Venerabile Benedetta Bianchi Porro

venerdì 8 febbraio 2013

 
 
 
Oggi mi ha profondamente colpito leggere un brano che riassumeva la vita, ma sarebbe più esatto dira l'agonia,di una giovane ragazza: Benedetta Bianchi Porro. Una vita che è diventata una straordinaria avventura spirituale e umana, una vita travagliata dal male, un male inesorabile e domolitore, la neurofibromatosi diffusa che la riduce immobile a letto, sorda, cieca e paralizzata.
Ma da quel letto di dolore lei dichiara "Voglio vivere, lottare, sacrificarmi per tutti gli uomini." Lei ama la vita.
Nonostante le sue gravi menomazioni riesce a realizzare il suo sogno: laurearsi in medicina e così diagnosticare da se stessa la sua malattia. Nel '63 subisce l'ultima operazione.
A Benedetta non sono rimasti che un filo di voce e la sensibilità di una mano che viene usata per dialogare con l'alfabeto muto. Così le si parla, così lei ascolta e risponde.
"Donare con gioia" è il suo motto e questo trasmette a chiunque l'avvicini. E' una vera fiamma d'amore.
Nel '63 scrive ad un'amica "Il mio compito non è solo quello di guardarmi dentro, ma di amare la sofferenza di tutti quelli che vengono attorno al mio letto e mi danno o mi domandano l'aiuto di una preghiera.
Un'altra volta scrive "I giorni passano nell'attesa di Lui, che io amo come l'aria, come il sole che non vedo più ma che  percepisco il suo calore sulle mani, attraverso la finestra, e nella pioggia che scende dal cielo a bagnare la terra"
 
"Amare la sofferenza degli altri" Com'è difficile! Eppure Gesù ha fatto proprio questo: ha amato il nostro dolore, dolore che ci eravamo accuratamente costruiti con le nostre mani e la nostra superbia.