il miracolo di guardare la vita umana così com'è

giovedì 24 luglio 2014




Due anni fa, d'inverno, mi succedeva che improvvisamente cadessi. Non c'erano inciampi o giramenti di testa. Cadevo. Tremavano le mani, anche i piedi, per cui smisi definitamente di guidare. Camminare era diventato faticoso....trascinavo i piedi. 
Infinite le visite da medici competenti. Diagnosi, sempre la stessa: inizio di Parkison. Io restavo tranquilla: se sarà così, bene affronterò giorno per giorno cosa arriverà. Ero proprio tranquilla. Quando in casa c'era Paolo ero al sicuro, quando usciva rimanevo tranquilla sul divano. 
Intanto mi avevano tolto alcune medicine. Mancava un ultimo esame invasivo per controllare l'ipotalamo. Lì c'era o meno la conferma. 
Come ogni domenica mi reco alla S. Messa e scopro che Don Franco farà l'unzione dei malati. Vado in sacrestia e gli parlo dei miei problemi, sorridendo, come sempre, gli faccio presente che l'assicurazione l'avrò solo dopo aver eseguito quell'ultimo esame. Don Franco mi guardò sorridente e mi rispose di mettermi al primo banco.
Momento emozionante. Pregai il mio Dio con tutto il cuore e a Maria, mia madre chiesi solo due cose: la serenità e l'allegria. Mi venne in mente la domanda che Gesù fece a Marta: "Credi tu in questo?"
E rispondendo "Certo" pensai alla resurrezione di Lazzaro.
E poi ripensai sempre a Gesù e le parole che disse alla vedova di Nain: "Donna non piangere!" Ecco il miracolo in queste semplici e significative parole. Non la resurrezione del figlio, (quando la mia Valeria se n'è andata con Lui, non ho pianto. Sapevo che andava a prepararci un posto e a proteggerci qui sulla terra)ma quelle parole "non piangere!" Il miracolo è lo sguardo nuovo con cui siamo invitati a guardare tutto.
Il Parkinson non c'era.

Nuovo, significa Vero. Lo spiega bene il Benedictus che dovremmo dire con le preghiere del mattino. Vuol dire "liberati dalle mani dei nemici, ossia liberi dalla tristezza che a volte ci prende all'inizio di una nuova giornata, dove tutto è pronto:i guai, le piccole soddisfazioni, quella insomma che Peguy chiama "un'anima bell'è fatta."
Il "Benedictus" ci ricorda anche che questa libertà presente e permanente, questo perdono soprattutto, ci sono stati donati dall'inizio della storia:" Così Egli ha concesso misericordia ai nostri padri".
Quella misericordia non è un fatto del passato, ma è la nostra stessa vita. Basta solo essere disposti a seguire la  strada che il Miracolo, cioè la Sua dolce Presenza, ci indica, stare con quella Presenza così come essa si fa presente.




Benedetto il Signore, Dio di Israele,*

perché ha visitato e redento il suo popolo

e ha suscitato per noi una salvezza potente*

nella casa di Davide suo servo,

come aveva promesso*

per bocca dei suoi santi profeti di un tempo,

salvezza dai nostri nemici*

e dalle mani di quanti ci odiano;

così Egli ha concesso misericordia ai nostri padri*

e si è ricordato della sua Santa Alleanza,

del giuramento fatto ad Abramo nostro padre*

di concederci, liberati dalle mani dei nemici,

di servirlo senza timore in santità e giustizia*

al suo cospetto per tutti i nostri giorni.

E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo,*

perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,

per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza*

nella remissione dei suoi peccati,

grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,*

per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge,

per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte,*

e dirigere i nostri passi sulla via della pace.