una storia di poesie

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Una notte nell'inferno dei vivi

Com'è fredda questa notte
che non vuol finire!
Lungo è l'arrivo del domani.
Tutto è buio intorno a me.
E nel buio
odo
un tintinnio di chiavi,
un sussurrar di voci,
soffocate da passi pesanti,
che arrivano a scuotermi il cervello.
Ecco...
ora tutto tace
è sceso il silenzio!
Sì...è l'inferno dei vivi!
(Franco)

C'è stato un tempo in cui facevo la segretaria, in una cooperativa di Solidarietà,  nata per aiutare i carcerati in semi-libertà. Era una tipografia.
 L'idea l'ha avuta Giorgio di cui ho già parlato in un post.
L'idea, una delle tante, gli è nata dalla  passione per gli emarginati. Ha dato vita a un corso di dattilografia e le persone che vi hanno partecipato hanno dattilografato le loro poesie. 
Entrare in un carcere è sempre un'esperienza che lascia una traccia. Si percepisce fisicamente la mancanza di libertà. E ciò che stupisce maggiormente è la voglia di parlare, di raccontare.  In un certo senso scontare una pena è un tempo che pare non finire mai. Non si può ricostruire ciò che è distrutto. Occorre un Oltre che si rende presente come misericordia.
Solo questo può dare pace, anche in un luogo come il carcere. Non è uno sforzo nostro, ma un Altro che si piega.
Il dramma del vivere è lo stesso nostro. Possiamo testimoniarci a vicenda gli errori del passato, quando alla mente ci sale la domanda di Gesù:" Mi ami, tu?" Lui non ci rimprovera per i peccati commessi, Lui ci ama se noi apriamo il nostro cuore e riconosciamo il Suo Amore.
C'è per qualcuno la paura e la fatica di dover ricominciare: " Non ce la farò mai!"
E invece la misericordia di Dio è lì a suggerire la strada. I miracoli sono i paletti che ce la fanno vedere.

Vi ho ricordato qualcosa di quello che diceva Giorgio. Ma non è tutto. E' anche riuscito a fare in modo che qualcuno di loro, potendo uscire il mattino e rientrare la sera, venisse a lavorare, prima ad imparare e poi a lavorare, in Cooperativa. Chiacchieravamo come vecchi amici. Una persona, ormai scontata la pena, e rimasto a lavorare a Novara e siamo rimasti amici. 

L'AMORE NASCE DALLA GRATITUDINE PER QUELLO CHE HAI VISTO. E AMARE E' TESTIMONIARE.

Di poesie ne ho altre.Prima o poi le posterò.
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;A che vale la vita se non per essere donata?

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 Sabato mattina: l'aria tiepida di marzo, annunciava l'imminente primavera profumando pensieri e preghiere. Nel mio pezzetto d'azzurro, nuvole di panna stanno viaggiando spinte dalla brezza mattutina.
 Ada, mia figlia, mi viene incontro, sembrava danzasse.. Mi guarda sorridendo: anche  gli occhi blu, brillano. "Mamma, sono incinta!"
La guardo, contagiata dalla sua felicità, le sorrido aspettando ciò che le sue labbra stavano per spiegarmi.  "Mamma,ti prego, è successo...   Non vedo l'ora di dirlo a Mario!"
Sono insieme da otto anni.
Ero pensierosa. "Quando lo vedi?" "Questa sera".

Non sapevo cosa fare: ansia, stupore....pregare? Sì pregare per questo bimbo che  sarebbe venuto al mondo.
La sera Ada uscì cantando...

Ritornò tardi, molto tardi. Piangeva.
"Mario, non vuole il bambino. Non si sente pronto. Vuole che abortisca!."
Una pugnalata.
"Ha detto che devo scegliere: o lui o il bambino. Mi voleva già portare in clinica!.
Tacevo, spaventata. "Ma,... tu?"
"Io questo bimbo lo voglio!"


Quella fu l'ultima volta che Ada vide Mario.


Da quel momento mia figlia ha riconosciuto che in ogni momento, ogni dolore, ogni sacrificio, ogni gioia sarebbe stato dedicato al suo piccino e lo ha offerto al cuore immenso di Maria.

Dopo circa un mese, andammo per la prima ecografia.


Mentre insieme guardavamo il monitor mi resi conto che eravamo entrambe commosse per quel cuoricino che batteva, batteva, batteva!
Mi sono chiesta: " Ma io ho mai guardato mia figlia con questa commozione?"
Sì, è vero, ho fatto tanti sacrifici per lei, per Enrico e per Valeria. Ma, mi sono mai commossa, perchè c'erano? Perchè tenevano le mani in un determinato modo, per i loro occhi, per il loro cuore che batteva?
Da quando Valeria non c'è più, se li sento ridere o cantare ringrazio il Signore,  perchè li aiuta ad essere  felici .
"Dono di sè". Tutto sta nell'aggettivo Commosso. "Dono di sè commosso."
In silenzio, sottobraccio, torniamo a casa. L'ho guardata, grata per la sua presenza. Commossa per tutto ciò che l'aspettava. L'ho baciata. E ho ripreso a respirare!
In "Annuncio a Maria" di Pier Claudel sono stata rapita da una frase:"A che vale la vita se non per essere donata?"
Elena, bellissima (per me), ha compiuto 16 anni il 17 novembre scorso.

Mario nel dicembre del 2012 ci ha comunicato che intende riconoscerla ...ma da allora non ha fatto un passo in più: deve ancora decidere .....
Il tempo è trascorso velocemente. Non è cambiato niente, forse qualche regalo e qualche messaggio....ma non si sono ancora incontrati!
Avevo scritto questo post quattro anni fa, oggi ho voluto riprenderlo per cercare di capire....questo amore donato, crocifisso, sofferto e basta guardare gli occhi, grandi e belli di mia nipote per ringraziare Dio di questo dono e Ada per aver creduto nella vita.






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I have a Dream di Mather Luther King

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Alcuni di voi sono venuti da zone dove ricercando la libertà sono stati colpiti dalle tempeste della persecuzione e travolti dai venti della brutalità poliziesca.
Siete i reduci della sofferenza creativa.
Continuate il vostro lavoro, nella fede che la sofferenza immeritata ha per frutto la redenzione.
Tornate nel Mississippi, tornate nell’Alabama, tornate nella Carolina del Sud, tornate in Georgia, tornate in Louisiana, tornate alle baraccopoli e ai ghetti delle nostre città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare e cambierà.
* Non indugiamo nella valle della disperazione.
Oggi, amici miei, vi dico: anche se dobbiamo affrontare le difficoltà di oggi e di domani, io continuo ad avere un sogno.
E un sogno che ha radici profonde nel sogno americano.
Ho un sogno, che un giorno questa nazione sorgerà e vivrà il significato vero del suo credo: noi riteniamo queste verità evidenti di per sé, che tutti gli uomini sono creati uguali.
Ho un sogno, che un giorno sulle rosse montagne della Georgia i figli degli ex schiavi e i figli degli ex padroni di schiavi potranno sedersi insieme alla tavola della fraternità.
Ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, dove si patisce il caldo afoso dell’ingiustizia, il caldo afoso dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e di giustizia.
Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per l’essenza della loro personalità.
Oggi ho un sogno.
Ho un sogno, che un giorno, laggiù nell’Alabama, dove i razzisti sono più che mai accaniti, dove il governatore non parla d’altro che di potere di compromesso interlocutorio e di nullification delle leggi federali, un giorno, proprio là nell’Alabama, i bambini neri e le bambine nere potranno prendere per mano bambini bianchi e bambine bianche, come fratelli e sorelle.
Oggi ho un sogno.
Ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà innalzata, ogni monte e ogni collina saranno abbassati, i luoghi scoscesi diventeranno piani, e i luoghi tortuosi diventeranno diritti, e la gloria del Signore sarà rivelata, e tutte le creature la vedranno insieme.
Questa é la nostra speranza.
Questa é la fede che porterò con me tornan­do nel Sud.
Con questa fede potremo cavare dalla montagna della disperazione una pietra di speranza.
Con questa fede potremo trasformare le stridenti discordanze della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fraternità.
Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, andare in prigione insieme, schierarci insieme per la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi.
Quel giorno verrà, quel giorno verrà quando tutti i figli di Dio potranno cantare con un significato nuovo: “Patria mia, é di te, dolce terra di libertà, é di te che io canto.
Terra dove sono morti i miei padri, terra dell’orgoglio dei Pellegrini, da ogni vetta riecheggi libertà”.
E se l’America vuol essere una grande nazione, bisogna che questo diventi vero.
E dunque, che la libertà riecheggi dalle straordinarie colline del New Hampshire.
Che la libertà riecheggi dalle possenti montagne di New York.
Che la libertà riecheggi dagli elevati Allegheny della Pennsylvania.
Che la libertà riecheggi dalle innevate Montagne Rocciose del Colorado.
Che la libertà riecheggi dai pendii sinuosi della California.
Ma non soltanto.
Che la libertà riecheggi dalla Stone Mountain della Georgia.
Che la libertà riecheggi dalla Lookout Mountain del Tennessee.
Che la libertà riecheggi da ogni collina e da ogni formicaio del Mississippi, da ogni vetta, che riecheggi la libertà.
E quando questo avverrà, quando faremo riecheggiare la libertà, quando la lasceremo riecheggiare da ogni villaggio e da ogni paese, da ogni stato e da ogni città, saremo riusciti ad avvicinare quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, protestanti e cattolici, potranno prendersi per mano e cantare le parole dell’antico inno: “Liberi finalmente, liberi finalmente.
Grazie a Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.



L'altro giorno abbiamo ricordato il massacro di migliaia di ebrei. Oggi parliamo di un eroe, un uomo ucciso perché voleva che i neri e i bianchi potessero camminare fianco a fianco. E' un sogno quello di Mather Luther King che si è realizzato in parte. Bisogna imparare da bambini ad essere liberi della libertà di cui ci parla Gesù: e per misteriose e invisibili vie faremo più bello il mondo. 

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binario 21 - giorno della Memoria

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shoah
Immobile, cupo e inquietante testimone dei tempi più terribili: al ben nascosto e sotterraneo  binario 21 della Stazione di Milano  il treno è ancora lì, muto residuo  della Shoah tutta italiana. Eppure d'intorno, come luogo imprescindibile della nostra troppo spesso frettolosa memoria, il Memoriale della Shoah si erge  come silente monito ed esempio di eccezionale recupero storico e filologico. E finalmente si offre ai cittadini: domenica 26 e lunedì 27 gennaio 2014, il sito viene  eccezionalmente aperto al pubblico con a  disposizione Ciceroni d'eccezione..«Ripensando a quattro anni fa, quando in questo stesso luogo, posavamo la prima pietra che avrebbe dato vita al Memoriale, resto quasi incredulo di fronte al valore e all'unicità del risultato a cui siamo arrivati. Questo è un luogo dove la memoria parla di chi non c'è più, e al tempo stesso educa al rispetto e alla convivenza civile le menti di chi c'è ora e di chi verrà. In tempi di negazionismo, la memoria è emergenza quotidiana, necessità civile di cui abbiamo sempre più bisogno per contrastare l'incapacità di trasmettere i valori della nostra società alle future generazioni»


 



Torniamo ai giorni del rischio,
quando tu salutavi a sera
senza essere certo mai
di rivedere l'amico al mattino.
E i passi della ronda nazista
dal selciato ti facevano eco
dentro il cervello, nel nero
silenzio della notte.
Torniamo a sperare
come primavera torna
ogni anno a fiorire.
E i bimbi nascano ancora,
profezia e segno
che Dio non s'è pentito.
Torniamo a credere
pur se le voci dai pergami
persuadono a fatica
e altro vento spira
di più raffinata barbarie.
Torniamo all'amore,
pur se anche del familiare
il dubbio ti morde,
e solitudine pare invalicabile…(Padre Turoldo)

Io vorrei ricordare gli "apparecidos" Argentini, imprigionati, torturati e poi ammazzati.- Lacrime di mamme che abbracciano l'aria  sognando il volto dei figli perduti. Dove? Nessuno sa. Ma io ricordo e prego per gli invisibili.
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Tempo che passa

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 Tempo che passa.



Socchiudo gli occhi e riconosco il mio mondo. La stanza è buia, ma io so che l'alba ha già invaso il cielo.  Allora dedico una preghiera a tutte le persone che  si sono allontanate da me e a quelle che aspettano una mia preghiera.  Allora sorrido, sento che oggi, ne sono certa, se penserò loro con amore,  trascorrerò momenti felici.

A fatica esco dal lettone, si stava così bene! Sollevo la tapparella e guardo il cielo: azzurro con un sole che mi rende allegra. Un giorno, da queste stessa finestra vedevo il Cervino. Ora non più. Il progresso ha riempito il mio panorama di cemento.
E' il tempo che passa.
Mi dico, pensando forte: buongiorno anima mia! Buongiorno sole! Buongiorno Dio! Grazie per avermi donato questo nuovo giorno perché su questa terra io sono unica e irrepetibile anche col mal di schiena!! 
E' il tempo che passa. E la  vita che cambia, leggermente, giorno dopo giorno. Ed eccoci qui. Un po' più grassottelli, i capelli con qualche filo bianco... e il bastone lì pronto ad accogliere la mia mano e così farmi accorgere che il passo si fa più sicuro.
 Invecchiare non è una catastrofe! I giorni del mio autunno non sono necessariamente grigi: il mio cuore è giovane. I ricordi continuano a vivere e a splendere nei miei occhi , e nelle "favole" che racconto ai miei nipoti.
E pulsano  insieme al tempo che passa. Lo so con certezza. Sono  cristallo scintillante di tempi lontani, che riaffiorano all'improvviso dal sonno profondo della memoria.
E'  profumo di  giorni che tornano a vivere nella mia anima come un fresco soffio di vento.
 






Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera;
la polvere rossa si alzava lontano
e il sole brillava di luce non vera...

L' immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d' intorno non c'era nessuno:
solo il tetro contorno di torri di fumo...

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l' anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati...

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero...

E il vecchio diceva, guardando lontano:
"Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori

e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell' uomo e delle stagioni..."

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"
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"Non rubare" (informazioni da Internet)

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Si è celebrato alcuni giorni fa, la 18.ma Giornata nazionale per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, sul comandamento “Non rubare”.
 Si è trattato di approfondire i rapporti con il mondo ebraico,  che, come disse Giovanni Paolo II nel 1986, sono  “i nostri fratelli maggiori”.   Perché Gesù era ebreo e ha pregato con le Scritture ebraiche.Con gli ebrei, siamo spiritualmente parenti.
 Dal 2005 la riflessione verte sui 10 Comandamenti. Quest’anno si approfondisce il settimo Comandamento: “Non rubare” …
Il rubare è propriamente un impossessarsi delle proprietà altrui contro la ragionevole volontà del padrone ed è un'offesa alla giustizia e ancor più alla carità. Il settimo comandamento proibisce di prendere o di tenere ingiustamente i beni e di arrecare danno al prossimo nei suoi beni in qualsiasi modo. “Non rubare” è un imperativo biblico che ci vede insieme difendere la dignità dell’uomo e anche proporre a questa nostra società una via diversa.
Viviamo in un tempo fortemente economicista, segnato da un certo individualismo; siamo portatori – cristiani ed ebrei – di un senso della vita connesso al suo aspetto religioso, verticale, di rapporto con Dio, dal quale discende anche il dono dei beni e del Creato. Tra l’altro, è una società che conosce anche le derive del male per ciò che riguarda i beni e la spoliazione degli altri: rubare non è solo sottrarre, ma è anche immiserire la vita di chi ha diritto alla dignità, anche attraverso il bene del lavoro, i beni che lo sostengono. 
Sembra certamente evidente che il “Non rubare” non è rivolto ai piccoli episodi di furto… La Giornata in sé vuole richiamare alla necessità che coloro che hanno responsabilità di comando e di direzione politica dei vari Paesi respingano qualsiasi forma di corruzione e qualsiasi forma di connivenza con gruppi privati, che possano tentare di sottrarre risorse pubbliche a proprio vantaggio.  Guardando poi a quello che succede sia in Italia che in tanti altri Paesi europei o americani, questa della corruzione o anche la connivenza con gruppi di delinquenza organizzata sia una lotta che ha una grandissima importanza per evitare un degrado, al quale si pagherebbe tutti un prezzo terribile!
Per la prima volta la Giornata si svolgerà sotto il Pontificato di Papa Francesco, che ha anche annunciato il suo viaggio in Terra Santa.
Papa Francesco ha già ricevuto ufficialmente il rabbino capo Riccardo Di Segni e delegazioni internazionali; soprattutto, da arcivescovo di Buenos Aires, aveva un rapporto strettissimo con il rabbino Skorka, con il quale in tanti colloqui e in tanta amicizia e fraternità ha affrontato i temi del vivere, del dolore, della morte, della vita, i temi della spiritualità … Dunque   è connaturale a Papa Francesco uno sguardo di simpatia, di interesse, di amore per il popolo ebraico che, come dicevo, affonda le radici in un vissuto molto intenso.
 Sì, il dialogo ebraico-cristiano ed ebraico-cattolico è in corso, ed è in corso - sappiamo benissimo - da circa 50 anni. I rapporti sono in fase positiva. Ci sono stati degli alti e bassi, ma il bilancio  è abbastanza soddisfacente. Però è necessario a questo punto che questo dialogo esca dall’ordinaria amministrazione per addivenire ad una ancora maggiore comprensione, ancora maggiore accettazione di una convivenza assolutamente fondata sulla fratellanza e sulla collaborazione per risolvere i tanti problemi che ci sono nel mondo ancora da risolvere e tra gli altri problemi, c’è quello del fanatismo, del fondamentalismo. Ho letto molte dichiarazioni di Papa Francesco e in queste dichiarazioni il Papa ha usato parole molto chiare per condannare questi fenomeni. E’ andato anche oltre, perché ha sostenuto la pari dignità e il reciproco rispetto fra tutti gli appartenenti a diverse religioni, tanto che ha enunciato un proprio convincimento che sia necessario evitare qualsiasi forma di proselitismo. Ecco, questa è una presa di posizione importante, nuova e che può essere il punto di partenza proprio per questo salto di qualità, perché sappiamo tutti che nei secoli proprio il popolo ebraico è stato spesso sottoposto a pressioni e a tentativi di conversioni forzate.
Tutti i Papi - da Giovanni XXIII in poi - hanno compiuto atti significativi. Ci furono, per esempio, dei viaggi in Israele di Papi che davanti al Muro occidentale del Tempio di Gerusalemme, si sono soffermati in raccoglimento. Giovanni Paolo II inserì anche un messaggio fra i mattoni del Muro, perché quella è un’usanza ebraica. Poi da parte anche di Benedetto XVI ci sono state delle prese di posizione importanti: per esempio nei confronti di alcuni gruppi cattolici che avevano assunto delle posizioni antiebraiche. Adesso, Papa Francesco sta dimostrando una volontà di guardare al futuro del mondo come un futuro di pace nel quale ognuno possa tranquillamente professare le proprie credenze, senza per questo dover subire alcuna forma di ostilità da parte degli altri.
Questa Giornata e il 27 gennaio prossimo, che è il Giorno della Memoria ci impegniamo a pregare per l'Unità dei Cristiani. Quindi in questi giorni, che uniscono questi due eventi, noi cerchiamo il consolidamento di tutte le alleanze possibili, affinché si verifichi una svolta per un futuro migliore e perché i nostri figli non debbano tornare a rivedere cose che sono state viste dai nostri padri!


Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: "È entrato in casa di un peccatore!". Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto". Gesù gli rispose: "Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto".(Luca 19, 1-10) 

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Un passo indietro

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Da parecchio tempo volevo andare a trovare il Roberto e l'Antonella, due dei miei nipoti, che , tra l'altro, ci sono molto d'aiuto. Lui è medico chirurgo cardiologo e lei psicologa. Insomma quando siamo ammalati ecco che tra messaggi e telefonate li subissiamo di domande che attendono risposte per farci stare tranquilli. Lo so siamo dei rompi! E loro molto pazienti....
Ma c'era un motivo felice per andare a trovarli. Il Roby è una persona anche molto creativa e tutti gli anni crea, proprio con la sua fantasia e le sue conoscenze storiche, un presepe.  Lui non ne ha mai fatto menzione con nessuno. Pazientemente, in silenzio creava. Tutti o quasi tutti gli anni. La Francesca che viene a stirare da me e da loro, un giorno di ottobre mi rivelò che Roby era al lavoro. Curiosità e stupore da parte mia e finalmente oggi sono andata ...a vedere! Ecco alcune fotografie del presepe come era la regione e la presenza dell"Assoluto" ai tempi della sua nascita.


















Strada romana

Ecco il Roby (senza baffi con Francesco (uno dei nipoti di Roma)

Loro non hanno lavorato per il Presepe, ma uno è Guido di Roma (eccellente vulcanologo) e l'altro con un po' di barba è mio figlio (eccellente in tutto!)



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Un Angelo

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Domenica mattina, durante la S. Messa, pensavo alla pienezza dell'Eucarestia.
Con l'Eucarestia riceviamo il Signore, perché ci sia un legame tra di noi.
E' la fonte della nostra umiltà, del nostro pentimento, del nostro dolore. Di quel dolore fecondo come il grano che deve marcire per dare la spiga.
Ada è nel letto il piede alzato, ma non può essere appoggiato. Vedrà la Messa in televisione.
Allora ho pensato:" E se chiedessi a don Tito che ha celebrato se potrebbe portarle l'Eucarestia?"
Paolo mi ha guardato come per dirmi, lascia perdere, ma io, testarda, sono andata da don Tito. Ho spiegato il perché della mia richiesta e lui sorridendo, come solo può fare lui perché i denti se ne sono andati altrove, mi ha risposto di chiederlo al parroco, ma che sarebbe venuto volentieri.
Mi sono sentita felice per Ada, felice, come il bambino che va verso il Padre in un gesto di tenerezza e gli dice :"Grazie per essere quello che Sei".
Ada, ha così telefonato al Parroco e poi a don Tito che lunedì mattina, dopo la Messa delle 8,30, ha suonato alla nostra porta.
Vi parlo di questo santo prete: ha 92 anni. E' molto curvo, ha dolori alle gambe e alle ginocchia ma non si arrende.
Gli apro la porta e consegnandomi il bastone mi dice che "questa mattina proprio non va, ho avuto un attacco di labirintite, ma ora va molto meglio, ho solo un ronzio nella testa...pensavo proprio di non poter venire..."
Piano, piano, parlando delle sue gambe e dell'operazione di Ada siamo arrivati in camera appunto di Ada.
Lo Spirito aleggiava intorno a noi che sorridevamo, pregando, contenti. Benedizione della stanza e su di noi. Altre preghiere, specialmente per chi è molto ammalato, per chi è già salito al cielo e per chi ha un altro cammino.
Eucarestia.
Eucharisto, noi Ti ringraziamo di essere, ed essere Amore, Tu che non puoi avere altro nome se non "Io Sono". Padre, Parola, Vento, nelle tre Persone del Tuo Essere uno e unico.
Poi pian pianino come le sue gambe gli permettono è venuto in tinello dove gli ho preparato il caffelatte con la briosc. Ci ha salutato e sempre benedicendoci mi ha raccomandato di dire a mio marito, che in quel momento era a fare la spesa, di avere molta pazienza....(mi ha guardato sorridendo) con le persone che incontra fuori.
Ecco un Angelo, piccolo, curvo, vestito sempre di nero e con il cuore grande grande.
La fede è questo: conoscere e distribuire amore. La certezza di approdare al Mistero in qualunque atto d'Amore.
Ogni domenica cantiamo:
"Gloria a Dio... Noi Ti lodiamo, Ti benediciamo, Ti adoriamo, Ti glorifichiamo, Ti rendiamo grazie per la Tua gloria immensa"



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Gioco

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L'amica SARAY  mi ha 'taggata' il 15 gennaio con questo gioco ed ho deciso di rispondere alle domande, perchè già il Natale è passato e non posso aspettare...



Le regole da seguire sono:
1. nominare/ringraziare il blog che vi ha taggato o sul quale avete visto il tag
2. Inserire l'immagine
3. Rispondere alle domande;
4. Taggare un minimo di 3 blog;
5. Visitare i blog taggati e avvertirli.

1. Fino a che età hai creduto a Babbo Natale?  Correggo: No, Babbo Natale, ma Gesù Bambino!!!Sono sicura che mi trovavo in seconda elementare, perché, curiosa, aprii l'armadio della camera dei miei genitori e...sorpresa: sciarpe e guanti nuovi!
2. Da piccolo eri un nice (buono) o un naughty (monello)?Ero una simpatica naughty. 
3. Sei stato buono durante questo 2013? Penso proprio di sì, soprattutto perché ho sopportato senza tante storie i malanni capitatimi.
4. Qual è l'azione più cattiva che hai commesso in questo anno? Azioni cattive? No, solamente un commento molto ironico ad una persona che riesce a infastidirmi!
5. Con che frequenza racconti bugie? No, bugie non ne dico. Se proprio .....sto zitta e cerco di cambiare discorso.
 6. Qual è la più memorabile "buona azione" che tu abbia mai fatto? Io non direi "buone azioni" ogni giorno  possiamo incontrare qualcuno che ti chiede qualche favore che potrebbe costarti fatica, ma non dico mai di no. Beh una cosa abbastanza buona mi sembra di averla fatta: c'era un vecchietto, fuori dal cimitero, alla domenica, che chiedeva l'elemosina perché aveva fame. Bene. Andai a casa avevo già pronto un bel minestrone, ne misi un bel po' in un thermos, e glielo portai. Lo mangiò volentieri. E il fatto si ripetè per qualche tempo. Il menù variava. Poi lui è sparito. Bho?
7. Perdono o vendetta? Perdono sempre
 8 - Quale di questo spirito sceglieresti per simpatia, virtù e ideali: Fantasma del Natale Presente, Fantasma del Natale Passato, Fantasma del Natale Futuro. Fantasma del Natale Passato

 Ora devo taggare altri blog........minimo tre per cui taggo (sperando che lo gradiscano) il blog di Gioia, di Martylele Bijoux  e di Manuela Corongiu.




HO RITARDATO UN PO' MA IL PC IN QUESTI GIORNI FUNZIONA COME VUOLE, SPERO DI PUBBLICARE ORA.
UN GRAZIE A SARAY E ANCHE A FIORE DI COLLINA, PERCHE'...SI'










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Le Madonne della Misericordia

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Le origini dell'iconografia della Madonna della Misericordia risalgono agli ultimi secoli medioevali e si allineano al fenomeno del quale è stata per secoli il simbolo figurativo privilegiato, ovvero le Confraternite. Va però ricordato che, il concetto e in qualche modo la stessa immagine, è già nella più antica preghiera mariana conosciuta "Sub tuum praesidium confugimus, sancta Dei genetrix (...), risalente al III secolo, che ebbe nel tempo formulazioni diverse, ma che nella traduzione più antica iniziava affermando: "Sotto l'ala della Tua Misericordia noi ci rifugiamo, Madre di Dio (...).La Vergine è raffigurata in piedi, in grandi dimensioni, mentre allarga il proprio mantello per accogliervi, al di sotto, i fedeli inginocchiati. Si tratta di un retaggio dell'epoca medievale, detto della "protezione del mantello", che le nobildonne altolocate potevano concedere a perseguitati e bisognosi d'aiuto. Ciò consisteva appunto nel dar loro simbolico riparo sotto il proprio mantello, considerato inviolabile.

Il testo continua con descrizioni più particolareggiate che si possono trovare qui in Internet o in un volume scritto dal dr. Giorgio Bordin.


Ma io voglio raccontarvi che, prima ancora di conoscere la storia di queste Madonne (sono moltissime e molto belle) amavo, nei momenti di particolare tensione o la sera prima del sonno, chiedere a Maria la Sua Santa protezione e di "tenermi sotto il Suo amabile manto" sicura di essere abbracciata con tutto l'amore che Lei ha per noi.
"Tutto per me Tu fosti e Sei" questo ha detto Ada Negri e si riferiva a Gesù, ma ieri, giornata vissuta in ansia e in attesa, le ho ripetute a Lei, la mia Mamma Celeste.

Ieri siamo stati a Milano: abbiamo portato Ada al Polichinico, l'ospedale che la segue per la sua patologia. Deve sottoporsi a un nuovo intervento alla caviglia destra. Partenza alle sei e mezza. Pioggia e il buio avvolgevano le case, in cui le rare luci accese, davano al paesaggio un misto di tristezza e di lagrimosità. Alberi dalle lunghe braccia scheletriche indicavano al cielo il desiderio di vita nuova. Le macchine, ombre rombanti di cui permaneva il rosso vivo delle luci, frecciavano sulla strada bagnata schizzando acqua sul nostro parabrezza.
 Noi tre, ancora nostalgici dei nostri letti caldi, recitavamo il Rosario.
Arrivati al reparto, consegnati tutti gli incartamenti, siamo stati invitati a sedere sulle sedie in una stanza, piccola, d'attesa. Attesa di una camera, per Ada, attesa di informazioni per noi. No. niente di tutto questo. Attesa.
Erano le 14, quando hanno assegnato la camera e fortunatamente anche il letto, ad Ada. Io e Paolo abbiamo solamente cambiato sedia. 
E finalmente abbiamo anche potuto mangiare un toast. Il Bar è al di fuori dell'area dell'Ospedale.

Poi, di nuovo attesa. Pensieri vari. Discorsi tra di noi. Qualche scambio di opinioni con l'altra ragazza ospite. S'era rotta i legamenti del ginocchio sinistro.
Finalmente alle 16,45 entra un'infermiera a preparare Ada per portarla poi in Sala operatoria.
Bacio lunghissimo e la sua voce un po' tremolante: "mamma, prega!"


Basta.
Mi alzo e dico a Paolo, immerso nella lettura di un libro, che sarei scesa in Chiesa. Sapevo che a quell'ora ci sarebbe stata la Messa. Pioggia. Mi piace. L'ombrello è a casa ma quelle gocce che mi bagnano il viso mi aiutano a respirare un'altra realtà. La chiesa non è lontana, quattro passi. Entro. La funzione è già iniziata. Silenzio. Solo la voce del Sacerdote. C'è abbastanza gente, molto raccolta. Siamo qui a chiedere Amore per i nostri cari che sono nella sofferenza. Spirali di nuvolette salgono al Cielo portando le frasi di speranza del nostro cuore.
 Eucarestia. Ho bisogno del Tuo Pane Signore: mi sento stanca, i miei pensieri non sono sereni. Aiutami come sempre. E Maria mi accoglie nel Suo Manto.
Non ho voglia di lasciare questo luogo di pace. Farò la confessione. Altro tempo di grazia.
Ritorno a pregare e poi ad accendere un lumino....
Altri quattro passi, la pioggia adesso è più intensa e io cammino adagio. So che mi bagnerò ma  non ha molta importanza.

Ada non è ancora risalita. Sono le 18,45. E allora....altri discorsi con Serena la ragazza del letto accanto. Ma non ho voglia di parlare. Preferisco ascoltare e...camminare e pregare. Nel lungo corridoio malati e sani si scambiano opinioni e rassicurazioni. Siamo tutti sotto quel grande Manto.
Ada è ritornata in camera alle 20,15. Sento un non so che nel cuore....è come se fosse rinata! E' sveglia. Questo mi rassicura. Nessun medico. Decidiamo di tornare a Novara. Elena ci aspetta: Oggi anche lei ha vissuto una giornata particolare. Il buio e la pioggia non aiutano la guida di Paolo a cui non piace né il buio né la pioggia (se guida!)
Siamo stanchi e il rosario che diciamo al ritorno è sussurrato e con tanto sentimento. Paolo risponde poco, deve stare attento alla strada.

 Finalmente a casa! Ad aspettarci ci sono gli abbracci  di Enrico e di Elena che hanno tante domande da farci.
Elena deve anche ripetermi fisica e matematica.
Dopo aver salutato Enrico, ci rifugiamo (Elena ed io) nel lettone. Mi ripete la lezione, più volte anche perché ci sono  le mie di domande di delucidazione....
Abbracciate abbiamo detto le preghiere....con gli occhi chiusi. Dopo due minuti lei dormiva.

Ada è arrivata a casa dieci minuti fa. Ora rimane qui da me per poter riposare aspettando che la caviglia si sistemi.
Grazie Signore per i sentimenti vissuti. Grazie per gli amici che ci hanno sostenuto con le preghiere.
Grazie dolcissima Maria per averci accolto nel tuo Manto.

















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Parlando di Maria SS

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Ogni sera, con Ada e Enrico, ci telefoniamo per, scambiarci la buonanotte.
 Ieri sera, Ada, rassicurandomi che stava bene mi dice: "mamma  guarda che domani è il 13, la Madonna di Lourdes, vai a Messa?" E io, mezza addormentata, le rispondo che certamente ci sarei andata. Chiudo telefono e luce, m'infilo ben bene sotto il piumino di stelle e comincio a pensare a Maria. A Lourdes. A tutti i viaggi fatti.
 I ricordi arrivavano limpidi, reali e sorridendo mi sono rivista davanti alla Grotta: non si può restare indifferenti alla storia di quel luogo. Guardare la Madonnina, sì lo so Miki che è una statua, ma è una presenza che ci ha donato speranza, salvezza e gioia che sono entrate nel cuore di ogni persona che, con umiltà, si sono riconosciute peccatori tanto che davanti a Lei le ginocchia si piegano, le mani si accostano e tante preghiere nascono nel cuore.
La fatica di salire i gradini della Scala Santa! Quanti sono? Cinquanta, cento...tanti da fare in ginocchio recitando il Rosario. La via Crucis..dove Giovanni Paolo II ha istituito la stazione della Resurrezione..
La fiaccolata alla sera. Ogni lumino, ogni candela è una speranza di pace, una preghiera che sale al cielo: per Te Madre Immacolata!
Ave, Ave, Ave Maria......

Che gioia abbandonarsi in Maria SS. Se  fossimo perduti in un bosco, di notte, dove le ombre ci farebbero tremare e se nel cuore non ci fosse la speranza che è Lei che  guida il nostro cammino, prendendoci per mano, ecco che con sgomento e angoscia, ci sentiremmo perduti.

Maria, l'umile fanciulla del SI'. La "Vergine Madre" come dice Dante nel canto XXXIII del Paradiso, concepita senza peccato, totalmente disponibile all'Annuncio dell'Angelo.
"umile e alta più che creatura" scelta per portare nel mondo il fiore della salvezza, un uomo in carne ed ossa, Gesù di Nazareth. Maria lo ha visto nascere, crescere, percorrere strade polverose, morire per risorgere, e Lei era là sotto la Croce, col Suo pianto.

La Madonna è il pianto stesso di Dio, che si commuove per tutti noi che ci dimentichiamo di Cristo.




Rilke:
Maria,
Tu piangi -  io so-
E così anch'io vorrei piangere,
per darTi lode.
Con la fronte sopra la pietra,
piangere...


P.S. questa mattina guardando il messalino e le date conosciute ho capito che il 13 è la festa della Madonna di Fatima , ma a Maggio!
La Madonna di Lourdes è l'11 febbraio! Che imbranate madre e figlia!









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Domenica del Battesimo del Signore di don Domenico Malmussi

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Guercino – Battesimo Di Gesù





Dal Vangelo secondo Luca 3,15-16.21-22.
Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo,
Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì
e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto».


Sappiamo che tutti i vangeli pongono all’inizio del racconto la figura del Battista, e nel testo di Luca è anche piuttosto importante, i suoi discorsi sono riportati ampiamente, li abbiamo sentiti in avvento. Il testo di oggi ci presenta ancora Giovanni che parla alle folle che venivano a farsi battezzare. Ma ora le folle non sono più una massa indistinta, sono un popolo e sono in attesa del Messia. Il popolo si pone domande sull’identità di Giovanni il quale risponde di non essere lui l’atteso. Poi il vangelo riporta in modo molto scarno il fatto che Gesù fu battezzato e lo presenta in preghiera, una delle caratteristiche più importanti del Gesù narrato da Luca.
Subito dopo questo racconto il vangelo introduce la genealogia di Gesù: “Gesù, quando cominciò il suo ministero, aveva circa trent’anni ed era figlio, come si riteneva, di Giuseppe, figlio di Eli, figlio di Mattat …” si riteneva fosse figlio, cioè aveva un’identità sociale, riconosciuta, accettata. Ma la vera identità di Gesù, quella più intima e personale, viene compresa da lui nel momento del battesimo, nell’esperienza di preghiera intensa che viene descritta da Luca.
Gesù prega e la sua preghiera fiduciosa ha la forza di ristabilire la comunicazione con Dio: questo è il senso dei cieli aperti, la comunicazione, che spesso appare interrotta, adesso è ripresa, è possibile e da questa comunicazione possibile scaturisce l’esperienza della piena comunione espressa dalla presenza visibile dello Spirito. Lo Spirito indica la libera volontà di Dio di comunicare con gli uomini e di restare in comunione con loro.
Questa preghiera è esperienza trinitaria: è fatta di accoglienza dello Spirito e di ascolto della voce del Padre e conferma Gesù nel suo essere Figlio di Dio. Gesù ha insegnato anche ai suoi discepoli a pregare in questo modo cioè a vivere la relazione con il Padre per mezzo dello Spirito restando nella piena comunione con lui.
Ma questo non è qualcosa di spiritualistico e misterioso, Gesù conosce Dio come Padre attraverso l’ascolto della sua Parola contenuta nella Scrittura. Una parola letta con assiduità, un ascolto attento, scrupoloso, costante. Una assiduità che permette di far risuonare dentro di lui le parole. La voce che Gesù sente contiene delle citazioni bibliche molto evidenti: “Tu sei il mio Figlio”: Sal 2,7; “l’amato”: e Isacco, l’immagine del figlio desiderato e donato, Gen 22,2; “in te mi sono compiaciuto”: è il servo sofferente di Is 42,1. Gesù leggeva e ascoltava le Scritture come rivolte a sé, lui sente di essere il Figlio amato, il compiacimento del Padre. La preghiera che Gesù, quella che ha anche insegnato ai suoi discepoli è che l’arte della relazione filiale con il Dio Padre.
Le Scritture sono la fonte della preghiera e, attraverso i salmi in particolare, diventano anche risposta cioè un dialogo tra Dio e il credente. Ma l’aspetto forse fondamentale della preghiera è che diventa il luogo del discernimento della propria vocazione e della propria missione: Gesù comprende se stesso come Messia, il salmo 2, comprende che questa via è fatta di donazione totale, è un cammino di sofferenza e di morte come lasciano intendere l’esperienza di Isacco e del servo sofferente descritto da Isaia. Un cammino possibile perché, sempre nella preghiera, Gesù conosce l’amore di Dio: “Tu sei il mio Figlio, l’amato”.
In lui anche ciascuno di noi è chiamato a sperimentare l’amore di Dio per poter compiere questo cammino di scoperta della propria vocazione e missione, che non è un’esperienza unica nella vita ma il quotidiano rispondere all’appello di Dio che fa sentire la sua voce.
Le voci che risuonano in noi hanno veramente il potere di creare la nostra realtà, e in questo i genitori hanno una grande responsabilità perché possono far risuonare nei figli voci di fiducia e affetto oppure voci di sfiducia che creeranno persone frustrate ed infelici.
Certo è che diventati adulti possiamo comunque scegliere quali voci ascoltare e una preghiera fatta di ascolto della Parola di Dio diventa apertura alla comunione e all’amore che vengono da lui e che si esprimono nel suo Spirito e nella sua Parola. Da questa esperienza di amore ricevuto nella preghiera nasce la possibilità di una rinnovata sequela di Gesù Cristo sotto l’azione dello Spirito santo.

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Evangelizziamo quando... (Scusate è lungo da leggere, però interessante)

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Evangelizziamo anche quando cerchiamo di affrontare le diverse sfide che possano presentarsi. A volte queste si manifestano in autentici attacchi alla libertà religiosa o in nuove situazioni di persecuzione dei cristiani, le quali, in alcuni Paesi, hanno raggiunto livelli allarmanti di odio e di violenza. In molti luoghi si tratta piuttosto di una diffusa indifferenza relativista, connessa con la disillusione e la crisi delle ideologie verificatasi come reazione a tutto ciò che appare totalitario. Ciò non danneggia solo la Chiesa, ma la vita sociale in genere. Riconosciamo che una cultura, in cui ciascuno vuole essere portatore di una propria verità soggettiva, rende difficile che i cittadini desiderino partecipare ad un progetto comune che vada oltre gli interessi e i desideri personali.

Nella cultura dominante, il primo posto è occupato da ciò che è esteriore, immediato, visibile, veloce, superficiale, provvisorio. Il reale cede il posto all’apparenza. In molti Paesi, la globalizzazione ha comportato un accelerato deterioramento delle radici culturali con l’invasione di tendenze appartenenti ad altre culture, economicamente sviluppate ma eticamente indebolite. Così si sono espressi in diversi Sinodi i Vescovi di vari continenti. I Vescovi africani, ad esempio, riprendendo l’Enciclica Sollicitudo rei socialis, alcuni anni fa hanno segnalato che molte volte si vuole trasformare i Paesi dell’Africa in semplici «pezzi di un meccanismo, parti di un ingranaggio gigantesco. Ciò si verifica spesso anche nel campo dei mezzi di comunicazione sociale, i quali, essendo per lo più gestiti da centri del Nord del mondo, non sempre tengono in debita considerazione le priorità e i problemi propri di questi paesi né rispettano la loro fisionomia culturale». Allo stesso modo, i Vescovi dell’Asia hanno sottolineato «le influenze che dall’esterno vengono esercitate sulle culture asiatiche. Stanno emergendo nuove forme di comportamento che sono il risultato di una eccessiva esposizione ai mezzi di comunicazione [...] Conseguenza di ciò è che gli aspetti negativi delle industrie dei media e dell’intrattenimento minacciano i valori tradizionali».

La fede cattolica di molti popoli si trova oggi di fronte alla sfida della proliferazione di nuovi movimenti religiosi, alcuni tendenti al fondamentalismo ed altri che sembrano proporre una spiritualità senza Dio. Questo è, da un lato, il risultato di una reazione umana di fronte alla società materialista, consumista e individualista e, dall’altro, un approfittare delle carenze della popolazione che vive nelle periferie e nelle zone impoverite, che sopravvive in mezzo a grandi dolori umani e cerca soluzioni immediate per le proprie necessità. Questi movimenti religiosi, che si caratterizzano per la loro sottile penetrazione, vengono a colmare, all’interno dell’individualismo imperante, un vuoto lasciato dal razionalismo secolarista. Inoltre, è necessario che riconosciamo che, se parte della nostra gente battezzata non sperimenta la propria appartenenza alla Chiesa, ciò si deve anche ad alcune strutture e ad un clima poco accoglienti in alcune delle nostre parrocchie e comunità, o a un atteggiamento burocratico per rispondere ai problemi, semplici o complessi, della vita dei nostri popoli. In molte parti c’è un predominio dell’aspetto amministrativo su quello pastorale, come pure una sacramentalizzazione senza altre forme di evangelizzazione.

Il processo di secolarizzazione tende a ridurre la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo. Inoltre, con la negazione di ogni trascendenza, ha prodotto una crescente deformazione etica, un indebolimento del senso del peccato personale e sociale e un progressivo aumento del relativismo, che danno luogo ad un disorientamento generalizzato, specialmente nella fase dell’adolescenza e della giovinezza, tanto vulnerabile dai cambiamenti. Come bene osservano i Vescovi degli Stati Uniti d’America, mentre la Chiesa insiste sull’esistenza di norme morali oggettive, valide per tutti, «ci sono coloro che presentano questo insegnamento, come ingiusto, ossia opposto ai diritti umani basilari. Tali argomentazioni scaturiscono solitamente da una forma di relativismo morale, che si unisce, non senza inconsistenza, a una fiducia nei diritti assoluti degli individui. In quest’ottica, si percepisce la Chiesa come se promuovesse un pregiudizio particolare e come se interferisse con la libertà individuale». Viviamo in una società dell’informazione che ci satura indiscriminatamente di dati, tutti allo stesso livello, e finisce per portarci ad una tremenda superficialità al momento di impostare le questioni morali. Di conseguenza, si rende necessaria un’educazione che insegni a pensare criticamente e che offra un percorso di maturazione nei valori.

Nonostante tutta la corrente secolarista che invade le società, in molti Paesi – anche dove il cristianesimo è in minoranza – la Chiesa Cattolica è un’istituzione credibile davanti all’opinione pubblica, affidabile per quanto concerne l’ambito della solidarietà e della preoccupazione per i più indigenti. In ripetute occasioni, essa ha servito come mediatrice per favorire la soluzione di problemi che riguardano la pace, la concordia, l’ambiente, la difesa della vita, i diritti umani e civili, ecc. E quanto grande è il contributo delle scuole e delle università cattoliche nel mondo intero! È molto positivo che sia così. Però ci costa mostrare che, quando poniamo sul tappeto altre questioni che suscitano minore accoglienza pubblica, lo facciamo per fedeltà alle medesime convinzioni sulla dignità della persona umana e il bene comune.

La famiglia attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali. Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave perché si tratta della cellula fondamentale della società, del luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli. Il matrimonio tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. Ma il contributo indispensabile del matrimonio alla società supera il livello dell’emotività e delle necessità contingenti della coppia. Come insegnano i Vescovi francesi, non nasce «dal sentimento amoroso, effimero per definizione, ma dalla profondità dell’impegno assunto dagli sposi che accettano di entrare in una comunione di vita totale».

L’individualismo postmoderno e globalizzato favorisce uno stile di vita che indebolisce lo sviluppo e la stabilità dei legami tra le persone, e che snatura i vincoli familiari. L’azione pastorale deve mostrare ancora meglio che la relazione con il nostro Padre esige e incoraggia una comunione che guarisca, promuova e rafforzi i legami interpersonali. Mentre nel mondo, specialmente in alcuni Paesi, riappaiono diverse forme di guerre e scontri, noi cristiani insistiamo nella proposta di riconoscere l’altro, di sanare le ferite, di costruire ponti, stringere relazioni e aiutarci «a portare i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2). D’altra parte, oggi nascono molte forme di associazione per la difesa di diritti e per il raggiungimento di nobili obiettivi. In tal modo si manifesta una sete di partecipazione di numerosi cittadini che vogliono essere costruttori del progresso sociale e culturale.

Sfide dell’inculturazione della fede

Il sostrato cristiano di alcuni popoli – soprattutto occidentali – è una realtà viva. Qui troviamo, specialmente tra i più bisognosi, una riserva morale che custodisce valori di autentico umanesimo cristiano. Uno sguardo di fede sulla realtà non può dimenticare di riconoscere ciò che semina lo Spirito Santo. Significherebbe non avere fiducia nella sua azione libera e generosa pensare che non ci sono autentici valori cristiani là dove una gran parte della popolazione ha ricevuto il Battesimo ed esprime la sua fede e la sua solidarietà fraterna in molteplici modi. Qui bisogna riconoscere molto più che dei “semi del Verbo”, poiché si tratta di un’autentica fede cattolica con modalità proprie di espressione e di appartenenza alla Chiesa. Non è bene ignorare la decisiva importanza che riveste una cultura segnata dalla fede, perché questa cultura evangelizzata, al di là dei suoi limiti, ha molte più risorse di una semplice somma di credenti posti dinanzi agli attacchi del secolarismo attuale. Una cultura popolare evangelizzata contiene valori di fede e di solidarietà che possono provocare lo sviluppo di una società più giusta e credente, e possiede una sapienza peculiare che bisogna saper riconoscere con uno sguardo colmo di gratitudine.

È imperioso il bisogno di evangelizzare le culture per inculturare il Vangelo. Nei Paesi di tradizione cattolica si tratterà di accompagnare, curare e rafforzare la ricchezza che già esiste, e nei Paesi di altre tradizioni religiose o profondamente secolarizzati si tratterà di favorire nuovi processi di evangelizzazione della cultura, benché presuppongano progetti a lunghissimo termine. Non possiamo, tuttavia, ignorare che sempre c’è un appello alla crescita. Ogni cultura e ogni gruppo sociale necessita di purificazione e maturazione. Nel caso di culture popolari di popolazioni cattoliche, possiamo riconoscere alcune debolezze che devono ancora essere sanate dal Vangelo: il maschilismo, l’alcolismo, la violenza domestica, una scarsa partecipazione all’Eucaristia, credenze fataliste o superstiziose che fanno ricorrere alla stregoneria, eccetera. Ma è proprio la pietà popolare il miglior punto di partenza per sanarle e liberarle.

È anche vero che a volte l’accento, più che sull’impulso della pietà cristiana, si pone su forme esteriori di tradizioni di alcuni gruppi, o in ipotetiche rivelazioni private che si assolutizzano. Esiste un certo cristianesimo fatto di devozioni, proprio di un modo individuale e sentimentale di vivere la fede, che in realtà non corrisponde
ad un’autentica “pietà popolare”. Alcuni promuovono queste espressioni senza preoccuparsi della promozione sociale e della formazione dei fedeli, e in certi casi lo fanno per ottenere benefici economici o qualche potere sugli altri. Nemmeno possiamo ignorare che, negli ultimi decenni, si è prodotta una rottura nella trasmissione generazionale della fede cristiana nel popolo cattolico. È innegabile che molti si sentono delusi e cessano di identificarsi con la tradizione cattolica, che aumentano i  genitori che non battezzano i figli e non insegnano loro a pregare, e che c’è un certo esodo verso altre comunità di fede. Alcune cause di questa rottura sono: la mancanza di spazi di dialogo in famiglia, l’influsso dei mezzi di comunicazione, il soggettivismo relativista, il consumismo sfrenato che stimola il mercato, la mancanza di accompagnamento pastorale dei più poveri, l’assenza di un’accoglienza cordiale nelle nostre istituzioni e la nostra difficoltà di ricreare l’adesione mistica della fede in uno scenario religioso plurale.

Sfide delle culture urbane

La nuova Gerusalemme, la Città santa (cfr Ap 21,2-4), è la meta verso cui è incamminata l’intera umanità. È interessante che la rivelazione ci dica che la pienezza dell’umanità e della storia si realizza in una città. Abbiamo bisogno di riconoscere la città a partire da uno sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze. La presenza di Dio accompagna la ricerca sincera che persone e gruppi compiono per trovare appoggio e senso alla loro vita. Egli vive tra i cittadini promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia. Questa presenza non deve essere fabbricata, ma scoperta, svelata. Dio non si nasconde a coloro che lo cercano con cuore sincero, sebbene lo facciano a tentoni, in modo impreciso e diffuso.

Nella città, l’aspetto religioso è mediato da diversi stili di vita, da costumi associati a un senso del tempo, del territorio e delle relazioni che differisce dallo stile delle popolazioni rurali. Nella vita di ogni giorno i cittadini molte volte lottano per sopravvivere e, in questa lotta, si cela un senso profondo dell’esistenza che di solito implica anche un profondo senso religioso. Dobbiamo contemplarlo per ottenere un dialogo come quello che il Signore realizzò con la Samaritana, presso il pozzo, dove lei cercava di saziare la sua sete (cfr Gv 4,7-26).

Nuove culture continuano a generarsi in queste enormi geografie umane dove il cristiano non suole più essere promotore o generatore di senso, ma che riceve da esse altri linguaggi, simboli, messaggi e paradigmi che offrono nuovi orientamenti di vita, spesso in contrasto con il Vangelo di Gesù. Una cultura inedita palpita e si progetta nella città. Il Sinodo ha constatato che oggi le trasformazioni di queste grandi aree e la cultura che esprimono sono un luogo privilegiato della nuova evangelizzazione. Ciò richiede di immaginare spazi di preghiera e di comunione con caratteristiche innovative, più attraenti e significative per le popolazioni urbane. Gli ambienti rurali, a causa dell’influsso dei mezzi di comunicazione di massa, non sono estranei a queste trasformazioni culturali che operano anche mutamenti significativi nei  loro modi di vivere.

Si rende necessaria un’evangelizzazione che illumini i nuovi modi di relazionarsi con Dio, con gli altri e con l’ambiente, e che susciti i valori fondamentali. È necessario arrivare là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi, raggiungere con la Parola di Gesù i nuclei più profondi dell’anima delle città. Non bisogna dimenticare che la città è un ambito multiculturale. Nelle grandi città si può osservare un tessuto connettivo in cui gruppi di persone condividono le medesime modalità di sognare la vita e immaginari simili e si costituiscono in nuovi settori umani, in territori culturali, in città invisibili. Svariate forme culturali convivono di fatto, ma esercitano molte volte pratiche di segregazione e di violenza. La Chiesa è chiamata a porsi al servizio di un dialogo difficile. D’altra parte, vi sono cittadini che ottengono i mezzi adeguati per lo sviluppo della vita personale e familiare, però sono moltissimi i “non cittadini”, i “cittadini a metà” o gli “avanzi urbani”. La città produce una sorta di permanente ambivalenza, perché, mentre offre ai suoi cittadini infinite possibilità, appaiono anche numerose difficoltà per il pieno sviluppo della vita di molti. Questa contraddizione provoca sofferenze laceranti. In molte parti del mondo, le città sono scenari di proteste di massa dove migliaia di abitanti reclamano libertà, partecipazione, giustizia e varie rivendicazioni che, se non vengono adeguatamente interpretate, non si potranno mettere a tacere con la forza.

Non possiamo ignorare che nelle città facilmente si incrementano il traffico di droga e di persone, l’abuso e lo sfruttamento di minori, l’abbandono di anziani e malati, varie forme di corruzione e di criminalità. Al tempo stesso, quello che potrebbe essere un prezioso spazio di incontro e di solidarietà, spesso si trasforma nel luogo della fuga e della sfiducia reciproca. Le case e i quartieri si costruiscono più per isolare e proteggere che per collegare e integrare. La proclamazione del Vangelo sarà una base per ristabilire la dignità della vita umana in questi contesti, perché Gesù vuole spargere nelle città vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). Il senso unitario e completo della vita umana che il Vangelo propone è il miglior rimedio ai mali della città, sebbene dobbiamo considerare che un programma e uno stile uniforme e rigido di evangelizzazione non sono adatti per questa realtà. Ma vivere fino in fondo ciò che è umano e introdursi nel cuore delle sfide come fermento di testimonianza, in qualsiasi cultura, in qualsiasi città, migliora il cristiano e feconda la città.

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Non possiamo ignorare che nelle città facilmente si incrementano il traffico di droga e di persone, l’abuso e lo sfruttamento di minori, l’abbandono di anziani e malati, varie forme di corruzione e di criminalità. Al tempo stesso, quello che potrebbe essere un prezioso spazio di incontro e di solidarietà, spesso si trasforma nel luogo della fuga e della sfiducia reciproca. Le case e i quartieri si costruiscono più per isolare e proteggere che per collegare e integrare. La proclamazione del Vangelo sarà una base per ristabilire la dignità della vita umana in questi contesti, perché Gesù vuole spargere nelle città vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). Il senso unitario e completo della vita umana che il Vangelo propone è il miglior rimedio ai mali della città, sebbene dobbiamo considerare che un programma e uno stile uniforme e rigido di evangelizzazione non sono adatti per questa realtà. Ma vivere fino in fondo ciò che è umano e introdursi nel cuore delle sfide come fermento di testimonianza, in qualsiasi cultura, in qualsiasi città, migliora il cristiano e feconda la città.



Traduzione della canzone:


Oh, ho avuto brutte giornate
E ho avuto colline da scalare
Poi ho avuto giorni tristi
E poi una mente stanca
Eppure quando ci penso
Mi accorgo che
Tutti i miei giorni buoni
Superano i giorni cattivi
Non posso lamentarmi

Dio è così buono con me
Egli è così buono con me
Più di quanto lo potrebbe questo mondo
Egli è così buono con me
Suo spirito è venuto da me
E mi ha dato la vittoria
Dio è così buono con me
Io non mi lamenterò

A volte le nuvole scendono basse
E mi piacerebbe vederle andare via
Quindi faccio la domanda, Signore
Perché tanto dolore?
Ma lui sa cosa è meglio per me
Anche se non posso vedere
Mi limiterò a dire grazie a te, Signore
Non posso lamentarmi
Leggi tutto
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