietà della vita dei giovani d’oggi.




Non attender che Dio su te discenda
e che ti dica: Sono.
Senso alcuno non ha quel Dio che afferma
l'onnipotenza sua.
Sentilo tu, nel soffio ond'ei ti ha colmo 
da che respiri e sei.
Quando, non sai perché, ti avvampa il cuore,
è Lui che in te si esprime.

(Rainer M. Rilke)

Festa di Maria Immacolata

giovedì 8 dicembre 2016


Immagine correlata
Napoli- Edicola Madonna delle rose




Erano 'e tre dopo mezanotte.
P' 'a strada cammenavo io sola. 

D' 'a casa mia già me n'ero iuta 'a sei mise. Era 'a primma vota! E che ffaccio? A chi 'o ddico? Sentevo ncapo a me 'e voce d' 'e ccumpagne meie: «A che aspetti! Ti togli il pensiero! Io cunosco a uno molto bravo..».
Senza vulé, cammenanno cammenanno, me truvaie dint' o vico mio, nnanz' all'altarino d' 'a Madonna d' 'e rrose. 

L'affruntaie accussì: 
«C'aggi' 'a fa'? Tu saie tutto... Saie pure pecchè me trovo int' 'o peccato. C'aggi' 'a fa'? »
Ma Essa zitto, nun rispunneva.
«E accussì ffaie, è ove'? Cchiù nun parle e cchiù 'a gente te crede?... Sto parlanno cu' te!
Rispunne!».
«'E figlie so' ffiglie!». Me gelaie. Rummanette accussì, ferma.
Forse si m'avutavo avarria visto o capito 'a do' veneva 'a voce: 'a dint' a na casa c' 'o balcone apierto, d' 'o vico appriesso, 'a copp' a na fenesta...
Ma penzaie: «E pecchè proprio a chistu mumento? Che ne sape 'a ggente d' 'e fatte mieie?
È stata Essa, allora... È stata 'a Madonna!
S'è vista affrontata a tu per tu, e ha vuluto parlà... Ma, allora, 'a Madonna pe' parlà se serve 'e nuie... E quanno m'hanno ditto: "Ti togli il pensiero!", è stata pur'essa ca m' 'ha ditto, pe' me mettere 'a prova!...
E nun saccio si fuie io o 'a Madonna d' 'e
rrose ca facette c' 'a capa accussì!  'E figlie so' ffiglie!» E giuraie.(Eduardo De Filippo)

Ave, Maria, di stelle inghirlandata, | curvo e triste nell'ombra io pur t'imploro; | la valle imbruna, è il fin della giornata; | coi mandriani dell'alpe io pur t'adoro. || Tu che salvi dall'ira del torrente, tu azzurra vision nell'uragano, | tu ospizio fra le nevi ardue, tu olente || aura, in che orror mi affondo, in che agonia; | l'onta, il ribrezzo, il gran buio crescente, | tu lo sai, tu lo vedi: Ave, Maria.


Oh Madonna, tu sei la sicurezza della nostra speranza! (Luigi Giussani)


Già celebrata dal sec. XI, questa solennità si inserisce nel contesto dell’Avvento-Natale, congiungendo l’attesa messianica e il ritorno glorioso di Cristo con l’ammirata memoria della Madre.
In tal senso questo periodo liturgico deve essere considerato un tempo particolarmente adatto per il culto della Madre del Signore.
Maria è la tutta santa, immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura. Già profeticamente adombrata nella promessa fatta ai progenitori della vittoria sul serpente, Maria è la Vergine che concepirà e partorirà un figlio il cui nome sarà Emmanuele.
Il dogma dell’Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX nel 1854.


Solennità dell’Immacolata Concezione della beata Vergine Maria, che veramente piena di grazia e benedetta tra le donne, in vista della nascita e della morte salvifica del Figlio di Dio, fu sin dal primo momento della sua concezione, per singolare privilegio di Dio, preservata immune da ogni macchia della colpa originale, come solennemente definito da papa Pio IX, sulla base di una dottrina di antica tradizione, come dogma di fede, proprio nel giorno che oggi ricorre.



Vorrei affidare alla Santissima Madre di Dio tutte le difficoltà che vive il nostro mondo alla ricerca di serenità e di pace, i problemi di tante famiglie che guardano al futuro con preoccupazione, i desideri dei giovani che si aprono alla vita, le sofferenze di chi attende gesti e scelte di solidarietà e di amore. Vorrei affidare alla Madre di Dio anche questo speciale tempo di grazia per la Chiesa, che si apre davanti a noi. Tu, Madre del «sì», che hai ascoltato Gesù, parlaci di Lui, raccontaci il tuo cammino per seguirlo sulla via della fede, aiutaci ad annunciarlo perché ogni uomo possa accoglierlo e diventare dimora di Dio. Amen!



Le preghiere sono di Papa Benedetto XVI

Se aspetti un minuto.....

mercoledì 7 dicembre 2016

Risultati immagini per Immagini della creazione, Dio





Mi hanno raccontato di una bambina che frequentava la quarta classe delle elementari che aveva un comportamento iperattivo durante tutta la giornata scolastica e in una sola ora trovava se stessa. L'ora di disegno.
In quell'unico momento di armonia tra sé e il mondo circostante si tuffava nel foglio con assoluta naturalezza e il corpo si accoccolava tutto nella creazione artistica.
Un giorno la maestra che aveva già annunciato la fine della giornata e chiesto di consegnare, vide che la bambina imperterrita continuava a disegnare.
China sul suo foglio era immersa in un tempo e in uno spazio diversi da quello degli altri bambini.
La maestra si spazientì.
Si avvicinò alla sua piccola alunna per vedere cosa stesse disegnando di così importante.
"Sto facendo un ritratto di Dio" spiegò la bambina, senza alzare lo sguardo dal foglio.
La maestra sorrise e con ironia rispose:
"Ma Dio nessuno sa come è fatto, nessuno l'ha mai visto!"
La bimba rimase un attimo in silenzio poi. continuando a disegnare, disse: 
"Se aspetta un attimo, Lo vedrà".


Lo splendore del creato rivela la bellezza di Dio. Nel Suo giardino le persone trovano il senso della vita, riscoprono l’identità della propria vocazione e il valore  perché anche il territorio si scopre lo stupore ri-creativo in ogni pianticella che si cura, si pota, si concima.
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). In questa immagine sono fotografate alcune suore  della congregazione delle Suore di Fatima che sull'esempio di Maria, modello e dono d’amore, si prodigano con tutte le energie, per essere segno di carità evangelica, recandosi dove Ella  indica loro, specie dove maggiore è il bisogno di umanità e di testimonianza di Cristo crocifisso e risorto, speranza del mondo.