Sssssssst...

venerdì 26 aprile 2013



Tutti i giorni, qualchevolta anche due volte al giorno, parlo al telefono con la mia sorellina Elena. Sorellina per modo di dire, è più alta di me ed è solo di due anni minore. Mi piace chiamarla così o Nena, mentre lei (per gioco, ma sarà veramente per gioco?) mi chiama vecchietta. Questo quando viviamo momenti di serenità. Ieri non era così. Ieri ero Lucia. Dopo avermi raccontato che stava raccogliendo le foglie del giardino, è diventata seria dicendomi:"Ieri me ne è successa una grossa, ma molto grossa" L'ho lasciata parlare e pian piano anch'io mi sono rattristata . Vorrei rendervi partecipi, riguarda una sua nipote di quattordici anni e più di così non posso raccontare.
A pranzo, cercavo di essere serena, partecipando, se non distrattamente, ai  discorsi che i miei figli e  Paolo affrontavano. Poi si sono fermati e Enrico mi ha guardato e mi ha detto: "dai, mamma, racconta, cosa succede?"

Per Elena, per la sua famiglia, per tutti coloro che conoscono Dio  ma che non si abbandonano alla preghiera, Ti prego, Signore, resta loro accanto sussurrando pensieri di pace e di conforto. Ti prego soprattutto per l'angoscia che ci divora.
Senza di Te non siamo nulla. Chi siamo? Vorrei che fossimo quelli che vuoi Tu. Solo con Te noi siamo.

La bellezza.

mercoledì 24 aprile 2013

 
La bellezza. Un regalo di Dio. Capita di provare, anche solo per un istante, ciò che pensiamo che prova Lui, guardando alla cosa più grande che abbia creato: il nostro cuore.
 
"Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.E' il tempo che ho perduto per il mio "tulipano"che ha fatto diventare questo fiore così importante..." (da "il Piccolo Principe")
 
La scorsa estate ho voluto depositare un po' di bulbi di tulipano in un bel vaso grande, con molta terra nuova. E ho aspettato. Quando ha cominciato a fare freddino, ho portato il vaso sul pianerottolo. Ogni tanto lo bagnavo augurandomi di non fare un guaio. Poi il pianerotto, come il resto della scala, è stato tinteggiato. Ho riportato il vaso sul balcone con le altre piante. L'ho protetto con della paglietta che si usa proprio per i fiori. Un giorno, per caso, sono andata a rivedere le mie piante: tutte morte! Mancava la pianta dei tulipani: piano piano, quasi senza fiatare ho tolto la paglietta...con mia grande sorpresa, e non vi dico quanta gioia, erano spuntate delle piccole piantine! Da quel momento è stato un mio assiduo pensiero. Ora ecco il mio primo fiore sbocciato! Ce ne sono tanti altri ancora in boccio. Quando saranno fioriti li fotograferò! Forse mi è venuto un po' di pollice verde!
 
 
 

La fede un fatto personale da Tracce

lunedì 22 aprile 2013

 
 Il vero titolo del libro è: I passi della fede di Aleksandr Smeman.
 
L'autore è un sacerdote russo, vissuto anche in Francia e in America,che porta quindi con sè, la ricchezza spirituale dell'Oriente e al tempo stesso il respiro dell'Occidente.
Smeman parla di "esperienza" e di testimonianza: "La cosa più necessaria a questo nostro tempo freddo e crudele è la testimonianza viva di una fede viva, la trasmissione non di nozioni o fatti, ma dell'esperienza della fede". Egli parla di "incontro": il dono della fede è "l'attesa di qualcosa che si desidera...se non ci fosse questa attesa non ci sarebbe neppure l'incontro. Un incontro in cui ciò che non si vede diventa certezza, cioè possesso e realtà".
Parla di iniziativa di Dio e di risposta dell'uomo: "La fede viene da Dio, dalla Sua iniziativa, dalla Sua chiamata. E' sempre un moto di risposta a Lui." Parla di conoscenza del Mistero nella Chiesa: "Mi accorgo che questa fede che ho scoperto nel profondo della mia anima non è solo mia... ma mi lega in maniera nuova alla gente, alla vita, al mondo, si trasforma in una liberazione dalla solitudine".
 
 
"E' impossibile dimostrare la fede, si può invece testimoniarla. Il Vangelo testimonia appunto l'esperienza fatta da coloro che videro e ascoltarono Cristo, e gli credettero, lo amarono fino al punto che Egli diventò la loro vita... Anche noi abbiamo quest'esperienza, unica e senza paragoni: un avvenimento di duemila anni fa che possiede un significato decisivo per la nostra vita oggi. Proprio in questo consiste la fede: nella vertiginosa, inconcepibile certezza che tutto ciò che Cristo ha fatto e detto, l'ha fatto per me, l'ha detto a me".
 
Dall'identità delle parole viene naturale risalire all'esperienza di fede che l'ha generata. Fin da ragazzo il Mistero era una realtà che lui percepiva e colpisce il racconto che fa, quando, andando al liceo, si fermava ogni giorno in una chiesa cattolica dove si celebrava la Messa: "Proprio questo contrasto tra la strada piena di confusione e la messa solitaria ha determinato dall'interno la mia esperienza religiosa...La strada non diventava una realtà inutile, ostile anzi, acquistava un nuovo fascino evidente solo a me che conoscevo il suo rapporto con la "festa", con la presenza che si manifestava nella messa".    
 
 Smeman usa termini a me familiari: la sete spirituale, il desiderio d'infinito....mi pare di leggere Giussani e perciò mi fa contenta!


Toscana Minore

venerdì 19 aprile 2013

 
 
Mercoledì scorso, alle prime ore del giorno, la mia nipotina doveva partire, per una gita scolastica. Mi sono alzata, per salutarla, molto prima di lei. Le tende del salone erano gonfie per la brezza che le accarezzavano. Andai sul balcone. Il sole non si era ancora alzato e tutto era silenzio. Mi guardai attorno e salutai le luci che in qualche casa, erano già accese. In cielo le stelle stavano impallidendo. Pensai alla giornata, alle giornate, che Elena avrebbe vissuto. Perchè, Signore, permetti che io sia sommersa da tante inquietudini e turbamenti pur sentendoTi tanto vicino? Perchè sono così complicata mentre Tu sei infinitamente semplice?
 
Ricordo un'estate di tanti anni fa. Un bivacco davanti al fuoco, sotto le stelle in una silente radura tra gli alberi. Una chitarra suonava canzoni di Chiesa e dolci giovani voci, rompevano il silenzio notturno. Felicità. Occhi grandi s'incontravano e s'interrogavano. Tutto era bello e buono.
Io, allora, non Ti ho cercato Signore, ma so che eri là. Ora capisco che se la mia anima esultava di gioia, se tutto era chiaro, semplice, perfetto era perchè Tu c'eri.
Io, per Elena, spero che goda, nel suo girovagare, della Tua presenza.
Quando la guarderai dormire, abbracciala per me e falla sentire forte e buona, più sicura e felice e che si accorga che Tu le sei accanto. Padre buono.


La profezia di Picasso e il cuore che attende (Tracce)

mercoledì 17 aprile 2013

 
 
L'artista che "guarda" i volti. E quindi "vede". Perchè senza attenzione, l'attesa decade, non basta allenare l'occhio...
 
Picasso guardava i volti, molto probabilmente più di qualsiasi altra persona. Non li guardava come un fotografo, pensava a come li avrebbe disegnati. La maggioranza della gente non si ferma a guardare un volto, a lungo, tende subito a guardare da un'altra parte, ma se si dipinge un ritratto, si deve guardare il viso. Rembrandt mise più forza su un viso di qualsiasi altro pittore prima di lui, perchè vedeva di più. Era una questione di occhi e di cuore.
 
Queste semplici parole "guardare" e "vedere" ci fanno pensare al rapporto che c'è tra "attesa" e "attenzione". L'attenzione è il risvolto morale dell'attesa. Senza attenzione, l'attesa che ci costituisce decade, si riduce a sentimento, a retorica. Insomma per poter "vedere" bisogna prima "guardare" e questo non è sempre scontato. Imparare a guardare è un dono: e questo, dono, è qualcosa che ci viene regalato da Chi fa tutte le cose. Non è come una pioggia a ciel sereno, è una valorizzazione dell'umano.
 
E poi, guardiamo il cuore. Quanto sopra, non è solo questione di occhio, ma di cuore.
Non è solo una questione di allenare l'occhio a osservare tutte le sfumature, i colori: la bellezza che ci circonda, ma proprio di cuore, perchè è l'apertura del cuore a definire l'Infinito, perchè solo Lui sa veramente che cos'è un fiore, un volto, un albero, una stella.
Il grande artista non cerca la tecnica per la tecnica, egli sa che questo non si adaterebbe mai alla ricchezza della realtà.
 
 
Tutti i pensieri riportati copiandoli (aggiustandoli alla mia "apertura di cuore") da Tracce mi hanno fatto pensare ad una copertina di una rivista in cui si vedeva un deserto, un deserto vero, forse quello del Sahara, e sulla ondulata distesa di sabbia era posata una cesta contenente un Bambino Gesù di terracotta, di quelli semplici e invitanti, proprio come le "Piccole Sorelle" sanno fare. Dietro il bambino una religiosa era inginocchiata in preghiera. Lontano sullo sfondo solo dune smussate dal vento e un cielo chiaro.
Così la nostra stessa vita può essere deserta, cioè priva di amore: dobbiamo imparare, se già non lo facciamo, a guardare e vedere. Insomma il palcoscenico della nostra anima può essere totalmente vuoto oppure totalmente pieno a seconda che sia o non sia abitato dall'Amore e dall'amore.

Racconto di primavera

lunedì 15 aprile 2013



Da qualche tempo l'aria s'era fatta più mite e il sole aveva cominciato a sostare più a lungo nei prati. Alberi, erba e animali, però, sembravano non aver nessuna voglia di svegliarsi. Tutti pensavano : " Ma che fretta c'è! Si sta così bene qui al calduccio!".
Chi invece era ben sveglia e impaziente di uscire all'aria aperta era Pratolina, una piccola margheritina.
In famiglia erano costretti a svegliarsi per badare a lei, che a tutti i costi voleva subito spuntare.
" Ma non vedete che è primavera!" diceva. E ogni volta le dovevano spiegare che quella non era primavera ma la fine dell'inverno.
"Che differenza fa! La primavera comincia quando l'inverno finisce!" ribatteva Pratolina.
C'è una gran bella differenza!" le rispondevano in coro tutti:
Ma Pratolina proprio non capiva quale. Così un giorno mentre tutti dormivano, spuntò.
Il prato su cui apparve era inondato di sole e l'aria era così mite che sembrava facesse addirittura caldo.
" Cosa si perdono!" ridacchiò Pratolina e si mise subito a prendere il sole.
Venne la sera. Il sole se ne andò e l'aria smise di essere mite. Arrivò la notte e sembrò che tutto il calore del giorno fosse velato nel cielo stellato. Pratolina rabbrividì e prese a tremare. Aveva così tanto freddo che a un certo punto cercò persino di ritornare sottoterra. Passò la notte tremando e, quando al mattino sorse il sole, lei lo salutò con un sonoro . Etcium!"

Amore alla Verità frasi di L.Giussani

venerdì 12 aprile 2013

 
 
L'amore alla Verità è ciò che ci fa vivere in un mondo più umano. E' questa la finalità della Chiesa. Lo scopo della Chiesa è fare che la nostra vita diventi più umana. Così, attraverso questo miracolo, capiamo che Cristo è veramente presente in mezzo a noi e quindi il cammino per la salvezza dell'anima sarà più convincente e deciso.
Perchè allora la nostra fede è così debole? Perchè non è esperienza di vita nuova!
Non amo Cristo se non desidero che gli uomini vivano in pace: e gli uomini vivranno in pace se ameranno Cristo.
Per questo l'uomo che vive da solo, cioè lontano da Cristo, non può essere tale. Solo con Cristo l'uomo può essere un uomo. E' quello che disse Papa Giovanni Paolo II quando si recò all'UNESCO.
 
L'unico cammino che ci salva e che ci rendi diversi, meno egoisti, meno...egocentrici...è: Amare Cristo. Amare la Verità.

"Giullari di Dio"

mercoledì 10 aprile 2013

 
 
 

Essere “Giullari di Dio”, “essere cristiani”, è una Vocazione, è la risposta gioiosa ad una Chiamata d’Amore e di Vita! Così 6 anni fa è iniziata questa avventura di Gioia nelle corsie degli ospedali e carceri di Torino; con tanto desiderio di donarsi al prossimo e tanta gioia nel cuore, una semplice chitarra, tanti palloncini colorati, tra sorrisi e musica, abbiamo incontrato la sofferenza e il bisogno, di coloro che stanno vivendo un momento difficile, di vedere ancora il colore della Speranza e il Sorriso di Dio attraverso semplici Giullari che hanno nel cuore il Desiderio e la Gioia di essere Strumenti Gioiosi nelle mani di Dio.
Che cos’è la Vita senza la Luce dell’Amore? Attraverso il nostro donarci agli altri, abbiamo imparato e scoperto che la Gioia è un Dono che scopri… quando incontri Dio nella tua vita! E’ quando ti Doni che incontri Cristo, e da questo incontro d’amore la nostra vita diventa… Amore, Gioia, Vita e Speranza certa!
Giorno per giorno sentivamo in noi l’esigenza di andare incontro non solo a coloro che vivono la sofferenza della malattia, ma anche a coloro che vivono la sofferenza della strada, della solitudine e dell’indifferenza…i barboni. Con loro abbiamo imparato e scoperto che più spendi la tua vita per gli altri…più ti arricchisci!
E così, con la stessa gioia nel cuore, abbiamo avvicinato questo mondo, nascosto per le strade della stazione di Torino, così povero nelle materialità del quotidiano ma così immensamente ricco nell’anima.
Andavamo a trovare questi nuovi amici tutti i giovedì, non come membri di un’associazione, anche perché all’inizio eravamo solo in due, ma i nostri nuovi amici ci chiedevano “chi siete?”, “a quale associazione appartenete?”, “perché venite a trovarci?”, insomma avevano bisogno di identificarci in un gruppo…e a quel punto la risposta è stata immediata, è scivolata dal cuore in un attimo: “siamo i Giullari di Dio! Siamo venuti a portarvi un Annuncio…”Beati voi, perchè il regno dei cieli è vostro”! Siete immensamente Amati e Benedetti da Dio!”; non andavamo solo per portare cibo o vestiti, ma per stare con loro, per parlare, pregare, cantare e per condividere con loro la Gioia di un Dio che è pazzamente innamorato dell’uomo!
E poi da due il “contagio” è iniziato, e giullari diventavano tre, poi quattro, poi sei…e poi una quindicina. Il numero dei nuovi giullari aumentava e anche il desiderio di condividere anche con loro l’esperienza di portare la gioia anche nelle corsie degli ospedali, non solo attraverso il naso rosso, ma con la consapevolezza comune che ciò che volevamo donare non era la nostra gioia e il nostro amore, ma la Sua Gioia e il Suo Amore, seguendo le orme di Francesco d’Assisi; ma per fare questo in ospedale e in maniera costante sono necessarie convenzioni, burocrazia, burocrazia, burocrazia…ed ecco che il 14 giugno 2004 è nata formalmente l’associazione “I Giullari di Dio”…ma nell’anima restiamo semplicemente un gruppo di amici che desidera donare la Gioia di Dio e desidera andare incontro al Cristo che ha il volto di chi soffre.


Cos'è la Vita senza la Luce dell'Amore? Un viso spento senza l'ombra di un sorriso.Spesso per spiegare che cos'è Dio parlo della natura, ma è più importante parlare degli uomini, scoprire Dio negli uomini.Ho scoperto tanti "giullari di Dio".Dio è la speranza-certezza della vittoria del bene sul male, della felicità sul dolore. Tutti abbiamo, o stiamo vivendo, un dolore, ma non tutti abbiamo Dio.
Dobbiamo cercarLo perchè Lui ci aspetta perchè, se ci pensiamo bene, siamo attratti irresistibilmente da Lui. Noi siamo tanto complicati mentre Lui è infinitamente semplice. Gesù ha detto:"Se non diventate come fanciulli non entrerete nel Regno dei cieli" La Sua presenza viva è qui accanto a noi: abbracciamolo e il sorriso illuminerà i nostri volti. Buona giornata a tutti.

Pregare è Amare

martedì 9 aprile 2013



PREGARE E’ AMARE ! ! !

   Credo che la preghiera non sia tutto, ma che tutto cominci dalla preghiera:credo che Gesù Cristo, ci abbia voluto insegnare che la preghiera è amore. Credo che si possa pregare tacendo, soffrendo, lavorando; ma il silenzio è preghiera solo se si ama, la sofferenza è preghiera solo se si ama, il lavoro è preghiera solo se si ama. Credo che non sapremo mai con esattezza se la nostra è preghiera o non lo è. Ma esiste un test infallibile della preghiera: è riuscire a crescere nell’amore, nel distacco dal male, nella fedeltà all’amore di Dio. Credo che impara a pregare solo chi impara a tacere davanti a Dio, a resistere al silenzio di Dio. Credo che tutti i giorni dobbiamo chiedere al Signore il dono della preghiera, perché chi impara a pregare impara a vivere.

Ma cosa significa pregare? Forse, nessuno sarà mai capace di dare una risposta esauriente, perché è un problema che parte dal mistero dell’uomo e si perde nel mistero di Dio.

   A Dio non si raccontano storie; davanti a Dio siamo quello che siamo e le belle parole, i bei pensieri non cambiano la situazione reale del nostro intimo. E’ IL NOSTRO AMORE CHE DIO ASPETTA. Pregare forse è solo questo: lasciarsi amare da Dio e rendersene conto, godere e sforzarsi di rispondere, perché non sappiamo mai come e quando comunichiamo con Dio. Ma sforzarsi è già andare a Lui. E’ già amare (Don Gasparino – Domande difficili – Città Nuova editrice).
 
 
Nel mio post precedente, Gus, mi commentava"preghiamo e insegnamo a pregare" Ho cercato con Google e ho trovato quanto sopra, molto meglio dei miei poveri suggerimenti. Ho pensato allora che se imparassimo a guardare intorno a noi,non so:i fiori, i piccoli fili d'erba che stanno crescendo in questa nuova primavera, gli uccellini o gli occhi delle persone che incontriamo, ecco: senza saperlo incontriamo e lodiamo Dio nelle Sue creature. 
Comunque, a quanti, per curiosità leggeranno questo post,vorrei dire che Gesù ci ha insegnato una preghiera, che ci riporta ai  giorni del catechismo: il Padre Nostro. Papa Francesco, appena divenuto Papa, alle persone presenti in piazza San Pietro, e a quanti lo seguivano via televisiva,ha proprio chiesto di dire insieme il Padre Nostro.Se poi ci capita, durante la giornata, un gran desiderio di malinconia, di solitudine o di tenerezza, possiamo dire una giaculatoria che fa: "Veni Sancte Spiritu, Veni per Mariam" e  saremo  tra le braccia accoglienti di Maria, madre santissima.
Noi non conosciamo, o non vogliamo conoscere, il disegno che Dio ha su di noi; al massimo riusciamo a scorgere, in maniera parziale, soltanto i contorni. Non a caso Dio ci ha raccomandato più volte di tornare ad essere come bambini, semplici e capaci di guardare dentro le cose con tanta gioia. "In principio Dio creò il cielo e la Terra" cerchiamo di essere curiosi per continuare a leggere questo Bel Libro. Ciao a tutti e...buona lettura! 

Pregare - Giussani

lunedì 8 aprile 2013

 

 
 “Oggi dico che c’è una sola cosa che non può sfuggire – non lasciamola cadere nella sua possibilità –: Bisogna pregare nel senso letterale del termine, vale a dire, scongiurare Colui a cui apparteniamo perché non ci abbia chiamati invano.”

Ciò che qualifica l’io, ciò che definisce l’io di fronte a tutti gli altri atteggiamenti umani, ciò che qualifica l’io è proprio la coscienza che è rapporto con l’infinito: per esempio una donna sta cucendo, sta cucendo o sta cuocendo in cucina, ed è rapporto con l’infinito. Ciò che caratterizza l’uomo è questa dimensione paradossale tra il poco che si è, il pochissimo che si è, il “fusibile” che si è, fra una pochezza che si è e il rapporto costitutivo, un rapporto costitutivo che è rapporto con Dio.

Io voglio semplicemente dire: preghiamo, preghiamo, perché questo uno lo può fare anche mentre fa qualsiasi altro lavoro. È un’intenzione, apre a un’intenzione, come in una giornata piovosa il sole che varchi le nubi, sfondi le nubi e getti la luce, ci faccia gettare la luce su tutto quello che siamo e che facciamo.

David Maria Turoldo

sabato 6 aprile 2013

 
 
 
Tu e lui,
null'altro.
Lui
il Tu senza risposte.





"BEATI QUELLI CHE NON HANNO VISTO E HANNO CREDUTO!"




La natura sede della memoria - Testori

venerdì 5 aprile 2013

 



L’incontro con la natura. Essendo anche la natura sede della memoria, quell’incontro può avvenire anche in lei. Una memoria che cresce su se stessa e che noi forse non sappiamo percepire con quale intensità esista; una memoria in cui, tuttavia, la memoria dell’uomo si può specchiare e riconoscere. Non so se hai mai pensato al perché quando si vive ovvero si passa attraverso certi momenti della giornata che possono situarsi nel mattino, nel pomeriggio, nella sera, nella notte; ecco, perché in quei momenti si sente con una sottigliezza ancor più acuta questa memoria d’essere creati; questa presenza d’essere creati; fin quasi ad avvertire una sorta di lacerazione, di ferita; infatti, la memoria, come abbiam detto, è anche dolorosa. Ti sei mai chiesto perché quando tu ti trovi dentro un momento così miracoloso della vita della natura e tremi in lei, senti risvegliarsi come in un allargamento il segno di Dio, il segno della creazione; e lo senti allargarsi in modo totale come se a una voce si sovrapponesse un organo? Perché questo se non per il fatto che in quei momenti si verifica la memoria d’una unità totale in cui entra anche lei, la natura? Io credo ugualmente che questo incontro con la memoria possa avvenire anche attraverso i segni della cultura, attraverso le opere che l’uomo ha lasciato dentro la sua storia, i libri intendo, la musica, le forme dell’arte. Anche da lì può venire un recupero del segno d’essere figli, d’essere voluti. Il campo delle possibilità è quindi infinito. Solo che noi cristiani siamo soliti stringerlo, fin quasi a non saper leggere nessuno dei segnali che in quel campo infinito ci vengono mandati dalla Grazia; segnali che possono essere felici o dolorosi; che possono essere, ad esempio, queste luci che si stanno formando proprio adesso nell’aria, là, oltre la finestra; o possono essere, invece, una malattia. È questo nostro non essere più aperti, questo nostro essere arroccati. Per difender cosa, poi? L’aridità, ecco. Quando invece il cristiano dovrebbe offrirsi interamente all’abbondanza di Dio. Credo che l’abbondanza della Grazia sia infinita, soprattutto oggi. Ma noi non sappiamo più leggerla per noi stessi e così non sappiamo più aprirla agli altri. Quando poi crediamo d’averla letta e la facciamo leggere, è quasi sempre con nome, sensi e significati sostitutivi, parziali, incompleti. Mentre potremmo e dovremmo adoperare anche i termini della scienza, della letteratura, della filosofia, e risalire attraverso di loro all’origine di quei segnali, all’origine cioè della memoria; insomma, alla nascita; e così afferrarne il senso e, insieme, lasciarci afferrare da lei.


Quanta vita!.

mercoledì 3 aprile 2013


Ieri  finalmente una bella giornata! Alle sei (18) celebravano la Messa dedicata a Valeria. Come non fare una passeggiata per respirare un po' d'aria pura!
Ero in anticipo. Il parchetto dove tanti bimbi giocavano felici mi ha chiamato. Una panchina miracolosamente vuota... ed eccomi qua, assorta ad osservare e ad ascoltare.
Quanta vita! Improvvisamente mi sono accorta che  Tu, Signore eri lì, presente. Ascoltando le grida gioiose di quei bimbi mi pareva che fosse la Tua stessa voce. In quel momento era tutto così chiaro e facile e Tu parlavi al mio cuore. Perchè pensare al passato, a tante inquietudini quando nel presente Tu sei così vicino? Ho sentito che mi aspettavi nella Tua Casa. Con Te  ho ripreso a camminare!
Oggi: dentista: igiene orale. Signore dammi tanta fede in modo che io possa amarti anche quando Ti chiamo, perchè l'igienista, con i suoi modernissimi attrezzi, mi fa veramente male,e mi sembra che Tu non mi risponda! Ritornando a casa ho alzato gli occhi al cielo ed era azzurrissimo.Poi, in giardino, ho visto le tenere gemme appena spuntate delle rose...e... Ti ho ritrovato. Ed ho riso! Grazie.


lunedì dell'Angelo

lunedì 1 aprile 2013

 
 
TradizioniIl lunedì dell'Angelo, in Italia, è un giorno di festa che generalmente si trascorre insieme con parenti o amici con una tradizionale gita o scampagnata, pic-nic sull'erba e attività all'aperto. Una interpretazione di questa tradizione potrebbe essere che si voglia ricordare i discepoli diretti ad Emmaus. Infatti, lo stesso giorno della Resurrezione, Gesù appare a due discepoli in cammino verso Emmaus a pochi chilometri da Gerusalemme: per ricordare quel viaggio dei due discepoli si trascorrerebbe, dunque, il giorno di Pasquetta facendo una passeggiata o una scampagnata "fuori le mura" o "fuori porta".