La profezia di Picasso e il cuore che attende (Tracce)

mercoledì 17 aprile 2013

 
 
L'artista che "guarda" i volti. E quindi "vede". Perchè senza attenzione, l'attesa decade, non basta allenare l'occhio...
 
Picasso guardava i volti, molto probabilmente più di qualsiasi altra persona. Non li guardava come un fotografo, pensava a come li avrebbe disegnati. La maggioranza della gente non si ferma a guardare un volto, a lungo, tende subito a guardare da un'altra parte, ma se si dipinge un ritratto, si deve guardare il viso. Rembrandt mise più forza su un viso di qualsiasi altro pittore prima di lui, perchè vedeva di più. Era una questione di occhi e di cuore.
 
Queste semplici parole "guardare" e "vedere" ci fanno pensare al rapporto che c'è tra "attesa" e "attenzione". L'attenzione è il risvolto morale dell'attesa. Senza attenzione, l'attesa che ci costituisce decade, si riduce a sentimento, a retorica. Insomma per poter "vedere" bisogna prima "guardare" e questo non è sempre scontato. Imparare a guardare è un dono: e questo, dono, è qualcosa che ci viene regalato da Chi fa tutte le cose. Non è come una pioggia a ciel sereno, è una valorizzazione dell'umano.
 
E poi, guardiamo il cuore. Quanto sopra, non è solo questione di occhio, ma di cuore.
Non è solo una questione di allenare l'occhio a osservare tutte le sfumature, i colori: la bellezza che ci circonda, ma proprio di cuore, perchè è l'apertura del cuore a definire l'Infinito, perchè solo Lui sa veramente che cos'è un fiore, un volto, un albero, una stella.
Il grande artista non cerca la tecnica per la tecnica, egli sa che questo non si adaterebbe mai alla ricchezza della realtà.
 
 
Tutti i pensieri riportati copiandoli (aggiustandoli alla mia "apertura di cuore") da Tracce mi hanno fatto pensare ad una copertina di una rivista in cui si vedeva un deserto, un deserto vero, forse quello del Sahara, e sulla ondulata distesa di sabbia era posata una cesta contenente un Bambino Gesù di terracotta, di quelli semplici e invitanti, proprio come le "Piccole Sorelle" sanno fare. Dietro il bambino una religiosa era inginocchiata in preghiera. Lontano sullo sfondo solo dune smussate dal vento e un cielo chiaro.
Così la nostra stessa vita può essere deserta, cioè priva di amore: dobbiamo imparare, se già non lo facciamo, a guardare e vedere. Insomma il palcoscenico della nostra anima può essere totalmente vuoto oppure totalmente pieno a seconda che sia o non sia abitato dall'Amore e dall'amore.