Sinjavskij pensieri improvvisi

martedì 29 aprile 2014




Che piacere ti fa l'uomo della strada quando ti dice
"per favore" oppure "grazie".
E lo dice con tanto calore, come se ti augurasse 
veramente la salvezza.
Solo su questo calore umano si regge il mondo,
specie il mondo russo.
"Fratello", "paparino", " siate buono", basta una qualsiasi di queste parole.
Senza particolare riguardo, ma con una intonazione familiare.




Stavo in un ristorante e guardavo intorno. Era giorno. I pochi avventori sembravano gente provvisoria, di provincia, o gente venuta per mangiare in un locale di lusso una volta nella vita. Capitato per caso, m'interessavano quegli individui che erano lì altrettanto per caso.
Lo sguardo mi andò sulla ragazza sempliciotta dai capelli fini fini, arricciati, e la bocca enorme, spalancata. Rideva forte, mostrando grossi denti. La guardai pensando che era mostruosa. E fui turbato da questa persona, brutta, soddisfatta di sè. Mi sembrò che non avesse diritto nè di sedere a quel tavolo, nè, addirittura di esistere. Non si vergognava di essere tanto brutta? E come poteva ridere brutta com'era?...
All'improvviso mi colpì una riflessione. Mi colpì tanto che continuo a pensarci su, sebbene sia quasi l'ora di dimenticarmene. Pensai: Che diritto hai tu di giudicarla quando Dio stesso la sopporta? Quando tutti noi brutti ed abietti, Egli permette di esistere? Eccoci qui seduti; mentre noi ci disprezziamo, pronti ad estirparci dalla faccia della terra, Lui che vede perfettamente tutta la nostra bruttura, ci lascia vivere, pur potendo in un batter d'occhi stroncare la nostra sfrontata esistenza, piena di millanteria. Chi ti autorizza a disprezzare quella ragazza se Lui la ama, Lui perfetto al di là di ogni misura?
La coscienza della mia ingiustizia, così evidente di fronte al Suo volere, mi portò a un improvviso buonumore.
In fondo all'anima dovevo frenare quella risata che piano piano sentivo risalire dal cuore, quasi avessi sentito su di me uno sguardo affettuoso, accondiscendente.
Ma la mia allegria non conosceva più malignità ed era piena di gratitudine verso il pensiero che mi aveva rivelato tutto questo e che, a sua volta, rideva di me e di tutti noi con un riso buono, luminoso. E mi pare tutt'ora che in quel momento ilm Signore mi benedicesse con questo Suo riso.