I Bambini di Gaza

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 non sto dormendo, sto volando da Dio







Volerà nel cielo senza nuvole





una voce, un canto inconfondibile:




i bambini di Dio




la gloria canteranno liberi


di Chi ha fatto la vita


e ha dato la Speranza agli uomini.




Signore, da alcuni giorni il cielo di Gaza è limpido e la luna brilla più luminosa che mai, e il fiume l'aspetta nell'acqua.
I bambini dormono sereni abbracciati alla loro mamma se ancora vive o chi resta della loro famiglia.
Sì, Signore, Tu lo sai: c'era la guerra in quel paese ora c'è un respiro di pace. Durerà? Io voglio intanto parlarti di tutti i bambini che sono volati in cielo da Te, tutti quei bambini che Ti stanno cantanto la Gloria.
Per loro adesso non ci sarà più paura, il rumore delle bombe, dei razzi, non c'è più; Tu aiuta chi si è fermato su questa terra, chi ancora piange perchè non  ricorda di che colore è la felicità. Che profumo ha il silenzio e di che parla al loro cuore. Fa' che ascoltino la Tua musica che vedano i Tuoi fiori e che non pensino alla cattiveria degli uomini potenti.
Aiutali a vivere bene questa passeggiata che chiamano "tregua" altrimenti cosa sogneranno domani?

La Storia più grande è il Destino che si svela a poco a poco. Prego per voi Bambini di Gaza.

Mi piace Ricordare Vittorio Arrigoni: fotografo giornalista ed eroe.
Anche lui sta volando, da tempo.

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RICREATI

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Oggi si avverte l'urgenza di ritornare alla fede, alle sua fonti.
Il sì di Maria , madre di Gesù, all'angelo e sotto la croce l'uomo e la Chiesa vengono generati.
Efrem Siro, un teologo del IV secolo che amava esprimersi poeticamente, scrive di Maria in rapporto alla Samaritana:
In Te, donna, io scorgo un prodigio grande come quello che è in Maria! Infatti lei dal suo seno ha partorito in .Betlemme il suo corpo come un bambino, ma tu dalla tua bocca lo hai reso manifesto come un adulto, in Sichem, città della casa di suo padre. Benedetta sei tu, donna, che hai partorito dalla tua bocca la Luce, per coloro che erano nelle tenebre. Maria, la terra assetata, a Nazaret ha concepito il Signore nostro attraverso il suo orecchio. Ma anche tu, donna assetata di acqua, hai concepito il Figlio, attraverso il tuo ascolto. Benedette sono le tue orecchie che hanno bevuto alla sorgente, che hanno dato da bere al mondo. Maria lo ha deposto in una mangiatoia, tu invece nelle orecchie di quanti ascoltano assetata di acqua, hai concepito il Figlio, attraverso il tuo ascolto. Benedette sono le tue orecchie che hanno bevuto [alla sorgente, che hanno dato da bere al mondo. Maria lo ha deposto in una mangiatoia, tu invece nelle orecchie di quanti ascoltano.
Maria figura della Chiesa, la Samaritana figura della Chiesa: in effetti Giovanni narra l'incontro di Gesù con la Samaritana a mezzogiorno, ora insolita per attingere l'acqua, e precisa che Gesù era stanco e solo. I suoi discepoli erano andati in città per procurare cibo. Questa precisazione non ci porta a pensare alla stanchezza e alla solitudine di Gesù sulla croce, a mezzogiorno? Come non vedere nella donna la figura dell' umanità perduta, resa madre dei credenti, immagine della Chiesa come Maria, che a Cana fece trasformare l'acqua nel vino della nuova creazione? Si parla tanto in questo brano di acqua e di quel cibo che noi non conosciamo, che è fare la volontà del Padre: non è forse figura dell'Eucaristia, non è forse figura dell'obbedienza di Gesù offerta nell'orto degli ulivi? E il Signore guarda i campi pronti per la mietitura e pensa alla conclusione dell'opera sua, la salvezza del mondo: a essa associa la donna, la Samaritana presso il pozzo di Giacobbe, un buco nella terra come sotto il buco della croce sua madre Maria.
San Bernardo, in un commento all'Annunciazione, ribadisce il principio femminile della salvezza:
Siamo stati tutti fatti nel Verbo eterno di Dio, eppure moriamo; nella tua breve risposta possiamo venire ricreati per essere richiamati alla vita. Questa risposta, o Vergine misericordiosa, ti chiede supplice Adamo, che piange, esule dal paradiso con la sua discendenza infelice. Questa risposta chiede Abramo, la chiede David, la sollecitano gli altri santi padri, i tuoi padri, che abitano anch'essi nell'oscura regione della morte. Questa risposta attende il mondo intero. O Vergine, da' subito la tua risposta. Lo stesso Re e Signore di tutte le cose che tanto ha desiderato la tua bellezza, altrettanto desidera il tuo assenso, con il quale ha inteso salvare il mondo. Rispondi al più presto all'angelo, anzi attraverso l'angelo al Signore
E Maria ha detto sì adesso e nell'ora della morte di Gesù. Von Balthasar dice che il sì di Maria sotto la croce è il caso serio da cui nasce la Chiesa. Per questo dal sì di Maria noi tutti siamo generati, dal nostro piccolo sì la Chiesa si dilata, senza bisogno di programmi e di visibilità.. Si dilata ai nostri occhi, perchè ci rende più gioiosi, aigli occhi degli altri, perchè li attrae alla gioia, agli occhi di Dio, perchè la gioia dell'uomo è appunto il motivo dell'unico piano pastorale efficace, quello del PADRE. .


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Ma in che mese siamo?

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Il cielo è proprio azzurro e non vedo più le nuvole solo il caldo sorriso del sole. Il giardino del condominio è nuovamente risplendente di colori. Sono ritornate le rose. (in questo periodo ho lo sfizio di fotografare in bianco e nero).
Abbandonate le magliette a manica lunga penso a questa strana stagione: sarà ritornato maggio?
Ho guardato le rose. Le ho guardate attentamente. Possono ubriacare per la loro bellezza. Una magia di colori, con il sole, la natura è tutto uno splendore!. Tutto s'infervora. Le rose si offrono.
In questi giorni, il meteo dice che durerà fino al termine del mese, ritroviamo il desiderio dell'ombra. La luce e l'ombra, lo splendore e il tremare delle foglie al soffio tenue del vento.
E in questo giardino dove sembra dimorare la pace, io, seduta sulla panchina sotto i tigli, ho veramente la pace nel cuore; stagione senza ombre. Qui ritrovo la certezza di una casa, di un mare dove naufragare. E mi sento abbracciare. L'abbraccio più bello , più caldo, più silenzioso. L'abbraccio che attendo sempre. In questo tempo di rose.



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Maria Madre di Dio

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Se mi venisse chiesto perchè Dio si è fatto uomo, io direi:
perchè Dio nasca nell'anima e l'anima nasca in Dio.
E' per questo motivo che è stata scritta tutta la Scrittura,
e per questo motivo Dio ha creato il mondo:
perchè Dio nasca nell'anima e l'anima nasca in Dio.
Meister Eckhart


Niente conosce meglio dell'amore.

E' immobile il sole
e la luce è immobile
e immobile il tempo
e ogni cosa.
Vivo dentro un incanto.
E se anche prima avessi avuto
il cuore più duro del mondo
ora non importa più:
ora c'è Lui
e io mi arrendo.
E com'è bello!!
Più tenera di così non posso.
Cedo alle Sue mani
come una donna cede
all'uomo che ama.
Io non faccio nulla.
Ma in silenzio dico:
entra ancora più profondamente in me
Signore
vieni
Aprimi il cuore
fai spazio
fammi tenera argilla nelle Tue mani.
Tu mi tocchi e con forza.
Le Tue mani nel folto delle fibre del mio cuore
nei muscoli, nella carne.
Non è lieve il Tuo tocco
ma è amante.
E forzi perchè io lo voglio:
io Ti ho detto sì.









La memoria di santa Maria il sabato


La dedicazione del sabato a santa Maria nella liturgia ha cominciato nell'epoca carolingia, con Alcuino, (735-804), maestro di Carlo Magno. (Supplemento d’Alcuino : PL 101, 455-456)






Non conosciamo la ragione per cui Alcuino volle intenzioni mariani nella liturgia del sabato. Nei secoli successivi, quindi a posteriori, teologi e liturgisti ne produrranno fino a sette «ragioni». Nel secolo XIII sono già indicate le seguenti «ragioni», spiegate ad esempio da HUMBERTUS DE ROMANIS, maestro generale dei frati predicatori.






Il sabato è il giorno benedetto da Dio più degli altri giorni, Dio benedisse il settimo giorno (cfr.Gn 2, 3) e Maria è la «benedetta fra le donne» (Lc 1,42).


Parimenti il sabato è il giorno santificato da Dio e Maria è la «piena di grazia» (Lc 1,28), perciò è giusto dedicare il giorno santo alla Tutta Santa; Ha compito le opere della natura nel sabato e le opere della grazia in Maria (coscienza della perfezione di Maria).


Il sabato è il giorno in cui Dio, dopo la creazione, si riposò (cf. Gn 2,2), ma il vero «riposo» di Dio è Maria, a cui la liturgia applica Sir 24, 8: «Colui che mi creò riposò nella mia tenda» perché Dio si riposa in un'anima nella quale si è compiaciuto, Maria. La Bibbia dice che si è riposato nel suo tabernacolo (Sal 18,6). Dice Umberto, "concordano dunque sabato e la Vergine: il sabato è il giorno, e Maria essa è il luogo dove si riposa".


Come il sabato è la porta che introduce nella domenica, così Maria è stata la porta per mezzo della quale Cristo è entrato nel mondo.


Come il sabato è il giorno medium tra il venerdì (doloroso) e la domenica (gioiosa), senza attraversare il quale non si può passare dalla pena alla gloria, così Maria è media tra noi, viventi nella terra di esilio, e Cristo già glorioso nel cielo; c'è dunque una coscienza della funzione mediatrice di Maria.


Nel sabato in cui Cristo giaceva nel sepolcro e gli apostoli, increduli e sfiduciati, si erano nascosti «per timore dei Giudei» (Gv 20,19), la fede della Chiesa si concentrò, tutta, in Maria; perciò ogni sabato è memoria della Vergine che crede e attende la risurrezione del Figlio.


La stessa Madre di Gesù ha mostrato di prediligere questo giorno: nella chiesa di Blacherne in Costantinopoli. Ogni venerdì sera, senza che intervenga mano umana, viene tolto il velo che ricopre l'Icona della Theotokos, la quale, sospesa nell'aria, si lascia vedere dai fedeli fino all'ora.nona del sabato, in cui, parimenti senza intervento umano, viene nuovamente ricoperta e riportata al suo posto abituale. Mentre l'occidente è separato dall'oriente, Umberto evoca questo miracolo.










Inno di Umberto de Romanis per il sabato


HUMBERTUS DE ROMANIS, maestro generale dei frati predicatori, nel secolo XIII, canta le ragioni di venerare Maria nel Sabato :


Dio si riposa il sabato ma si riposa in Maria ;


Dio compie la sua opera il sabato in Maria ;


Dio benedice il sabato più degli altri giorni e benedice Maria fra tutte le donne;


Come il sabato è il giorno medium tra il venerdì (doloroso) e la domenica (gioiosa), senza attraversare il quale non si può passare dalla pena alla gloria, così Maria è mediatrice tra noi e Cristo;


Nel sabato santo solo Maria ha avuto una fede salda ;


aiuta la liberazione delle anima del purgatorio.






Traduzione italiana :


La luce del giorno odierno


è stato il giorno del riposo


di colui che ha creato ogni cosa


Così ha trovato riposo in Mari


Mentre In questa via proprio di Lui


La Vergine diventa dimora.






Allora sono state fatte tutte le creature


mentre Dio oggi compie


La creazione della natura.


Allora ha completato tutto


Quando nella madre colui che ci ha creato


Ha compiuto l'opera della grazia.


Giorno finalmente benedetto


Questo settimo giorno


Fu anche detto santo.


Quanto tu possa esser detta benedetta,


sappiamo, o Vergine singolare,


e quanto tu sia santissima.


Mentre tu passi al giorno gioioso,


lasciando quello della terra


questo è il giorno di mezzo.


Questo giorno ci libera dalle pene


Fa da mediatore, e ci conduce


Alla gioia suprema.


In questo giorno mentre perdeva la speranza


Il gregge che allora era timoroso


Mantiene più fermamente la fede.


In questo giorno quelli che sospirano


E che pregano


Vengono sicuramente ascoltati.

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Grazie Robin di Alessandro D'Avenia

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C’è un tempo della vita in cui la pelle e la carne si slabbrano per poter coprire lo spirito che finalmente si stira, all’alba della consapevolezza della propria libertà e unicità (checché ne dicano i minimalisti dell’esistenza, nessuno ha mai avuto né mai avrà le impronte digitali uguali alle mie). Quel tempo, d’ebbrezza e dramma insieme, inizia con l’adolescenza, che per questo è una stagione vorace di storie che costituiscono veri e propri momenti di epifania: l’evidenza di ciò che il futuro potrebbe regalarci, come il tempo che corre tra il primo sguardo di una coppia e il loro primo figlio. A contatto con modelli (persone portatrici di storie che risvegliano la nostra) sentiamo aggregarsi le nostre forze e speranze verso una meta che unifica passato presente e futuro in un unico attimo, non fuggente. Così mi è accaduto, quando avevo 16 anni, di decidere di diventare professore. I modelli che hanno chiamato a raccolta le mie forze e le mie speranze sono state tre storie, due in carne e ossa (un insegnante di italiano, Mario Franchina, e uno di religione, padre Pino Puglisi), una sullo schermo: il professor Keating dell’Attimo Fuggente, interpretato da Robin Williams, con quella grazia che quasi solo una volta un attore raggiunge nella sua carriera.
Per questo, alla notizia della morte di Keating-Williams mi sono sentito un po’ orfano. Non c’era più il volto di quel personaggio, incontrato per caso una sera primaverile del 1993, facendo zapping, alla ricerca dell’ennesima scusa per non fare i compiti. Mi ricordo ancora quel professore che chiede ai suoi studenti, con le parole di Whitman, che verso aggiungeranno al poema della vita. Mi identificai sia con gli adolescenti alla ricerca tumultuosa dei loro talenti e passioni, frustrati dai loro limiti e fragilità, sia con l’insegnante carismatico che di quei talenti era pro-vocatore, colui che chiama al coraggio e alla libertà chi entra nel raggio d’azione del suo carisma (parola che deriva da grazia e non da narcisismo). Sono rimasto in silenzio a fissare i titoli di coda (mai fatto prima). Quella notte non dormii. Mi ripetevo: io voglio essere come quello lì, io voglio fare questo nella vita. Il presente mi si riempì di futuro e divenne mio. Senza storie siamo analfabeti di futuro e chi è privo di futuro perde anche il presente, e dorme sonni troppo tranquilli.
Ieri mi sono sentito orfano non tanto di quel tipo di professore, che nella narrazione mostra una pedagogia talvolta zoppicante (narcisistica, emotivista, simbiotica con gli studenti), ma del modello rappresentato. Non “modello” come lo intende la cultura dominante (la star) che abbaglia generando solo imitazione, ripetizione, scimmiottamento e quindi passività, ma il modello che provoca, mette in crisi, accende, sveglia il nocciolo più autentico della persona: il desiderio di mettersi in gioco in prima persona, di realizzare la propria unicità per metterla al servizio altrui, di non sclerotizzarsi su copioni scritti da altri, ma appunto di aggiungere il proprio verso al grande poema della vita in cui siamo capitati, come una nota, che lo si voglia o no, insostituibile. Il vero modello non schiaccia le possibilità di chi lo ammira, ma le risveglia, libera, dilata, spingendo verso risoluzioni proprie. Questo è il carisma, quella grazia (charis), capace di far sgorgare la vita negli altri, a partire da quella che sgorga in noi.
Robin Williams nella parte di Keating diede un volto a quel “modello”. A 16 anni, guardando quel volto, sentii le mie forze chiamate a raccolta e un’ipotesi di futuro, tutto da costruire ma più che mai presente e reale. Non ho idealizzato Keating, per fortuna, altrimenti avrei fatto molti più danni a scuola, ma ho semplicemente compreso che l’insegnante, capace di mettere in moto libertà e unicità dei ragazzi, attraverso le cose che amavo studiare e le storie che volevo raccontare, era il modello di professore che mi interessava essere. Ancora oggi ne sono convinto e non me ne sono pentito, il mio sogno di sedicenne è ancora intatto, dopo 14 anni di scuola.
Anche se il demone del vuoto, dei fallimenti, degli errori, della solitudine, delle dipendenze, ti ha forse asfissiato nei tuoi ultimi istanti, nessuno potrà toglierti il merito di aver donato il tuo volto a personaggi che, in qualche modo, ci hanno cambiato. Se non addirittura, chiamato.
Arrivederci, Robin, e grazie per il tuo verso.Capitano,mio capitano!
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E' successo duecento anni fa

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Abitavo a Varazze ma facevo uno strano

mestiere a Celle Ligure.

Andavo tutte le sere da Celle Ligure a Varazze

e poi tornavo indietro.

Lì c'è un'ansa della costa, un giro della costa

con un muricciolo basso

e poi c'è la spiaggia e il mare.

La sera di primavera il muricciolo

era zeppo di coppiette.

Una notte non c'era la luna, ma c'era un cielo

assolutamente limpido,

carico di stelle.

Proprio sul voltare della strada

ho visto il ponte sul mare fatto dalla Via Lattea.

Chi sa osservare il mare fino a questo punto?

Chi sa osservare le cose fino a questo punto?

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Una vita di passi

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La nostra vita è una marcia dura che però ci dà tanta gioia se non siamo soli a camminare.

Marciare con Cristo è un'avventura, un'avventura che dura tutta la vita e che prelude ad un'avventura più grande: la scoperta di Dio.

Camminare con Gesù significa ascoltarLo e anche risponderGli.

Noi Gli camminiamo a fianco ogni volta che superiamo un ostacolo riusciendo di nuovo ad avanzare o quando, caduti, ci rialziamo.

Ci sono delle cadute e delle sconfitte che valgono di più di una vittoria.

Dobbiamo però seguire le Sue istruzioni e con un po' di autocontrollo riusciamo a volare verso il mare quieto e trasparente delle braccia di Cristo.

Senza sacrifici, senza un amore folle non si può stare al passo con Lui.

Noi dobbiamo cercare di essere santi, come possono essere santi gli uomini.




Il mio desiderio è di essere solo di Cristo e di abbandonare tutti gli idoli che mi sono creata.....ad esempio il pc!

Uno degli idoli di questi tempi!

Lui che sa dare un senso nuovo alla nostra vita sa anche lasciarci liberi. Liberi di seguirLo, passo dopo passo o di cambiare direzione cercando, se riusciamo, ad essere felici con gli idoli che ci siamo creati .!




So che Dio mi si è mostrato con il mio volto e con quello delle persone che mi sono vicine o che incontro e di questi volti ho condiviso la gioia delle loro passioni, l'angoscia dei loro dolori, le incertezze e le ansie che tutti gli uomini provano.










Oh, mio Dio, io liberamente Ti ho scelto e liberamente Ti seguo e spero che come figlia avrò in eredità la Tua gioia.
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Siamo Missionari?

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ALLE FRONDE DEI SALICI di Salvatore Quasimodo











E come potevano noi cantare


Con il piede straniero sopra il cuore,


fra i morti abbandonati nelle piazze


sull’erba dura di ghiaccio, al lamento


d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero


della madre che andava incontro al figlio


crocifisso sul palo del telegrafo?


Alle fronde dei salici, per voto,


anche le nostre cetre erano appese,


oscillavano lievi al triste vento.





Vangelo di oggi 17 agosto 2014










In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.










Ecco che una donna,una Cananea, il suo paese non è della casa d'Israele e lei è pagana, parla a Gesù e gli fa cambiare pensiero, lo fa sconfinare da Israele, gli apre il cuore alla fame e al dolore di tutti i bambini, che siano d'Israele o no,, la fame è uguale, il dolore è lo stesso, identico l'amore delle madri. No, dice a Gesù, tu non sei venuto per quelli di Israele, tu sei Pastore di tutto il dolore del mondo. Anche per quelli che credono ad un altro dio.






La poesia di Quasimodo si rifà al Salmo 137 della Bibbia. "Come possiamo cantare i canti del nostro popolo se siamo prigionieri e le nodtre cetre sono appese ai salici?" Da tempo immenso noi cristiani, parliamo di uguaglianza tra i popoli, tra gli uomini. Siamo felici di dimostrare che siamo cattolici praticanti.....ma poi? Se un MEDICO di colore ci visita quando stiamo male, per non fare esempi più all'ordine del giorno, ci fidiamo? O rifiutiamo il suo parere?






Dobbiamo chiedere al Signore che ci doni l'amore per riconoscerci fratelli. Se noi riconosciamo che l'amore terreno è grande, creativo, semplice e completo, come sarà eccezionale, totale e perfetto l'amore di Dio!


Dimentichiamo il nostro vestito di cattiveria, togliamo dal nostro cuore ogni desiderio di guerra (che odiamo solo a parole perchè ne costruiamo una decina al giorno dentro di noi) E saremo nel tempo del persempre.






Buona serata fratelli.
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Gli animali che hanno convissuto con la mia famiglia

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Proprio alle soglie del Paradiso esiste un luogo chiamato il Ponte dell’Arcobaleno. Quando muore un animale che ci è stato particolarmente vicino sulla terra, quella creatura va al Ponte dell’Arcobaleno.

Ci sono prati e colline perché tutti i nostri amici speciali possano correre e giocare insieme. C’è abbondanza di cibo, acqua e tanto sole, e i nostri amici non hanno freddo e stanno bene assieme. Tutti gli animali che erano stati ammalati e vecchi sono restituiti alla salute e al vigore; quelli che erano stati feriti e mutilati sono nuovamente resi sani e forti, proprio come li ricordiamo nei nostri sogni di un tempo. Gli animali sono felici, eccetto che per una piccola cosa: ognuno di loro sente la mancanza di una persona speciale, che ha dovuto essere lasciata indietro. Tutti corrono e giocano assieme, ma viene il giorno in cui uno di loro improvvisamente si ferma e guarda lontano. I suoi occhi brillanti fissano intenti; il suo corpo è preso da un tremito. D’improvviso egli inizia a correre staccandosi dal gruppo, quasi volando sopra l’erba verde, le sue zampe lo portano a correre sempre più veloce. Tu sei stato scorto e quando tu e il tuo amico speciale alla fine vi ricongiungete, vi stringete l’un l’altro in un abbraccio di gioia, per non lasciarvi più. Baci di felicità piovono sul tuo viso; le tue mani accarezzano di nuovo il capo del tuo amico tanto amato e ancora una volta guardi nei suoi occhi fiduciosi, che tanto tempo fa erano spariti dalla tua vita, ma mai dal tuo cuore. Poi, insieme, attraversate il Ponte dell’Arcobaleno…


Delizioso questo pensiero che ci fa pensare ai nostri amici che ci hanno fatto compagnia e che ora ricordiamo con gioia perchè i momenti che ci hanno regalato sono tutti belli!


Una parentesi per una domanda, che specialmente i bambini si pongono, ma gli animali hanno un'anima?


Paolo VI disse : "Un giorno rivedremo i nostri animali nell'eternità di Cristo", e rivolto ai Medici Veterinari: "Vi esprimiamo il nostro compiacimento per la cura che prestate agli animali, anch'essi creature di Dio, che nella loro muta sofferenza sono un segno dell'universale stigma del peccato e dell'universale attesa della redenzione finale, secondo le misteriose parole dell'apostolo Paolo."


Papa Giovanni Paolo II nel 1990 si espresse in tali termini: "La Genesi ci mostra Dio che soffia sull'uomo il suo alito di vita. C'è dunque un soffio, uno spirito che assomiglia al soffio e allo spirito di Dio. Gli animali non ne sono privi."






Fin da piccola ho imparato ad amare la compagnia di un amico a quattro zampe e poi ho proseguito, presentando ai miei figli canarini, criceti, tartarughine d'acqua e finalmente la "Micia".


E' arrivata d'estate, un piccolo batuffolo pezzato, dal pelo soffice, dal nasino rosa e dagli occhioni azzurri. La chiamammo "Micia" perchè ognuno di noi aveva il nome preferito e affinchè nessuno rimanesse scontento.....


Era il Nunù di Valeria, se la portava a letto, sotto le coperte. Era bellissimo quando prima di coricarmi andavo a dar loro il bacio vedere quei due musini vicini! Micia non era stata sterilizzata. E ad ogni "calore" erano guai! Le famiglie degli amici a turno hanno adottato un piccolo della Micia!


Ricordo una sera, eravamo a cena da Daniela, che una telefonata mi fece ritornare a casa perchè lei stava per partorire e, come sempre, voleva me. Io le stavo vicino, l'accarezzavo, le parlavo e con il cucchiaino le davo da bere un po' di latte e così riprendeva un po' di forze! Erano sempre cinque o sei i micini che arrivavano! Prolifica eh!!

Se ne andò per un forte raffreddore, mentre io mi trovavo a Medjugorie. Arrivai la sera, era tranquilla, dormiva tra i panni da stirare, il suo luogo preferito. L'accarezzai, alzò la testa e mi guardò, poi riprese a dormire. Il mattino dopo dormiva ancora. La chiamai e mi accorsi che non l'avevo più. Tra le stelle del cielo i suoi occhioni brillavano.


I miei figli intanto erano cresciuti. Enrico, 18 anni, "filava" con Raffaella e dopo aver dato la maturità si era iscritto a "filosofia" Ada, 20, frequentava ultimo anno del corso per infermiere professionali. Era molto impegnata.

Una sera Enrico arrivò a casa piangendo. Quando gli ho aperto la porta mi buttò le braccia al collo, era già più alto di me, e mi disse che la Raffaella lo aveva lasciato! (meglio così)

Lo consolai come potevo e poi gli dissi: "Senti Chicco, se andassimo al canile a vedere se troviamo un cucciolotto a cui potresti donare l'amore che avevi per Raffaella, che ne dici?" "Dai mamma, facciamolo!

Non ho ancora parlato di Paolo che sopportava pazientemente tutti gli animali che abitavano con noi. Il suo motto era, ed è, "Io amo gli animali, ma a casa loro!"

Gli parlammo del cane...ovviamente era contrario....ma poi, ma se....

Enrico sottovoce mi diceva "Mamma insisti, ti prego, non mollare!"

E arrivò "Nice"

E' vissuta con noi 15 anni. Il suo amore e devozione era per Enrico. Paolo era però incaricato di farle fare i giretti, di giorno e di notte. Era talmente contento che spesso la dimenticava da qualche parte. Una sera è sceso portando con sè solo il guinzaglio.Va beh, arrivato al solito prato.... è tornato a prenderla-

Contemporaneamente a Nice arrivò Matisse, un bel micione che per una nefrite improvvisa ci lasciò dopo poco tempo.




Attualmente abbiamo Golia un miciotto rosso, tenerissimo e a volte come pensionato, arriva Caffè, il micio di Elena.

Ne conbinano di tutti i colori....ma si cercano e giocano molto insieme.

Golia è la mia sveglia! Se all'ora stabilita da lui non mi alzo...eccolo che arriva e mi accarezza fino a quando ben sveglia gli ubbidisco!.

Quanti occhi ci guardano dal cielo per consolarci e ricordarci che insieme siamo stati bene!

  


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quindici agosto Festa dell'ASSUNTA

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Oggi si festeggia il giorno in cui Maria SS. salì in cielo in corpo e anima

Per scrivere di Te debbo stare in silenzio.
Devo dimorare nel silenzio.
Perchè è il silenzio che mi parla di Te.
E' contemplandoTi che T'incontro.
E' un profumo amico che m'accoglie.
E' qui che devo stare.
In questo luogo amato che è la casa del silenzio.
Perchè qui posso scrivere che Ti amo.



AUGURI A TUTTI DI UNA BUONA E SERENA GIORNATA
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L'amore per i poveri è liturgia

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«Amore per i poveri e liturgia divina vanno insieme, l’amore per i poveri è liturgia.


I due orizzonti sono presenti in ogni liturgia celebrata e vissuta nella Chiesa, che per sua natura si oppone alla separazione tra il culto e la vita, tra la fede e le opere, tra la preghiera e la carità per i fratelli» (Benedetto XVI).
Non ci si lasci dunque trarre in inganno da chi mostra nostalgia di uno stile liturgico che manifesti opulenza, fasto e ostentazione, nella vana illusione che siano queste le uniche forme capaci di manifestare sacralità e manifestare lo splendore di Dio.
La liturgia è l’agire di Dio attraverso Cristo nello Spirito Santo. Per questo nella liturgia la forma è sostanza!
Se ci può essere un modo di celebrare l’eucaristia che esclude il povero, c’è anche un modo semplice di celebrare la liturgia grazie al quale il povero non è escluso, ma si sente accolto e si trova a suo agio, dunque riconosciuto nella sua dignità umana e cristiana.
«Voi avete disonorato il povero» ammonisce l’apostolo Giacomo (Gc 2, 6), ricordando alla sua comunità che nell’assemblea liturgica ogni battezzato deve essere accolto per la sua appartenenza a Cristo e non in base all’appartenenza sociale e alla condizione economica
Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano? Voi invece avete disonorato il povero! » (Gc 2, 2-6).
«Se mentre sei seduto qualcuno dovesse entrare, sia esso un uomo o una donna, una persona investita di un qualche onore del mondo e proveniente dallo stesso distretto oppure da un’altra comunità, tu, o vescovo, se stai parlando, ascoltando o leggendo la parola di Dio, non devi inchinarti davanti a lui. Non devi sospendere il ministero della Parola per trovare un posto per lui; resta dove sei, indisturbato, e non interrompere quello stai dicendo; saranno i fratelli a prendersi cura di lui …
Se invece dovesse entrare un povero, sia esso uomo o donna, di quel luogo o di un’altra comunità, soprattutto se esso è anziano e non c’è posto per lui, allora tu, o vescovo, con tutto il tuo cuore dovrai provvedere che si trovi un posto per lui, anche qualora tu dovessi sederti per terra»
All’opposto esatto di ciò che avviene alla cena eucaristica di Corinto, l’assemblea liturgica cristiana è il luogo dove il povero deve essere accolto, riconosciuto e perfino onorato.
Questa è la bellezza semplice della liturgia, che non è come quella mondana la quale in se stessa è anestetica, invitando a fissare lo sguardo unicamente sull’oggetto e portando così a chiudere gli occhi sul mondo, sugli altri e sulla realtà.
Al contrario quella della liturgia è una bellezza che fa dell’oggetto un semplice segno che invita ad aprire gli orecchi alla parola di Dio e a spalancare gli occhi sugli altri e sulla realtà.
Per questo la bellezza semplice della liturgia cristiana non è bellezza mondana ma bellezza santa, perché riflesso della bellezza di Dio e di quella bellezza alla quale ogni uomo è chiamato.
Se in un tempo di crisi economica c’è chi con irresponsabilità predica più consumo, la chiesa è chiamata a testimoniare il valore della «sobrietà dimenticata» (Tettamanzi) in primo luogo nella sua liturgia, che è ciò che di lei è più immediatamente visibile agli occhi anche dei non credenti.
Ricordiamoci che nella Liturgia e soprattutto nella Parola, Parola che può contenere almeno un bacio o una carezza o semplicemente il segno di una Presenza.

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Oggi si ricorda Santa Benedetta della croce Edith Stein

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Pochi mesi prima della sua deportazione ad Auschwitz, nacque una delle preghiere più belle della Stein: l'intimo sposalizio dell'anima con lo Spitito Santo. È la "sua" Pentecoste:


"Chi sei tu, dolce luce, che mi riempie e rischiara l'oscurità del mio cure? Tu mi guidi come una mano materna e mi lasci libero, così non saprei più fare un passo. Tu sei lo spazio che circonda il mio essere e lo racchiude in sé, da te lasciato cadrebbe nell' abisso del nulla, dal quale tu lo elevi all'essere. Tu, più vicino a me di me stessa e più intimo del mio intimo e tuttavia inafferrabile ed incomprensibile che fai esplodere ogni nome:


Spirito Santo - Amore eterno!




Non sei la dolce manna che dal cuore del Figlio fluisce nel mio, cibo degli angeli e dei santi? Egli, che si levò dalla morte alla vita, ha risvegliato anche me ad una vita nuova dal sonno della morte e mi dà una nuova vita di giorno in giorno, e un giorno la sua pienezza mi sommergerà, vita dalla tua vita - tu stesso:


Spirito Santo - Vita eterna


Sei tu il raggio che guizza giù dal trono del giudice eterno ed irrompe nella notte dell'anima che mai si è conosciuta? Misericordioso ed inesorabile penetra nelle pieghe nascoste. Si spaventa alla vista di se stessa lascia spazio al santo timore, inizio di ogni sapienza, che viene dall'alto e ci àncora con forza nell'alto: alla tua opera, come ci fa nuovi,


Spirito Santo - Raggio Impenetrabile!


Sei tu la pienezza dello Spirito e della forza con cui l'agnello sciolse il sigillo dell'eterno decreto divino? Da te sospinti i messaggeri del giudice cavalcano per il mondo e separano con spada tagliente il regno della luce dal regno della notte. Allora il cielo diventa nuovo e nuova la terra e tutto va al suo giusto posto con il tuo alito.


Spirito Santo - Forza vittoriosa.


Tu sei l'artefice che costruisce il duomo eterno che s'innalza dalla terra al cielo. Da te animate s'innalzano le colonne e restano saldamente fisse. Segnate con il nome eterno di Dio si alzano verso la luce sostenendo la cupola, che chiude il santo duomo coronandolo, la tua opera che trasforma il mondo.


Spirito Santo - Mano creatrice di Dio.


Sei tu colui che creò il chiaro specchio, vicinissimo al trono supremo, come un mare di cristallo, in cui la divinità amando si guarda? Ti chini sulla più bella opera della tua creazione e raggiante ti illumina il tuo proprio splendore, e la pura bellezza di tutti gli esseri, unita nel grazioso aspetto della Vergine, tua immacolata sposa:


Spirito Santo - Creatore dell'universo.


Sei tu il dolce canto dell'amore e del santo timore che eternamente risuona attorno al trono della Trinità e sposa in sé il puro suono di tutti gli esseri? L'armonia che congiunge le membra al capo, in cui ciascuno, felice, trova il segreto senso del suo essere e giubilante irradia, liberamente sciolto nel tuo fluire.


Spirito Santo - Giubilo eterno!


Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)


















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Ricordo Domenico

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Domenico Giordano

Quante parole per dire un pensiero
quanti pensieri che non hanno parole.
Sprecate le une, dispersi quegli altri.
Nella vita, una volta soltanto
possiamo giocare con parole e pensieri


La luna filtra tra le foglie degli alberi mosse da un piccolo soffio di vento. La luna illumina il mio letto.  Questa sera nò. Non voglio la tua luce! Troppi pensieri affollano la mia mente se penso alle parole che domani ascolterò.Da alcuni giorni  il libro di poesie di Dò è sul mio comodino e ora ne trascrivo una, forse due, per voi.

Ciao Dò, avevo voglia di leggere le tue poesie, ne leggemmo alcune quando, nelle tue visite novaresi ti fermavi a dormire da Rosanna e a mangiare da me!
"Oh, Dò, come sono tristi! " ti dicevo. "Leggile più volte e capirai".

Domenico, che io chiamavo Dò, abitava a Roma dove svolgeva il doppio lavoro di giornalista e di psicologo clinico. Tornava spesso a trovarci. Con i suoi fratelli stava bene. E' stato il primo a lasciare la strada. A Roma ci sono però i suoi tre figli, Daniela, Donatella e Guido. E spesso vengono a trovarci e non hanno ancora girato l'angolo che già li vorremmo di nuovo con noi.



Mia moglie

Come l'aria del monte, pura leggera, fine
che ti avvolge e ti abbraccia,
come l'onda del lago
prudente, ingenua, felice,
come carezza sul capo chinato;
come la nuvola lieta
si riforma nel cielo del piano
e ti guarda e ti veglia
mentre dormi il tuo sonno agitato;
come l'acqua che sgorga
e scende ruscello dalla collina
e si calma nello stagno
di un amore grande come il mondo;
come il vento del mare
che soffia potente, ma non urla
e ti prende la mano
e la stringe e ti senti contento.
Tutto questo può essere una donna.
La mia sposa.


La luna

Ti vedo luna, tremolare ochieggiante
tra la foglia sbrecciata del querciolo
che dondola al vento di aprile;
perchè mi guardi? Che vuoi?

Tu lo sai che non posso venire

che non posso pensarti
che sono di lei.
Ti nascondi e riappari mentre la fronda
sussurra cheta.
Mi scruti com'a dire:
vieni quassù.
Ma lo sai che non posso venire,
che sono di lei, la mia sposa.
Perchè impallidisci
velata dai primi vapori di primavera
e mi sorridi mentre il sole si oscura?
Lo sai bene che non ho nessuna.
Che sono di lei, la mia sposa.
Restami amica, luna
che di notte il cammino è buio
senza di te.
Restami amica
che io l'amo questa mia sposa.
L'amo come tu ami il sole e la terra.



Anche Sandro e Vittorio ti hanno raggiunto e insieme felici godrete del profumo dei fiori del giardino di Dio. Le vostre preghiere ora si uniscono alle nostre formando un grande arcobaleno. Date un'occhiata a Valeria e Luca che non facciano dispetti a San Pietro. Baci





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E' una storia vera...quasi

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Quand'eravamo bimbi, la sera distesi nel lettino, aspettavamo che la mamma ci raccontasse una favola per farci addormentare.
Tutte le favole incominciavano con...:" C'era una volta..."
La novella che io vi voglio raccontare inizia sempre con "C'era una volta...." solo che è una "novella" vera, accaduta alla fine della seconda guerra e me l'ha raccontata un mio caro amico sacerdote che dopo aver tanto sofferto se n'è andato in un giorno di luglio, mentre io ero al mare lasciandolo solo.
Allora: 
ogni giorno alle 12 in punto, un soldato americano che si chiamava Jim, entrava nella chiesa di un piccolo paese di campagna, faceva il segno della croce, si fermava non più di due minuti e poi se ne usciva.
Il sacrestano, sapete come sono curiosi i sacrestani o le perpetue, un giorno che non ne poteva più dalla curiosità, fermò Jim e gli domandò:
"Perchè vieni qui ogni giorno?"
"Vengo per pregare."
" Ma dai, è impossibile! Che preghiera puoi mai dire in due minuti?"
" Sono ignorante, non conosco le preghiere e prego Dio a modo mio."
Il sacrestano era sempre più curioso e guardava Jim con un po' d'incredulità.
" Ma, scusa, che cosa dici per fare così in fretta?"
" Dico: Gesù, eccomi, sono Jim. E me ne vado."

Finisce la guerra Jim decide che era bello rimanere in Italia anche se stava diventando vecchio.
Un giorno si ammalò e lo portarono all'ospedale, nel reparto dei poveri.
Jim non guariva, anzi pensavano proprio che stesse per morire. L'infermiera che era una religiosa, chiamò il sacerdote, e insieme si avvicinano al letto di Jim.
"Jim ascolta, raccontaci un po' come mai da quando sei entrato in questo reparto, tutto è cambiato, e in meglio, sai, gli ammalati non sono più tristi, anzi hanno sempre voglia di sorridere e di parlare?"
"Non lo so. Quando posso camminare, giro di qua e di là, visitando tutti, li saluto, chiacchiero un po'. Quando invece debbo stare a letto allora li chiamo vicino a me e li faccio ridere tutti, li rendo felici. Con Jim sono tutti felici.
"Ma tu perchè sei felice?"
"Voi, se ricevete una visita tutti i giorni non siete felici?"
" Certo! Dicci Jim chi viene a visitarti? Facce nuove non ne vediamo mai."
" Quando sono entrato in questo ospedale, vi ho chiesto due sedie: una per voi e una per il mio ospite, non vedete?"
"Chi è il tuo ospite?
" E' Gesù. Prima andavo io in chiesa a visitarlo, adesso non posso più; allora alle 12, Gesù viene."
" E che cosa ti dice Gesù?"
" Dice: Jim eccomi, sono Gesù.
Un giorno in cui il sole brillava attraverso i vetri opachi dell'ospedale Jim sorrise, allungò la mano indicando la sedia,  e chiuse gli occhi.

"Sono io"(Gv 6,20) Questa è la parola  che il nostro cuore attende.


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Oggi Canto il dolore

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"L'amore è la luce che viene dal cielo"
Oggi la notizia che una persona, un padre, uno sposo, un parente di Elena, la mia sorellina, sta raggiungendo i pascoli celesti, mi ha talmente turbata che sono andata a rileggere dei brani di vita di una giovane ragazza (27 anni) Benedetta Bianchi Porro.
Una vita che diventa una straordinaria avventura spirituale e umana, una vita vissuta, sin da piccola, nel dolore, dovuta ad un male inesorabile e demolitore: la neurofibromatosi diffusa. Benedetta alla fine, è così ridotta immobile a letto, sorda, cieca e paralizzata.
E da quel letto di dolore, lei dichiara: "Voglio vivere, lottare, sacrificarmi per tutti gli uomini" perchè quella giovane donna, ama la vita e quella dei propri fratelli.
Riesce, nonostante le sue gravi menomazioni, a realizzare il suo sogno: laurearsi in medicina e così diagnostica il suo stesso male. Nel '63 subisce l'ultima operazione. E' ormai completamente paralizzata e completamente cieca.
A Benedetta sono rimasti solo un filo di voce e la sensibilità di una mano in cui le vengono fatti percepire i segni dell'alfabeto muto; così le si parla, così lei ascolta e risponde.
L'indomabile volontà di Benedetta di "donare con gioia" le permetterà di farsi sentire attenta ed amica da chiunque l'avvicini. Il suo spirito lo testimoniano tutti coloro che l'anno conosciuta: "è un'autentica fiamma d'amore".
Scrive ad una amica:"Il mio compito non è solo quello di scrutarmi dentro, ma di amare la sofferenza di tutti quelli che vengono attorno al mio letto e mi danno o mi domandano l'aiuto di una preghiera".
E ancora:"I giorni passano nell'attesa di Lui, che amo nell'aria, nel sole che non vedo più ma che sento attraverso il calore che penetra attraversao la finestra e mi scalda le mani, nella pioggia che scende dal cielo a irrorare la terra."
"Amare la sofferenza di tutti". Quindi amare tutte le persone, perchè dentro ciascuno di noi c'è sofferenza, sofferenza se ci accorgiamo del nostro scarso amore, se non apprezziamo abbastanza i doni che Dio ci fa, se non ci accorgiamo che Gesù, ha fatto proprio questo: ha amato il nostro dolore, dolore che ci eravamo accuratamente costruiti con le nostre mani e la nostra superbia.
A chi le ha chiesto che cosa era per lei la vita , rispose: Un sogno, un sogno bello e triste, un godimento e un dolore insieme, una prova: una prova in cui si è soli davanti all’infinito. Benedetta incentrò la sua vita prevalentemente nella figura illuminante e protettiva di Dio: mèta e Amore Puro.






Nel dicembre del
1993 la Chiesa cattolica emise il decreto di Introduzione alla causa di santità e pertanto, secondo l'uso consolidato, le spetta il titolo di Venerabile.








Cercate su Google: Benedetta Bianchi Porro. Mancano tante cose sulla sua vita che io ho tralasciato, ma che vale la pena di leggere.


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Beatitudini dei nostri tempi (Ignoto)

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Beati quelli che sanno ridere di se stessi:

non finiranno mai di divertirsi.

Beati quelli che sanno distinguere

un ciottolo da una montagna:

eviteranno tanti fastidi.

Beati quelli che sanno ascoltare e tacere:

impareranno molte cose nuove.

Beati quelli che sono attenti alle richieste degli altri:

saranno dispensatori di gioia.

Beati sarete voi se saprete guardare

con attenzione le piccole cose

e serenamente quelle importanti:

andrete lontano nella vita.

Beati voi se saprete apprezzare un sorriso

e dimenticare uno sgarbo:

il vostro cammino sarà sempre pieno di sole.

Beati voi se saprete interpretare con benevolenza

gli atteggiamenti degli altri

anche contro le apparenze:

sarete giudicati ingenui ma questo è il prezzo dell’amore.

Beati quelli che pensano prima di agire

E che pregano prima di pensare:

eviteranno tante stupidaggini.

Beati soprattutto voi che saprete riconoscere il Signore

in tutti coloro che incontrate:

avrete trovato la vera luce e la vera pace
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perdono di Assisi 2 Agosto

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PREGHIERA PER IL PERDONO D'ASSISI (2 agosto)









Signore mio Gesù Cristo, vi adoro presente nel Santissimo Sacramento e,

pentito delle mie colpe, vi prego di concedermi la santa Indulgenza

del Perdono di Assisi, che applico a beneficio dell'anima mia

ed a suffragio delle anime sante del Purgatorio.

Vi prego secondo l'intenzione del Sommo Pontefice per l'esaltazione

della Santa Chiesa e per la conversione dei poveri peccatori.
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Che sapore hanno le persone.

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- Mamma le persone di cosa sanno?

- In che senso amore mio?

- Nel senso, hanno un sapore?

- Certo bambina mia

- E che sapore hanno?

- Dipende dalle persone

- Di cosa sanno le persone?

- Hanno tantissimi sapori. Alcune sanno di scorza di limone, altre di torta alle carote, alcune, lo scoprirai, sanno di cappero!

- Di cappero?

- Sì, lo giuro, sanno di cappero salato

- Mamma, ma tu le hai assaggiate tutte?

- Ma no, solo qualcuna

- E di cosa sapeva?

- La nonna per esempio, la nonna sa come l'impasto di una torta da infornare

- Davvero??

- Certo e anche il nonno, il nonno sa di fichi e salsiccia cruda

- Mi stai prendendo in giro!

- No, dico davvero!



- Mamma, ma tu le hai morse davvero?

- Ma certo che no

- E allora come lo sai?

- Non serve mica morderle per sentirne il sapore.



- Mamma, ma io le assaggerò?

- Tu le hai già assaggiate

- Quando ero più piccola?

- Le assaggi tutti i giorni

- E come faccio?

- Quando le incontri, non te ne accorgi, ma sulla lingua senti un sapore strano

- E come lo sai?

- Di cosa sanno?

- Sì

- Perché quando poi loro se ne vanno e tu provi a immaginarle, in bocca ti resta un sapore che se vuoi lo riconosci subito.



- Mamma, le persone cattive hanno un brutto sapore?

- No, piccola mia, le persone cattive hanno un sapore che non ti sembra mai familiare

- Tipo quelle che non ho mai assaggiato?

- No, quelle sono le persone che devi ancora incontrare

- Tipo quelle che non mi piacciono?

- Nemmeno. Le persone cattive hanno un sapore che ti sembra di conoscere ma non ti viene voglia di assaggiare.



- Mamma...

- Sì

- Ma io di cosa so?

- Hai un buon sapore

- Sì, ma che sapore ho?

- La sera, quando andiamo a dormire, hai il sapore delle nespole dolci. Appena ti svegli sai di latte e limone. Seduta a giocare per terra, hai lo stesso sapore di un peperone! Quando disegni hai il gusto dei gelsi maturi e adesso, sai di arancia alla vaniglia!

- Ma so di un sacco di cose!

- Sì, amore mio, e crescendo il tuo sapore diventerà un miscuglio dei tuoi umori più profondi. Lo scoprirai pian piano quando anche tu imparerai a scegliere quale ti piace tra i gusti delle persone che incontri, dei posti che scopri.



- Mamma?

- Sì

- Io da grande voglio sapere di gelato al melone

- Perché?

- Perché il gelato al melone mi piace tantissimo.





Il "caso" mi ha portato al blog di Chi cerca trova. Il "caso" ha sempre ragione perchè ero stanca e ho trovato che stavo comoda lì dentro e mi sono seduta. Leggendo. Tornando bambina. Tornando mamma di bimbi che prima di dormire, ma dopo la preghiera, volevano che raccontassi loro una storia. Ho bussato e mi hanno accolto felicemente. Con garbo. Senza tanti "su e giù" Se sarete gentili accoglieranno anche voi. Vero Franco ? Un'amica in più? Forse.

Buonagiornata a chi mi vuol bene! Alessandra ai miei bimbi piaceva tanto il pistacchio. Oggi assaggerò Ada.

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