A. V. E.

mercoledì 11 febbraio 2015



Ecco Valeria, Enrico e Ada.


Un saluto a Maria, Madre nostra, più bello di così non potevamo farlo: Ada Valeria Enrico! AVE!


Tre splendide creature, i miei figli, che Le sono stati affidati, perchè in Lei avrebbero trovato la Madre che li avrebbe presi per mano e condotti dove solo Dio conosce il sentiero.

La preghiera che Ti giunge, Maria, in questa giornata in cui il sole ci fa sperare in una primavera
ormai prossima, è la stessa (la Benedizione) che Giacobbe chiese a Dio quando non aveva ancora scavato il pozzo, e Gesù non si era ancora seduto sulla vera a discorrere con la Samaritana a prometterle l'acqua che affiora dal ventre della terra, per la nostra sete, i nostri prati, per fare del deserto, la vigna fiorita del Cantico.

Prega per noi, Santa Madre di Dio, affinchè siamo resi degni delle promesse di Cristo. Amen






(La notte di Giacobbe al guado dello Yabboq diventa per il credente un punto di riferimento per capire la relazione con Dio che nella preghiera trova la sua massima espressione. La preghiera richiede fiducia, vicinanza, quasi in un corpo a corpo simbolico non con un Dio nemico, avversario, ma con un Signore benedicente che rimane sempre misterioso, che appare irraggiungibile. Per questo l’autore sacro utilizza il simbolo della lotta, che implica forza d’animo, perseveranza, tenacia nel raggiungere ciò che si desidera. E se l’oggetto del desiderio è il rapporto con Dio, la sua benedizione e il suo amore, allora la lotta non potrà che culminare nel dono di se stessi a Dio, nel riconoscere la propria debolezza, che vince proprio quando giunge a consegnarsi nelle mani misericordiose di Dio.)


Ricordati, o piissima vergine Maria,
che non si è mai udito che qualcuno sia ricorso al tuo patrocinio,
abbia implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione e sia stato abbandonato.
Animato da tale fiducia, a te ricorro, o Madre, o Vergine delle vergini,
a te vengo e, peccatore pentito, mi prostro davanti a te.
O Madre di Gesù, non disprezzare le mie preghiere,
ma benevolmente ascoltami ed esaudiscimi. Amen.