una mattina diversa

lunedì 21 aprile 2014


Se io dovessi iniziare un racconto per un libro, lo incomincerei narrando di un paesino, sperduto sui monti, dove l'unico suono che si spandeva nell'aria, era quello delle campane... ma si tratta di un episodio molto singolare e soprattutto, vero. 
Giovedì scorso, o meglio, giovedì santo, era una bella giornata di sole, avevo appena finito di fare colazione: mi ero alzata tardi, erano forse  le dieci ed ero ancora in pigiama.
Poco importa, non aspettavo nessuno. Mi accingevo ad iniziare le pulizie giornaliere. 
Dalle finestre aperte arrivava il canto degli uccellini e il lamento dei piccioni che affollano il condominio.Inquilini fissi.
Una musica lontana, che pian piano si va facendo sempre più forte.  Il suono allegro di una fisarmonica! Uno strumento a me tanto caro: mi mette allegria, mi fa pensare ai balli all'aperto in qualche balera, oppure ai balli nei campi, sull'aia che i nostri nonni, almeno i miei, amavano tanto.
Esco sul balcone. Sempre in pigiama e inoltre spettinata! Vedo che nel marciapiede difronte ci sono due mendicanti che arrivano a grandi passi: uno, il più vecchio, ha la fisarmonica, l'altro il clarino. Per me è il momento dello stupore, della gioia. 
Mi sbraccio e attirando la loro attenzione. Vengono sotto il balcone, sempre suonando. 
Li guardo, li saluto e faccio loro cenno di aspettarmi e, rientro. Cerco qualche soldino. Niente. Insomma perchè io sono sempre senza monete? Penso che cinque euro sarebbero troppe e mi viene in mente il salvadanaio di Elena. Bhe, anche se le prelevo qualcosina....con tutti quelli che le ho regalato io....
Non si apre, il tempo passa veloce. La fisarmonica non suona più. Perbacco, se ne sono andati! Ah, finalmente trovo due euro, non posso buttarli giù così. Cerco un "postic" li avvolgo e arrivo di nuovo sul balcone. La strada vuota.  Sono stata troppo lenta! 
Piano piano la musica ritorna. Respiro. Li vedo arrivare dalla parte opposta a quella di prima. 
Nuovamente agito le braccia.
Il più vecchio arriva di corsa e sorridendo coi denti radi, mi indica con la mano:"uno?" Correggo, "due". Sorride ancora di più e si avvicina proprio sotto al balcone, vicinissimo alla siepe che separa il cortile dalla strada.
Allunga le mani e io prendo la "mira"  facendo volare il postic giallo!
Ci guardiamo. 
I due euro finiscono proprio dentro la siepe. In alto.Oh!!! no!!! 
Chiamo la donna delle pulizie che sta scopando in quel momento il cortile. 
Tutti e tre scuotono la siepe. 
Niente. 
Guardo le loro facce deluse.Non so cosa dire. Taccio. 
Quei due euro erano importanti, forse per loro significava  una bevanda, un caffè, per me, un gesto, piccolo, piccolo, d'amore.
Ancora una volta si è manifestato che i desideri miei non sono quelli del Signore! Lui aveva altri programmi per entrambi.
Potrei dire: come un fiume, che scorre tranquillo, scorsero le mie lacrime: no, non piansi anche se avrei voluto. Per loro, per la felicità che avevano manifestato, per me, per la felicità che mi avevano donato.

La mia finestra al secondo piano e la siepe incriminata.