Intervista ad Adriana Zarri, teologa e scrittrice

lunedì 28 gennaio 2013

 
 
Credo che moltissimi di noi, aspirino, almeno ogni tanto, ad un po' di solitudine, nel senso di un'oasi di pace, mentre al tempo stesso rifuggiamo anche solo dal pensiero dell'abbandono. In questo tempo, che io chiamo di attesa, ho letto, in un vecchio libro, questa intervista fatta ad Adriana Zarri nel 1982.
 
L'intervistatrice chiede ad Adriana: "Dove sei sparita?"
L'interessata risponde così:" Al Molinasso, la cascina Perosa Canavese, dove consumo la mia esperienza eremitica dal 1975. Una cascina che è qui da secoli. Dal '600, forse anche prima: tra il ronzio delle api d'estate, nel silenzio del gelo d'inverno, dolce ed accogliente in tutte le stagioni. E le mie 2500 albe che non sono che le ultime, per ora, di una serie lunghissima...
La cappella, che ho ricavata dall'antica cantina, se piove a lungo si allaga ed io debbo raggiungere l'Eucarestia con gli stivali. In compenso è bellissma. Accanto ho posto un cero, su un candelabro in ferro battuto, dono di un prete operaio.Nell'angolo di fronte c'è una bellissima stufa monferrina.
La mensa dell'altare è posta su un'antica bigoncia che serviva per vendemmiare e pigiare l'uva-
Alla domanda:"Perchè ti sei ritirata, proprio tu, in un eremo?"
"Ritirata?! Ma un eremo non è un guscio di lumaca, io non mi ci sono rinchiusa, ho scelto di vivere la fraternità in solitudine...L'isolamento è un tagliarsi fuori, la solitudine è un vivere dentro. L'isolamento è una solitudine vuota. La mia situazione, invece, è una solitudine piena, cordiale, calda, percorsa da voci e animata di presenze.
La solitudine non è una fuga: è un incontro così come il silenzio è un continuo, ininterrotto dialogo.
.Ho scelto la solitudine per la comunione, non per stare sola ma per incontrarmi, in un modo diverso con Dio.
Si potrebbe forse dire che la solitudine è la forma eremitica dell'incontro dove la gioia e la speranza  si possono trovare anche oggi in Dio e nell'uomo.
Vivere da poveri tra i poveri, puntando a ricchezze più profonde."
 



Nell’anniversario della partenza (2011) di Adriana Zarri per l’Ovesturia vi riporto  la sua PREGHIERA D’INVERNO in cui sono queste parole che mi sono d’aiuto e che faccio mie: “Facci attendere, Dio, senza stancarci, / senza timore di morire per sempre (…) / Aprici gli occhi, o Dio, / facci vedere ciò che non si vede”.