Da Pietro a Pietro

lunedì 16 dicembre 2013




Quando papa Francesco, il 24 novembre, ha preso in braccio la teca con le reliquie di Pietro e le ha guardate a lungo, attonito, davanti alla piazza gremita per la messa che chiudeva l’Anno della Fede, sono stati  molti che hanno pensato al tempo che separava quelle due Figure. Duemila anni, da allora. E una catena ininterrotta di fatti, volti, testimoni perché quell’avvenimento che stiamo per festeggiare - la presenza di Dio nel mondo - arrivasse fino a noi. Duemila anni colmi di una Presenza che in fondo ha un solo scopo: la nostra felicità. La pienezza della mia e della tua vita.
Poco dopo quel gesto, il Papa ha consegnato al popolo di Dio un documento, come dice lui stesso, che  esprime quello che gli sta più a cuore. È un testo ricchissimo,  ma soprattutto  nel  titolo c'è già tutto: Evangelii Gaudium, «la gioia del Vangelo», quella che «riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù».
In quel legame nato duemila anni fa e che noi ricorderemo fra pochi giorni, nasce un Fatto, Lui che si dona. Perché Cristo stabilisce con te ( con me, con noi), non che noi stabiliamo con Lui: in questo c'è il cuore di questa gioia.
Nei luoghi dove ricordiamo la nascita di Cristo, la vita si dilata. Luoghi diversissimi come un ospedale, o una famiglia dove manca il necessario,  nelle fabbriche chiuse, nelle roulotte che ancora sostituiscono le abitazioni. E nelle vite normali, ordinarie dove Lo possono testimoniare tutti. Perché quel "legame che Cristo stabilisce con noi" è concreto.  Quella notte di Natale, passa attraverso vite e volti. Da Pietro a Pietro, brucia duemila anni in un istante. E riempie la storia per riempire la nostra vita. Ora.