E' solitudine?

venerdì 11 ottobre 2013

 
Su scricchiolanti panchine di legno, me ne stavo seduta, su vecchi tranvai. Il mattino presto e la sera alla fine di una giornata di lavoro. La borsa sulle ginocchia e un libro aperto in mano. Il tragitto era lungo. Stipati, uno accanto all'altro, con tanti sogni nel cuore. Le nostre gambe si toccavano, ma non ci si parlava anche se un persistente ronzio accompagnava il viaggio del tram n°4.
Solitudine? Forse. Non una persona amica. Non un sorriso.
Facce accigliate che pensavano alla giornata che era appena iniziata o alla stanchezza di ore già trascorse. 
Io immersa nei miei libri, non avevo il coraggio di sognare. Avevo 15 anni. Le mie amiche mi avevano lasciato per seguire strade diverse: loro continuavano la scuola superiore. La mia famiglia non poteva permettermelo. Dopo il lavoro, frequentavo la scuola serale.
Ma cambiamo discorso.
 
Le mie letture preferite andavano a Cronin, Caldwell, Steinbeck e non poteva mancare Hemingway! Solo stranieri. Gli italiani... li lasciavo alla scuola e soprattutto non era "in".
Trascrivo un brano del "Vecchio e il mare" a cui ora do' un significato particolare. 
 
Verso la fine quando  Santiago, sfinito...

 
"Quando entrò nel piccolo porto le luci della Terrazza erano spente e il vecchio sapeva che tutti erano a letto. La brezza aveva continuato ad alzarsi, e ora soffiava forte. Però il porto era tranquillo e il vecchio approdò nel piccolo tratto di pietre sotto gli scogli. Non c'era nessuno ad aiutarlo, così issò la barca meglio che poté. Poi scese e la legò a uno scoglio.
Disarmò l'albero e serrò la vela e la legò. Poi si mise in spalla l'albero e si avviò verso la salita. Fu allora che capì la profondità della sua stanchezza. Si fermò un momento e si voltò a guardare e vide alla luce delle lampade sulla strada la grande coda del pesce, che sorgeva ritta dietro alla poppa della barca. Vide la bianca linea nuda della colonna vertebrale e la massa scura della testa col rostro sporgente e tutta la nudità in mezzo.
Riprese la salita e giunto in cima cadde e rimase un momento disteso con l'albero sulla spalla. Cercò di alzarsi. Ma era troppo difficile, e rimase lì seduto con l'albero sulla spalla e guardò la strada. Sull'altro lato della strada passò un gatto a fare gli affari suoi e il vecchio lo guardò. Poi guardò soltanto la strada. Alla fine posò l'albero a terra e si alzò.
Raccolse l'albero e se lo mise in spalla e si avviò per la strada. Dovette sedere cinque volte prima di arrivare alla sua capanna.
Nella capanna appoggiò l'albero alla parete. Nel buio trovò una bottiglia d'acqua e bevve un sorso. Poi si distese sul letto. Si tirò la coperta sulle spalle e poi sulla schiena e sulle gambe e dormì a faccia in giù sui giornali con le braccia tese e le palme delle mani girate.
 
Le frasi in corsivo mi ricordano il tratto di strada di Qualcuno che amo. E anche la parola solitudine.

 

 



 

 
 

 
 

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