Maschere e Ceneri

lunedì 16 febbraio 2015


Enrico, un'amica e Ada 1986



Domani a Novara, sarà l'ultimo giorno di carnevale.

Con i miei figli io ho scoperto la gioia del travestimento. In Parrocchia si studia un tema che sarà poi indicativo per la scelta delle maschere.
  

Scoprii il "carnevale" vedendo il film "I Vitelloni" dove nel desiderio di cercare il divertimento, c'era tanta tristezza. 

Il mio carnevale a Milano, si chiamava curiosità. Andavo nelle strade del centro per vedere le"maschere". 
Ricordo la forte stretta della mano della mia mamma, il chiasso che si faceva ritmo e musica e la paura della folla. 
Era un carnevale che, in un tono minore, è poi arrivato in televisione che ai miei occhi stupiti, diventava grottesco con i carri e le grandi maschere di cartapesta attorniate da tante, ma tante persone, che ballavano non appena gli si tiravano i fili che qualcuno muoveva. Figure che dal sottofondo della strada venivano proiettate su di un cielo pallido dallo schermo vuoto.

L'infantile candore dei bambini spariva nella folla camuffata da felicità. 




Le maschere sono una cosa tremendamente seria: è come se in quei travestimenti perdessimo la nostra vera identità, le nostre emozioni e passioni per trovarne altre che dureranno un sol giorno. 

Goldoni: Lui era una persona magica. Arlecchino, Pantalone, Brighella, Colombina chi li ricorda più! Eppure in quelle fiabe si conosceva l'amore (non quello vero, quello caricaturato), e poi un briciolo di disonestà. Rivedrei ancora con piacere "Arlecchino servo di due padroni" "Le baruffe Chiozzotte" e tante altre commedie, perse anche nella mia memoria.
Le maschere sanno ridere, sorridere e piangere con una gravità composta, che vi acquista in un certo senso, una particolare armonia.

Mascherando i miei figli ho scoperto il divertimento , giocando con loro e i loro personaggi imitati: Zorro, Mary Poppins, La Fatina, Il Cawboy , il Bacio Perugina, per arrivare in fondo alle lattine delle bibite preferite.




Mercoledì arriveranno le "ceneri".

Le stelle filanti penderanno ancora dai balconi, sfilacciate e colorate: dondolando al vento, come lunghi capelli recisi.

Sulla piazza della Chiesa ci sarà un tappeto di coriandoli e qualche bimbo ne raccoglierà qualche manciata e li farà volare nell'aria fredda.

Ci sarà un silenzio nuovo. 
Nelle Chiese, all'inizio della S. Messa, il Sacerdote ci porrà sulla nostra testa china la cenere per ricordarci la morte attraverso una realtà umile ma viva: la polvere. La polvere che è fatta di strade, di mattoni, di cose consumate, la polvere che è la vita percorsa e la vita che rinasce.

La polvere che era all'inizio dell'uomo: la polvere da cui fu tratto, nella sua prima nascita e dalla quale risorgerà alla fine nell'ultimo giudizio. 

Poi a cerimonia terminata, mi passerò una mano nei capelli e sulla fronte per togliere quella traccia di cenere finissima e azzurrina......color foglie d'ulivo.

La polvere della mia viva verità.




Rileggendo scopro che forse le maschere che ho descritto sono il riflesso del mio umore che in questi giorni mi accompagna.

Quando c'era l'entusiasmo di giorni nuovi dove il mondo cantava:  in tutto ciò in cui m'impegnavo c'era il profumo della gioia.