Vangelo di Matteo 21,28-32

lunedì 29 settembre 2014


In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli»
.

Nei due figli, che dicono e subito si con­traddicono, vedo rappresentato il no­stro cuore diviso, le contraddizioni di cui Paolo si lamenta: non mi capisco, faccio il male che non vorrei, e il bene che vorrei non riesco a farlo (Rm 7,15.19 ), che Goethe rico­nosce: 'ho in me, ah, due anime'.


A partire da qui, la parabola suggerisce la sua strada per la vita buona: il viaggio verso il cuo­re unificato. Invocato dal Salmo 86,11: Signo­re, tieni unito il mio cuore; indicato dalla Sa­pienza 1,1 come primo passo sulla via della saggezza: cercate il Signore con cuore sem­plice, un cuore non doppio, che non ha se­condi fini. Dono da chiedere sempre: Signo­re, unifica il mio cuore; che io non abbia in me due cuori, in lotta tra loro, due desideri in guerra.


Se agisci così, assicura Ezechiele nella prima lettura, fai vivere te stesso, sei tu il primo che ne riceve vantaggio. Con ogni cura vigila il tuo cuore, perché da esso sgorga la vita ( Prov 4 ,23 ). Il primo figlio si pentì e andò a lavorare. Di che cosa si pente? Di aver detto di no al pa­dre? Letteralmente Matteo dice: si convertì, trasformò il suo modo di vedere le cose. Vede in modo nuovo la vigna, il padre, l'obbedienza. Non è più la vigna di suo padre, è la nostra vigna. Il padre non è più il padrone cui sottomettersi o al quale sfuggire, ma il Coltivatore che lo chiama a collaborare per una vendem­mia abbondante, per un vino di festa per tut­ta la casa. Adesso il suo cuore è unificato: per imposizione nessuno potrà mai lavorare be­ne o amare bene.


Al centro, la domanda di Gesù: chi ha com­piuto la volontà del padre?


In che cosa consiste la sua volontà? Avere fi­gli rispettosi e obbedienti? No, il suo sogno di padre è una casa abitata non da servi osse­quienti, ma da figli liberi e adulti, alleati con lui per la maturazione del mondo, per la fe­condità della terra.


La morale evangelica non è quella dell'obbedienza, ma quella della fecondità, dei frutti buoni, dei grappoli gonfi: volontà del Padre è che voi portiate molto frutto e il vostro frutto rimanga...


A conclusione: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti. Dura frase, rivolta a noi, che a parole diciamo 'sì', che ci vantiamo cre­denti, ma siamo sterili di opere buone, cri­stiani di facciata e non di sostanza. Ma anche consolante, perché in Dio non c'è condanna, ma la promessa di una vita buona, per gli uni e per gli altri.


Dio ha fiducia sempre, in ogni uomo, nelle prostitute e anche in noi, nonostante i nostri errori e ritardi nel dire sì. Dio crede in noi, sempre. Allora posso anch'io cominciare la mia conversione verso un Dio che non è do­vere, ma amore e libertà. Con lui coltiveremo grappoli di miele e di sole per la vita del mon­do.