povertà

giovedì 27 febbraio 2014




Povertà. E' una tristezza del cuore. E' riconoscere nella persona che cerca nel cassonetto, una persona che andava fiera del suo lavoro che sosteneva dignitosamente la sua famiglia. Oggi se mi fermo a parlare con un'amica, la prima cosa che mi dice è: "come faremo ad andare avanti di questo passo?"

Non è che voglio ignorare questa situazione drammatica, lo so che il mio buon Dio non può aiutarci, dobbiamo pensarci noi, con il Suo aiuto. Cosa facevamo nei tempi delle così dette "vacche grasse?"

La nostra, da sempre, è una povertà come destino.
Mio Dio sono certa che mi consegnerò a Te, così come sono, "con le mani vuote". Vuote per offrirti la mia piccolezza perchè non ho altro da offrirTi
A me, a noi, in questo momento, viene chiesto di accettare questa povertà in tutti i sensi. Le spiegazioni le avrò molto più in là, dopo la morte. Posso solo immaginare che, per riempirmi di Dio, devo essere molto vuota.
San Giovanni Battista diceva "Non sono io, dopo di me viene Colui che era prima di me. Io non mi appartengo. Io sono il senza patria; sono la terra di nessuno, l'arrivo ancora atteso del mistero della mia origine. Io sono "la sentinella perduta". Io non ho niente con cui farmi ricco e forte; tutto in me è scoperto ed esposto; in me tutto è profeticamente avanti a se stesso, verso un futuro che non riesco a stringere, dove troverò la patria, la terra amata dai miei padri".

La povertà ci si presenta attraverso infinite forme. Ogni vero atto d'amore ci rende apparentemente poveri, perchè amare significa darsi gratuitamente.
Questa sera ho pensato a due persone, un sacerdote e un laico che sono costantemente nel mio cuore e sono testimoni veri d'amore e dell'Amore vero: il dr. Gino Strada e don Luigi Ciotti.  
All'improvviso ci siamo imbattuti in Dio con le storie di queste due persone.

Con loro scendiamo in Dio definitivamente: questa è la grande forza della nostra povertà: la preghiera.