Parole del deserto - Preghiera e immagine di Dio

martedì 8 luglio 2014








L'uomo che prega si rivolge a Dio «che non si vede» (cfr. I Giovanni 4,20). E tuttavia nella preghiera è implicata necessariamente una certa immagine di Dio da parte dell'uomo. È evidente allora come sia facile il rischio della menzogna e dell'idolatria: il rischio è quello di forgiarsi un Dio a propria immagine e somiglianza e rendere la preghiera un atto autogiustificatorio, autistico, rassicurante. L'esempio della preghiera del fariseo e del pubblicano al Tempio .nella parabola lucana (Luca 18,9-14) è significativo. I due diversi atteggiamenti di preghiera esprimono due differenti immagini di Dio relative a due differenti immagini che i due uomini hanno di sé. In particolare, la preghiera del fariseo manifesta l'atteggiamento di chi «si sente a posto con Dio»; ai suoi occhi il suo Dio non può che confermare il suo agire, eppure la frase finale della narrazione sconfessa l'immagine di Dio che quest'uomo aveva: egli non tornò a casa sua giustificato! Mentre il pubblicano si espone radicalmente all'alterità di Dio entrando così nel rapporto giusto con Dio, il fariseo sovrappone il suo «ego» all'immagine di Dio: nella sua preghiera c'è (con)fusione tra il suo «io» e «Dio». Rischio, questo, molto frequente presso gli uomini religiosi!
Ora, il primato dell'ascolto nella preghiera cristiana indica che essa è lo spazio in cui le immagini di Dio che noi forgiamo vengono spezzate, purificate, convertite. La preghiera, infatti, è ricerca di un incontro fra due libertà, quella dell'uomo e quella di Dio. In questa ricerca la distanza fra immagine di Dio forgiata dall'uomo e alterità rivelata di Dio diviene lo scarto fra la domanda e l'esaudimento, fra l'attesa e la realizzazione. Ecco perché al cuore della preghiera cristiana c'è l'invocazione: «Sia fatta la tua volontà» (Matteo 6,10). Nello scarto fra volontà dell'uomo e volontà di Dio la preghiera agisce come spazio di conversione e accettazione della volontà di Dio. È lo scarto, ed è la preghiera, che ha vissuto Gesù stesso al Getsemani: «Abba, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi» (Marco 14,36). È lo scarto, ed è la preghiera, che Paolo ha vissuto con particolare drammaticità: «Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di Satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza, infatti, si manifesta pienamente nella debolezza"» (2 Corinti 12,7-9). Paolo accetta la contraddizione portata alla sua richiesta che non viene esaudita e così la sua preghiera lo porta a riflettere esistenzialmente l'immagine del Dio che non l'esaudisce, ma che gli resta accanto nella sua debolezza. Paolo deve accettare la modificazione della sua, pur corretta e rispettosa, immagine di Dio. Così la sua vita si conforma sempre più all'immagine rivelata di Dio: quella del Cristo crocifisso.
La preghiera cristiana conforma l'orante all'immagine del Cristo crocifisso. E il Crocifisso nel suo grido sulla croce ha accettato l'assenza assoluta di immagini di Dio. Il grido: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Marco 15,34) denuncia la distanza fra l'immagine conosciuta del volto di Dio e la realtà presente. E dopo il grido dell' abbandono, secondo Marco, c'è solo un urlo inarticolato: «Gesù, dando un forte grido, spirò» (Marco 15,37). Non c'è più parola, non c'è più immagine; non c'è più teo-logia, non c'è più parola su Dio; non c'è più rappresentazione di Dio. Dunque, non c'è più riduzione di Dio a idolo! Il silenzio e ilbuio delle tre ore dall'ora sesta all' ora nona sono il sigillo di questo indicibile e invisibile di Dio che salvaguarda il suo mistero e la sua alterità.
Ma proprio quel radicale annichilimento di immagini di Dio (chi mai ha raffigurato Dio in un condannato a morte?) e di parole su Dio (il Dio crocifisso non spezza forse ogni 16 gos?) è l'abolizione radicale dell' idolatria, della riduzione di Dio a immagine dell'uomo. La presenza di Dio, l'immagine di Dio ormai va vista lì, nel Cristo crocifisso: «Egli è l'immagine del Dio invisibile» (Colossesi 1,15). Sì, il Cristo crocifisso annichilisce Dio come immagine dell'uomo e ci presenta un uomo come immagine (eikon) di Dio. Il Cristo crocifisso è l'immagine di Dio che spezza le nostre immagini di Dio. Il Crocifisso è anche l'immagine di fronte alla quale noi preghiamo, ma che deve spezzare le immagini che, volenti o nolenti, proiettiamo su Dio. L'immagine di Dio manifestata dal Cristo crocifisso smentisce l'immagine di Dio «professata» dal fariseo al Tempio, immagine connessa a una certa considerazione di sé supportata da un'immagine - spregiativa - degli altri. La preghiera è dunque composizione attorno al Cristo crocifisso delle immagini di sé, degli altri e di Dio. L'immagine di Dio che è il Cristo crocifisso custodisce Paolo dalla tentazione dell'orgoglio, del «super-io» (il «montare in superbia», hyper-airomai, 2 Corinti 12,7, convertito nel porre il proprio vanto nelle sofferenze patite «per Cristo», hypèr Christou, 2 Corinti 12,10) e lo conduce, grazie alla preghiera, a parteciparla nella sua vita: «lo porto le stigmate di Gesù nel mio corpo» (Galati 6,17; cfr. Colossesi 1,24). Così la preghiera, conformando al Cristo crocifisso, diviene anche promessa di resurrezione, spazio di trasfigurazione nell'immagine gloriosa del Signore (cfr. 2 Corinti 3,1










Un mio amico, confratello in quanto Carmelitano scalzo, lui consacrato io laica, ha un blog in cui io mi rifugio quando mi rendo consapevole che ho bisogno di ritrovare me stessa in un incontro vivo. Caro Padre Giorgio,


grazie di tutto. Oggi, chiedo a Maria, Madonna del Carmelo, di rinnovare in te, al sorgere di ogni giorno, l'esperienza di quella figliolanza dal Padre che diventa generatrice di vita nuova nella letizia, come vedo accadere in ogni tuo nuovo scritto. Il Blog è Footprints of Jesus.