Lettera al cielo

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Frederick McCubbin

Ora che il mio "nido" è vuoto, posso fermarmi e scriverTi questa lettera perché  sento che   Tu mi sei veramente "indispensabile". Io  valgo ben poco: come un cono di luce di un lampione in una strada illuminata da mille negozi, come il vuoto che si crea  tra i rami,  come una strada deserta. Non voglio pià essere una parte di qualche cosa, voglio essere tutta con Te. 
E la notte con i suoi momenti infiniti, eterni, con il buio che avvolge ogni cosa, con i mille pensieri che rattristano il cuore, è allora che sento con maggior chiarezza che mi aiuti a vincere la paura in modo che io possa riposare serena attendendo il nuovo giorno che hai preparato.
A volte, il panico della morte, mi afferra, perché io ho il terrore che qualcuno dei miei cari, se ne vada prima di me, già tanti sono scesi alla prima fermata, allora Ti prego, non nasconderTi. Domani con il caldo sole d'agosto mi siederò sui gradini di casa, guarderò lungo i marciapiedi e saprò se mi hai mandato qualcuno che ha bisogno di me e io, nel preparargli il tè, non sarò più sola.



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Dedicato a me

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                            Lucia 1960
 
 
Alcuni giorni fa, a casa di Piero, Roberto, un mio caro, caro amico, diceva alle mie nipoti quarant'enni:" fotografatevi adesso...perché poi...!"
Oggi è il mio settantatreesimo compleanno, ma meglio vedermi così con il sorriso dei miei vent'anni.
 
 
Da "Per voce sola" di Susanna Tamaro, in cui mi rispecchio abbastanza!:
"Ogni volta che vieni a trovarmi mi meraviglio. Perché? mi dico. Non sarà mica pena? Io sono una povera vecchia, di giorno in giorno più stupida. Inutile che dici di no. Me ne accorgo io stessa
. Vado in una stanza per prendere qualcosa e quando sono lì non mi ricordo più perché ci sono andata. Giro un po' e poi torno indietro. Sai cos'ho fatto l'altro giorno? Ho scolato l'acqua senza mettere dentro la pasta...Capita anche a te? Può darsi. Comunque da giovani è diverso, ci si dimentica perché si hanno troppe cose in testa....".
(Non ho scolato l'acqua senza pasta, ma bruciacchiato qualche pentolino, sì)


 
E' perché l'uomo può dire no
che il Suo sì può ottenere una piena risonanza
e il Suo Fiat si trova non solo in accordo
ma allo stesso livello vertiginoso di libera creazione
del Fiat di Dio
(Paul Evdokimov)
 
Ora mi dedico una poesia  a Maria SS. di Marina Marcolini
 
Solo la follia dei miei quattordici anni
poteva farmi pronunciare
quel Sì così rapido
senza tentennamenti
la follia sorridente di una ragazza
con ancora tutte le strade aperte
tutte le possibilità dispiegate davanti a sé
che ancora non ha visto
incarnarsi in un destino finito
il Suo sogno infinito
che sente pulsare così forte la vita dentro di sé
da credere che tutto sia possibile per lei
lei, terra d'infiniti germogli.
Tutto:
anche diventare la Madre di Dio.
La follia coraggiosa degli adolescenti
che sfidano la morte
perché ignorano il passato
e sono ciechi
come poeti veggenti come profeti
che vivono vite già lanciate nel futuro
la follia grandiosa di chi sogno l'impossibile
ed è pronto ad accogliere
il sogno più grandioso mai sognato.
E ci voleva un Dio per sognarlo.
Benedico i miei quattordici anni e la loro follia.
 
Un attimo solo di timore.
Ma poi, perché mai avere paura di Dio?
Che cosa temere
se non amore?
Io, l'umile Maria
interpellata da Dio
parlavo con Lui
come un patriarca, un profeta.
E dicevo il mio libero sì
da regina.
Per questo non ho avuto paura
di farmi serva d'amore:
serva perché libera.
Io, Maria
umile e alta
creatura uscita da me stessa
per lasciare Dio
di essere Dio in me.
 
Libero e servo anche Dio
umile e alto anche Dio
uscito da se stesso per essere in me.
Io terra, Lui seme.
Io vaso, Lui acqua.
Ombra che mi ricopre manto di abbracci
sposo che mi conosce.
Prima ragazza, poi fatta donna:
potenza dell'essere donna
accesa in me.
Vivevo di un amore centuplicato
diventata pura energia di vita.
fecondità.
 
Ma ora è il tempo del grembo vuoto
e si avvicinano le nuvole.
 
Io ora Ti prego mio Dio:
tieni acceso l'amore del mio cuore
l'amore che arde, che non ha paura. Dammi la forza
di essere sempre fiera
di questo Figlio fuorilegge
fuori dalla legge naturale e dalla legge degli uomini.
Fammi credere sempre nell'amore
l'amore che espone e non protegge
fammi credere solo alla sua legge:
all'impossibile dei sogni
fatti possibile speranza alla Parola alata
che è più reale del reale
il non ancora che crea realtà.
Fammi credere all'amore anche quando si presenta
in vesti di straccione, col marchio del rinnegato,
con l'infamia del bestemmiatore,
con la lebbra della colpa.
Fammi credere all'amore anche quando è deriso
disprezzato, calpestato, ammazzato.
Fammi credere all'amore anche quando si suicida per amore.
 
Io, anche se dovessi restare l'unica
io
voglio credere.
 
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Un ricordo: Taizè

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Guardavo da ore la cerimonia di chiusura di queste giornate della GMG. Guardavo e pensavo alla felicità che quei volti mi trasmettevano. Il Papa parlava a loro, ma parlava anche a me.
 
“Tra l’indifferenza egoista e la protesta violenta c’è un’opzione sempre possibile: il dialogo. e ha poi aggiunto che dovremmo essere “cultori della cultura della comunione e dell’incontro” 
 
Poi ho notato un gruppo con la scritta Taizè. Ecco che ritorna il ricordo di quel desiderio di vacanze a Taizè. I miei bimbi erano ancora piccoli. Forse la prossima estate ce la faremo..  Ci andavano i ragazzi di cui ero animatrice di catechesi. E poi quando tornavano mi raccontavano le loro avventure, mangiando un piatto di pastasciutta. In quegli anni era una meta, per i ragazzi/e, che non si poteva non prendere in considerazione, proprio come le GMG. I giovani sanno scavalcare le frontiere quando è necessario. Correvano per incontrarsi. Non c'era più nero né bianco: erano solo uomini e donne che si ascoltavano. Ascoltavano le loro voci che unite creavano una dolce armonia,. In mezzo al cerchio, acciambellati, mentre una chitarra cantava. Nessuno chiedeva da dove si veniva e se qualcuno parlava lo si ascoltava.
 
Ora sui sacchi a pelo scende la notte e la chitarra sprigiona sogni di un mondo diverso. 
 
Chissà se Elena andrà a Cracovia? 
 

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Padre Nostro

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Così Ti preghiamo da quando eravamo bambini.
Così Ti invochiamo il mattino e la sera. A volte.
Certamente la domenica durante la Messa.
Troppo spesso dicendoti: "Nostro" intendiamo dirTi egoisticamente:"Mio".
Ma Tu sei "Nostro", cioè di tutti,
dei più lontani, dei più diversi, anche di quelli che non Ti conoscono.
Sei il Padre di chi deluso dalla vita, vorrebbe morire.
Sei il Padre dell'uomo che dorme sul marciapiede
contento, perché con il caldo di questi giorni, non ha bisogno di coperte...
Sei "Nostro" sei di tutti.
Di me che Ti cerco perché non saprei trascorrere neanche un minuto
se non mi sento abbracciata da Te,
e di tutti quelli che Ti cercano, Ti lodano, dandosi la mano non
sentendosi più soli.
  «Venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà»  
 
 

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Annunciazione di Rainer Maria Rilke

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Tu non sei a Dio più prossima di noi;
tutti da Lui siamo lontani.
Ma splendide Tu hai
le mani benedette.
Mature fino a tanto non le ha nessuna donna,
come spiccano in luce dal Tuo manto:
sono il giorno, la rugiada,
Tu invece sei la pianta.

Sono debole, ora: il cammino è stato vasto,
perdonami, l'ho dimenticato
ciò che Lui - come dentro al sole, immenso,
sul Suo trono d'oro assiso -
per Te lasciò cadere, per Te che intendi il senso
(il vuoto spazio mi ha sconvolto).
Guarda: sono io colui che reca inizio,
Tu invece sei la pianta.
Ho disteso attorno le mie ali, e ora
è insolito per me l'essere vasto;
quasi trabocca la Tua casa, così piccola,
per la mia veste immensa.
Eppure, Tu sei sola adesso
come mai - e a stento riesci a percepirmi;
questo accade; nel bosco sono un alito di brezza,
Tu invece sei la pianta.

Così turbati sono già tutti gli angeli;
ciascuno lascia esistere per l'altro ciò che è decretato:
non fu mai così il desiderare-
così sospeso e grande.
Forse, ciò che adesso affiora appena
lo intendi Tu nel sogno.
Sii benedetta - la mia anima lo vede:
sei disposta, attendi.
Sei una porta grande, e alta:
aperta sarai presto.
Tu-prediletto orecchio del mio canto:
solo ora ti comprendo, e come in una selva
si smarrisce il mio parlare in Te.

Sono giunto, e si è compiuto
per Te il sogno ch'è rugiada.
Dio guarda verso me - mi rende cieco...

Tu invece sei la pianta.
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La Verità di Trilussa e commento di L. Giussani

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La Verità che stava in fonno ar pozzo
Una vorta strillò: - Correte, gente,
Chè l’acqua m’è arivata ar gargarozzo! -
La folla corse subbito
Co’ le corde e le scale: ma un Pretozzo
Trovò ch’era un affare sconveniente.
- Prima de falla uscì - dice - bisogna
Che je mettemo quarche cosa addosso
Perchè senza camicia è ‘na vergogna!
Coprimola un po’ tutti: io, come prete,
Je posso dà’ er treppizzi, ar resto poi
Ce penserete voi...

- M’assoccio volentieri a la proposta
- Disse un Ministro ch’approvò l’idea. -
Pe’ conto mio je cedo la livrea
Che Dio lo sa l’inchini che me costa;
Ma ormai solo la giacca
È l’abbito ch’attacca. -

Bastò la mossa; ognuno,
Chi più chi meno, je buttò una cosa
Pe’ vedè’ de coprilla un po’ per uno;
E er pozzo in un baleno se riempì:
Da la camicia bianca d’una sposa
A la corvatta rossa d’un tribbuno,
Da un fracche aristocratico a un cheppì.

Passata ‘na mezz’ora,
La Verità, che s’era già vestita,
S’arrampicò a la corda e sortì fôra:
Sortì fôra e cantò: - Fior de cicuta,
Ner modo che m’avete combinata
Purtroppo nun sarò riconosciuta!
 
 
 
Nel criterio della verità è il fondamento della nostra libertà:
«Se non si afferma la verità del nostro cuore, siamo preda degli avvoltoi che dominano il mondo. Ogni uomo è avvoltoio verso l’altro, rapinatore dell’altro; non solo i potenti, ma anche il compagno può essere il rapinatore della tua anima, sfruttatore di te, può tentare di strumentalizzarti. Non possiamo impedire questo, possiamo fare una sola cosa: essere noi stessi, essere il nostro cuore» (L. Giussani) .
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Tacere di Anonimo

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Tacere nell’offesa
è saper conservare le proprie forze.
Tacere nella preghiera
è l’estasi della preghiera:
quando si ama molto
non lo si sa esprimere.
Tacere nella sofferenza
è adorazione,
abbandono cieco di se stessi all’Amore.
Tacere nel lavoro
è abitare anticipatamente nei cieli,
perché l’unica occupazione dei beati
è di amare in silenzio.
Tacere di se stessi
è sapersi dimenticare.
Tacere nelle contraddizioni
è umiltà.
Tacere con se stessi
è vivere in Dio,
nella solitudine infinita in cui egli abita.
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Sublime...

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Frederick McCubbin 1855-1917
 
 
"Siete come un flauto
attraverso il quale il mormorio delle ore
si trasforma in musica"
Khailil  Gibran
 
 
A volte siamo talmente assorti nel nostro andare che non ci accorgiamo di passare accanto a qualcosa di sublime. Questo ci capita spesso, direi quasi ogni giorno. Tutto ciò che ci circonda lo diamo per "banalità" per usuale, invece nasconde una parte di "sublime".
Ho incontrato oggi questa parola in un libro e mi è piaciuta molto, mi dà l'impressione che sia molto, ma molto di più della parola  "meraviglioso". Ho pensato che noi ci serviamo dei nostri occhi per guardare, quasi mai per vedere...per vedere il "sublime".
Tutti doni di Dio: la fragranza del pane, la sublimità della nostra vita quando diventa desiderio di musica, di armonia... al respiro che Dio ci dona e che in noi diventa vita.
 
 

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notte di luna

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Questa notte, la luna, grossa palla di  luce, è arrivata in ritardo . Ora tutto è come se un pittore, un grande Pittore,  mi avesse regalato un quadro fatto di luce e di ombre.
 E' romantica questa amica della notte che  sa regalare un po' di magia e un alone di fiaba a tutto ciò che illumina, svelando i contorni delle foglie, degli alberi, dei camini dietro ai quali si nasconde, dei giardini ricchi di fiori che ora non hanno più colore.
In questa notte d'estate quanti occhi risplendono guardandola. E lei è là, alta nel cielo che si è fatto più chiaro, padrona dell'universo e del silenzio che la circonda.
Grazie Signore perché hai creato queste cose belle.
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Il Vecchio Violino di Bruno Ferrero

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Ad una vendita all'asta, il banditore sollevò un violino. Era graffiato e scheggiato. Le corde pendevano allentate e il banditore pensava non valesse la pena perdere tanto tempo con il vecchio violino, ma lo sollevò con un sorriso.
"Che offerta mi fate, signori?" gridò. "Partiamo da...100 mila lire!".
"Centocinque!" disse una voce. Poi centodieci. "Centoquindici!" disse un altro. Poi centoventi. "Centoventi mila lire, uno; centoventi mila lire, due; centoventi mila...".
Dal fondo della stanza un uomo dai capelli grigi avanzò e prese l'archetto. Con il fazzoletto spolverò il vecchio violino, tese le corde allentate, lo impugnò con energia e suonò una melodia pura e dolce come il canto degli angeli.
Quando la musica cessò, il banditore, con una voce calma e bassa, disse: "Quanto mi offrite per il vecchio violino?". E lo sollevò insieme con l'archetto.
"Un milione, e chi dice due milioni? Due milioni! E chi dice tre milioni? Tre milioni uno tre milioni, due; tre milioni e tre, aggiudicato", disse il banditore.
La gente applaudi, ma alcuni chiesero: "Che cosa ha cambiato il valore del violino?".
Pronta giunse la risposta: "Il tocco del Maestro".

Siamo vecchi strumenti impolverati e sfregiati. Ma siamo in grado di suonare sublimi armonie. Basta il tocco del Maestro.
 
 
 
 
 
 
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La farfalla e il fiore

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Una volta, un uomo chiese a Dio…
…un fiore…
…e una farfalla.
Ma Dio gli diede un cactus…
……e una larva.
L’uomo era triste poichè non capiva
cosa aveva sbagliato nella richiesta.
Allora pensò: “Con tanta gente che aspetta…”
…e decise di non domandare più niente.
Passato qualche tempo,
l’uomo ripensò a quanto aveva ricevuto.
Con sua sorpresa, dallo spinoso e brutto cactus era nato il più bel fiore.
E la orribile larva si era trasformata in una bellissima farfalla.
Il tuo cammino è migliore di quanto pensi,
anche se ai tuoi occhi appare forse difficile.
Se hai chiesto una cosa e ne hai ricevuto un’altra,
abbi fiducia.
Non sempre quello che desideri
è quello di cui necessiti.
La spina di oggi…
sarà il fiore di domani !


Pubblicato in "storie per l'anima" Grazie
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Donare felicità

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"Non è cercando la felicità che la si trova,
ma donandola"
Charles Morellet
 
 

 
Per essere sereni il nostro cuore ha bisogno d'amore, di felicità o di pace. Il segreto non sta nel cercarle, ma nel donarle!
Ma come possiamo donarle se anche noi, giustamente, ne abbiamo bisogno per poter affrontare i vari problemi che affliggono la nostra giornata?
Di fatto tutte queste "cose", non sono al di fuori di noi ma nasceranno dentro il nostro sorriso nello slancio del "dono".
Dobbiamo imparare a guardare con cuore leggero le lacrime di un dolore che riempie la nostra anima e chiedere ad un Altro di farci questo dono. E poi così regalarlo a chi incontriamo.
A sera guardiamo la borsa che ci ha accompagnato durante la giornata e se la troviamo piena di sorrisi la nostra vita ci sembrerà più leggera.
Ho sorriso alla foglia caduta dal ramo, al sole che, dopo un bell'acquazzone, ha asciugato Elena che si era bagnata. Ho donato un sorriso ad un volto sconosciuto che era tra la folla. Alla ragazzina dalle gambe lunghe che lentamente mangiava un gelato e le ho regalato un fazzolettino per pulirsi le labbra.
Queste scorte di sorrisi faranno sorridere anche me e allora è proprio vero che donando felicità la si riceve e questa sera, se ci sarà la luna in cielo come ieri sera, le sorriderò e dormirò felice.
Se nella nostra storia facciamo entrare l'amore di Dio per noi sarà l'inizio di qualcosa di nuovo, qualcosa che non c'è mai stato prima e senza tanta fatica saremo persone nuove che conosceranno la felicità e come donarla al mondo!
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In cammino

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 Giorgio Ferro
 
Il miracolo più grande, da cui i discepoli erano colpiti tutti i giorni, non era quello delle gambe raddrizzate, della pelle mondata, della vista riacquistata. Il miracolo più grande era uno sguardo rivelatore dell’umano cui non ci si poteva sottrarre. Non c’è nulla che convinca l’uomo come uno sguardo che afferri e riconosca ciò che esso è, che scopra l’uomo a se stesso. Gesù vedeva dentro l’uomo, nessuno poteva nascondersi davanti a lui, di fronte a lui la profondità della coscienza non aveva segreti.
Il fatto dell’Incarnazione, l’inconcepibile pretesa cristiana, è rimasto nella storia sostanzialmente nella sua interezza: un uomo che è Dio − che, dunque, conosce l’uomo e che l’uomo deve seguire per avere la vera conoscenza di se stesso e delle cose −. L’esperienza iniziale di coloro che hanno vissuto con Gesù e lo hanno seguito, trasmessa dai Vangeli, ha un significato inequivocabile: il destino non ha lasciato solo l’uomo. Il cristianesimo è un avvenimento che è stato annunciato nei secoli e ci raggiunge ancor oggi. Il vero problema è che l’uomo lo riconosca con amore.
  (Luigi Giussani)


Il sole sorge giorno dopo giorno portando la sua luce di speranza ai nostri cuori e spesso, senza che noi ce ne accorgiamo, l'avvenimento, il caso, accade.
Da tempo ormai (era il 1974) faccio parte attiva della mia Parrocchia. Don Giacomo mi ha invitato a fare la catechista dandomi dei libri da studiare attentamente durante le vacanze.
Arriva il mese di settembre. La prima domenica. Agli avvisi della Messa delle dieci, don Zeno, il coadiutore, invita ad una riunione i ragazzi e chi volesse parteciparvi. Io dico a Paolo: "Veniamo" Lui non è molto invogliato. I bambini? Li lascio alla nonna Carmela.
Sono le tre del pomeriggio. Saliamo le scale dell'oratorio: tanti ragazzi/e mi passano davanti di corsa parlando e gridando. Io mi guardo attorno: neanche un adulto. "Ritorniamo indietro". Paolo "Hai voluto venire, adesso resti!."
Nella sala oltre ai ragazzi c'era Giorgio, l'avevo già visto, ma ci eravamo solo salutati parlando dei figli. I suoi tre sono un po' più grandi dei miei.
Una preghiera e poi don Zeno cede la parola a Giorgio e ai tre ragazzi di Milano che erano con lui.
Avevano uno strano modo di parlare, di usare parole  sconosciute parlando di Cristo, di reale, di verità. Li ascoltavo e li guardavo. Mi affascinavano. Dicevano frasi che il mio cuore aspettava da sempre. Era ciò che più tardi avrei chiamato "avvenimento".
Come una luce improvvisa che squarcia le tenebre, come un fiammifero acceso nella notte. Qualcuno non sconosciuto, ma non amato incomincia a chiedermi di capire il Suo Amore. E lo fa con la tenerezza di tre ragazzi  che non conoscevo. Gli occhi di Giorgio sorridono alle mille luci che gli brillano nel cuore. Cristo è stato l'"avvenimento" che ha riempito di stupore anche me.
Ci sono stati altri incontri, con Padre Emanuel, don Bernardino, don Luigi Negri e anche con don Giussani stesso.
L'avvenimento cristiano ha la forma di un incontro; un incontro umano nella realtà banale di tutti i giorni.
Giussani un padre, Giorgio un fratello: la gioia che colmava i loro cuori , l'hanno regalata a noi.
Da quella domenica di settembre, Cristo è il mio innamorato di cui voglio conoscere sempre più la faccia umana.
 
"Possiamo noi crescere in grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore, stagione dopo stagione, anno dopo anno, finchè Egli non ci prenda con sé: prima uno, poi un altro, nell'ordine che Lui crede migliore, separandoci gli uni dagli altri solo per un poco, per riunirci poi insieme per sempre nel Regno del Suo Padre e del nostro Padre, del Suo Dio e del nostro Dio. Newman.





 

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il cassetto dei ricordi.

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  mamma Ada e zio Dino


mamma Ada

nonno Domenico

tutti al mare 1930
c'è anche babbo Guido
                                                  
Ieri sera non c'era silenzio. Dalle finestre aperte, voci fresche di anni e di allegria, salivano nella mia stanza. Io leggevo un libro che non ha fine, Enrico me lo ha dato da leggere convinto che mi piacesse. Non voglio deluderlo, perciò lo finirò, pian pianino. Lo chiusi, mi alzai e andai alla finestra per vedere  a chi appartenevano le voci. Seduti sui loro motorini ragazzini progettavano il domani, il domani domani, cioè l' oggi! Il cielo era di un grigio tetro, non luce di stelle o di luna filtrava tra le fitte nubi e i rami della quercia mi salutavano festosamente mossi da un venticello amico. Il mio Golia si era rifugiato sotto il letto e non un cane abbaiava nella notte. Dov'era Dio? Forse su quella Croce Rossa che sentivo in lontananza urlare. Sì lì, Signore, hanno bisogno di Te. Tornai a letto e ripresi a leggere, ma ero lontana con la mente, facendomi domande che diventavano pensieri. Voglia di profumo di rose, che da tempo si sono scordate di me, di "e..vissero felici e contenti!".
Il vento si era fatto più forte e il cielo ora prometteva un bel temporale. Paolo dormiva profondamente,
Veloce chiusi tutte le finestre e abbassai le tapparelle. Ferma in piedi in mezzo al salone guardavo la libreria che ora era ordinata. Brava!
Non so perché aprii  il cassetto delle fotografie, il cassetto dei ricordi. Profumo di nostalgia...mentre la pioggia già bagnava i vetri dell'unica finestra rimasta socchiusa.
Oggi era Sant'Enrico cercherò una sua bella foto e la metterò su FB.
Intanto ho trovato queste che ho postato. La mamma Ada  (sono tutte foto dell'albero di Paolo!) è nata nel 1900. Da tempo ci ha lasciati. Io non l'ho conosciuta, sono rimaste le sue ricette, le frasi preferite, alcune lettere e un libro che io custodisco gelosamente: la vita di Gesù. (finito di stampare nel 1939; lire 8)
Leggendolo mi tornò la pace. "Adesso credete? - rispose Gesù - Ecco viene l'ora, anzi è già venuta, che vi disperdiate ciascuno nel suo luogo e mi lasciate solo; ma non sono solo perché è con Me il Padre. Tali cose vi ho detto affinché in Me abbiate pace. Nel mondo sarete angustiati, ma abbiate fiducia: IO HO VINTO IL MONDO!".  Grazie Gesù,.
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...continuano i ricordi...

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S. Maria Maggiore (No)1968
Ada, Valeria e Enrico in me!


Un salto nel tempo. I bimbi sono cresciuti. Siamo nel 1971. Il mio cuore è pieno d'amore. Dio non s'affaccia ancora. Non ho amicizie degne di nota. Frequento solo i miei parenti che diventano così anche amici.(Fratelli di Paolo, cognate e nipoti. I miei sono tutti a Milano e mi mancano) In quell'anno nella mia famiglia cambia qualcosa: si aggiunge una cara persona: la "nonna Carmela" Una signora che mi è stata raccomandata perché mi aiutasse sia con i bambini che con le faccende domestiche. Ha 50 anni, un armadio, alta come Paolo e  per rispetto insegno ai bambini a chiamarla nonna. (noi qui a Novara di nonne non ne avevamo!) Lei è contenta e prende seriamente quel ruolo.
Ada e Valeria iniziano la scuola materna dalle Salesiane. Il primo tragico giorno ho dovuto andarle a prendere di corsa perché piangevano e facevano piangere anche gli altri bambini.
Ho preso la patente: Paolo mi incoraggiava dicendo "Non ce la farai mai!" Linguaccia! Sono stata subito promossa, alla teoria, per la guida l'ingegnere mi guardò e mi disse: "Signora è troppo emozionata, vada a casa e si faccia una bella camomilla. Ritorni tra quindici giorni!"
Nel frattempo era arrivata la mia 500. Vecchia che più di così non si può. Con le portiere che si aprivano sul davanti, per chiudere la portiera dovevo darle due colpi di martello e a volte tenere la maniglia con un cordoncino! Ma era la mia. Cominciai ad andare in giro con Maria Grazia, guidando io. Tornai dall'ingegnere: promossa a pieni voti. Visto?
Tutte le mattine accompagnavo le bimbe e Enrico rimaneva con la nonna: felici tutti e due!
Valeria, tesoro, prima di entrare mi guardava e tirandomi la gonna mi supplicava: "Vieni prima della nanna corta, vero mamma?" Io dicevo di sì, imbrogliandola. Quando tornavo lei era sempre per mano a Sr. Anna che mi diceva: "Sa, signora che io ho un uccellino che mi racconta tutto?" Ah, sì? "Certo e mi dice che la domenica va in Chiesa sempre con il suo papà e Ada e che la sua mamma resta a casa con Enrico a preparare da mangiare!" Non risposi e tornai a casa un po' pensierosa. Niente d'importante. Valeria era proprio chiacchierina! Da quel giorno Sr. Anna incominciò a darmi delle dispense sui commenti ai Vangeli e per rispondere dovevo leggerli..
Vi ho presentato il mio primo Angelo Custode.
Ecco il mio primo rapporto col Mistero. E cominciai ad andare a Messa. Tutti insieme.
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Ricordo...(appunti 1992)

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Solo se il Mistero si rivela a noi possiamo capire.
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Madre Maria di Rilke

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Molte parole han cercato rifugio
lontano dai sensi, dal mondo.
Han radunato se stesse, ascoltando,
vicino al Tuo trono, come d'intorno
a un suono armonioso che sale,
Madre Maria;
e il Tuo Figlio
sorride incontro a loro:

guarda al Tuo Figlio.

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Il mio viaggio incontro a Dio.

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Ho sempre pensato che nel cammino della vita bisogna dare il massimo specialmente da quando mi sono accorta di avere una certa personalità. Ho frequentato le scuole dell'obbligo, poi per poter continuare, a casa non c'erano molti soldi, mi sono iscritta ad una scuola serale: segretaria d'azienda. Di giorno lavoravo, steno-dattilografa, e di sera studiavo. Faticoso? Beh, insomma! Quando si è giovani e allegri, tutto va bene! Niente serate in pizzeria la nostra allegria era un gelato di panna da soffiarci in faccia, rincorrersi nella nebbia, andare all'Angelicum a vedere un film in testo originale e poi scoprire che non aver capito niente...Il ragazzo con l'eschimo che mi veniva a prendere in pieno inverno con un mazzolino di violette o con un "nunù" (io chiamo così i peluches).Giorgio, il primo amore.
Poi il lavoro importante: segretaria dell'ufficio maglieria in una consociate della Montedison che fabbricava il "Leacril". E conobbi Paolo.
Ci sposammo un anno dopo, persi il primo bimbo e ne feci un dramma. Paolo decise che saremmo venuti ad abitare a Novara. "la mia famiglia conosce  medici amici che ti cureranno bene"...E fu così. Nacque Ada nel gennaio del 66. Ero felice, ma mi mancava qualcosa.
Così cominciò il mio viaggio cosciente alla ricerca di Dio.
All'inizio, Paolo mi portava a Messa, ma io cercavo Dio soprattutto nella natura. Nei fiori, nei prati attorno a casa, nelle passeggiate al lago con la mia piccinina. Al parco dei bambini, seduta in una panchina a guardare gli uccellini che bevevano alla fontana.
Nel frattempo erano nati Valeria e Enrico.
Qui mi fermo perché vorrei ben capire cosa è cambiato in me nei confronti di Dio. Certamente sono stata molto aiutata dalle persone che ho incontrato. Ciao!
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Angeli Custodi

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Ieri è stata una giornata importante, non dimentichiamola troppo in fretta! Le parole del Papa  dovrebbero essere una tappa per indicarci un nuovo cammino.
Il Signore ci ha donato un'Anima invisibile e fedele, che dal cielo stellato, controlla le nostre vite quaggiù sulla terra, e sbalordita vede che la moltitudine degli altri Angeli Custodi,  sono scoraggiati e mesti, nell'ansia o nel terrore di salvare quella tale anima dai nemici,   non  riuscendovi, perché "Quella" stessa non vuole essere salvata.
Ogni nuovo mattino si riapre questo dramma. Il Signore ci viene incontro e noi non ce ne accorgiamo. Non vogliamo aprirGli il cuore. Sì, questa è una scelta di libertà!
Ma qual è il segno che il Signore non ci abbandona? Che le ore passate in Sua compagnia ci rendono sempre più lieti e più grati perché c'è. Anche se non chiamiamo Lui c'è e l'Angelo Custode ci mormora all'orecchio parole di pace e il miracolo s'avvera, perché sorridiamo.O'Scià! (mio respiro)
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Papa Francesco a Lampedusa

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Per i morti in mare «Signore, ti chiediamo perdono», ha detto il Papa. E ha aggiunto a braccio: «perdono Signore». «Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo? Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini?», «siamo una società che ha dimenticato l'esperienza del piangere».

Padre Lombardi racconta la giornata di Francesco: “Per lui un ricco pranzo, ma ha voluto solo un panino”

Cosa significa morire alla ricerca della  speranza? Un giorno la vita farà un punto. Quando non so, forse domani, forse tra un anno...
Io non ho pianto, Signore, ho parlato di loro, i migranti, ho pregato per coloro che il mare ha accolto nelle sue acque. Ma non ho pianto. Sono anch'io una bolla di sapone.
Non voglio farTi grandi promesse, Tu sai benissimo che non sarò capace di mantenerle, ci proverò se Tu sorridendo mi allungherai una mano. Perdonami Signore, sono Tua figlia che vorrebbe amarTi di più. non sentirTi solo su quella croce..questa sera saremo in tanti a farTi compagnia.O'SCIA'
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une belle historie

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L'ho postata perché...mi piace!
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Amore

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Dante: "Amor ch'a nullo amato amar perdona"
Manzoni:"Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto e non turba mai la gioia de' suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande".

Sono due frasi importanti. La prima ci ricorda che ogni persona che si sente amata, non può fare a meno di riamare.
La seconda parla dell'amore divino che non ci lascia mai soli, anzi trasforma la nostra sofferenza.

L'amore ha sempre le braccia aperte: per riceverlo e per donarlo. Con le braccia aperte lasciamo uscire l'amore che abita in noi e riceviamo quello che Dio ci dona.
Se chiudiamo le braccia attorno al nostro amore, ameremo soltanto noi stessi.
Dio ci aspetterà sempre.
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