I santi sono gli uomini delle Beatitudini.

sabato 31 ottobre 2015





Vangelo di Mt. 5,1-12a

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
I santi sono gli uomini delle Beatitudini. Queste parole sono il cuore del Vangelo, il racconto di come passava nel mondo l’uomo Gesù, e per questo sono il volto alto e puro di ogni uomo, le nuove ipotesi di umanità. Sono il desiderio prepotente di un tutt’altro modo di essere uomini, il sogno di un mondo fatto di pace, di sincerità, di giustizia, di cuori limpidi.

La parola chiave delle Beatitudini è felicità. Sant’Agostino, che redige un’opera intera sulla vita beata, scrive: abbiamo parlato della felicità, e non conosco valore che maggiormente si possa ritenere dono di Dio. Dio non solo è amore, non solo misericordia, Dio è anche felicità. Felicità è uno dei nomi di Dio.

Pensiamo "Dio non ama tutti. Ama ognuno di noi.

Favola con morale...per chi vuole!

giovedì 29 ottobre 2015




Il Mago Magone era sempre tanto triste; bastava che una nuvola oscurasse il sole e cominciava a piangere e se gli si slacciava una stringa della scarpa gli venivano i lustrini agli occhi; piangeva perfino ogni volta che starnutiva, gli veniva il mestolino qualunque notizia sentisse alla radio e si affliggeva terribilmente quando guardava tramontare il sole.

Insomma: non gli andava mai bene niente, sia che avesse la pancia piena oppure vuota.


Finché un giorno si accorse di aver finito le lacrime, ma ciò non lo fece piangere: lo preoccupò talmente che perse anche l’uso della parola.
Allora si diede a correre in lungo e in largo per il suo enorme castello; era disperato e guardò in tutti i cassetti in cerca di una preoccupazione, dentro tutti gli armadi per trovare un dispiacere, sotto tutti i letti per scovare un mal di pancia, ma niente da fare; mise a soqquadro la casa, ma dentro ai cassetti trovò solo chili di salute, negli armadi tonnellate di lavoro e sotto i letti monete d’oro a non finire.
La cosa brutta era che non poteva chiedere aiuto a nessuno visto che era diventato muto, e comunque, a forza di piangere, col tempo la gente lo aveva lasciato solo, quindi doveva risolvere questo problema per conto suo.
Si sedette davanti al camino e, a forza di fissare quelle fiamme che guizzavano allegramente, assicurandogli che in fondo la vita è bella anche se brucia, giunse in breve alla conclusione che prima di parlare bisogna pensare (cosa che lui non aveva mai fatto) e a forza di pensare riuscì, dopo qualche giorno, a dire delle cose sensate.

Per la prima volta in vita sua, il Mago Magone era contento!


Non lo preoccupava più il fatto di aver finito le lacrime così, non sapendo che fare, si recò al fossato, ai piedi del castello e il coccodrillo, appena vide il Mago Magone che correva a gambe levate verso di lui, incominciò a piangere; aveva appena mangiato un’anatra e gli dispiaceva molto.

Il Mago Magone – che era un mago vero – si affrettò a raccogliere le lacrime del coccodrillo , in una boccettina di vetro, e le portò in cima alla torre più alta, nel suo laboratorio; non si era mai domandato di che cosa fossero fatte le lacrime.

Lui pensava che fossero senz’altro costituite più d’acqua salata che di buon vino bianco, ma fu proprio in quella strana circostanza che gli venne la curiosità di accertarsene; lui non ne possedeva più neanche una goccia, perciò depositò sotto la lente del microscopio quel prezioso campione.
Ma cosa vide?

Vide che cos’erano: vide la fame, la malattia e la sofferenza; vide la guerra, l’odio e la morte; vide madri disperate piangere per i loro bambini e bambini piangere per le loro paure. I vecchi piangevano per i loro rimpianti e i giovani per i loro rimorsi.
Poi guardò in faccia l’invidia e la gelosia mentre danzavano, ridendo fino alle lacrime, intorno al mondo.
Vide che anche molti animali piangevano, specialmente quelli chiusi in prigione; piangevano i fiori recisi, i pesci nel mare sporco, e anche le montagne quando venivano scavate con le trivelle fin nel loro cuore.
L’aria stessa lacrimava a causa del fumo degli incendi che facevano piangere i boschi.
Vide infine piangere gli occhi di Gesù.

Scoprì così che esistono diverse specie di lacrime: molte sono causate dal dolore, altre dalla compassione, alcune perfino dalla gioia.

Certe, come quelle che sgorgavano fino a qualche tempo prima dai suoi propri occhi, addirittura sembrava non avessero una causa apparente, e invece erano pur’esse lacrime di sofferenza: perché anche il vuoto è dolore; forse, quel dolore, è persino più acuto perché non si sa come spiegarlo a sé stessi o agli altri.

Il Mago Magone capì che le lacrime di tutte le creature contengono queste cose poiché esse non sono affatto, semplice acqua salata oppure buon vino bianco; sono il sangue dell’anima ferita.
Mentre pensava a ciò non si accorse – tanto era immerso in quelle visioni – che due lacrimoni gli rigavano le guance, scorrevano lungo la sua folta barba bianca e cadevano ai suoi piedi, trasformandosi in due enormi diamanti.

Perché fu in quel tormento che il suo cuore si aprì per far sbocciare il fiore dell’amore.
Quando se ne accorse si vergognò molto per tutto il tempo che aveva perduto a piangere per niente, anche se quel niente lo aveva spinto a farsi queste stupefacenti domande.



Valeria

mercoledì 28 ottobre 2015


Mio dolcissimo amore, vorrei essere un aquilone, di quelli colorati, per salire in alto sopra le nuvole e se... un colpo di vento mi porterà lontano... sarò ugualmente vicino all'infinito Cielo in cui tu vivi.

Oggi è il tuo compleanno. 

Pioveva quella sera in cui gridasti al mondo che c'eri ma che..... non sapevi, non sapevi il tuo nome, non sapevi come sarebbe stata la tua vita....
Poi tra le mie braccia c'era il tepore dell'Amore di Dio che insieme a me ti ha sognata e voluta e ti sorridevamo perchè il tempo infinito era maturato e aspettava di essere vissuto.


Nel silenzio della Chiesa si alzò alta, bella, la voce di Laura che ti raccontava cosa sarebbe accaduto,
perchè Dio ti parlava delle  Sue braccia di Padre che volevano accoglierti:

"Ora ti voglio con me.
Non devi avere paura:
devi lasciarti andare,
tutto si compie ora ...
Ora qui, 
non esiste più il buio
c'è la Luce 
degli occhi di Dio,
c'è la pace 
delle mani di Dio,
c'è la gioia
del cuore di Dio....."

Buon compleanno "passerotto mio" sei nel pensiero di chi ti ha amato e ti ricorda nelle preghiere!Auguri!!!



Bartimeo e San Paolo. (Noi poveri clown)

lunedì 26 ottobre 2015






Atti 17,16-24

"Mentre Paolo aspettava Sila e Timòteo ad Atene, fremeva dentro di sé nel vedere quella città piena di idoli. Nella sinagoga invece discuteva con gli Ebrei e con i Greci credenti in Dio. E ogni giorno, in piazza, discuteva con quelli che incontrava. Anche alcuni filosofi, epicurei e storici. 
Si misero a discutere con Paolo e  alcuni dicevano: 'Che cosa pretende di insegnarci questo ciarlatano?'. Altri invece sentendo che annunziava Gesù e la risurrezione osservavano: 'A quanto pare è venuto a parlarci di divinità straniere'. 

Inizio commentando il discorso di San Paolo, perchè  egli ci presenta le difficoltà che incontriamo quando parliamo di Cristo. Ci prendono per dei clown che presentano la loro
faccia sorridente a persone che hanno la parola facile nell'ffermare che diciamo parole inutili....
Cristo e la Sua Parola è qualcosa  che moltiplica la vita: «Sono venuto perché abbiate il centuplo in questa vita». 
Credere vi assicuro fa bene. Credere, fa bene alla nostra vita. 
Cristo esalta così il mio "io" che mi rende capace di testimoniarlo, di gridare con tutto il cuore perchè è il cuore che ci consente di capire, di gettare via il mantello, di alzarci in fretta  come ha fatto Bartimeo.
Ora che abbiamo  occhi nuovi, occhi di luce, non possiamo più parlare di solitudine, di buio.
La solitudine è caratterizzata dalla mancanza soprattutto di quel Qualcuno che entra nella nostra vita per farci accorgere della Sua presenza.

«Ti ride negli occhi la stranezza di un cielo che non è il tuo»
"Noi dobbiamo lottare per la bellezza, perché senza la bellezza non si vive. E questa lotta deve investire ogni particolare del nostro vivere".
Questa frase di don Giussani dice il motivo per cui non dobbiamo stancarci mai di ricominciare, perché a questa bellezza siamo attaccati più di qualsiasi altro interesse, e quindi chiediamo a Lui che ci aiuti a non perderci d’animo, affinché cresca giorno dopo giorno, anno dopo anno, la nostra affezione alla sorgente della bellezza.

Non trovo Dio lontano dal mio cuore.




Parola di Dio.

martedì 20 ottobre 2015



Il discepolo di un rabbino ebraico che non riusciva più a dormire, chiese al suo maestro: "Quando termina la notte?
- Quando vedo la mia mano davanti agli occhi?"
"No," dice il rabbino.

"Quando vedo l'albero davanti alla finestra?" "No," dice il rabbino.
"Quando vedo il coniglio correre per i campi?"
"No,", dice il rabbino.

"La notte termina quando tu riconosci il volto dell'altro come un fratello."


Una parentesi per chierci e chiedermi, quale fede ho testimoniato con il mio vivere? Quale presenza sono stata in questo frastornato mondo? Luce del mondo e sale della terra?...mah!.

Gesù mi riporta sempre alla concretezza della vita, non desidera che io passi il tempo con la testa tra le nuvole,(magari di panna!) che io faccia della mia vita una realtà religiosa validissima per tranquillizzarmi la coscienza!

Gesù desidera che la smetta di frequentare le chiese, di pregare rosari, di studiare i sacri testi... per poi fare tutt'altro nella vita ordinaria!

Ho semplicemente letto la Lettura di oggi. Chiara. Lineare. Forte. Bella.Come sempre.

Eh sì, perché la Parola è bella proprio nel suo essere sferzante.

Gesù, hai ragione. Come sempre. Mi sproni ad una fede viva.

La notte termina quando riconosci il volto dell'altro, di qualsiasi altro.

In ogni Lettura Gesù rivoluziona il nostro vivere.

Lo so, alla parola "rivoluzione" associata a Gesù si arriccia subito il naso. Non è corretto. Gesù figlio di Dio,non era  un rivoluzionario!ma se le rileggo bene, le Sue parole risuonano nel cuore e nella testa taglienti e delicate!

Avete inteso che fu detto... MA IO VI DICO... , e la vita cambia, e la rivoluzione inizia.



Possibile che non sentiamo questo appello al cambiamento radicale, possibile che queste parole non suscitino in noi il desiderio impellente di cominciare a vivere da risorti, come lo siamo già realmente?
Riconoscere il volto dell'altro come fratello?
Scusate, ma non sentite anche voi nostalgia di vita nuova? Di testimonianza vera, semplice, genuina?

Siamo creati ad immagine e somiglianza di Gesù Cristo, e se la mia fede è solo quella della Domenica e non entra nel mio stile di vita ordinario... Beh Lucia è meglio che parli d'altro! 

Ascoltare il Vangelo ogni settimana e leggerlo tutte le mattine dopo aver recitato l'Angelus, e non riconoscere l'altro come un fratello... non dividere il pane con il povero...

Se  sto entrando in Chiesa, magari mi accingo a leggere, a cantare o a svolgere altri servizi... e mi ricordo che mio fratello ha qualcosa contro di me,e giusto che lasci tutto e vada a riconciliarmicon lui....sì, riconciliarmi....

per far finire la notte...
perché la fede torni a farmi volare...
perché l' Eucaristia torni ad essere un abbraccio
perché possa  tornare a cantare la speranza del Risorto
perché le mie parole siano per l'altro un regalo e dai miei post non ci sia mai l'insulto, l'arroganza, la superbia o la menzogna....per questo..

Ti prego, Signore.

E in questa preghiera vorrei cantare a Te la solitudine di chi non trova conforto,
il dolore di chi soffre nell'anima e nel corpo,
l'amore per i giovani, i bimbi che soffrono la mancanza di pace in famiglia e nel loro Paese,
un eterno dolce riposo al mio papà che domani avrebbe festeggiato il suo compleanno..
per tutti i morti delle stragi e degli incidenti stradali.
Signore Ti prego per tutti ma proprio tutti gli uomini della terra.


 

Quando un figlio...

lunedì 19 ottobre 2015








Si sta svolgendo il Sinodo dei Vescovi sul tema della Famiglia.

Leggo su Repubblica di alcuni giorni addietro che, "mentre i padri sinodali discutono esplicitamente l'ipotesi di una vita penitenziale che permetta ai divorziati-risposati di tornare all'Eucarestia, commuove, dentro l'aula, il racconto di un Vescovo, il messicano Alonso Gerardo Garza Trevino, della diocesi di Piedras Negras.

""Si stava celebrando la messa delle prime comunioni.

Un bambino arrivato all'altare riceve l'Ostia, ora consacrata, sulla mano. Si ferma. Guarda ciò che gli hanno insegnato a conoscere, cioè il Corpo di Gesù.

Poi spezza quel dono, in tre piccole parti e, rivolgendosi ai genitori, ne dona un pezzetto ciascuno."

I genitori, entrambi divorziati e risposati, non avrebbero potuto accostarsi alla Comunione, ma accompagnare il figlio, sì.




Sull'argomento non ci sono altri commenti....

 Faccio conto che quel bimbo sia qui, vicino a me, magari sulle mie ginocchia e allora gli direi: Sai, Dio ci ama immensamente ! La tua mamma e il tuo papà conoscono che Gesù è morto e risorto anche per loro e che Lui, nel suo infinito amore, ha già colmato quel vuoto che hanno in cuore.

Insegna loro che, al di là dell’Eucaristia, ci sono altre fonti attraverso le quali incontrare Gesù. Egli è in ogni persona che abbiamo vicino e tu ne sei un esempio.

Gesù parla loro anche attraverso il Suo Vangelo .

Soprattutto Lo troveranno se riusciranno a trasformare il dolore della lontananza dall'Eucarestia in amore per te che soffri vedendoli non più insieme nella vostra casa. E diglielo....non soffrire da solo!.







Ode ad un amico di casa mia

sabato 17 ottobre 2015



Un Golia innamorato....del panorama!


Golia pascià


ODE AL GATTO

Gli animali furono imperfetti
lunghi di coda
plumbei di testa
piano piano si misero in ordine
divennero paesaggio
acquistarono grazia nel volo

il gatto
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso
nacque completamente rifinito
cammina solo
e sa quello che vuole.

L'uomo
vuole essere pesce e uccello
il serpente vorrebbe avere ali
il cane è un leone spaesato
l'ingegnere vuol essere poeta
la mosca studia per rondine
il poeta
cerca di imitare la mosca
ma il gatto
vuol solo essere gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda
dal fiuto al topo vivo
dalla notte
fino ai suoi occhi d'oro.

Non c'è unità come la sua
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione
è una sola cosa
come il sole o il topazio
e l'elastica linea de suo corpo
salda e sottile
è come la linea della prua
di una nave
i suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola fessura
per gettarvi
le monete della notte.

Oh piccolo
imperatore senz'orbe
conquistatore senza patria
minima tigre di salotto
nuziale sultano del cielo
delle tegole erotiche
il vento dell'amore
all'aria aperta
reclami
quando passi e posi
quattro piedi delicati
sul suolo
fiutando
diffidando
di ogni cosa terrestre
perché tutto
è immondo
per l 'immacolato
piede del gatto
oh fiera indipendente
della casa
arrogante vestigio della notte
neghlittoso ginnastico
ed estraneo
profondissimo gatto
poliziotto segreto
delle stanze
insegna
di un irreperibile velluto
probabilmente non c'è enigma
nel tuo contegno
forse non sei mistero
tutti sanno di te ed appartieni
all'abitante meno misterioso
forse tutti si credono padroni
proprietari parenti di gatti
compagni colleghi
discepoli o amici
del proprio gatto.

Io no
io non sono d'accordo
io non conosco il gatto
so tutto
la vita e il suo arcipelago
il mare e la città incalcolabile
la botanica
il gineceo coi suoi peccati
il per e il meno
della matematica
gli imbuti vulcanici del mondo
il guscio irreale
del coccodrillo
la bontà ignorata del pompiere
ma non riesco
a decifrare un gatto
sul suo distacco
la ragione slitta
numeri d'oro
stanno nei suoi occhi.
(Pablo Neruda)



a-mici per la pappa


Una nuova comunità.

giovedì 15 ottobre 2015


Perchè ci si preoccupa dei tesori che passano così in fretta?

Vorrei oggi parlare di una comunità (perchè lo siamo!) che nasce silenziosa ma alla quale dobbiamo prestare attenzione.



Inizio con:
Era anziano Simeone, come pure la profetessa Anna (ottantaquatttro anni).
Era anziana e stupita Elisabetta quando seppe di aspettare un figlio.
Nella Bibbia le persone in età avanzata sono molto care al Signore.
Ebbene, Simeone ed Anna e Elisabetta sono l'esempio di una bella anzianità. 
E' sempre più facile nella nostra società scorgere anziani, uomini e donne, che ormai pensano con tristezza e rassegnazione al loro futuro; e l'unica consolazione, quando è possibile, è il rìmpianto della passata giovinezza.
Ritengo che per le persone non più "giovani" non sia un tempo triste, un naufragio, una disgrazia è un tempo da vivere con speranza.


Sì, la vecchiaia si può vivere con pienezza e con gioia.


Certo, a condizione che si possa essere accompagnati, che si possa accogliere tra le proprie braccia un po' d'amore, un po' di compagnia, un po' d'affetto.

Il libro dei Vangeli, posto nelle mani e nel cuore degli anziani opera ancora oggi miracoli incredibili.


Ho 75 anni e non mi sento "anziana": la mia voce non trema è dolce come un tempo. Le mie gambe sì, non sono più pronte a sorreggermi per lunghi tratti di strada, ma con l'ausilio di un bastone io cammino diritta e sorridente: so che non sono esclusa dalla gioia che il mondo mi dona e che il Vangelo mi ricorda.

E' il miracolo che Gesù compie in chi lo accoglie.

Se m'incontrate sorridete anche voi perchè la vita rincomincia in ogni aurora, per tutti!

Soli e insieme guardiamo al Cielo!

lasciare tutto per avere tutto.

lunedì 12 ottobre 2015



Il Vangelo di Marco, domenica scorsa, parlava del "giovane ricco"

Un tale, che non ha nome, giovane, e ricco, corre incontro al Signore.

Corre, con un gesto bello, pieno di slancio e desiderio.

In cuor suo ha grandi domande e grandi attese.

Vuole sapere se è vita o no la sua.


Ritornerà a casa spento e deluso.

Triste.

Che cosa ha cambiato tutto? Le parole di Gesù.

"Dona le tue ricchezze ai poveri e poi vieni. Con me"

Perchè i veri beni, il vero tesoro, non sono le cose ma le persone.E Gesù.

Il cammino nostro inizia osservando i comandamenti, che sono i guardiani, gli angeli custodi della vita, che peraltro il giovane già rispettava.

Lui è abituato alle sue ricchezze. E non sa rinunciarvi. 
Si allontana.Triste.

Allora Gesù guardandolo, lo amò.




Come vorrei essere guardata così da Gesù! Perchè in quello sguardo c'è tutto l'amore infinito che Lui ci dona.

Forse....forse, è lo sguardo che io credo di avere quando osservo i miei figli e i miei nipoti. Penso che, guardandoli, trasmetto loro il grande amore che sento nel cuore.

Gesù ci (e lo) ama per quell'eppure, che ci fa creature di domanda e di ricerca.




Quella proposta di Gesù: "Và, vendi tutto...." non è tanto la proposta per un uomo spoglio di tutto, ma per una persona libera, e con cento legami.




Signore, cosa mi darai in cambio?

Avrai in cambio una vita moltiplicata. Che si riempirà di volti: avrai cento fratelli e sorelle e madri e figli...


Lasciare tutto per avere tutto.



Allora capiamo che Dio è gioia, libertà e pienezza, che «il Regno verrà con il fiorire della vita in tutte le sue forme» (Vannucci). Che ogni persona che Lo ama può dire: «con gli occhi nel sole/ a ogni alba io so/ che rinunciare per te/ è uguale a fiorire» (Marcolini).


Disagio

sabato 10 ottobre 2015










Questi palazzi sono "Milano oggi e domani"

Negli ultimi tempi mi reco spesso a Milano, peraltro mia città natale in cui ho vissuto fino a 24 anni (un anno dopo il matrimonio), ma ultimamente provo un senso di disagio perchè non la riconosco. I motivi li vedete qui sopra.


Rainer Maria Rilke (Il libro della povertà)

Poesia n.4


Perchè, Signore, le città grandi
sono smarrite e stravolte;
come fuga dalle fiamme è la più grande, 
e non c'è sollievo alcuno, che le possa sollevare,-
e il loro tempo, piccolo, va oltre.

Uomini ci vivono, e malamente vivono, a fatica,
in buie camere, impauriti già nei gesti,
più spaventati di un gregge d'agnelli;
e fuori, là, la terra tua sta sveglia, e respira,
ma loro esistono, e più non lo sanno.
Là crescono bambini, per finestre e scale
sempre avvolte nella propria stessa ombra,
e non sanno che là fuori i fiori chiamano
a un giorno tutto spazio, e gioia e vento, -
e dovrebbero essere bambini; ma è con tristezza che lo sono.

Là giovinette fioriscono per sconosciuti uomini,
intensamente vogliono la pace della loro infanzia;
ma non c'è, non là, ciò per cui arsero:
e, tremanti, nuovamente si chiudono in se stesse.
Hanno, nelle loro camere segrete,
della maternità i delusi giorni,
il gemere delle lunghe notti, involontario,
e freddi anni senza lotta e senza forza.



Le belle case milanesi, il Duomo e la Galleria.













Milano "oggi e ieri"

Io Lo festeggio così

giovedì 8 ottobre 2015




San Francesco di Rilke

Oh, dov'è colui che si fece così forte,
da ricchezza e tempo nella sua povertà grande,
che di fronte al mercato si levò le vesti
e nudo andò davanti ai paramenti del suo vescovo?
Il più sincero, Colui che più tra tutti amava,
che giunse e visse come un giovane anno;
il bruno fratello dei tuoi usignoli -
ed era meraviglia in lui, compiacimento,
e un estasiarsi per la terra.

Poichè non era uno di coloro che sempre sono stanchi,
e senza gioia si fanno a poco a poco
con fiori piccoli, così come con piccoli fratelli,
andava e conversava lungo il limite dei prati.
Di sè parlava, e di come egli tendesse
a essere una gioia per ciascuno;
confine non era per il suo limpido cuore,
nulla di piccolo lo poteva oltrepassare.

Da luce veniva, verso più profonda notte:
nella letizia la sua cella si trovava.
Il sorridere fioriva sul suo volto,
e aveva la sua infanzia e la sua storia,
e  maturò come una bimba si fa donna.

E quando morì, così lieve come senza nome,
allora si disperse: il suo seme corse
nei ruscelli, e sugli alberi cantò il suo seme,
e quietamente lui guardò, dai fiori.
Giaceva e cantava. E le sorelle, quando vennero,
piansero intorno al loro amato sposo.







Francesco era disteso, davanti alla sua grotta, il capo rivolto verso terra, completamente immobile.

"Fratello Francesco!" gridò Leone.
Nessuna risposta, nessun movimento.
"Fratello Francesco!" gridò di nuovo Leone affrettandosi verso di lui.
Silenzio.
Leone ebbe un brivido di paura e di commozione estrema. Appena gli fu vicino lo afferrò per le spalle e cercò di sollevarlo per rimetterlo  supino. Il santo era leggerissimo. Da tempo mangiava appena il necessario. Leone sentiva l'odore del sangue.
Il sangue di Francesco.
Ne aveva le mani piene.
Leone iniziò a singhiozzare.

Ma Francesco non era morto.
Era come trasfigurato.
Ma vivo.
Vivo.

"La pace sia con te" disse a Leone con voce quasi impercettibile.
"Va tutto bene, tutto bene!" continuò il santo con un sorriso che subito rappacificò l'animo del fratello.
Francesco aveva una ferita al costato, da cui sgorgava sangue.
"Sto bene"! continuò Francesco.
"Non sembrerebbe"!
Leone, con uno straccio asciugò il sangue pulendo la ferita e s'accorse che non c'era nessuna ferita, solamente, Francesco essudava sangue da un livido sul costato.
Leone esaminò le mani di Francesco: erano uno un'immagine incredibile.
Pensò di esaminare anche i piedi.
Come nelle mani anche nei piedi di Francesco avevano all'interno come un chiodo, il segno di un chiodo. Senza ferite. Senza una goccia di sangue che invece continuava a sgorgare, lievemente, dal costato.

"Fratello Francesco, ti prego....Cosa ti è successo?!"
Nel frattempo Leone trascinava il fratello all'interno della roccia dove trascorreva le notti.
"E' successo mentre contemplavo il cielo. Sono stato trafitto di luce per amore.
Era come un canto ardente"
"Un canto ardente?"Ripetè Leone.
"Il Corpo di nostro Signore Gesù Cristo. Non è forse per tutti noi un canto? Un canto che brucia ininterrottamente?".
Leone rispose di sì.....ma si sentiva frastonato e ....non capiva il fratello che amava!: "Ma tu soffri?"
"Soffro di tutta la gioia del mondo"!.







La mia'EXPO

mercoledì 7 ottobre 2015





Albero della vita




1° Tappa Padiglione ZERO


La grandissima Biblioteca, racconta la memoria alimentare dell'uomo - Ogni spazio, ogni cassetto corrisponde ad un alimento, un animale, una pratica alimentare

Quanto l’uomo ha prodotto dalla sua comparsa sulla Terra fino a oggi, le trasformazioni del paesaggio naturale, la cultura e i rituali del consumo, sono il punto di partenza per qualsiasi progetto futuro. Il Padiglione Zero è il luogo in cui raccontare questo straordinario percorso con un linguaggio emotivo e immediato.

E' un racconto che parte dalla memoria dell’umanità, passa attraverso i suoi simboli e le sue mitologie, percorre le varie fasi dell’evoluzione del suo rapporto con la Natura – dall’azione di addomesticare il mondo animale e vegetale all’invenzione degli strumenti della lavorazione e della conservazione – e arriva fino alle forti contraddizioni dell’alimentazione contemporanea. Un percorso emozionale che da racconto universale si fa storia individuale.

Secondo la visione agostiniana del tempo, passato, presente e futuro coesistono nell’animo: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa. Ecco, ciò che l’esperienza di questo percorso intende lasciare nei visitatori è proprio la necessità di una tensione verso qualcosa di nuovo, diverso, altro.


Alle spalle della Biblioteca la memoria digitale: un'imponente parete di monitor che ospita quattro video originali di grande impatto emotivo sui temi di caccia, pesca, coltivazione e allevamento...





Un grande albero secolare proteso fino ai confini della volta, simboleggia la resistenza della natura al cambiamento e la tensione dell'elemento terrestre verso una spiritualità celeste.





Il Mulino attrezzi del, e prodotti.



Nelle dodici stanze che compongono l’area, un percorso che invita a riflettere e ad emozionarsi sul rapporto tra esseri umani e cibo nella storia.

Pausa pranzo: un panino integrale e prosciutto cotto omaggiato, ordinato da Paolo (io felice....Hem.....) confezionato da Chicco bellissimo e meraviglioso figlio!

Abbiamo continuato visitando: Argentina, Viet Nam, Israele, Svizzera e Corea e la Santa Sede. Ho cliccato a più non posso, ma tutte in bianco/nero!
(Meglio lasciar perdere.....vedrò sul Blog cosa trovo) Per il momento ho copiato le descrizioni.....
Ho portato a casa un cassettone di meraviglie e la sensazione di essere più ricca nel cuore! C'era tantissima gente, ma nessun schiamazzo. E tante scolaresche.....vagoni di gialli, di verdi, di rossi, di blu! (cappellini, maglioncini e bandierine)

Penso sia bene salutare e invitarvi a "Fare un salto!"



L'albero che avete visto all'interno ecco dove...finisce!

Bimba siriana

sabato 3 ottobre 2015


una bimba siriana che gattona davanti ad un plotone di agenti turchi .


Chi accoglie

uno di questi piccoli, in nome mio

accoglie me

e chi accoglie me

non accoglie me,

ma Colui che mi ha

mandato (Mc 9,37)


"E Gesù, chiamato a sé un piccolo fanciullo,  disse: «In verità vi dico: se non vi convertite e non diventate come piccoli fanciulli, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli. Chi dunque sarà umile come questo piccolo , sarà il più grande nel regno dei cieli." Mt 18,1-5


È come se Gesù volesse trattenere tra le sue braccia la debolezza di chi desidera essere difeso.






poesie d'autunno



RILKE



Signore: è tempo. Grande era l'arsura.

Deponi l'ombra sulle meridiane,

libera il vento sopra la pianura.

Fa' che sia colmo ancora il frutto estremo;

concedi ancora un giorno di tepore,

che il frutto giunga a maturare, e spremi

nel grave vino l'ultimo sapore.

Chi non ha casa adesso, non l'avrà.

Chi è solo a lungo, solo dovrà stare,

leggere nelle veglie, e lunghi fogli

scrivere, e incerto sulle vie tornare

Dove nell'aria fluttuano le foglie



Versi d’ottobre – Mario Luzi




È qui dove vivendo si produce ombra, mistero

per noi, per altri che ha da coglierne e a sua volta

ne getta il seme alle sue spalle, è qui

non altrove che deve farsi luce.

… È passata, ne resta appena traccia

l’età immodesta e leggera

quando s’aspetta che altri,

chiunque sia, diradi queste ombre.

Quel che verrà verrà da questa pena.

Siedo presso il mio fuoco triste, attendo

finché nasca la vampa piena o il guizzo

sul sarmento bagnato della fiamma.

Tu che aspetti da fuori della casa,

dalla luce domestica, del giorno?

oggi, oggi che il vento

balza, corre nell’allegria dei monti

e a quell’annuncio di vino e di freddi

la furbizia dei vecchi scintilla tra le grinze?

Quel che verrà, verrà da questa pena.

Altra sorte non spero mai, neppure

sotto il cielo di questo mese arcano

che il colore dell’uva si diffonde

e l’autunno ci spinge a viva forza

fino ai Cessati Spiriti o al Domina quo vadis?




Festa degli Angeli custodi e dei nonni

venerdì 2 ottobre 2015





I loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli

Tutti i giorni e oggi in particolare siamo chiamati alla contemplazione del Volto del Signore, che significa albergare nel suo Cuore e vivere nel suo  perenne Amore. 

La contemplazione è una realtà che ci distingue come veri figli di Dio; Gesù ci mostra la nostra meta in quella contemplazione che è ora dei santi e degli angeli. 

Gli angeli, i messaggeri di Dio, sono i nostri custodi perché la nostra vita sia costantemente orientata verso il Signore. 
Gli angeli, creature spirituali, ci indicano il Regno dei Cieli al quale apparterremo nella resurrezione finale dei corpi. 
Sempre, ogni giorno, noi possiamo intuire cosa Gesù voglia dirci con questo invito alla contemplazione del Volto del Signore.
  Significa scoprire nel volto del nostro prossimo il Volto di Cristo perché essere chiamati alla vocazione alla santità  si realizza nella carità e nell'amore.






Il mondo ha scelto lo stesso giorno per festeggiare i nonni.
Scelta davvero azzeccata… quanto preziosi sono i nonni.

Grazie Signore per il dono dei nonni.
Grazie perché rimangono con noi anche quando salgono da Te.



 Noi nonni quando parliamo con i nostri nipoti dobbiamo essere credibili, autorevoli nel trasmettere senso e valori, solo così si crea un vero dialogo tra chi narra e chi ascolta. Dobbiamo cercare di spiegare la spiritualità, che  permette di mettersi in contatto con Dio, con Gesù, che li ama.

EDUCARE NON E' RIEMPIRE UN VUOTO MA ACCENDERE UN FUOCO