Indovina chi viene a cena?

venerdì 6 giugno 2014








Joey, figlia di un eminente giornalista di formazione liberale e della proprietaria di una galleria d'arte, durante un soggiorno alle Hawaii, conosciuto un uomo di colore, il dottor John Prentice, se ne è innamorata e lo vuole sposare. Sanamente educata dai suoi genitori, la ragazza è convinta di non trovare opposizione al suo matrimonio; in effetti, superato lo sbigottimento iniziale, la madre appoggia pienamente la sua decisione, ma il padre, avendo presenti le innumerevoli difficoltà a cui la coppia andrebbe incontro per i persistenti pregiudizi razziali di una parte degli americani, decide di negare il suo consenso alle nozze. Ad esse si oppone, ancor più recisamente, lo stesso padre di Prentice, mentre le approvano la madre e monsignor Mike Ryan, un sacerdote cattolico amico di Joey e della sua famiglia. Dopo una serie di colloqui, anche il padre di Joey si convince di non avere alcun diritto di opporsi alla felicità di due persone che si amano e che nel loro amore hanno già la forza per vincere l'incomprensione e i pregiudizi dell'ambiente.

Questo film del 1967 è stato trasmesso da Skay ieri sera- Mi è sempre piaciuto, forse era la decima volta che lo vedevo e tutte le volte mi ponevo degli interrogativi. Può la semplice pigmentazione della pelle cambiare il nostro approccio col prossimo?
Sono passati quasi 150 anni da quando Lincoln liberò parte degli schiavi in America e ora con quasi due secoli di storia alle spalle, la situazione negli Stati Uniti non sembra cambiata più di tanto. Ciò che sembra cambiato è l’atteggiamento formale dei bianchi nei confronti dei neri e le leggi. Ora le leggi riconoscono pari diritti a tutte le persone a prescindere dal colore della propria pelle, questo sicuramente è un gran bel passo in avanti, ma se poi si va a vedere la sostanza ci si accorge che la situazione non è poi così migliorata. Anche se la legge afferma che un nero ha gli stessi diritti di un bianco, ma poi ha, rispetto a un bianco, pochissime possibilità di frequentare una buona scuola preparatoria che poi dia la possibilità di accesso ad una delle migliori università del Paese, allora ci si accorge che ciò che serve è l’uguaglianza sostanziale e non una semplice dichiarazione di principi -


E in Italia?
Siamo nel terzo millenio e il problema razziale esiste ancora, inteso come rifiuto ( consapevole o non) di intrattenere rapporti interpersonali con persone di un’ altra razza. Ad esempio, benchè si dica che tutti siamo fratelli e ci dobbiamo amare, gli italiani odiano i Cinesi, hanno antipatia nei confronti dei loro lineamenti, sono intolleranti, pieni di astio. Sono pochissimi coloro che sono veramente amici e non solo conoscenti di persone di altre razze. Esiste nelle persone una diffidenza genetica verso le persone di altre razze, ma la cosa grave è che la cultura e la coscienza morale non reprimano questo atteggiamento istintivo.
Ho degli amici che, non avendo figli, ne hanno adottato due, in tempi diversi, un bimbo e una bimba: peruviani. Ora sono grandi e il ragazzo mi raccontava che quando sale sul pullmann tornando da scuola, regolarmente il controllore sale e gli chiede oltre al biglietto anche i documenti di identità. Lui è italiano solo un po' scuro! Questo come lo chiamiamo: amore?

dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 9-17)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri».


Gesù è Amore: Egli a tutti i costi vuole farci capire che l’amore è la nostra vita.
Gesù vive nella pienezza dell’Amore e non si dà pace: vuole che tutti siano raggiunti, toccati, inebriati dal Suo Amore, vuole portarlo a tutti, farlo conoscere, per farlo vivere.
Ha bisogno di uomini e donne che credano in lui e nel suo messaggio di Amore: per questo Gesù è continuamente e freneticamente alla ricerca di amici a cui affidare il “mandato” della sua vita: «Amatevi gli uni e gli altri come io ho amato voi».Tutti...proprio TUTTI.