Uno sguardo

sabato 5 settembre 2015



La vita dell' uomo ha quattro tappe. La prima è quella dell'imparare, quando si è formati dai Maestri. La seconda è quella dell'insegnamento in cui si condivide ciò che si è appreso con gli altri. La terza fase è quella del bosco, nel quale si ritira per ritrovare se stessi ed energie nuove. Infine, la quarta tappa è l'essere mendicanti, tendendo la mano agli altri perchè ti sorreggano nella malattia e nella vecchiaia. Apologo Indiano


Penso che la terza fase, quella del bosco sia quella che sto vivendo.

Per usare un'espressione di Moravia, "una reimmissione dell'acqua nella diga dello spirito": una necessaria ricarica di riflessione.

Ma è l'oggi che mi fa vivere il quarto periodo: quello della vecchiaia e della malattia. La malattia della mia mamma.

Ora è ricoverata in una casa per anziani: che non le piace, nè la casa, peraltro ottima, nè gli infermieri, nè i medici.

Vorrebbe che fossimo sempre con lei. La capisco 1) non è mai stata in ospedale, ha sempre avuto il terrore della casa di riposo e 2) non è mai vissuta da sola.

Noi figli ora ci diamo il cambio, una mattina io, il pomeriggio Elena, oppurre viceversa.


Ma volevo parlarvi del mio rapporto con i più deboli: appunto gli anziani.

Già al tempo del catechismo, nel periodo precedente le grandi feste liturgiche, preparavo dei cartoncini su cui i bambini disegnavano un motivo che riportasse alla mente la festa che stava arrivando.

Suggerivo loro una frase adatta e poi, tutti insieme, prendevamo il pullman e andavamo nell'ospizio più vicino.

Loro, andavano vicino ad ogni paziente e gli regalavano il loro biglietto.I bimbi erano felici e gli ospiti, anche.

Il Parroco di allora mi permetteva certe iniziative!!!



 Ritorno all'oggi: la mia mamma è nel letto, la parola corretta, è una paziente allettata.

Nel corridonio carozzine vanno e vengono. Pazienti tristi, la testa reclinata in avanti, le braccia inerte e magre.

Ho preso l'abitudine, quando loro sono in sala da pranzo, di andare ad augurare il buonappetito, un saluto con la mano....Nessuno risponde...sì forse una persona o due.

Non importa, le infermiere non mi sgridano, per ora, e io puntualmente entro e saluto.

Due giorni fa è successo qualcosa....

Tra le signore sedute al tavolo da pranzo, ne noto una che sta leggendo.....

Non posso non avvicinarmi! Vado da lei e le chiedo cosa legge.

Mi mostra il libro "Lucarelli" poche pagine "Altrimenti poi non ricordo l'inizio!"

La guardo e le sorrido. E' bella. Nella sua vecchiezza è molto bella. Due profondi occhi neri che indagano i miei e risponde al sorriso.

Lei è Giuseppina. Pinuccia. La madre italiana, il padre Eritreo. Lei è nata lì (ne porta i tratti, i capelli ora bianchi, dovevano essere nerissimi, carnagione più scura della mia....) poi è venuta in Italia.

Non posso fermarmi molto, la mia mamma mi aspetta. Le ho promesso, andandomene, che le avrei portato un libro se l'avesse gradito. Sì.

Ieri sono tornata. (Quando la mia mamma aveva pranzato,ho riportato i piatti in sala da pranzo). 
Pinuccia era lì. Intenta a guardare la televisione che trasmetteva "un balletto" (forse la morte del cigno, ma non ne sono sicura). A lei piaceva.

Mi sono avvicinata le ho dato il libro "Va dove ti porta il cuore" della Tamaro con una dedica e il mio nome.


"Guarda Lucia, che io ci impiego tanto a leggere!"

"Tutto il tempo che ti serve. E' tuo!"

"L'hai scritto tu?"

"No, non sono brava a scrivere!"

"Ma...ma...ma..."

Era impacciata come volesse dirmi ma io cosa posso darti?

Le ho dato un bacio sulla fronte e stavo andando via quando sento che mi dice:

"Ma chi sei? Chi ti ha mandato? Sei un dono!" "Dove ci siamo conosciute?"

"Qui Pinuccia, ieri. E sono solo Lucia."

"Ti rivedo?"

"Sì, spero. Adesso vado dalla mia mamma!"


Mentre mi allontano sento che cerca di dare un senso, alle altre persone, di quest'incontro.......


"In uno sguardo riconosci il fratello" Questa è stata la mia dedica.