Domenica del Battesimo del Signore di don Domenico Malmussi

sabato 11 gennaio 2014




 


Guercino – Battesimo Di Gesù





Dal Vangelo secondo Luca 3,15-16.21-22.
Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo,
Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì
e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto».


Sappiamo che tutti i vangeli pongono all’inizio del racconto la figura del Battista, e nel testo di Luca è anche piuttosto importante, i suoi discorsi sono riportati ampiamente, li abbiamo sentiti in avvento. Il testo di oggi ci presenta ancora Giovanni che parla alle folle che venivano a farsi battezzare. Ma ora le folle non sono più una massa indistinta, sono un popolo e sono in attesa del Messia. Il popolo si pone domande sull’identità di Giovanni il quale risponde di non essere lui l’atteso. Poi il vangelo riporta in modo molto scarno il fatto che Gesù fu battezzato e lo presenta in preghiera, una delle caratteristiche più importanti del Gesù narrato da Luca.
Subito dopo questo racconto il vangelo introduce la genealogia di Gesù: “Gesù, quando cominciò il suo ministero, aveva circa trent’anni ed era figlio, come si riteneva, di Giuseppe, figlio di Eli, figlio di Mattat …” si riteneva fosse figlio, cioè aveva un’identità sociale, riconosciuta, accettata. Ma la vera identità di Gesù, quella più intima e personale, viene compresa da lui nel momento del battesimo, nell’esperienza di preghiera intensa che viene descritta da Luca.
Gesù prega e la sua preghiera fiduciosa ha la forza di ristabilire la comunicazione con Dio: questo è il senso dei cieli aperti, la comunicazione, che spesso appare interrotta, adesso è ripresa, è possibile e da questa comunicazione possibile scaturisce l’esperienza della piena comunione espressa dalla presenza visibile dello Spirito. Lo Spirito indica la libera volontà di Dio di comunicare con gli uomini e di restare in comunione con loro.
Questa preghiera è esperienza trinitaria: è fatta di accoglienza dello Spirito e di ascolto della voce del Padre e conferma Gesù nel suo essere Figlio di Dio. Gesù ha insegnato anche ai suoi discepoli a pregare in questo modo cioè a vivere la relazione con il Padre per mezzo dello Spirito restando nella piena comunione con lui.
Ma questo non è qualcosa di spiritualistico e misterioso, Gesù conosce Dio come Padre attraverso l’ascolto della sua Parola contenuta nella Scrittura. Una parola letta con assiduità, un ascolto attento, scrupoloso, costante. Una assiduità che permette di far risuonare dentro di lui le parole. La voce che Gesù sente contiene delle citazioni bibliche molto evidenti: “Tu sei il mio Figlio”: Sal 2,7; “l’amato”: e Isacco, l’immagine del figlio desiderato e donato, Gen 22,2; “in te mi sono compiaciuto”: è il servo sofferente di Is 42,1. Gesù leggeva e ascoltava le Scritture come rivolte a sé, lui sente di essere il Figlio amato, il compiacimento del Padre. La preghiera che Gesù, quella che ha anche insegnato ai suoi discepoli è che l’arte della relazione filiale con il Dio Padre.
Le Scritture sono la fonte della preghiera e, attraverso i salmi in particolare, diventano anche risposta cioè un dialogo tra Dio e il credente. Ma l’aspetto forse fondamentale della preghiera è che diventa il luogo del discernimento della propria vocazione e della propria missione: Gesù comprende se stesso come Messia, il salmo 2, comprende che questa via è fatta di donazione totale, è un cammino di sofferenza e di morte come lasciano intendere l’esperienza di Isacco e del servo sofferente descritto da Isaia. Un cammino possibile perché, sempre nella preghiera, Gesù conosce l’amore di Dio: “Tu sei il mio Figlio, l’amato”.
In lui anche ciascuno di noi è chiamato a sperimentare l’amore di Dio per poter compiere questo cammino di scoperta della propria vocazione e missione, che non è un’esperienza unica nella vita ma il quotidiano rispondere all’appello di Dio che fa sentire la sua voce.
Le voci che risuonano in noi hanno veramente il potere di creare la nostra realtà, e in questo i genitori hanno una grande responsabilità perché possono far risuonare nei figli voci di fiducia e affetto oppure voci di sfiducia che creeranno persone frustrate ed infelici.
Certo è che diventati adulti possiamo comunque scegliere quali voci ascoltare e una preghiera fatta di ascolto della Parola di Dio diventa apertura alla comunione e all’amore che vengono da lui e che si esprimono nel suo Spirito e nella sua Parola. Da questa esperienza di amore ricevuto nella preghiera nasce la possibilità di una rinnovata sequela di Gesù Cristo sotto l’azione dello Spirito santo.