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sabato 18 aprile 2015



Bimbo down abbandonato (Avvenire)






Ciao Gammy! Bacio grande.


La storia di Gammy, il bambino down abbandonato dalla coppia di genitori australiani che l’ha fatto nascere ricorrendo all’utero "in affitto" di una giovane thailandese, ha provocato una pioggia di condivisioni e di commenti sulla pagina Facebook di Avvenire. Lo sconcerto maggiore è quello verso il comportamento dei " committenti". «Non si meritano di essere genitori», scrive qualcuno. E c’è chi, come Maria Cristina Tebaldi, dice: «Non sanno quanto affetto perdono...». Amara la sintesi di Roberto Lucchese: «È la logica del mercato: loro hanno pagato per un bambino sano. Come quando si compera una nuova auto, mica la tieni se ha un difetto di fabbrica...». Parlando di «puro egoismo», Luigina Sgrazzutti riflette sul fatto che «chi soffrirà di più come saranno le creature innocenti fatte nascere da cuori chi ha voluto solo soddisfare il proprio io».

E tanti sono i pensieri per il piccolo Gammy e per la sua gemella, accettata e portata con sé dalla coppia di genitori biologici perché sana. «Li voglio io! Qualcuno mi sa dire come fare?» esclama Stefania Mammano. Molte mamme fanno il tifo per Gammy («bellissimo!»), che ha seri problemi di salute e in questo momento è ricoverato in ospedale per un’infeziona grave: «Forza piccolo - scrive Sara Liberto - Questa è la china vergognosa che sta prendendo il nostro mondo...». E James Marlboro pensa a quando un giorno la sorellina «verrà a saper di avere un fratello» che è stato rifiutato, e «con con il quale ha condiviso la cosa più bella del mondo». Cioè il dono della vita.

La pratica dell'utero in affitto è l’altro argomento preso di mira sul social: «I figli non sono piu dono di Dio o esseri umani ma merce di scambio - commenta Massimo Graziosi - e, come degli oggetti, quando non sono perfetti o super belli vengono rifiutati». Lucia Passalacqua propone sarcasticamente «il diritto di recesso anche sui figli, come su tutto ciò che si acquista. Sette giorni per decidere se il figlio è conforme all’ordine o meno». Per Gilberto Ricolfi «non è questione di essere cristiani o non cristiani, ma di chiederci cosa vuol dire essere uomini...



Il mio amico Giorgio B. ha risposto così ad Avvenire.
Caro Direttore,
apprezzo molto "Avvenire" e proprio per questo, in riferimento a quanto da lei scritto,  martedì 2 settembre, al riguardo dei bimbi down, mi permetterei di sottolineare un aspetto che mi sta particolarmente a cuore: i bimbi down sono un bene per tutti. Questa frase non è uno slogan, è la mia esperienza di padre di una bimba down di sei anni, di nome Martina che ha anche una malformazione cardiaca.
Il suo sguardo così semplice e nel contempo così particolare non può non richiamarmi tutte le sere, quando torno dal lavoro, all'essenzialità della vita; tutto il mondo ci vuole convincere che la cosa importante è l'apparenza (bellezza, soldi, potere) e non l'Essere. Il suo sguardo sa guardare alla realtà con tanto stupore e con grande positività; io mi sento interrogato da questo approccio al reale così unico.
La mia piccola, in sostanza, mi richiama più di altre persone definite "normali" al significato ultimo della vita. Quando andiamo a passeggio con lei, non c'è persona che resista al suo sguardo, riesce a farci dialogare anche con gli stranieri; riesce a comunicare una vitalità e una umanità che va oltre il linguaggio.
Ha un carattere molto sensibile e capisce prima di noi 2normal people, le situazioni dal tono della voce e dagli sguardi e, in molte circostanze vuole sapere il nome delle persone, specialmente quelle che incontra per la strada. Alla scuola materna è stata messa vicino a compagni molto vivaci e lei è riuscita ad interessarli con la sua presenza e tantissime persone le si sono affezionate.
Non è che manchino i problemi. Le difficoltà ci sono sia a livello motorio che di comprensione, e soprattutto di salute.
Ma non possono togliere o oscurare la grande grazia donataci dal Signore, grazia di avere con noi una bimba così speciale come Martina.
Sono convinto che la sua presenza ci è stata donata per la salvezza mia, di mia moglie e delle sue due sorelle.
Sono altresì convinto che è attraverso Martina ogni giorno facciamo memoria che "se non diventeremo come bambini non entreremo nel regno dei cieli".
Questo non è stato detto dal dott. Dawkins, m da Qualcuno un po' più autorevole.... (Giorgio B)