Novembre

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In questi giorni d'autunno, solo la natura ha colori smaglianti, più festosi di quelli di primavera.
Le foglie delle viti e dei boschi vanno dal giallo canarino al rosso carabiniere, passando attraverso ogni sfumatura: l'oro grezzo, il bronzo nuovo, il cuoio vecchio, il pane.
La gente in ogni villaggio, ai miei tempi la mattina dei santi,  andava al cimitero a portare fiori. Avevano tutti l'abito buono. I giovani o quasi giovani vestiti come in città, i vecchi contadini ancora con il fazzoletto di seta bianca legato al collo, il cappello di feltro tondo con qualche buffetto, il sigaro toscano o la pipa tra i denti la carnagione arrossata dal sole e dai buoni vini.
La gente andava a piedi, in motoretta, con le donne aggrappate al sellino posteriore, o in automobile. C'erano automobili a centinaia da tutte le parti, vecchie rabberciate e ridipinte, quasi nuove ben lucidate, e nuovissime appena uscite dal negozio.
Si allineavano in bello ordine, all'ingresso del cimitero, dove il vigile, vestito a nuovo, faceva autorevoli segni. Le donne portavano grandi mazzi, tenuti stretti al petto come un bambino, per lo più crisantemi color d'oro, grandissimi, certamente molto più grandi di quelli che si usavano prima della guerra, rinchiusi in sacchi di plastica, perché non si sciupassero.
L'ordine era nelle cose ma anche nei sentimenti, nell'obbedienza ai precetti e alle tradizioni, nella pietà per i defunti.(L.Barzini)




1° Novembre: Festa di tutti i Santi

 Il giorno di Tutti i Santi è specialmente il giorno dei “Santi anonimi”.  Il giorno di Tutti i Santi è giornata per ricordare opportunamente la chiamata alla santità cui devono tendere tutti i battezzarti cristiani. È l’occasione per prendere coscienza una volta di più della chiamata del Signore a essere perfetti e santi come Dio è perfetto e santo.
 Se tratta di un impegno fondamentale del cristiano poiché l’universale chiamata alla santità nella Chiesa è compito di tutti e di ogni singolo battezzato, la santità non è patrimonio di alcuni pochi privilegiati. È il destino di tutti, proprio come lo fu per la grande moltitudine di Santi anonimi che oggi ricordiamo e festeggiamo. 
 
" La santità cristiana consiste nel vivere e osservare i comandamenti e le beatitudini. Il Santo non è un angelo, è un uomo in  carne e ossa. Il santo è colui che vive la propria fede con gioia e fatica, che lotta ogni giorno e vive nell’amore, per amore, per amare. “Il santo è colui che è così affascinato dalla bellezza di Dio e dalla sua perfetta verità da lasciarsene trasformare. Per questa bellezza e verità è disposto a rinunciare a tutto, anche a se stesso. Gli è sufficiente l’amore di Dio, che sperimenta e vive nel servizio umile e disinteressato del prossimo” (Benedetto XVI).  
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Benvenuto Daniele

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Daniele nell'estate del 1985- a Arenzano nella casa di Elena









«La scoperta di essere amato è l’esperienza più importante della vita. Ed è quella che ci rende capaci di amare. Quando si vive la gioia di essere accolti, si diventa capaci di accogliere».



Avevo letto questa frase. Prima di abbandonare gli occhi al sonno mi venne in mente e la collegai ad un discorso sentito nel pomeriggio. "E' un bimbo di tre anni e gli stiamo cercando una famiglia che lo accolga per un po'"....



Enrico e Ada avevano la loro camera e il loro letto. Il letto di Valeria però era vuoto...
Nel nostro tempo  si dibatte tanto attorno alla convivenza fra uomini e donne di diverse culture, etnie, lingue e religioni, vi racconto di come invece è semplice l' accoglienza di chi non conosci, ma che sai essere bisognoso di tutto.
 
Era domenica. A tavola si parlava di varie cose. Io stavo zitta. Ho guardato tutti negli occhi e dissi:"se vi dicessi che sul pianerottolo c'è un bimbo di tre anni che piange, gli aprireste la porta?"

E' così  arrivò Daniele.

Piccolo, biondo, con i capelli a caschetto. Nessun sorriso. Poche parole. Anzi, pochissime. Aveva vissuto in comunità. L'unico uomo che conosceva era il sacerdote che andava là a dire Messa la domenica. La sua mamma era single, senza casa e senza lavoro. I servizi sociali per fare in modo che si rendesse indipendente (viveva anche lei in comunità) le tolsero Daniele.

L’adozione e l’affido sono doni straordinari che però sono chiamati a misurarsi con la realtà della famiglia che accoglie, cioé stanchezze, gelosie, delusioni, litigi, accanto a  tenerezza, gratitudine, affetto, dedizione. Daniele non mi voleva, stava sempre con Paolo e con Enrico. E' stato un anno duro, faticoso. Ricco della Grazia di Dio.

Qualunque persona è altro da me, ed è un segno del Mistero che mi chiama, un segno di Dio nella mia vita.

 Non l'ho più rivisto. So che è grande che la sua mamma si è sposata e che ora ha anche una sorellina.
 
  Ciao Daniele
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Preghiera per ogni dito della mano di Papa Francesco

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Una preghiera per ogni dito della mano
 
Il pollice è il dito più vicino a te. Inizia quindi a pregare per coloro che ti sono più vicini. Sono le persone che più facilmente tornano nei nostri ricordi. Pregare per le persone a noi care è “un dolce obbligo”.
 
Il dito seguente è l’indice. Prega per chi insegna, educa e medica, quindi per maestri, professori, medici e sacerdoti. Questi hanno bisogno di sostegno e saggezza affinché possano indicare la via giusta agli altri. Non dimenticarli mai nelle tue preghiere.
 
Il dito seguente è il più alto. Ci fa ricordare i nostri governatori. Prega per il presidente, per i parlamentari, per gli imprenditori e per gli amministratori. Sono loro che dirigono il destino della nostra patria e che guidano l’opinione pubblica. Hanno bisogno della guida di Dio.
 
Il quarto dito è il dito anulare. Nonostante possa sorprendere i più, è questo il nostro dito più debole, e qualunque insegnante di pianoforte lo può confermare. Bisogna ricordarsi di pregare per i più deboli, per coloro che hanno tanti problemi da affrontare o che sono affaticati dalle malattie. Hanno bisogno delle tue preghiere di giorno e di notte. Non saranno mai troppe le preghiere per queste persone. Inoltre ci invita a pregare per i matrimoni.
 
E per ultimo c’è il nostro dito mignolo, il più piccolo tra tutte le dita, piccolo come bisogna sentirsi di fronte a Dio e agli altri. Come dice la Bibbia “gli ultimi saranno i primi”. Il mignolo ti ricorda che devi pregare per te stesso. Solo quando avrai pregato per gli altri quattro gruppi, potrai vedere nella giusta ottica i tuoi bisogni e pregare meglio per te.
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Ama di più e soffrirai di meno

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Io Canto. Canto la vita, la mia. Canto i ricordi che non sono immersi nella nebbia degli anni, ma che profumano ancora del momento vissuto.
Ho appena salutato il mio papà ed ecco arrivano i giorni che mi portano a Luca, il mio primo nipotino che non ha fatto in tempo a sorridere, ma  ha ricevuto ugualmente il Battesimo e  carezze e i baci di mamma e babbo.
La vita di Luca meriterebbe un post intero. Nei nove mesi si sono avvicendate preghiere e speranze e il coraggio di Pamela nel voler conoscere questo piccolo petalo di rosa che era una vita iniziata con alcuni problemi.
  
E il 28 Valeria.
Ama di più e soffrirai di meno.
Chi l'ha detto?
Non lo so, so che aiuta e molto!
Da tanto tempo ho creato per Valeria questo piccolo altarino. Ci sono fiori (secchi) a parte le stelle alpine, e un cero.
Il cero è per me un segno. Un segno che come tutti i segni, mi parla. I primi cristiani usavano il cero, come segno della presenza di Cristo nella oscurità del mondo-
Così come Cristo è luce del mondo e si è consumato nell'amore, così questo piccolo cero dà luce a Valeria consumandosi lentamente.
E' un segno e un rito. Quando sento che il dolore arriva, accendo il cero e: prego, ricordo, attendo.
"Il mio aiuto è nel nome del Signore che ha fatto cielo e terra" (Salmo 121)

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Anniversario papà.

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I
l  miei pensieri sono pieni di ricordi in cui la tua presenza era la vita. Ciao papà.
 

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Dove sono le rondini?

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Oggi è stata la prima vera giornata d'autunno. La strada e il cielo sembrava si toccassero. Ed era tutto grigio. Un po' di pioggia. A tratti. Ho però, ammirato i campi di granoturco e i tanti cancelli ricoperti dalle foglie rosse della vite-americana.
L'autunno è una stagione contradditoria: da un lato il rito gioioso della raccolta dei frutti e dall'altro lato la malinconia e la tristezza specie la sera: sono giorni in cui assistiamo alla grande spoliazione. I primi sono i cieli perché, le rondini hanno lasciato i fili della luce sui quali si radunavano, e se ne sono andate lasciandoci con giornate come quella di oggi. Lo spogliarsi degli alberi è più lento di quello del cielo. Prima arrivano i colori della festa. I gialli luminosi e i rossi,  talmente belli che ci stupiscono sempre. Poi i rami spogli tendono al cielo la loro preghiera: che arrivi presto un nuovo vestito! 
La sera, il buio, arriva presto, tra qualche giorno, con l'ora legale, lo sarà ancora di più. Le persone preferiscono rientrare presto a casa. Le finestre sono chiuse. Nell'aria ormai fresca
odore di foglie calpestate. E il silenzio, rotto solo dalle campane, invita alla preghiera.
 
"L'orazione mentale è un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo d'essere amati" (Santa Teresa d'Avila)
 

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Cerchiamo la felicità

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"Non è cercando la felicità
che la si trova, ma donandola"
Charles Morellet
 
Per trovare l'amore, la felicità o la pace non bisogna cercarle, ma donarle. E se anche noi fossimo alla ricerca di questi momenti tanto preziosi al cuore? Dio è Amore, è felicità, è pace. Per noi che crediamo in Lui basterebbe invocare lo Spirito Santo affinché Cristo penetri in noi, ci renda sempre più partecipi di quella commozione che il Mistero ("La fonte è in Te dell'essere") ha voluto condividere con noi. Aiutare un'anziana signora (io)ad attraversare la strada alleggerendola delle borse della spesa, fa parte del "dono" che ci renderebbe felici: la felicità ci attende "sul marciapiede di fronte!"
A volte, un piccolo gesto, può donarci la serenità di un giorno di sole. Una borsa della spesa...una borsa il cui contenuto sono...sorrisi, tanti sorrisi! Donando felicità, la si riceve e, scesa la sera ringrazieremo il Signore e dormiremo "felici". 
 

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Ricordi di momenti eterni

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Ho tanta tristezza nel cuore. Ho dialogato con i miei Santi fino a qualche minuto fa, poi ho deciso di scrivere un po'. Ho nostalgia di un abbraccio. L'abbraccio di un ragazzo che domani verrà ad installarmi lo scanner. Ora è un uomo di una dolcezza infinita è mio figlio Enrico. Qui nella foto con la moglie e i miei bellissimi nipoti.
Signore, io Ti ho trovato nella voce del vento, nelle notti stellate, in ogni fiore e in ogni filo d'erba. Ti ho trovato in tutta la bellezza della natura. Io ti ho trovato nel volto arrossato di una bimba sdraiata sulla strada, che respirava a fatica mentre stringendo la mano di Enrico, Ti gridavo di non portarmela via...ma che fosse fatta la Tua volontà. Sì perchè è soprattutto nel dolore che Ti ho trovato.
Ricordo un pomeriggio di primavera, le finestre aperte per far entrare il sole. Avevo deciso di riordinare la camera di Ada e Valeria e che ora era occupata da Enrico.
Ci sono ancora, i due letti, una lunga scrivania un armadio e due librerie molto particolari. Tutto come prima solo un po' più rovinati. Ora è il rifugio di Elena. E' la camera dei giochi per Giacomo e Francesco.
Ma ritorniamo a quel pomeriggio.
Io in silenzio spostavo i letti e cambiavo le lenzuola. Riordinavo la scrivania. Poi ho voluto fare qualcosa che, dalla morte di Valeria, non avevo ancora fatto: spostare un'"asse" che, a lato del letto, rivestiva la parete. Valeria, spesso, dietro quell'"asse" buttava carte e fogli vari, pensieri segreti.
Chiamai Enrico perché mi aiutasse. Bisognava svitare, far scorrere...insomma da sola era faticoso. Enrico mi guardò con aria perplessa e io, ricambiando lo sguardo, gli dissi:"prepariamoci a morire un po'!" Ecco il miracolo. Quel ragazzo con gli occhi pieni di tristezza, mi abbracciò. Forte, ma forte facendomi sentire tutto il suo amore e la sua disperazione.
Stemmo così un po', poi facemmo quello che dovevamo in silenzio.
Quel pomeriggio di primavera Enrico, abbracciando la sua mamma, aveva abbracciato Cristo. E Lui era in mezzo a noi due poveri viandanti in cerca di consolazione.

La stessa consolazione che cerco questa sera. E Lui arriverà ancora, come sempre, nel silenzio.



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Claude Aveline Frase

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"Fa che ogni ora della tua vita sia bella.
Ogni minimo gesto è un ricordo futuro"
 
 
Passi leggeri percorrono il marciapiede. Ci sono crepe, asfalto consumato. Guardo attentamente con la paura di cadere. Sono diventata lenta. I miei passi sono cadenzati dalle Ave Maria, del Rosario che ho l'abitudine di recitare anche quando cammino. Qual è la meta? Non so. Solo una piccola passeggiata in attesa che Paolo arrivi con la macchina per accompagnarmi a comperare i bulbi di tulipano.
Tutto ciò che faccio, tutto ciò che amo fare, contribuisce a dare un senso ed arricchire le mie giornate.
Le mie giornate, tracciate da una mano invisibile e accompagnate da numerosi ricordi.
"Brindiamo alle ragazze dalle labbra rosa e dal piede leggero" (La mia Africa) Sono mai stata così?
Mi piacerebbe. Mi piacerebbe anche che, un giorno, mi ricordassero per un sorriso fatto a qualcuno che camminava nel mio giardino.
Nel mio giardino interiore, quando sarà giunta l'ora dei ricordi.
 
 


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La Verità in mezzo a noi

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Ho aperto il cassetto delle fotografie e sono stata invasa da mille ricordi.
Ho scelto queste tre per parlarvi della loro storia.
 
Questo Gesù in croce l'ho incontrato , sperduto nelle campagne novaresi dove, nella settimana santa, partecipo, con altre persone,alla  via Crucis.  Lenti camminavamo scandendo i passi al ritmo del Rosario.
La preghiera incalzava mentre avrei voluto abbracciarlo e riscaldare quel corpo, vecchio di tanti giorni, magro di tanto soffrire. Signore, guardaci stiamo parlando di Te, che ci hai amati di un amore infinito e che ora aspiriamo a raggiungere sognando il traguardo di un Paese Felice, dove Tu ci regalerai i volti di chi abbiamo tanto amato.
 
Ancora due parole per raccontarvi di questa bimba italiana scampata al terremoto dell'Irpinia che camminava sola tra le rovine della sua casa che non c'era più.
Quando successe il terremoto, 1980/81 non ricordo bene, dalla mia Parrocchia partirono due pulmini con dei volontari che si recavano laggiù ad aiutare quella popolazione. Partirono alle otto di sera. Io volevo salutarli e dare loro qualcosa che potesse essere utile. Arrivai sul piazzale di corsa con una sciarpa molto grossa e pesante. La misi al collo di uno dei ragazzi dicendogli:"era di Valeria, è preziosa, dalla ad una bimba che avrà freddo!" 
 
Ecco poi delle meravigliose mani, che l'artrite e il lavoro dei campi hanno devastato.
 
Sono i Santi dei nostri giorni, ecco i veri Poveri di cui parlava quel Gesù che è là in croce con le braccia aperte per accogliere chi si ferma a regalarGli un fiore.
 

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Anniversario di don Luigi Giussani e Santa Teresa D'Avila

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Un articolo tratto da Tempi per un importante anniversario, con l'invito a tutti di rileggerlo il giorno del proprio compleanno.

Oggi è l’anniversario della nascita di don Luigi Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione, nato nel piccolo comune brianzolo di Desio il 15 ottobre 1922. 
Il sacerdote si è spento nella sua abitazione di Milano il 22 febbraio 2005. 
Per ricordarlo pubblichiamo una lettera che don Giussani scrisse all’amico Angelo Majo, in occasione del compleanno di quest’ultimo il 31 luglio 1951. 
Il testo della lettera è pubblicato in L. Giussani, Lettere di fede e amicizia ad Angelo Majo, San Paolo, 2007, p. 96. 
«Carissimo, è la prima volta ch’io ti faccio gli auguri per il tuo compleanno. 
È la prima volta che ne so la data. E nel compiere questo lieve atto di amicizia provo una gioia così grande, ch’io mi meraviglio di me stesso. 
Immagini se tu non fossi nato, quale meravigliosa cosa di meno ci sarebbe al mondo? Una meravigliosa cosa che c’è perché è tutta un dono. 
Il compleanno è il giorno in cui fisicamente si sente l’amore di Dio che ci ha fatti, potendoci non fare: «prior dilexit nos»: ci si sente «fatti», con stupore. 
È il giorno in cui si adora nostro papà e nostra mamma: lo strumento sensibile. 
Crea tante altre cose meravigliose! 
È un augurio così violento, quasi lo facessi a me stesso. 
Sento la tua gioia, di trovarti tra i tuoi monti. 
Auguri anche di goderti tanto anche questi».


 
Sono Carmelitana (laica) e mi stavo dimenticando della Festa di Santa Teresa la Grande! Chiedo perdono!
Auguri anche a tutte le persone che portano il Suo Nome.
 
 
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Ma siamo veramente raggi?

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Qualcuno, una volta, forse proprio il mio vecchio Parroco, ha descritto Dio, come il mozzo di una ruota. Mozzo dal quale partono tutti i raggi e non solo ne partono, ma, e questo è straordinario,  lì ritornano. Noi siamo i raggi di quella meravigliosa Ruota. Ciò spiega il perché dovremmo amarci come fratelli quando ci rivolgiamo a Lui per darGli o per ricevere il Suo Amore.
Io penso che la sublime misericordia del Signore (misericordia è amare coloro che non se lo meritano) non sarà mai ingiustizia. Tutti, se lo vorranno veramente, saranno salvati e godranno di Dio nell' esatta misura in cui avranno fatto spazio a Lui nel loro cuore.
 
 
 Ecco il mio lavoro di oggi....

 
Solitudine in un giorno di vento!
                                                                                                     I colori delle vere foto sono più belli!
 
 

 Anche per loro un po' di sole
 
 
 

E vedo il mare dall'oblò...sorrido un po' (nella foto non c'è lo spazio nero, ma non ho lo scanner ed è venuta così!!)
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Una tazza di tè in compagnia

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Ieri sera ho acceso una fiammella, dove da tempo, nascosto sotto la brace, ardeva un discorso da me mai puntualizzato. Devo specificare che ammiro molto le persone che con determinazione, ad ogni piè sospinto, raccontano bugie, e...se le ricordano!
Ma hanno aggiunto, parlo al plurale, ma la persona è una sola, che non sono io la Lucia in questione...non hanno mai fatto il mio cognome!
Sembra, poi che con il mio blog io, senza cognome, percepisca del denaro. Questo proprio non lo sapevo. Volete vedere che diventerò ricca!
 
Mia cara ragazza (più zitella che ragazza)ti prego perdimi di vista, Dio, se non lo sai, non guarda a ciò che scrivo sul mio blog, ma guarda al cuore. E questo lo sa solo Lui.
 
Scusate lo sfogo, specialmente dopo le frasi di Papa Giovanni Paolo II, domani vivrò meglio la festa. Sarò felice di andare ad ascoltare la Santa Messa di ristorarmi con il Pane Celeste, di ascoltare la Parola di Dio e di riempire il mio cuore di Pace. La pace che viene da Lui. Lucia senza cognome.


"Entrando nella vostra casa viene in mente l'io che ha un nome, ma in un secondo momento. In un primo momento emerge e s'impone il vostro io, così irripetibile e così carico di origine, di un valore, di una consistenza e di un destino donato.
I nomi non sono l'io, se non in quanto indicano l'io compiuto, l'io nella sua completezza. E' il vostro nome che porta in sé il peso dell'eterno, il peso del futuro, il peso del destino: come se il vostro io soffrisse questo peso e il vostro nome invece lo compisse." (L. Giussani)



Oggi, nell'attesa che arrivasse Daniela, ho voluto modificare la musica che accompagna i post che faccio. Sapevo che Beethoven aveva composto una sonata che mi piaceva tanto. Non ne ricordavo il n°. Ho aperto allora, un libro del Giuss e cercando  ho letto questo:
"Come la quinta sonata di Beethoven che incomincia con accenni di note che invitano, quasi come in un abbraccio che si rende vortice: "Camminate!" camminate verso il destino, verso il compimento del vostro io. Il compimento del vostro io è il vostro NOME, tant'è vero che il vostro nome implica anche la vostra modalità di vita, cioè la vostra vocazione, la modalità con cui la vostra vita serve al tempio nel tempo."
Poi subito è arrivata Daniela e ci siamo sedute in cucina, proprio nella stanza dedicata alle persone di famiglia. Ho trascorso un bel pomeriggio. Ho guadagnato una pianta che finirà per arricchire la mia fioriera. Firmato LUCIA NADAL!
 

 
Dani è un po' sfuocata! Non ti rende giustizia!
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E' solitudine?

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Su scricchiolanti panchine di legno, me ne stavo seduta, su vecchi tranvai. Il mattino presto e la sera alla fine di una giornata di lavoro. La borsa sulle ginocchia e un libro aperto in mano. Il tragitto era lungo. Stipati, uno accanto all'altro, con tanti sogni nel cuore. Le nostre gambe si toccavano, ma non ci si parlava anche se un persistente ronzio accompagnava il viaggio del tram n°4.
Solitudine? Forse. Non una persona amica. Non un sorriso.
Facce accigliate che pensavano alla giornata che era appena iniziata o alla stanchezza di ore già trascorse. 
Io immersa nei miei libri, non avevo il coraggio di sognare. Avevo 15 anni. Le mie amiche mi avevano lasciato per seguire strade diverse: loro continuavano la scuola superiore. La mia famiglia non poteva permettermelo. Dopo il lavoro, frequentavo la scuola serale.
Ma cambiamo discorso.
 
Le mie letture preferite andavano a Cronin, Caldwell, Steinbeck e non poteva mancare Hemingway! Solo stranieri. Gli italiani... li lasciavo alla scuola e soprattutto non era "in".
Trascrivo un brano del "Vecchio e il mare" a cui ora do' un significato particolare. 
 
Verso la fine quando  Santiago, sfinito...

 
"Quando entrò nel piccolo porto le luci della Terrazza erano spente e il vecchio sapeva che tutti erano a letto. La brezza aveva continuato ad alzarsi, e ora soffiava forte. Però il porto era tranquillo e il vecchio approdò nel piccolo tratto di pietre sotto gli scogli. Non c'era nessuno ad aiutarlo, così issò la barca meglio che poté. Poi scese e la legò a uno scoglio.
Disarmò l'albero e serrò la vela e la legò. Poi si mise in spalla l'albero e si avviò verso la salita. Fu allora che capì la profondità della sua stanchezza. Si fermò un momento e si voltò a guardare e vide alla luce delle lampade sulla strada la grande coda del pesce, che sorgeva ritta dietro alla poppa della barca. Vide la bianca linea nuda della colonna vertebrale e la massa scura della testa col rostro sporgente e tutta la nudità in mezzo.
Riprese la salita e giunto in cima cadde e rimase un momento disteso con l'albero sulla spalla. Cercò di alzarsi. Ma era troppo difficile, e rimase lì seduto con l'albero sulla spalla e guardò la strada. Sull'altro lato della strada passò un gatto a fare gli affari suoi e il vecchio lo guardò. Poi guardò soltanto la strada. Alla fine posò l'albero a terra e si alzò.
Raccolse l'albero e se lo mise in spalla e si avviò per la strada. Dovette sedere cinque volte prima di arrivare alla sua capanna.
Nella capanna appoggiò l'albero alla parete. Nel buio trovò una bottiglia d'acqua e bevve un sorso. Poi si distese sul letto. Si tirò la coperta sulle spalle e poi sulla schiena e sulle gambe e dormì a faccia in giù sui giornali con le braccia tese e le palme delle mani girate.
 
Le frasi in corsivo mi ricordano il tratto di strada di Qualcuno che amo. E anche la parola solitudine.

 

 



 

 
 

 
 

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Esigenze ordinarie

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In questi giorni in cui il pellegrinaggio da un medico all'altro è utile per capire e cercare "sicurezze", ho capito che devo prendere sul serio e con simpatia, l'umano che è in me. Prendere sul serio quello che provo, tutto...cercarne tutto il significato.

"Lucia, dove sei?"

C'è un senso di impotenza che mi accompagna in ogni fase di questi nuovi momenti di pensieri sconosciuti. E la risposta a questa inquietudine, in questa solitudine in cui mi sono chiusa, non la trovo in me e nemmeno negli altri.

"Non v'è proprio aiuto per me?
Ogni soccorso mi è preluso?
(Giobbe 6,11-13)

Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la Tua virtù e la Tua sapienza incalcolabile (Sal, 144 ss)

"E io  voglio lodarTi, Io una particella del Tuo creato, che si porta attorno il suo destino, che si porta attorno la prova dei suoi peccati e la prova che Tu resisti. Eppure voglio lodarTi. Mi hai fatto per Te. Che io Ti cerchi, Signore, invocandoti e Ti invochi credendoTi, perché il Tuo annunzio mi è giunto." (v. Sant'Agostino)

La preghiera è un momento essenziale di tutta la giornata, ti aiuta a sorridere a sperare a non sentirti sola, depressa e forse un po' inutile...
Oggi è una giornata in cui è importante ripetere più volte il Credo: "Per noi e per la nostra salvezza Egli è disceso dal Cielo".
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lettera del prof2.0 a te ragazzo e ragazza del 1° liceo

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Ragazzo che ti abbatti sul banco come una balena spiaggiata, con quegli occhi annebbiati dalla noia e dalla forza ingabbiata in una stanza per cinque ore, che dobbiamo fare tu e io di quest’anno scolastico?
Ragazza tutta in fioritura assetata di essere vista, guardata, amata, dal cervello mai in pace, con le orecchie a caccia di qualcosa che possa servirti ad essere felice, che dobbiamo dare tu e io di quest’anno scolastico?
Che ne sapete voi due adesso dell’io di domani? Che ne sapete voi due dell’amore che cercate? Che ne sapete voi due del senso da dare alla vita se state scoprendo adesso che la vita ha un senso, si inarca, si stira, si tende dentro di voi come neanche voi sapete come, ma con tutto il dolore del caso.
Ragazzo dalla maschera inespressiva, incapace di raccontare i tuoi sentimenti se non nascondendoli dietro uno strato di spacciata sicurezza, che dobbiamo farne di queste lezioni di italiano?
Ragazza dalla maschera fin troppo espressiva, con quel trucco che dovrebbe segnalare quanto sei bella e segnala quanto hai paura di essere fragile, che dobbiamo farne di Catullo, Virgilio e Dante?
A che mai ci servirà passare centinaia di ore insieme a parlare di bellezza, dolore, amore, futuro, passato, presente, parole, terra, pelle, occhi, cervello, cuore, dita, occhi, orecchie e del che farci con tutte queste cose di cui la vita ci ha dotato senza il nostro permesso?
Come si fa, ragazzo, ragazza, a raggiungerti dove te ne stai rintanato? Come si fa a metterti sotto gli occhi quella bellezza unica e in costruzione che cerchi a tutti i costi di nascondere tanto fa male non esserle all’altezza? Come si fa a spiegarti che tra gli 80 miliardi di esseri umani che hanno calpestato il suolo non c’è n’è uno o una come te? Come si fa a farti credere che sei la tua biografia, ma che sei sopratutto la tua autobiografia? Come posso io insegnante mostrarti sulla mappa geografica del desiderio che le terre di tua conquista sono ancora da scoprire? Come posso aiutarti a costruire il mezzo migliore per raggiungerle? Come faccio a sapere se sei fatto o fatta per una nave, per una bicicletta o per andare a piedi?
Ragazzo quanta unicità sprecata dietro a piccolissimi piaceri che rendono tutti uguali i ragazzi. Ragazza quanta unicità sprecata dietro a immagini illusorie del così fan e son tutte le ragazze. Eppure tu e tu avete occhi come nessuno e fiorite come mai è accaduto nella vostra vita, neanche da bambini. Perché adesso il vostro corpo si slancia verso il futuro con la tensione di chi può essere un giorno padre e un giorno madre. E così il vostro cervello si tende oltre ogni colonna d’ercole e il vostro cuore si inarca sino allo spasimo. E la pelle quasi non ce la fa a contenere la tensione di questa possibilità divina di creare.
Assisto a questa tensione e rimango alla finestra su questo panorama che muta di ora in ora di minuto in minuto cercando come un oracolo di indovinare chi sarai.
Ragazzo che cosa è questa tua unicità nella storia delle generazioni, questa tua forza, questa tua virilità e vitalità? Ragazza che cosa è questa tua alterità rispetto ad ogni altra donna, questa tua fecondità e attenzione?
Verso dove ti trascendi e ti superi? Verso un uomo e una donna mai compiuti del tutto, ma con una chiamata chiara nel dna: amare ed essere amato.
 
 
Questo io lo so. E su questo cammino impervio ti accompagno. Anche io ho lo stesso dna e quello che posso fare è raccontarti la storia di altri che hanno reso grande questo dna: con la parola, con l’arte, con la poesia, con gli occhi, con le orecchie, con le dita, col cuore, col cervello. Imparando a scolpire la copia migliore di se stessi in vista dell’ultimo giorno, che prima o poi arriva. E ti auguro di esserne soddisfatto.
Vorrei che fossi tu a scrivere la tua biografia. In fondo io solo questo posso insegnarti: come si scrive un’autobiografia.
C’eri una volta tu, ragazzo.
C’eri una volta tu, ragazza.
Io sono in quella storia, come tutti gli aiutanti delle storie, ma il protagonista sei tu, della gioia e del dolore di una vita e di quello che decidi di fare in mezzo a queste due sponde
 
 
Capire di appartenere a Cristo e comincerai a camminare nell'eroica lotta per il Bene.
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Tutto dice sì

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Oggi il mio Cielo è azzurro, anche se l'aria profuma di pioggia. Ci sono giorni in cui non succede niente, o quasi. Eppure tirare avanti diventa difficile e faticoso. Ieri, e i giorni precedenti, ero impaziente, taciturna. Compiere i gesti usuali diventava insopportabile. La fronte sempre accigliata. Pregare....era difficile, ma non irrinunciabile. Certo: sopportare se stessi a volte, potrebbe essere un gesto..."eroico"!
Parlare a cuore aperto, liberamente, dicendo le cose come stanno, è molto utile. Ho fatto un tentativo con "Gus" pensando che poi non lo pubblicasse, ma che restasse nella sua mail. E' stato utile lo stesso, perché la saggezza delle persone, che appartengono ad un mondo virtuale, può farti sentire meno sola. Ora so che lo devo ringraziare per ogni sillaba. Grazie Gus. E grazie agli amici che leggendo il mio post un po' "particolare" mi hanno commentato. Un caldo abbraccio a tutti.
Oggi mi piace pubblicare questa poesia dedicata a Colui che nei giorni scorsi mi portava in braccio senza che me ne accorgessi.



Tutto dice di sì.
Sì del cielo,  l’azzurro, e sì,
l’azzurro del mare,
mari, cieli, azzurri
con spume e con brezze,
giubili monosillabi
senza sosta ripetono.
Un sì risponde sì
a un altro sì. Grandi dialoghi
ripetuti si odono
al di sopra del mare
da un mondo all’altro: sì.
Si leggono nell’aria
lunghi sì, lampi
di piume di cicogna,
tanto candidi che cadono,
fiocco a fiocco, coprendo
la terra di un enorme, bianco sì.
Possiamo avvicinarci oggi
a tutto ciò che tace:
alla roccia, all’amore,
all’osso dietro la fronte:
sono schiavi del sì.
È la sola parola
che oggi il mondo  concede.
Affrettati, anima, a richiedere,
a valerti della massima
follia momentanea,
a chiedere quelle cose
impossibili, richieste,
taciute, tante volte,
tanto tempo, e che oggi
chiederemo gridando.
Sicuri per un giorno
- oggi, oggi solamente –
che i «no» erano falsi,
apparenze, ritardi,
involucri innocenti.
E che là dietro c’era,
a maturarsi lento,
al ritmo di quest’ansia
che lo chiedeva invano,
la gran delizia: il sì.
P.Salinas, La voce a te dovuta, XVI
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Giorni...così

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Lunedì scorso, una frettolosa dottoressa, la mia, da anni, medico della "mutua" dopo aver dato uno sguardo al risultato delle analisi che, peraltro, mi aveva prescritto lei, mi disse, agitando le mani, prima che lei vada a cercare questa voce, chissà dove, le dico che:"potrebbe essere un inizio di leucemia". Aspettiamo quest'altro referto (Immunofissazione per addensamento in zona gamma).
"Ah - ha aggiunto - mi saluti la sua fantastica famiglia"
Tornai a casa. Nessuno mi fece domande e io per non rattristarli non dissi nulla. Certo non ero allegra. Anzi.
Mi prese un'inquietudine perché sono fragile e di fronte al male, la mia, era una speranza remota. La sera arrivò. Beh, nonostante le infinite preghiere (penso che in Paradiso ogni Santo si chiedeva, ma ha parlato anche con te?) Avevo sete d'amore. Di qualcuno che mi dicesse: "qualunque sia la risposta io ti sarò vicino!" Passai la notte vagando per casa. Poi, verso le sei del mattino, finalmente, Roberto mio nipote cardiologo, mi chiamò. Aveva visto le mie chiamate ma era in ospedale. Appena a casa, mi disse:"Eccomi, raccontami tutto!"
Sulla mia lavagna nera, finalmente potei passare uno straccio e cancellare tutto. Era un esame da fare, che viene richiesto spesso. Nulla di preoccupante. Vedremo l'esito.
Guarda, gli altri esami, vanno tutti bene quindi non ti preoccupare. Aggiungi a quello anche gli ormoni tiroidei."
Per farla breve:Ipotiroidismo. La leucemia sparita. Ho pianto tra le braccia di mio figlio Enrico che, da sempre, è la persona che più di tutti sa di cosa ho bisogno.
Queste giornate, hanno significato, per me, rincorrere Cristo che a volte non si lascia afferrare. Mi sono sentita povera nel senso migliore.
Oggi sono, dopo le giornate trascorse, a Lampedusa, tra le braccia di chi, stanco, s'è arreso. Signore, per mezzo del grande cuore di Maria, aiutaci a trovare sempre la Tua luce.
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Rainer Maria Rilke (mi sembra parli di San Francesco)

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Oh, dov'è colui che si fece così forte,
da ricchezza e tempo nella sua povertà grande,
che di fronte al mercato si levò le vesti
e nudo andò davanti ai paramenti del suo vescovo?
Il più sincero, colui che più tra tutti amava,
che giunse e visse come un giovane anno;
il bruno fratello dei tuoi usignoli -
ed era meraviglia in lui, compiacimento,
un estasiarsi per la terra.
 
Poiché non era uno di coloro che sempre son stanchi,
e senza gioia si fanno a poco a poco
con fiori piccoli, così come con piccoli fratelli,
andava e conversava lungo il limite dei prati.
Di sé parlava, e di come egli tendesse
essere una gioia per ciascuno;
confine non era per il suo limpido cuore,
nulla di piccolo lo poteva oltrepassare.
 
Di luce veniva, verso più profonda notte:
nella letizia la sua cella ritrovava.
Il sorridere fioriva sul suo volto,
e aveva la sua infanzia e la sua storia,
e maturò come una bimba si fa donna.
 
E se cantava, da sé il passato si voltava,
e indietro ritornava ciò che era già dimenticato;
un silenzio sussisteva dentro i nidi,
e gridavano soltanto i cuori in petto alle sorelle:
li toccava come fa uno sposo.
 
E dal suo canto, poi, si liberarono
i pollini leggeri dalla sua vermiglia bocca,
e si spinsero sognando dagli amanti,
e caddero nelle corolle aperte, e lentamente
sprofondarono nell'intimo dei fiori.
Lo accolsero - lui, che era senza macchia -
nel loro corpo, che era l'anima per loro.
I loro occhi, come rose si richiusero su sé,
e i capelli loro si colmarono di notti d'amore.
 
Lo accolse ciò che è grande e ciò che è piccolo.
Alle moltitudini degli animali, cherubini vennero per dire
che la sposa loro aveva concepito, -
farfalle erano, meravigliose:
poiché le cose lo riconoscevano,
e concepivano da lui.
 
E quando morì, così lieve come senza nome,
allora si disperse: il suo seme corse
nei ruscelli, e negli alberi cantò il suo seme,
e quietamente lui guardò, dai fiori.
Giaceva, e cantava. E le sorelle, quando vennero,
piansero attorno al loro amato sposo.
 

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