L'amore al proprio destino ( di L. Giussani)

mercoledì 3 luglio 2013



"E noi che di notte vegliamo attenti alla fede del mondo, protesi al ritorno di Cristo or verso la luce guardiamo" (Inno delle lodi")
Nella notte in cui affondano, nella notte dell'incoscienza del mondo - "tenebra sopra l'abisso" dice Eliot parlando di un mondo in cui l'uomo, come coscienza, era spaccato, rotto, bloccato, disperso dalla sua incapacità - noi vegliamo; ci è stata data una luce che illumina la profondità del cuore fino all'ultimo orizzonte degli occhi, contenuto di un'esperienza che si può fare, che siamo chiamati a fare, nella quale vediamo la risurrezione finale.
Ogni giorno siamo chiamati a sperimentare quest'urto sottile e discreto di risurrezione: abbiamo uno spunto di luce, una volontà di conoscere, un impeto di bene gratuito, una passione per il destino degli uomini e delle cose - come proiezione dell'amore al proprio destino -, in cui lentamente, col tempo che passa, tutto viene abbracciato, coinvolto, fino a giungere al culmine in cui Gesù ci dà l'esempio.
"Guardate il piccolo fiore del campo, l'uccello che cade, di cui il Padre sa. Anche i capelli del vostro capo sono numerati."
Come sarebbe bello che in noi ci fosse la coscienza e la conoscenza delle cose che ci richiamano all'Eterno!