Il protagonista della storia è il mendicante.

lunedì 11 maggio 2015



"Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi?». (Sal 8,5). Nessuna domanda mi ha mai colpito, nella vita, così come questa. C’è stato solo un Uomo al mondo che mi poteva rispondere, ponendo una nuova domanda: «Qual vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà se stesso? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio di sé?» (Mt 16,26). Nessuna domanda mi sono sentito rivolgere così, che mi abbia lasciato il fiato mozzato, come questa di Cristo! Nessun uomo può sentire se stesso affermato con dignità di valore assoluto, al di là di ogni sua riuscita. Nessuno al mondo ha mai potuto parlare così! Solo Cristo si prende tutto a cuore della mia umanità. È lo stupore di Dionigi l’Areopagita: «Chi ci potrà mai parlare dell’amore all’uomo proprio di Cristo, traboccante di pace?».



È una semplicità del cuore quella che mi faceva sentire e riconoscere come eccezionale Cristo, con quella immediatezza certa, come avviene per l’evidenza inattaccabile e indistruttibile di fattori e momenti della realtà, che, entrati nell’orizzonte della nostra persona, colpiscono fino al cuore.




Lo Spirito di Gesù, cioè del Verbo fatto carne, si rende sperimentabile, per l’uomo di ogni giorno, nella Sua forza redentrice di tutta l’esistenza del singolo e della storia umana, nel cambiamento radicale che produce in chi si imbatte in Lui e, come Giovanni e Andrea, Lo segue.




Ho visto così succedere il formarsi di un popolo, in nome di Cristo. Tutto in me è diventato veramente più religioso, fino alla coscienza tesa a scoprire che «Dio è tutto in tutto» (1Cor 15,28). In questo popolo la letizia è diventata «ingenti gaudio», fattore decisivo, cioè, della propria storia come positività ultima e, quindi, come gioia.




L’infedeltà sempre insorge nel nostro cuore anche di fronte alle cose più belle e più vere, in cui, davanti all’umanità di Dio e alla originale semplicità dell’uomo, l’uomo può venire meno per debolezza e preconcetto mondano, come Giuda e Pietro. Pure l’esperienza personale dell’infedeltà che sempre insorge, rivelando l’imperfezione di ogni gesto umano, urge la continua memoria di Cristo.




Al grido disperato del pastore Brand nell’omonimo dramma di Ibsen («Rispondimi, o Dio, nell’ora in cui la morte m’inghiotte: non è dunque sufficiente tutta la volontà di un uomo per conseguire una sola parte di salvezza?») risponde l’umile positività di santa Teresa del Bambin Gesù che scrive: «Quando sono caritatevole è solo Gesù che agisce in me». Tutto ciò significa che la libertà dell’uomo, sempre implicata dal Mistero, ha come suprema, inattaccabile forma espressiva, la preghiera.




Tutto ciò significa che la libertà dell’uomo, sempre implicata dal Mistero, ha come suprema, inattaccabile forma espressiva, la preghiera. Per questo la libertà si pone, secondo tutta la sua vera natura, come domanda di adesione all’Essere, perciò a Cristo. Anche dentro l’incapacità, dentro la debolezza grande dell’uomo, è destinata a perdurare l’affezione a Cristo. Questo l’abbraccio ultimo del Mistero, contro cui l’uomo – anche il più lontano e il più perverso o il più oscurato, il più tenebroso – non può opporre niente, non può opporre obiezione: può disertarlo, ma disertando se stesso e il proprio bene. Il Mistero come misericordia resta l’ultima parola anche su tutte le brutte possibilità della storia. Per cui l’esistenza si esprime, come ultimo ideale, nella mendicanza. Il vero protagonista della storia è il mendicante: Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo.





Alla mia mamma




E' domenica: la festa della mamma! Oggi ti vengo a trovare, ma è un segreto così tu non mi aspetti.
Eccomi. Ti metti seduta sul letto e ti stropicci gli occhi: "Oh ma che sorpresa!" Infatti non ci aspettavi. Ti guardo: il viso disteso con un accenno di sorriso.
Mentre ti guardo penso a come è stata ingrata la tua vita. Il lavoro nei campi, quando le tue amichette andavano a scuola, poi il lavoro a Trieste per mandare la paga ai nonni per i tuoi tre fratelli che ancora vivevano con loro.
L'incontro con papà e il trasferimento a Milano. Immediatamente dopo il mio arrivo, la guerra, la casa bruciata: altro trasferimento a Conegliano. Eravamo noi tre figli il tuo sorriso?
Poi arrivò la malattia di papà: ritorno alla fabbrica.
Quando tornavi la sera, avevo paura di scoprire cosa mi dicevano i tuoi occhi: stanchezza, preoccupazione. Avrei dovuto interrogare il tuo cuore per capire dov'erano i tuoi sogni, i tuoi desideri di donna, noi chiedevamo Amore. Chiedevo un bacio, una carezza, una confidenza per una figlia che cresceva.....
Da tempo siamo lontane, ma il mio pensiero è per te, per il tuo amore chiuso nel cuore.
Ora riposati. Forse ti ho stancato chiedendoti troppi ricordi. Bacio il tuo viso, la tua fronte sempre pensierosa, col pensiero ti racconto la mia vita in una città che non ti piace, ti sussurro quanto bene ti voglio e mentre ti accarezzo una mano fasciata, un altro bacio e il saluto del distacco.
Grazie mammina perchè il Signore ha scelto te per donarmi al mondo. Ci sentiamo domani. Buonanotte alla mia 95enne mammina