Il Natale e quel «passo prima» che ora ha una risposta

venerdì 19 dicembre 2014








Se qualcosa ci è dato, un senso ci sarà. Eppure, nelle difficoltà, nella Crisi nulla soddisfa. Tranne UNO. Che è qui. Tra noi

In questo anno drammatico che sta finendo la stragrande maggioranza di noi ha perso qualcosa. Qualcuno ha perso del denaro, qualcuno ha perso una persona cara, molti hanno perso il lavoro. C’è chi, dopo aver lasciato un impiego sicuro, si era gettato con alcuni amici nell’avventura di un’impresa, e ora ha dovuto chiudere.
Il mio amico Emanuele, morto a settembre, arrivò a dire che sarebbe stato disposto a riammalarsi di nuovo, e soffrire di nuovo tutto quello che già aveva sofferto, per il grande dono che con l’infermità gli era stato fatto: la scoperta di sé come mendicanza, la scoperta della Misericordia come «dono che Dio fa ai suoi miseri» (sono parole sue). 

Le sue parole mi tornano in mente tutti i momenti in questo periodo difficile. Una grande illusione, sulla quale tutti avevamo vissuto, chi più chi meno, si sta esaurendo, dopo mezzo secolo: l’illusione che la soluzione dei problemi venga dalla politica, dalla ricerca scientifica o dal lavoro.
 
Ma, per quanto importanti, né il lavoro né la scienza né la politica sono in grado di offrirci un significato. Nemmeno il lavoro più bello, messo su con gli amici più cari per lo scopo più nobile e con le più sante intenzioni ci offre garanzie di riuscita. Le difficoltà di questo tempo ce lo dicono a chiare lettere: occorre qualcosa che viene prima. Il senso del lavoro, dei figli, della salute, della politica, della ricerca, sta un passo prima rispetto a tutte queste cose. Ce lo siamo detto tante volte, e tante volte ce lo ridiremo. 

Sono parole dure. Eppure è così. Se non fosse così, come si potrebbe impedire a un padre che ha perso la sua bambina di essere disperato? Invece è così. Ce lo dice il nostro stesso desiderio. Che cos’è il desiderio? È come quando, da bambini, dicevamo «da grande voglio fare il medico», oppure «l’ingegnere».
È la spinta al compimento di noi stessi, che noi intravediamo dentro una forma (il medico, l’ingegnere), ma che non coincide con quella forma: sta un passo prima.

Il Natale è l’avvenimento più sorprendente, più inimmaginabile che ci sia, perché quel «passo prima» ha avuto una risposta, e questa risposta è diventata un uomo, una presenza, un abbraccio. Lui ci dice: non temere, anche se perdi il lavoro; non piangere, anche se tuo figlio è morto, perchè io ho già vinto. 

Fino a poco tempo fa si trovava dappertutto gente che sembrava avere in tasca la risposta per tutte le crisi. 
Oggi non c’è quasi più nessuno ad avanzare le proprie risposte, e forse questa è una bella notizia. Una risposta, infatti, se è vera, mobilita l’uomo fin da subito, perché la verità non è l’esito di un’analisi, ma di una corrispondenza, e quindi si vede subito. Solo la tenerezza infinita di Dio può permettere all’uomo di ripartire sempre, di lottare sempre, di tornare a costruire dopo che le sue costruzioni di prima sono state abbattute. Questa tenerezza è qui, tra noi.
Perciò Buon Natale, senza paura.