Ricordo Domenico

giovedì 7 agosto 2014


Domenico Giordano

Quante parole per dire un pensiero
quanti pensieri che non hanno parole.
Sprecate le une, dispersi quegli altri.
Nella vita, una volta soltanto
possiamo giocare con parole e pensieri


La luna filtra tra le foglie degli alberi mosse da un piccolo soffio di vento. La luna illumina il mio letto.  Questa sera nò. Non voglio la tua luce! Troppi pensieri affollano la mia mente se penso alle parole che domani ascolterò.Da alcuni giorni  il libro di poesie di Dò è sul mio comodino e ora ne trascrivo una, forse due, per voi.

Ciao Dò, avevo voglia di leggere le tue poesie, ne leggemmo alcune quando, nelle tue visite novaresi ti fermavi a dormire da Rosanna e a mangiare da me!
"Oh, Dò, come sono tristi! " ti dicevo. "Leggile più volte e capirai".

Domenico, che io chiamavo Dò, abitava a Roma dove svolgeva il doppio lavoro di giornalista e di psicologo clinico. Tornava spesso a trovarci. Con i suoi fratelli stava bene. E' stato il primo a lasciare la strada. A Roma ci sono però i suoi tre figli, Daniela, Donatella e Guido. E spesso vengono a trovarci e non hanno ancora girato l'angolo che già li vorremmo di nuovo con noi.



Mia moglie

Come l'aria del monte, pura leggera, fine
che ti avvolge e ti abbraccia,
come l'onda del lago
prudente, ingenua, felice,
come carezza sul capo chinato;
come la nuvola lieta
si riforma nel cielo del piano
e ti guarda e ti veglia
mentre dormi il tuo sonno agitato;
come l'acqua che sgorga
e scende ruscello dalla collina
e si calma nello stagno
di un amore grande come il mondo;
come il vento del mare
che soffia potente, ma non urla
e ti prende la mano
e la stringe e ti senti contento.
Tutto questo può essere una donna.
La mia sposa.


La luna

Ti vedo luna, tremolare ochieggiante
tra la foglia sbrecciata del querciolo
che dondola al vento di aprile;
perchè mi guardi? Che vuoi?

Tu lo sai che non posso venire

che non posso pensarti
che sono di lei.
Ti nascondi e riappari mentre la fronda
sussurra cheta.
Mi scruti com'a dire:
vieni quassù.
Ma lo sai che non posso venire,
che sono di lei, la mia sposa.
Perchè impallidisci
velata dai primi vapori di primavera
e mi sorridi mentre il sole si oscura?
Lo sai bene che non ho nessuna.
Che sono di lei, la mia sposa.
Restami amica, luna
che di notte il cammino è buio
senza di te.
Restami amica
che io l'amo questa mia sposa.
L'amo come tu ami il sole e la terra.



Anche Sandro e Vittorio ti hanno raggiunto e insieme felici godrete del profumo dei fiori del giardino di Dio. Le vostre preghiere ora si uniscono alle nostre formando un grande arcobaleno. Date un'occhiata a Valeria e Luca che non facciano dispetti a San Pietro. Baci