Preghiera di Nabil

lunedì 14 settembre 2015



Fa', o Signore, che noi stringiamo la Tua mano nera perchè la terra porti frutti di speranza. Fa' che stingiamo la Tua mano gialla perchè ciascuno guadagni il suo pane con dignità. Fa' che stringiamo la Tua mano bianca perchè fioriscano i boccioli di giustizia su tutti i rami. Fa' chenoi stringiamo anche la Tua mano rossa, perchè tutti gli abitanti dell'Africa, dell'Asia, dell'Europa e dell'America coltivino sotto tutti i cieli e in tutti i tempi campi di preghiera e giardini di pace

Nabil Mouannès


La mani di Dio, non solo sono bianche, ma hanno tutti i colori della pelle dell'umanità, per questo se vogliamo stringerle,  devi tenere nella tua la Sua mano nera, gialla o rossa.

E' attraverso l'umanità di questa terra che Dio coltiva il Suo giardino profumato da momenti di preghiera, di giustizia e soprattutto dei fiori della speranza che ci donano pace e amore.

Non tutte le mani sono profumate come le vorremmo, ci sono mani armate l'una contro l'altra.

Chi ha scritto questa preghiera è un prete del Libano. Il libano cantato nei salmi dove appendevamo le nostre cetre, ma non riuscivamo a cantare, perchè prigionieri. Dobbiamo ritrovare, come Nabil, il grande respiro di Dio: il Dio che ama tutte le creature uscite dalle Sue mani in tanti "profili" e in tante "forme" diverse e che le vorrebbe tutte - come dice il profeta Sofonia (3,9) - spalla a spalla, a invocare il Suo nome.




             Un cedro del Libano