Forse non è stato tutto sbagliato

lunedì 31 marzo 2014




Sere fa ho rivisto la coppia di suonatori ambulanti ai quali, tempo fa, regalai un libro invece che qualche euro. Venivano dall’Ucraina; lei, un violino, lui, una fisarmonica. Posai nella custodia della fisarmonica, aperta per accogliere le offerte dei passanti, un romanzo che narra gli accadimenti occorsi durante lo studio e le prove della Grossa Fuga di Beethoven. Il titolo è: “Per un attimo immenso ho ritrovato il mio nome.” E’ un romanzo duro nel quale si muovono i personaggi del quartetto di archi: due di loro, ossessionati dalla ricerca di qualcosa che restituisse un senso alla memoria del loro passato, di qualcosa che ricomponesse i loro ricordi in un quadro mnemonico di senso compiuto. Mi piacque credere che quella coppia di ucraini, sballottolati a migliaia di chilometri dalla loro casa, potessero ritrovare il loro nome nella musica, invece di sentirsi fantasmi vaganti per le strade d’Italia. Non sapevo se avessero una conoscenza della lingua italiana che permettesse loro la lettura del libro, ma non m’importò: certamente avrebbero compreso che si trattava della Grossa fuga di Beethoven. Di una musica… ma sì, forse fate prima a sentirla.
Ieri sera li ho rivisti ed ascoltati. Lui sempre uguale, con la sua giacca di pelle ed i jeans, suona ancora meglio di quanto facesse. Lei è diventata bella, curata, indossava una gonna alla moda, calzava stivali, si è fatta crescere i capelli e li ha tinti di scuro; ma non suona bene come qualche tempo fa. Succede. Succede quando…
Quest’anno, dopo tanti anni, quest’anno la notte di Natale l’ho trascorsa a casa. Ho giocato con i cani. Poi mi sono infilato in una vasca di acqua bollente e mi sono tirato su l’acqua calda come fosse una coperta.
Loro erano pronti a staccare il tempo, laggiù. Li vedevo come si vede un film proiettato dagli occhi per gli occhi, sulla parete.
Li ho sentiti alle prove.
Sprofondato su uno sgabello, nella penombra, quando sentii una testa poggiarsi sulla spalla. Mi voltai, conoscendo bene a chi appartenesse quella voce: a due occhi grandi grandi e disordinati.
- Allora sei tornato per suonare con noi? chiese con quel suo modo sparpagliato di pronunziare le parole.
- No, sono tornato per sentirvi. Dai, adesso va’ a prepararti ché fra poco cominciate…
- Però io dispiaccio…
- Si dice “mi dispiace”. Ma adesso va’ a preparati, se no dispiaccio pure io…
Quella ragazza ucraina non suona più bene.
Perché? Perché adesso recita la musica ad un pubblico, anziché suonarla? Sente il pubblico e non sente più la musica? Succede. E quando succede è la salvezza. E che si strafotta la musica! Perché quando sei bambino, nemmeno capisci cosa significhino le parola “un certo talento”: credi sia un gioco e giochi. E aste e crome e aste e solfeggio e poi, all’improvviso, da quell’ammasso di ferraglia e legno, esce un suono, poi una melodia; credi si tratti di un gioco, sei piccolo, che ne sai che non sarà così? Nessuno ti spiega che non è così e aste e crome e crome ed aste e crome ed aste e ancora crome ed aste. E quello che si dice essere un “dono” è piuttosto una disgrazia, una fottuta disgrazia. Ma sei piccolo e non lo sai, e nessuno te lo dice, e tu continui a credere sia un gioco.
Quella ragazza ucraina non suona più bene. Succede.
Un giorno le mani non vanno più come dovrebbero andare, non seguono le inclinazioni della testa. Manca loro la forza, l’energia. A volte non riesci nemmeno a svitare il tappo della bottiglia di acqua e resti a guardarla rabbiosamente che la scaraventeresti contro un muro.
Se non fosse per quella fottutissima tastiera, non ti sentiresti mutilato e non malediresti il giorno che ci hai poggiato le mani per la prima volta. Ma eri soltanto un bambino, cosa ne sapevi?
Tu, perché non me lo hai detto, perché?
Quella ragazza ucraina non suona più bene. Succede.
Adesso i ragazzi staranno attaccando con i loro tamburi. L’acqua comincia a raffreddarsi.
… tum tum tum tum.
Tum tum tum tum... forse non è stato tutto sprecato. Forse, non è stato tutto inutile, forse…tum tum tum... tum... Forse non è stato tutto sbagliato.

Ricordi d'amore

sabato 29 marzo 2014




Come tutte le sere ti ho guardata dormire. Un bacio leggero sulle tue palpebre chiuse, attenta a non svegliarti. Un ultimo saluto ai miei cuccioli che stavano dormendo e la preghiera al Signore per la preziosità della loro vita.
Vi ho accompagnato alla porta, tu e Enrico, Ada  era influenzata. Vi ho guardato scendere le scale." In fretta  è tardi.!"
Mi piacerebbe uscire dalla vita, nel silenzio di una bella giornata di sole. Come hai fatto tu. Uscire dalla vita come quando si esce di Chiesa con un finale d'organo...






La battaglia del nuovo contro il vecchio

giovedì 27 marzo 2014



Lentamente Gesù colloca la sua persona al centro dell'affettività e della libertà dell'uomo.
E' commovente la questione, è l'aspetto più commovente di tutto quanto il fatto cristiano, cioè la storia cristiana.
La vocazione in cui Cristo ci ha bloccati, in questo essere bloccati ha già dentro tutto.
Dove sei, dove uno vive queste cose, entrano flotti di umanità diversa. Altrimenti le cose restano tali e quali, in tutti i sensi, e sembrano dar vigore e ragione alla superbia, alla pretesa, alla presunzione, al fariseismo.
La vocazione è un grido di battaglia, non come un posteggio, un posteggio in cantina.
Se si va a insegnare, se si va a lavorare in banca e si stabiliscono rapporti con gli altri compagni di lavoro, qualsiasi cosa si faccia, per quanti rapporti si tessano, questa battaglia è lo scopo. E' la battaglia del nuovo contro il vecchio. Per questo è la vera rivoluzione.
Anche ai tempi di Stalin tutti gridavano: "Rivoluzione!", e tutto sembrava rivoluzionario, animato da imperiosa volontà di rivoluzione. Son finiti negli accusati schemi dei propri avversari, identificandosi con essi.



Contro mastro ciliegia

mercoledì 26 marzo 2014




 Chi non conosce Pinocchio e le sue avventure? Quando e da chi uno le ha conosciute? Difficile la risposta. Pinocchio fa parte della memoria di tutti. Poche cose sono fattori così radicati della cultura popolare del nostro come di altri paesi. Ma questo significa che nel rimettersi a leggere, a capire le avventure di Pinocchio, si possono capire le esigenze più profonde di quella umanità che le ha fatte proprie. Le esigenze dell'uomo sono la grande strada per comprendere il suo senso della vita, il suo senso religioso. Questo spiega la nascita di un libro di teologia che capitolo dopo capitolo segue le avventure di Pinocchio. La differenza tra burattino e figlio, nolenti o volenti, resta la sintesi del dramma dell'uomo contemporaneo.
Le Avventure di Pinocchio, sono un messaggio per tutta l'umanità: grandi e piccini. La rilettura del romanzo in chiave teologica, proposta dal cardinale Biffi, evidenzia come il libro contenga la "verità" totale sull'uomo, non una semplice ideologia. In ogni aspetto della narrazione si palesa la presenza del Divino in tutti i suoi aspetti: Pinocchio è la narrazione della fuga della "Creatura" dal "Creatore" (appena costruito il burattino scappa subito) e il ritorno della "Creatura al "Creatore", un po' come una rivisitazione della parabola del figliol prodigo; la consapevolezza di avere un padre è ciò che salva Pinocchio dal teatro dei burattini di Mangiafuoco (così la libertà dell'uomo la si raggiunge solo riscoprendo il rapporto d'amore con un padre). Il testo presenta una importanza anche in chiave pedagogica al fine di permettere di migliorare il cammino scolastico-culturale degli adolescenti
La storia di Pinocchio può essere paragonata ad una delle tante avventure umane. Comincia con un
artigiano che costruisce un burattino di legno chiamandolo “figlio”. E finisce con il burattino che figlio
lo diventa per davvero. Tra inizio e fine, nel dispiegarsi della storia ci vengono raccontate una serie di
peripezie che rendono questa storia molto simile, nella struttura, alla storia della salvezza: c'è una
fuga dal padre, c'è un tormentato e accidentato ritorno al padre, c'è un destino ultimo che è
partecipazione alla vita del padre. La storia di Pinocchio è in realtà una fiaba, ma racconta la vera
storia dell'uomo, che è la storia cristiana della salvezza.
È proprio in questo viaggio fantastico che vogliamo capire questa favola, ricca di anni e di commenti vari, cercando di renderci consapevoli di quanto sia importante, nella libertà, fare quotidianamente delle scelte che ci portino sempre un passo più vicini all'amore di un Padre che ci ama da sempre e che ci amerà per sempre nonostante i nostri limiti.
Lui, però, non rinnega ciò che è stato, perché è grazie a quel burattino che è diventato un bambino in
carne ed ossa e dice il suo sì al progetto che il Padre aveva pensato per Lui. La conclusione è la grande festa con Gesù Eucarestia.
 Far comprendere  che tutto, con Dio diventa possibile, anche quando noi pensiamo non possa esserlo!!! Buona giornata!

La devastazione del socialismo reale

martedì 25 marzo 2014

 
 
 
 
 
I condizionamenti sociali sono influenzati dal Potere attraverso i media.
Il Potere nella sua agenda colloca al primo posto l'economia e la politica è sempre di più emarginata. Perché la politica per definizione dovrebbe interessarsi del bene della collettività che governa. L'economia pensa al tornaconto, al reddito, ai soldi, ai consumi. L'io dell'uomo viene eunuchizzato per renderlo ubbidiente e incapace di percepire la violenza che subisce.
La nostra società è determinata e dominata dal moralismo. Chi aderisce ai valori conclamati dalla mentalità comune propagandata dal Potere è considerato un galantuomo, e se anche, su altri piani, commette ogni sorta di abuso, questo non viene tenuto in conto, nessuno se ne scandalizzerà.
Il Potere è sempre esistito, ma quello della società industriale è immenso perché dispone dei media. E' molto più facile scardinare l'equilibrio dell'io nella collettività.
Anche l'esperienza del socialismo reale è stata devastante.
Amici mi raccontano che una sera andarono al ristorante del "Castello" di Praga. Erano circa le nove. Dopo mezz'ora arrivò una frotta di giovani. Furono colpiti dal fatto che rimasero lì fino alla chiusura del locale, ognuno davanti al suo boccale di birra, in silenzio. Non avevano nulla da dirsi. Era l'indice del clima umano di quel Paese.
Al nostro fianco vivono generazioni mute che attraversano in silenzio la vita. E' questo l'esito dell'azione omologante e pianificante del Potere, di un Potere che si concepisce senza confini.


Muoversi verso l'altro

sabato 22 marzo 2014




Succede che nel rapporto di coppia il marito non riesce a capire la moglie, ed è una situazione reciproca.
Così nel lavoro, nei rapporti sociali, in politica, nei conventi, nelle osterie e anche negli spazi virtuali.
C'è una crisi di disponibilità. Ognuno si sente vittima dell'incomprensione dell'altro, ma non mette mai veramente in discussione se stesso, tranne con una generica affermazione più o meno di questo tipo: "Forse anch'io avrò le mie colpe, però....".
Questo comportamento, assunto un po' da tutti, crea una serie di situazioni a catena che si possono rimuovere solo con atti concreti di buona volontà, non con generici discorsi.
Se ognuno di noi aspetterà, seduto in un angolo, che gli altri vengano incontro alle sue esigenze, sicuramente noi rimarremo ai margini della vita e tagliati fuori da ogni colloquio.
La volontà di capire, di sentire e vivere il problema degli altri, il nostro prossimo, ci toglie dall'isolamento, spezza il guscio del nostro egoismo, ci fa scoprire amici, e non dovunque gente che ci vuole male o che ci fa del male.
Per orgoglio, per presunzione di essere migliori dell'altro, a volte solo per pigrizia, non riusciamo ad aprirci a chi abbiamo di fronte ,a tendergli la mano e ad andare incontro ai suoi bisogni ,alle sue esigenze. E le rare volte in cui ci sforziamo di metterci da parte un attimo per capire l'altro, lo facciamo con chi non merita. Veniamo delusi ,e ci convinciamo che essere egoisti è davvero l'unica soluzione possibile. Non è vero. Vale sempre la pena di fare un primo passo verso gli altri.
Non dobbiamo scoraggiarci nella ricerca delle persone di grande umanità. Ci sono e bisogna trovarle. La delusione non può toglierci lo stato d'animo di fiducia.
Perché il luogo comune: "Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio" porta solo l'uomo verso la solitudine.




Il Giordano: un Fiume tra due Testamenti

venerdì 21 marzo 2014


La basilica della Trasfigurazione sul monte Tabor

Il giordano è un fiume unico ed è alla Bibbia che deve  questa sua unicità. Esso è stato testimone muto, eppur partecipe, delle tappe fondamentali dell'incontro tra Dio e l'uomo, della rivelazione del vero senso della storia.
Di questo fiume che si ramifica in entrambi i Testamenti, che nasce dal cielo dell'Hermon e feconda anche l'inferno del Mar Morto, che ha purificato peccatori, bagnato i malati e battezzato il Figlio di Dio...
Il Giordano è quasi una persona, una creatura vivente con una sua storia, con un volto mutevole, con una nascita e una morte,e una esistenza tortuosa.

 Mar di Galilea dove Gesù trascorse buona parte della sua vita.

Passando lungo il mar di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le loro reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse: Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini. E, subito, lasciate le reti, lo seguirono.
"Il Regno dei Cieli è simile ad una rete gettata in mare che raccoglie ogni specie di pesci. Quando è colma, i pescatori la tirano a riva, si siedono e raccolgono i pesci buoni e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli Angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti."


Villaggio nei pressi di Betsaida, dove Gesù trasformò i pani e i pesci.


Ospizio e il Santuario sul Monte delle Beatitudini
Sospesi tra mare e cielo, anche noi riascoltiamo quelle parole decisive. Esse non proclamano una legge , bensì un appello alla coscienza: sono il richiamo ad un atteggiamento interiore radicale, verso Dio e verso il prossimo; sono l'invito a non essere uomini dai piccoli orizzonti spirituali e personali, ma ad essere "perfetti come il Padre Celeste". "Beati i poveri in spirito, perchè di essi è il Regno dei Cieli......(Matteo 5,3-10)"

 Mar di Galilea.

"Gesù pregò i discepoli perchè gli mettessero a disposizione una barca..."(Marco 3,7) Gesù considerava il lago come il suo orizzonte geografico preferito e "lasciata Nazaret (Matteo 4,13)
venne ad abitare a Cafarnao presso il mare" di Galilea.
"Venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare, e saliti in barca, si avviarono all'altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio e Gesù non si era ancora fatto vivo. Il mare era agitato: soffiava un forte vento. Dopo aver remato per tre o quattro miglia, ecco Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca. Ebbero paura. Ma Gesù disse loro:" Sono io, non temete!" Lo presero allora sulla barca e rapidamente giunsero alla riva dov'erano diretti" 
Per Matteo il racconto si trasforma in un'apparizione pasquale (Sono io, non temete!) è infatti la frase che il Cristo risorto indirizza spesso ai discepoli stupefatti.
 
 

 

Se un giorno ci troveremo immersi in tentazioni e sofferenze inevitabili, ricordiamoci che Gesù ci ha obbligati ad imbarcarci e vuole che lo precediamo sulla riva opposta. Quando, in mezzo alle sofferenze e alle tempeste, avremo trascorso tre quarti dell'oscura notte che regna nei momenti della crisi e della tentazione (lottando il meglio possibile per evitare il naufragio della fede) siamo sicuri che, sopraggiunto l'ultimo quarto della notte, quando la tenebra sarà rarefatta e l'alba vicina, giungerà vicino a noi il Figlio di Dio. Ci prenderà per mano e renderà benigno il mare, facendoci camminare con Lui sui flutti.

Il buco dove fu piantata la Croce

giovedì 20 marzo 2014

 
 
 
 
 
 
 
La cosa più impressionante della mia vita è stata vedere il buco dove fu piantata la croce, il luogo in cui Cristo è morto, dove Cristo ha agonizzato. Vedendo questo posto, immaginando l'incomprensione e il non riconoscimento di tutta la folla che stava a guardare, si capisce che dev'essere una cosa terribile e grande il male del mondo se Dio ha accettato un sacrificio così, una morte del genere.
Quello che ci si porta via da quei luoghi è il desiderio, lo struggimento, che la gente si accorga di quanto è accaduto. E invece quello che è accaduto sembra sia oggi possibile cancellarlo così come si cancella con un piede una lettera sulla sabbia.
Oggi tutto il resto, la politica, l'economia, ecc, sembra più grande e più importante di questo avvenimento così facilmente e a buon mercato identificabile con una fiaba.
Ma la concretezza di quell'avvenimento è così umana che non si può tornare dalla Palestina col dubbio che il cristianesimo sia una favola.
Mettersi nelle condizioni naturali, logistiche, in cui Cristo si è venuto a trovare: il paesaggio che ha visto, le rocce che ha calpestato, le distanze che ha camminato.
Tutto collabora e costringe a capire la verità di quello che è accaduto.



Noi abbiamo bisogno....

mercoledì 19 marzo 2014



 Noi abbiamo bisogno di andare in disparte, di salire sulla montagna in uno spazio di silenzio, per trovare noi stessi e percepire meglio la voce del Signore. Questo facciamo nella preghiera. Ma non possiamo rimanere lì! L’incontro con Dio nella preghiera ci spinge nuovamente a “scendere dalla montagna” e ritornare in basso, nella pianura, dove incontriamo tanti fratelli appesantiti da fatiche, malattie, ingiustizie, ignoranze, povertà materiale e spirituale. … E questo è curioso. Quando noi sentiamo la Parola di Gesù, ascoltiamo la Parola di Gesù e l’abbiamo nel cuore, quella Parola cresce. E sapete come cresce? Dandola all’altro! La Parola di Cristo in noi cresce quando noi la proclamiamo, quando noi la diamo agli altri! E questa è la vita cristiana .








Festa di San Giuseppe e festa del papà




Oggi la Chiesa e noi, ricordiamo la festa di San Giuseppe, sposo di Maria la Madre di Gesù.
Giuseppe, nel vangelo è più volte chiamato “servo obbediente degli ordini dell’Altissimo” e “fedele custode di Maria“.
Chi, non so, ha trasformato questa festa religiosa nella festa del papà. Auguri ai nostri papà . Un sorriso e una preghiera a coloro che godono già il piacere di essere faccia a faccia con il nostro vero Padre.

Provo a parlare un po' di Josef/Giuseppe: Dal libro di Erri De Luca "In nome di Maria"

Maria ha già ricevuto la visita dell'angelo. Ora ha davanti a sè Josef:

"La notizia per lui era una tromba d'aria che scoperchiava il tetto. Era in piedi davanti a Miriam/Maria, si stringeva le braccia contro il corpo, cercava di tenersi fermo, ripiegato come se avesse il mal di pancia. Tentava un riparo con il corpo, smarrito in faccia, i muscoli che saltavano fuori dalle braccia. Si proteggeva il ventre teso e magro, non si permetteva di toccarmi, di scuotere la mia calma così opposta al suo sgomento, senza poter fingere un po' di agitazione."

Poi Josef riceverà, in sogno, la visita dell'Angelo e accettarà di amare quel Ieshu come un figlio. Il libretto (79 pagine ) si attiene ai fatti accaduti mettendoci un po' di romanticismo. Un Giuseppe giovane, bello e forte: finalmente!

La storia di Zaccheo

martedì 18 marzo 2014

 
 
 
 
 
Zaccheo, si arrampica su un sicomoro per vedere Gesù.

Zaccheo si arrampica sul sicomoro perché era piccolo di statura.

Gesù gli passa vicino, guarda su dove si era issato e gli dice:

"Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua".

Immaginiamo che cosa ha sentito quell'uomo. E' come se Cristo gli 

avesse detto: " Io ti stimo".

Ma quell'incontro non sarebbe vero, sarebbe come se non fosse 

avvenuto duemila anni fa, se non potesse avvenire anche adesso.

Un uomo non può aderire a Cristo se non percepisce che è vero oggi.



 


Qualcosa di personale

lunedì 17 marzo 2014






E' possibile abituarsi a queste giornate così luminose? Ai profumi che il venticello ci porta mentre sorvola fiori e piante? Tranquilli, per oggi lascio stare fiori e piante, dimentico la creazione per pensieri più importanti.  Ucraina.
Ad aiutarmi nei lavori domestici viene Olga, una signora ucraina tanto dolce. Ci fermiamo a prendere un caffè. Le chiedo come va a casa (là in Ucraina) e lei con un filo di voce racconta le sue preoccupazioni. Le sue radici sono là, là c'è suo figlio e i nipotini. E ha paura. Tutte le sere via skipe si vedono e si parlano. Bandiere rosse dappertutto. Militari russi girano per il Paese.
Dio, l'ho rassicurata, (almeno spero), è sempre accanto a noi. Aiutandoci ci ha permesso di valicare himalayane montagne di dolore, di solitudine, di ingiustizia. Il Signore, sempre, lo dico per esperienza, mi ha dato la forza, il coraggio e la grinta necessari a muovere ancora un passo.
Sempre diverso, da come ce l'aspettiamo, è anche l'intervento salvifico di Dio che viene in nostro aiuto in vesti totalmente impensabili, insolite e magari all'ultimo secondo utile prima della catastrofe.
Signore aiuta Olga e tutta l'Ucraina perchè la strada è sassosa, piena d'inciampi: abbracciaci forte perchè a volte, è difficile  entrare nell'ottica autentica della preghiera. Illuminati dalla Tua Parola incontreremo il problema della felicità che assilla molte persone. Buona giornata mio Dio. Buona giornata a tutti.

L'importanza del desiderio

domenica 16 marzo 2014




Nell’attuale società i desideri sono eterodiretti ed i sentimenti effimeri rapidamente consumati.
Le emozioni pur irrinunciabili a una vita piena e alla conoscenza sono svalutate dalla supremazia tecnologica; l’insoddisfazione e la solitudine si placano con beni materiali da cui poi siamo posseduti.
Certi stati emozionali sono negativamente percepiti come associati alla vulnerabilità della psiche e all’indecifrabilità dei processi psichici. Si vorrebbero curare con gli psicofarmaci le forme dell’infelicità esistenziale, esperienza che andrebbe vissuta e interpretata per un cambiamento, né so quando giovino le meditazioni orientate all’apatia del vuoto mentale o l’adeguarsi a ruoli, ideologie e false coscienze prestabilite al fine di non essere considerati devianti de-omologati.
Non s’intraprende un processo autoconoscitivo alla ricerca di un’autentica identità in divenire e l’egocentrismo postmoderno indica solo valori da leadership.
Si vivono insoddisfacenti rapporti con gli altri.
Gli scambi conversazionali sono limitati a futilità e la comunicazione familiare può scadere in patologici circoli viziosi. Spesso si disconosce o fraintende la vitalità creativa di elementi verbali come l’humour e l’ironia.
I bisogni affettivi sono spesso spenti da una conflittualità tra la chiusura individualistica e l’apertura alla condivisione sociale. Ma imparare ad amare è un’arte che si apprende sul campo.
I sistemi di comunicazione sono sempre più sofisticati ma c’è il rischio che si decomponga la capacità di comunicare dal vivo o in modo strutturato. Importa l’uso che ne facciamo: da gioco fine a se stesso a confronto delle idee e disvelamento di identità pur virtuali ma dove possono emergere anche aspetti inconsci della nostra personalità.
L’uomo ha invano tentato di sottomettere la vita emozionale a quella razionale –realistica. Ma che vale la ragione senza il cuore? Intelligenza, sensibilità, immaginario , devono interagire. Solo le passioni sono il sale della vita che ci fa cogliere qualcosa di noi e degli altri.
Oggi, come notò Pascal, “nessuno sa più restare solo chiuso nella propria stanza”. Per momenti meditativi che rielaborino fantasie, percezioni, impressioni, ecc. Per revisionare la propria visione del mondo da cui discende il nostro gioire e soffrire che ci rendono vitali, per conoscere i propri modi conoscitivo-emozionali , per ridefinire e affinare quelli comunicativo-relazionali strumento essenziale della vita. Domina un parlare automatico e prevedibile e le questioni serie sono tabù. Non svendiamoci con tediosi affabulatori privi di humour e lievità e ci siano care le persone con cui è possibile sintonizzarci anche per un fugace incontro. Si teme il giudizio o di ammettere la nostra fragilità e il bisogno dell’altro. Una condivisione di emozioni e sentimenti pur avventurosa sarebbe vincente per una consapevolezza non elusa con evasioni e disimpegno.
L’inclinazione a entrare in contatto con gli altri attraverso l’ascolto e il dialogo che esprimano accoglimento e intuizione è irrinunciabile anche nelle psicoterapie dove la parola dev’essere farmaco. Una sofferenza affettiva si rivela all’origine di ogni disagio che va rivisto nel contesto delle relazioni.
Si delega la gestione delle emozioni alla spettacolarizzazione mediatica e alle commozioni artificiosamente indotte. Non sono vissute di persona e certi eventi esistono solo perché rappresentati in TV, metafora di una cultura standardizzata e di attività ripetitive e demotivate.
Più si cresce e più è difficile prendere le cose con immaginazione anche per proficue interazioni transgenerazionali.
La poesia, la letteratura, l’arte, i miti, se rispecchiano la condizione umana o se sono espressione di propri spontanei sentimenti possono salvarci e contrastano il pragmatismo frettoloso, l’ottica del profitto, ecc. Per vedere il mondo con occhi diversi, per risvegliare, riconoscere, rivivere certe emozioni.
Recuperiamo l’eccellenza dell’anima come suggerito dagli antichi affinché l’ottundimento contemporaneo non ci faccia rinunciare allo sviluppo di un’autentica personalità individuale (l’”individuazione” junghiana) per un incondizionato consenso alla maschera sociale collettiva.

«Ciascun confusamente un bene apprende / nel qual si queti l’animo, e disira: / per che di giugner lui ciascun contende»
(Dante)

Una simpatia profonda

sabato 15 marzo 2014

 
 
 
 
 
 
San Pietro non è come i farisei che, facendo prevalere la ragione del vero,

dominano la loro prospettiva etica con le leggi che questo

vero esprimono.

Invece san Pietro era attaccatissimo a Gesù, perciò all'origine

della sua morale c'era questo attaccamento,

che è una simpatia profonda.

San Pietro era tutto disposto ad obbedire a Cristo

perché lo amava.

Ma cosa vuol dire "lo amava?".

Era la sua simpatia profonda.

In tutta la terra, di tutti i pensieri e di tutte le cose si poteva parlare,

san Pietro era attaccato a quell'uomo lì.

E da quell'attaccamento parte uno sforzo morale:

"Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come

egli è puro".

Rimane una volontà morale che faccia simili a Lui,

fino a morire per Lui, che non può essere mantenuta

se non dentro un clima di pensiero nel quale

risulti evidente che quello è il vero.



socchiudo gli occhi e....





la meraviglia della natura

giovedì 13 marzo 2014


"Grandi cose ha fatto il Signore per noi"...

E' il desiderio di aria profumata che mi fa dire che la primavera è arrivata? Io direi proprio di sì, perchè da parecchi giorni  il sole brilla su quel quadrato azzurro che intravvedo dal balcone della cucina.

 E' da lì, come ho già raccontato,  contemplo lo spettacolo della natura, ma ieri ho vissuto un momento, un attimo di stupenda bellezza  che mi ha fatto gridare di gioia:
un piccolo seme: uno dei tanti di quei minuscoli granellini sparsi nella natura, si è trasformato: diventerà fiore!
 Ho copiato le parole di Keplero :  «Ti ringrazio, o mio Creatore e Signore, di tutte le gioie che mi hai fatto gustare nell'estasi in cui mi ha rapito la contemplazione delle opere della Tua mano. La grandezza di queste io mi sono studiato di proclamare dinanzi agli uomini, e ho posto cura di far conoscere quanta sia la Tua sapienza, la Tua potenza, la Tua bontà." E aggiungo io, quanto sia forte e bella la natura che ci hai donato.

Adesso vi spiego : lo scorso anno avevo interrato in un vaso,  bulbi di tulipano. 
Finita la stagione, li ho tolti e nascosti in una scatola di scarpe.
I vasi, riempiti solo dalla terra, erano finiti sotto un tavolo ricoperto da una lunga tela bianca.

Poi l'inverno.

Io  non ho il pollice verde, ma amo  i fiori, tutti in generale, e i tulipani in particolare, perchè mi regalano  il ricordo di un gesto amoroso, mi piacciono così   tanto che i miei occhi non si stancano di ammirarli, di riempirsi dei loro colori, della loro perfezione e vivo momenti interminabili ad osservarli, a desiderare che non sfioriscano mai.

 Ieri davo uno sguardo al balcone, pensando di chiedere a Nik quali fiori fossero i più adatti ad un balcone in cui la luce del sole arriva a metà mattina e se ne va con il tramonto.  
guardo sotto la tela e ... ho letteralmente spalancato gli occhi: parecchi germogli mi guardavano! I miei tulipani sono rinati!
Verdi, teneri, bellissimi.... 
Li li avevo ignorati in tutti questi mesi, non li avevo neppure bagnati....e loro adesso erano lì,  davanti a me in tutta la loro purezza.


Così  Dio Creatore si rende visibile donando all'uomo il sapore della Bellezza che mi fa' dire come Anna Vercos in Annuncio a Maria:
 "Come è bello il mondo e come è grande Dio"


Buona notte a tutti.


Benevolenza

martedì 11 marzo 2014


Riconoscere una qualità 
o manifestare la propria gratitudine 
per dei riflessi inaspettati:
"le parole di benedizione
fanno bene all'anima"
( Anselm Grun)


Perchè molte volte abbiamo la tendenza 
a criticare le parole 
e gli atteggiamenti 
di coloro ai cui invece dobbiamo benevolenza?
Il Valore del bene: una specie di sguardo positivo 
sulle persone 
che ci fa conoscere il meglio di ciò che ci accade.
Non è forse ciò che chiamiamo benevolenza
 l'atteggiamento  che ci fa cogliere 
e diffondere il bene ?
La benedizione è 
l'apertura del cuore.
E' entrare con amore nell'amico 
e vedere il bene che c'è in lui, 
le cose belle,  
 i doni che il Signore gli ha dato 
e rendere grazie per averlo accanto.
Ecco ciò che dà gusto alla nostra vita!
Ieri l'ho sperimentato e ne sono felice.
Grazie Miki.

Un pomeriggio di sole

lunedì 10 marzo 2014






Oggi il sole invitava ad uscire, a camminare guardando l' ombra che gli alberi, ancora spogli, incominciano a disegnare.
Io in questi giorni non vado tanto bene e mi sono accontentata del mio balcone, ancora privo di fiori, ma con due seggioline proprio comode, anche se, non proprio come me, un po' stagionate. 
Ho guardato gli alberi del giardino: la quercia, un ippocastano e due Tigli. Questi miei amici sono proprio sotto al mio balcone e d'estate mi regalano profumi e ombra.
L'aria un po' frizzantina mi ha obbligato a mettere qualcosa sulle spalle. E mi sono riseduta a guardare e a pensare.
Ora davanti a casa mia c'è un condominio, grande, che mi toglie quel bel panorama che anni fa mi affascinava. C'era una vista stupenda delle montagne. C'era, e c'è ancora, il Monviso con l'inizio della catena delle Alpi. Ogni giorno era diversa, perchè dipendeva dal tempo e dalla luce: un giorno bianche, se c'era la neve, un giorno scure, se erano nascoste dalle nuvole e al tramonto rosa con le nuvole colorate da un magnifico tramonto. Mi ricordo che ogni mattina ero curiosa di vedere e mi interrogavo: come sarà oggi il mio quadro speciale?
Ora, tanti appartamenti, tante famiglie e il panorama di allora posso solo ricordarlo. Oggi ci sono gli alberi, nudi ancora, senza una gemma, ma ho scoperto qualche nido che tra poco, tornerà ad essere abitato. E ci saranno nuovi canti e nuovi cinguettii.
Ripensando a tutto ciò ho scoperto come sono bisognosa, desiderosa e dipendente da Dio: non posso fare a meno di cercare la Sua presenza.
Il sabato o la domenica, i miei figli vengono a pranzo: figli e nipoti. Quanta gioia in me e quando ritornano alle loro case mi scopro a pensare: ecco il mio nido è ritornato vuoto.
Paolo è una persona silenziosa, sempre con un libro in mano, assorto nelle sue letture preferite o a guardare le partite alla televisione. Certo anche la politica ruba molto del suo tempo; allora io parlo. Sì parlo col gatto, con le piante, con Valeria, con Dio o con chi riempie i miei pensieri in quel momento. Ogni tanto Paolo viene dove mi trovo e mi chiede: mi hai chiesto qualcosa?. No, no, parlavo tra me e me.... 
Ora è tardi è il tempo della preghiera e dell'abbandono alle carezze del mio Signore. Questa sera è il giorno in cui si inizia la novena delle rose a Santa Teresa del Bambino Gesù e del Sacro Volto.
Quando mi accorgo di come la vita è piena di significato penso che è stupendo lasciarsi sorprendere così.






quattro parole sulla fede. Intervista a Jean Guitton

domenica 9 marzo 2014




Concilio di Toledo: "Non fate violenza a nessuno per portarlo alla fede"

Con la fede l'uomo si abbandona totalmente in Dio liberamente. "Essa è la sostanza delle cose che speriamo", aveva già detto prudentemente San Paolo. E aveva ancora detto:"Senza le opere la fede è vana" La fede è intimamente associata alle altre due  virtù teologali la Speranza e la Carità e se non  si accompagna ad esse non unisce pienamente il fedele a Cristo e non ne fa un membro vivente del Suo corpo.
Concludendo, la conoscenza (relativa) di Dio procede da tre approcci: 1) L'esperienza mistica personale, sentimento indescrivibile che si impadronisce totalmente dell'essere. 2) L'adesione (la fede) alla ragione. 3) L'adesione fiduciosa ad una tradizione che è trasmessa dalle scritture, dalla famiglia, e dai maestri.In questo modo, ci dice Andrè Frossard, "si distinguono e si uniscono nell'architettura della vita spirituale la parte dell'intelligenza e quella del dono, come nella vetrata la parte dell'opera umana e quella della luce".

L'intervista continua spiegando che la degradazione dei costumi va di pari passo con la perdita della fede che caratterizza la nostra epoca.
L'agnosticismo della scienza stanca di non poter cogliere Dio sperimentalmente, se ne è distolta per consacrarsi unicamente alle cose visibili; e l'ateismo che pretende che Dio non esista: e questa è una forma negativa di credenza. L'uomo veramente ateo non è ancora comparso, perchè ci sono ancora delle presenze sotterranee. Il giorno in cui si imporrà all'umanità una civiltà atea, una cultura, una educazione atee, si risveglierà in modo violento il fondo religioso della natura umana.
Allora ci sarà una rinascita della spiritualità. Non essendo più imposta dal di fuori, da una cultura, da una civiltà, l'idea di Dio sgorgherà dalle profondità dell'uomo.
L'intervista con Jean Guitton continua, ma mi premeva scrivervi questi passi. Parliamone!
Buona e serena domenica a tutti.




Oggi, sempre, Donna!

sabato 8 marzo 2014



«Per lei assai di lieve si comprende
quanto in femmina foco d'amor dura,
se l'occhio o 'l tatto spesso non l'accende»
L'immortale Dante, Purg. VIII, 76-78


Donna di Madre Teresa di Calcutta

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni...
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è a colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c'è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c'è un'altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite...
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c'è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

                                                                     






Alcune vetrate gotiche in Francia

venerdì 7 marzo 2014



La sfortuna di trovarsi a Parigi, perché in qualsiasi altra città, sarebbe stata una delle attrazioni più visitate. Ma siamo a Parigi appunto, dove c’è da perdersi per seguire i propri desideri, i punti segnati sulla lista delle cose da vedere o su quella delle cose da fare. Se pensiamo ad un Museo, pensiamo al Louvre e all Orsay, se pensiamo ad un chiesa, pensiamo a Notre Dame e al Sacre Core.
Eppure c’è molto altro come la Sainte Chappelle, un capolavoro del gotico, secondo alcuni, custode delle vetrate colorate ed istoriate più belle del mondo. Santa Cappella sfortunata perché si trova troppo vicina a Notre Dame, troppo sfortunata perché troppo vicina al palazzo di Giustizia, e per questo, sottoposta a stretti controlli di sicurezza (se la visitate, cercate di arrivare leggeri, con poca “roba” addosso, se volete fare presto).
Consacrata nel 1248, voluta dal re Luigi IX per conservare le reliquie di proprietà della famiglia regnante, tra le quali la Corona di Spine, la cappella faceva parte del Palazzo dei Capetingi, dei quali è l’unica parte arrivata fino a noi. Gravemente danneggiata durante la rivoluzione francese, quando si persero, o furono distrutte molte delle reliquie custodite, la cappella è stata successivamente restaurata, anche se, secondo alcuni critici, i colori originali sarebbero stati più brillanti (il che è tutto dire).



Com'è noto, la Cattedrale di Chartres conserva il complesso di vetrate cloisonnées (ovvero mosaici di vetro collegati con il piombo fuso) più completo e meglio conservato d'Europa, dalle più antiche databili alla metà del XII secolo, che sono le tre della facciata, assieme alla celebre vetrata del deambulatorio destro, nota come “Notre Dame de la Belle Verrière”, che campeggia sul fondo blu oltremare, al rosone della facciata, che è del 1215 ed a seguire tutte le altre, splendenti di colori, che scandiscono l'intero edificio sacro, realizzate tra il XIII e XIV secolo. Perciò la cattedrale rappresenta veramente un “unicum” straordinario di fantasia, inventiva, tecnica costruttiva e luministica.Da questo insieme di vetrate entrano, infatti, nella chiesa fasci caleidoscopici di luci colorate che cambiano secondo le ore del giorno, annullando la pesantezza delle pareti; la poderosità della costruzione gotica si vanifica proprio grazie ad una sensazione di estrema leggerezza che l'architettura medioevale si prefigge di raggiungere attraverso i vuoti delle gallerie pensili, dei matronei e delle vetrate, appunto, divenendo così metafora della spiritualità e dell'ascesi mistica. Un raccoglimento interiore, una bellezza di forme e di colori che spinge al silenzio ed alla meditazione sugli episodi biblici e sui dogmi evangelici, riflesso artistico dei temi disquisiti nella celebre Università di Chartres. Anche il grande labirinto del 1200 (12,87 m. di diametro!) scolpito nel pavimento al centro della navata centrale, uno dei pochissimi esemplari esistenti, è il simbolo sacro del cammino terreno dell'uomo che tra molte difficoltà deve condurre verso la meta ultima della redenzione divina. 
Tre splendidi portali tripartiti adornano la chiesa, a cominciare da quello della facciata, il “Portale Reale”, il più antico, con la Maestà di Cristo tra la Natività e l'Ascensione, in cui gli scultori hanno creato figure rigide ed austere in un impeccabile stile romanico. Nella parete sud il magnifico portale gotico degli inizi del XIII secolo, al centro del quale un Cristo benedicente regge il libro dei Vangeli sovrastato dal Giudizio universale, mentre nel portale Nord attorno a Sant'Anna che tiene in braccio Maria, sono scolpite grandi figure bibliche, da Melchisedech a San Pietro. Se è vero che la chiesa gotica è un libro per immagini, in questa cattedrale ciò si compie perfettamente: non solo i profondi temi della fede cristiana vengono narrati e proposti al pubblico, ma anche la vita quotidiana, i diversi mestieri, le attività semplici dei contadini e dei popolani sono illustrati con dovizia di particolari e con vivacità immaginativa. Una vera summa è dunque questa Cattedrale francese ove vita e morte, valori trascendenti ed esistenza terrena, capacità ingegneristiche e doti artistiche si fondono in uno straordinario compendio di tutte le arti tese ad esprimere un'unica, complessa visione del Medioevo cristiano.

Da questo insieme di vetrate entrano, infatti, nella chiesa fasci caleidoscopici di luci colorate che camb
iano secondo le ore del giorno, annullando la pesantezza delle pareti; la poderosità della costruzione gotica si v