Forse non è stato tutto sbagliato

lunedì 31 marzo 2014




Sere fa ho rivisto la coppia di suonatori ambulanti ai quali, tempo fa, regalai un libro invece che qualche euro. Venivano dall’Ucraina; lei, un violino, lui, una fisarmonica. Posai nella custodia della fisarmonica, aperta per accogliere le offerte dei passanti, un romanzo che narra gli accadimenti occorsi durante lo studio e le prove della Grossa Fuga di Beethoven. Il titolo è: “Per un attimo immenso ho ritrovato il mio nome.” E’ un romanzo duro nel quale si muovono i personaggi del quartetto di archi: due di loro, ossessionati dalla ricerca di qualcosa che restituisse un senso alla memoria del loro passato, di qualcosa che ricomponesse i loro ricordi in un quadro mnemonico di senso compiuto. Mi piacque credere che quella coppia di ucraini, sballottolati a migliaia di chilometri dalla loro casa, potessero ritrovare il loro nome nella musica, invece di sentirsi fantasmi vaganti per le strade d’Italia. Non sapevo se avessero una conoscenza della lingua italiana che permettesse loro la lettura del libro, ma non m’importò: certamente avrebbero compreso che si trattava della Grossa fuga di Beethoven. Di una musica… ma sì, forse fate prima a sentirla.
Ieri sera li ho rivisti ed ascoltati. Lui sempre uguale, con la sua giacca di pelle ed i jeans, suona ancora meglio di quanto facesse. Lei è diventata bella, curata, indossava una gonna alla moda, calzava stivali, si è fatta crescere i capelli e li ha tinti di scuro; ma non suona bene come qualche tempo fa. Succede. Succede quando…
Quest’anno, dopo tanti anni, quest’anno la notte di Natale l’ho trascorsa a casa. Ho giocato con i cani. Poi mi sono infilato in una vasca di acqua bollente e mi sono tirato su l’acqua calda come fosse una coperta.
Loro erano pronti a staccare il tempo, laggiù. Li vedevo come si vede un film proiettato dagli occhi per gli occhi, sulla parete.
Li ho sentiti alle prove.
Sprofondato su uno sgabello, nella penombra, quando sentii una testa poggiarsi sulla spalla. Mi voltai, conoscendo bene a chi appartenesse quella voce: a due occhi grandi grandi e disordinati.
- Allora sei tornato per suonare con noi? chiese con quel suo modo sparpagliato di pronunziare le parole.
- No, sono tornato per sentirvi. Dai, adesso va’ a prepararti ché fra poco cominciate…
- Però io dispiaccio…
- Si dice “mi dispiace”. Ma adesso va’ a preparati, se no dispiaccio pure io…
Quella ragazza ucraina non suona più bene.
Perché? Perché adesso recita la musica ad un pubblico, anziché suonarla? Sente il pubblico e non sente più la musica? Succede. E quando succede è la salvezza. E che si strafotta la musica! Perché quando sei bambino, nemmeno capisci cosa significhino le parola “un certo talento”: credi sia un gioco e giochi. E aste e crome e aste e solfeggio e poi, all’improvviso, da quell’ammasso di ferraglia e legno, esce un suono, poi una melodia; credi si tratti di un gioco, sei piccolo, che ne sai che non sarà così? Nessuno ti spiega che non è così e aste e crome e crome ed aste e crome ed aste e ancora crome ed aste. E quello che si dice essere un “dono” è piuttosto una disgrazia, una fottuta disgrazia. Ma sei piccolo e non lo sai, e nessuno te lo dice, e tu continui a credere sia un gioco.
Quella ragazza ucraina non suona più bene. Succede.
Un giorno le mani non vanno più come dovrebbero andare, non seguono le inclinazioni della testa. Manca loro la forza, l’energia. A volte non riesci nemmeno a svitare il tappo della bottiglia di acqua e resti a guardarla rabbiosamente che la scaraventeresti contro un muro.
Se non fosse per quella fottutissima tastiera, non ti sentiresti mutilato e non malediresti il giorno che ci hai poggiato le mani per la prima volta. Ma eri soltanto un bambino, cosa ne sapevi?
Tu, perché non me lo hai detto, perché?
Quella ragazza ucraina non suona più bene. Succede.
Adesso i ragazzi staranno attaccando con i loro tamburi. L’acqua comincia a raffreddarsi.
… tum tum tum tum.
Tum tum tum tum... forse non è stato tutto sprecato. Forse, non è stato tutto inutile, forse…tum tum tum... tum... Forse non è stato tutto sbagliato.