ricchezza e povertà

lunedì 30 dicembre 2013


Abbè Pierre:

"Stavo riflettendo per organizzare l'inizio di "Emmaus", quando mi hanno invitato, nella capitale di uno dei più ricchi paesi del mondo, ad animare una giornata sulla povertà e l'emarginazione alla quale erano convenuti coloro che si autodefiniscono potenti. Subito dopo la Messa che celebrai per tutti, come faccio ogni sera nella piccola cappella di Esteville, raggiunsi i miei ospiti per la cena. Salone elegante di un albergo di lusso. Camerieri in alta uniforme che attendevano, immobili nella loro tenuta impeccabile, di presentare vivande sontuose e raffinate, porcellane che brillavano alla luce combinata dei lampadari e delle candele. Abbondanza dovunque.

Ed ecco che mi invitano a recitare la preghiera. Ho creduto che stesse per mancarmi il cuore. Quando infine sono riuscito a parlare, ho sentito la mia voce dire:
"Amici, non reciterò la preghiera. Vi rendete conto di quanto grottesca e indecente sia la situazione che viviamo? Avete presente che, dopo aver celebrato la prima messa, Gesù è entrato in agonia? E qui, dopo la messa, si è organizzato uno scandalo. Non ritenete che, come chiusura del vostro incontro sui poveri e gli emarginati, la cena naturalmente avrebbe dovuto consistere in una minestra e due sardine? Non chiedetemi ora di sentirmi a mio agio. Se partecipassi lietamente a questo banchetto non potrei guardare in faccia coloro che incontrerò domani, i malati in fin di vita all'ospedale, i giovani in prigione. Li tradirei.
Quale senso avrebbe la preghiera che mi chiedete di recitare con voi? Il vostro invito mi costringe a dirvi la verità: non basta pregare. Più della metà degli uomini manca dell'essenziale.
Ricordatevi che la fede ci porta ad essere credenti credibili. Ci porta a correre dei rischi."

I poveri, gli operai che non hanno lavoro, né cassa-integrazione, i malati che non possono ricorrere a medici che potrebbero aiutarli nelle loro malattie, per le parcelle  sempre più alte delle loro pensioni. E le scuole? I miei nipotini nell'andare a scuola si devono munire di carta per disegnare e di carta igienica per....
Loro sanno come vivono i privilegiati, cioè noi.
E c'è chi si vanta che domani sera farà una scorpacciata di cibi succulenti. O sarà già partito per dei soggiorni in montagna a sciare o al mare a godersi il tiepido sole invernale....
Ho incontrato l'Abbè Pierre ad Assisi. L'ho guardato serenamente. Lui parla francese e io proprio poco. Quindi gli ho sorriso e baciato su entrambe le guance, scavate e rugose, e gli ho detto grazie.
Ora è salito dove lo attendevano con gioia ma da lassù ci manda ogni giorno messaggi d'amore per gli ultimi. Proprio come voleva Gesù.
Io, come faccio da parecchi anni, la notte di fine anno, sto a casa con Paolo.  Alle 20 andiamo a Messa, poi diremo il Rosario insieme e poi guarderemo un film alla televisione.  A mezzanotte brinderemo. E' l'unico momento dell'anno in cui ci concediamo un po' di spumante, non perché siamo virtuosi, ma Paolo ha l'epatite C e non può toccare alcool e io, per non creargli disagio, sono diventata astemia.
Auguri a tutti 

Festa della famiglia.

domenica 29 dicembre 2013

 
E sì è una vecchia foto ( Eravamo TUTTI  certamente più giovani)!

E' una giornata importante per tutte le nostre famiglie. Non mi sento serena tanto da scrivere io stessa delle preghiere per questa giornata: e allora ricopio quelle che abbiamo letto in quella nostra famiglia che è la Chiesa.

Perché la Chiesa continui ad annunciare al mondo intero che la vita umana è un bene inviolabile dal concepimento fino alla naturale conclusione, preghiamo.

Perché nelle nostre famiglie regnino la concordia e la reciproca comprensione, preghiamo.

Perché la famiglia cristiana sia fedele agli impegni liberamente assunti nel giorno del matrimonio e cresca nella mutua concordia, preghiamo.

Perché nelle nostre famo crescere la conoscenza, l'amore di Gesù e del Suo Vangelo, preghiamo.


Ti ringraziamo Signore per le famiglie in cui siamo nati ed educati, per le famiglie che, seguendo un disegno da Te tracciato, abbiamo costruito, e nell'esempio della Tua vogliamo continuare a camminare per crescere moralmente e spiritualmente.




         

Pregare

Angeli

giovedì 26 dicembre 2013




Sono in ritardo. E' già arrivato, per me, il tempo dedicato alla preghiera, ma voglio fermarmi qui ancora un poco.
Vorrei parlarvi della  preghiera all'Angelo Custode. Chi non la conosce? E' la prima preghiera che si insegna ai figli, mettendoli a letto.
La prima preghiera che io recito è il Rosario a cui, dopo il Pater, le 10 Ave Maria, aggiungo un eterno riposo, una giaculatoria e l'Angelo di Dio.
Il mio Angelo da tempo ha cura delle persone che ha lasciato sulla terra, storditi da mille domande e poveri di coraggio per i giorni che si presentavano avari  di quell'amore che scalda l'anima.
E allora la mia  preghiera è Silenzio e Adorazione.
Poi sempre nel silenzio prego il mio Angelo, di ascoltare la disperazione di tutti coloro che hanno fame, che non hanno lavoro o non hanno casa.
 Pregando l'Angelo Custode, mi sento aiutata e so   di avere tanta fiducia in lui.

Oggi passando per le vie di Milano, noi,fermi ad un semaforo, ho visto due mendicanti, una donna, pareva vecchia con un uomo vecchio, tutti laceri e molto coperti, di stracci. Sedevano a terra, vicini, su cartoni, rintanati nell'incavo di una casa e alle loro spalle era appesa al muro una coperta, che forse serviva per la notte.

Questa sera chiederò al mio Angelo Valeria, di ascoltare i loro discorsi e di fare in modo che nel loro cuore nasca  la speranza di un miracolo.

Quando vedi soffrire, ama più forte-


Nel libretto all'interno dice che:
"questo è l'Angelo della salute e si chiama Valeria"

Natale e Andrea

mercoledì 25 dicembre 2013



Ieri, vigilia del Santo Natale, ho lavorato per preparare il pranzo di oggi che ho condiviso con la mia famiglia e i miei consuoceri. E il mio pensiero volava al Signore e gli dicevo:
Vieni, Signore Gesù:  vieni e portarmi un po' di spiritualità per accoglierTi   nel mio cuore.

 Vieni, Signore Gesù: è attendere al Mistero che ha fatto tutte le cose.
Vieni Signore e attraverso me vieni nel mondo, per il mondo. 
Perciò non ci si può dedicare a Cristo se non portando dentro il cuore tutta quanta l’umanità: l'amore per l’uomo e la passione per il mondo.  Come posso fare affinché il mio cuore  trovi l’immagine da amare ?
Basta cercarla  dentro le circostanze del  vivere quotidiano.
 Perciò Vieni, Signore Gesù è l’espressione della coscienza totale, della coscienza di noi stessi e della nostra coscienza del mondo.
 Oggi, veramente ieri sera, ho rincontrato Andrea, uno dei miei primi bambini del catechismo.
Lo ricordo benissimo. Ricordo i suoi occhi azzurri, il suo sorriso, la sua sensibilità. Ora è un uomo che ha bisogno di tanto amore per rivedere il "sole". 
Alla Messa di ieri sera i bambini cantavano:
...................................
Gesù Ti prego ancora:
vieni a illuminare i nostri cuori ,
a dare un senso ai giorni amari
a camminare insieme a noi.
Vieni a colorare il cielo di ogni giorno,
a fare il vento più felice intorno,
ad aiutare chi non ce la fa...
Grazie Signore per ieri sera. Per la pioggia sottile che bagnava ogni cosa.  Per la notte tranquilla dove i rintocchi delle campane, al Gloria, riecheggiavano nella mia anima. Grazie per Andrea, per l'incredibile momento in cui ho sentito la sua voce. Per la bellezza della Notte Santa, per i pensieri di questo giorno in cui ogni istante è stato prezioso.

Natale del Signore Papa Giovanni Paolo II

lunedì 23 dicembre 2013


Sei nato in questa Notte, nostro Divin Redentore, e per noi, viandanti sui sentieri del tempo, Ti sei fatto cibo di vita eterna.
RicordaTi di noi, eterno Figlio di Dio, che nel grembo verginale di Maria Ti sei incarnato!
L'intera umanità, segnata   da tante prove e difficoltà, ha bisogno di Te.
Resta con noi, Pane vivo disceso dal Cielo per la nostra salvezza! Resta con noi sempre.

Santuario Madonna del Bosco - Novara

domenica 22 dicembre 2013




IL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL BOSCO
 
Storia del Santuario e del Voto

La Vergine Addolorata che si venera in questo santuario è opera di
Edoardo Lenta, cittadino novarese nato nel 1844, che la scolpì in
adempimento ad un voto fatto nel 1859.
Nel giugno di quell'anno, si recava infatti con un amico sulle rive
dell'Agogna, poco lontano dalla cascina Santa Marta, dove erano
accampati gli Austriaci che controllavano la zona dopo lo scoppio della seconda guerra di indipendenza. I soldati, ritenendoli delle spie, li inseguirono sparando contro di loro ed il Lenta, che vide l'amico cadere ferito ad una coscia, si inoltrò nel vicino bosco nascondendosi su di un olmo.
In quel momento il giovane si affidò alla Madonna, promettendoLe di scolpire un'immagine su quella stessa pianta qualora avesse avuto la vita salva. Così accadde ed il giugno del 1867 ritornato nel bosco, in un solo giorno scolpì l'effigie di Maria Immacolata, che dopo essere stata deturpata e privata delle mani da atti vandalici, fu modificata dal Lenta alcuni giorni più tardi. Il giovane non poté più farla a mani giunte a causa del gesto vandalico, per cui optò di ricavarne l'immagine dell'attuale Madonna Addolorata.
L'inizio della devozione
L'immagine della Madonna suscitò subito la curiosità dei contadini della zona che affluirono numerosi per vedere la scultura. Dopo il primo interessamento, però, l'opera del Lenta venne dimenticata per qualche tempo, finché nel 1868 ebbe inizio una vera e propria devozione grazie alla riscoperta dell'olmo da parte degli Andenna, campari del bosco appartenente alla Marchesa Spinola: da questo momento incominciò il pellegrinaggio del popolo devoto alla Madonna del Bosco. In seguito si stabilì di festeggiare la Vergine Addolorata nella terza domenica di settembre. Su richiesta dei fedeli vennero allora sistemate nelle vicinanze alcune panchine e una pompa d'acqua. Nel 1881,a spese del canonico Durio e su disegno del Marietti, venne eretta una tettoia e venne posta sul capo di Maria una corona d'argento.
Le grazie della Madonna del Bosco

La devozione alla Madonna del Bosco si fece più intensa a motivo di alcuni episodi straordinari.
Nel 1875 la borghigiana Cristina Bruneri, che da tempo conviveva con un fonditore di origine tedesca, pregando la Vergine scolpita dal Lenta, riacquistò la vista che aveva quasi del tutto perduta da undici anni.
A seguito di questa grazia, ella decise di unirsi in matrimonio religioso con il suo compagno. Tre anni dopo una fortissima grandinata devastò i territori circostanti lasciando intatta soltanto la zona nei pressi dell'olmo. E ancora, nel maggio 1882 accadde un fatto che a quei tempi poteva a ragione essere considerato strepitoso: due sergenti, recatisi nel bosco per sostenere un duello, passando dinnanzi all'effigie di Maria si rappacificarono. Infine, in quello stesso anno,Martina Andenna si ruppe una gamba e i medici ne decretarono l'amputazione: la donna fu però salvata dalle preghiere del marito e della madre di lei che si affidarono per la sua guarigione proprio alla Madonna del Bosco.
Negli anni successivi le grazie si moltiplicarono e iniziarono dei veri e propri pellegrinaggi dalle diverse zone della città e dai pesi limitrofi.

La storia del santuario
Nel 1886 il bosco in cui si trovava l'olmo scolpito dal Lenta venne
abbattuto, ma la devozione alla Vergine Addolorata era ormai tanto
sentita che con una pubblica sottoscrizione si decise di sistemare
l'immagine in una edicola sacra nei pressi del ponte dell'Agogna, dove si trova il santuario odierno, anche al fine di facilitare la devozione dei fedeli.
L'inaugurazione di questa prima struttura avvenne il 16 maggio dello stesso anno ad opera dell'allora parroco di San Martino, don Giovanni Bellotti, il quale si fece anche promotore di un comitato per l'edificazione di una vera e propria chiesa nella quale sistemare la Madonna. Raccolti i fondi necessari, nel 1892 venne consacrata ed aperta al pubblico una chiesetta di forma ottagonale dotata di un piccolo campanile e di un timpano triangolare sotto il quale si trovava la scritta "Miracolosa Madonna del Bosco".
Negli anni successivi ci furono ulteriori lavori ed abbellimenti a cura del vicario don Vito Comoli. Nel 1922 venne costruita a lato della chiesa la casa del custode, mentre nel 1936 si ebbe un ampliamento della chiesetta grazie all'aggiunta della parte posteriore in cui venne collocato il tronco scolpito.
Nel 1950 il santuario passò sotto la parrocchia della Madonna Pellegrina, fondata in quell'anno ed affidata al parroco don Giacomo De Giuli. La fisionomia del santuario cambiò completamente con il restauro progettato dal Beldì su commissione del Comm.Doppieri nel 1969. In questa occasione la scultura della Vergine, che da tempo era stata dipinta, venne riportata al suo colore naturale. L'ultimo restauro della chiesa, iniziato nel gennaio 2001 grazie a mani benefiche su progetto dell'architetto Arlunno, è stato completato nel marzo 2002. La piazzetta antistante è stata dedicata a Pio IX, promulgatore del dogma dell'Immacolata Concezione e pontefice del tempo in cui venne scolpito l'olmo recante l'immagine della Madonna.

La devozione alla Madonna del Bosco oggi.
La devozione è giunta fino a noi: la terza domenica di settembre molte persone partecipano alla processione e alle funzioni che si celebrano nel santuario e si riversano poi nei tendoni, destinati alle cene e ai balli, allestiti dai giovani e dagli adulti della parrocchia della Madonna Pellegrina.
Se un tempo la tradizione voleva che si mangiassero cocomeri e anatra, oggi i piatti che caratterizzano le serate di settembre sono quelli tipicamente novaresi, come la paniscia e il gorgonzola. Anche i bambini non mancano di recarsi a pregare e festeggiare la Vergine Addolorata con le loro famiglie in occasione della chiusura delle attività di animazione estive.
Per mantenere viva la tradizione legata alla Madonna del Bosco, su iniziativa del parroco don Franco Belloni è stata costituita l'Associazione Edoardo Lenta, che si occupa del recupero della storia del Santuario; inoltre sono state fondate la confraternita maschile, dedicata al Cuore Immacolato di Maria e della Madonna del Bosco, e quella femminile, dell'Annunciazione, Fiat Voluntas Tua, legate alla parrocchia della Madonna Pellegrina. 

Una parte della casa del custode è stata adibita a museo: in essa è possibile vedere quanto è rimasto della storia del santuario, ricostruita attraverso una mostra, e soprattutto i numerosi ex-voto, testimonianze concrete delle grazie elargite dalla Vergine.
Da parecchie domeniche ho deciso, di ascoltare la S. Messa qui, proprio alla Madonna del Bosco. Primo: perché è più vicina a casa mia; poi perché la S. Messa è alle ore 9 e così inizio bene la giornata; Terzo punto, non indifferente i Sacerdoti sono dei bravi predicatori.
 Ed eccoci giunti all’ultima domenica prima di Natale… Ormai ci siamo… il mistero tanto atteso inizia ad essere intravisto, tant’è che il brano del Vangelo di Matteo che la Chiesa ci propone incomincia chiarendoci ciò che noi stavamo aspettando: «la nascita di Gesù Cristo». Afferma anche il desiderio di volercelo narrare: «Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo». È un passo davvero promettente… anche liturgicamente parlando: dopo queste settimane di attesa (di Avvento – appunto –), finalmente siamo arrivati a leggere e celebrare la Parola che chiaramente ci comunica cosa c’era da aspettare… E dunque? Ormai è chiaro che quanto dovevamo aspettare era una nascita…   Noto però che il Vangelo di Matteo è sì al cap. 1, ma al versetto 25… mentre il testo proclamato in chiesa si ferma al v. 24…
Ma allora di cosa è fatto quest’ultimo avvicinamento a Natale, se non c’è la nascita di Gesù, come ci avevano detto?
Noi conosciamo tutto. Sappiamo che Giuseppe ha degli incontri speciali con il Mistero che gli farà capire come amare Maria e continuare ad amarLa.

Il Canto d'ingresso dice:

Ti preghiam con viva fede, assetati siam di Te.
Nella gioia di chi crede vieni, amato Re dei re.
O Maria, dolce aurora, Tu che annunzi il Salvator,
rendi il cuore Sua dimora, cresca l'uomo nell'Amor.
T'invochiamo, Sol d'Oriente, trepidanti d'ansietà.
Vieni, o luce della mente, tutto il mondo attende già.
Rit. O Signore, Redentore, vieni, vieni, non tardar.
O Bambino, Re divino, dona pace ad ogni cuor.

Avevo un gran desiderio di farvi partecipi di momenti importanti della mia giornata. A tutti "dono la pace di Cristo Bambino Divino"



Buona Domenica di anti-anti vigilia del Santo Natale

La fuga di Carlo Sgorlon

venerdì 20 dicembre 2013



Il ragazzo era stato picchiato da suo padre, picchiato a sangue, perché, anziché badare al gregge, era andato in un luogo segreto ad ascoltare un forestiero, che con i suoi discorsi alimentava l'odio contro i Romani. Era un ragazzo ribelle, fiero, spericolato, e imbattersi nell'ira del padre era un po' il suo destino. Ora non riusciva a prendere sonno nel suo giaciglio.
Era notte inoltrata, e nel villaggio tutti dormivano, anche gli animali nelle stalle, sognando il verde dei pascoli e il bianco delle strade. Il ragazzo si alzò, aprì una finestrella, chiusa da una pelle di capra ben tesa, tramata da sottili segni rossastri. La luna si annunciava dietro le colline e le montagne di Gerusalemme, con un chiarore diffuso. Il ragazzo fu colpito dal brillio eccezionale delle stelle. Cercò all'orizzonte la cometa di cui tutti i sapienti parlavano, in quei giorni, ma non la vide: essa infatti, scompariva col tramonto del sole.
Uscì all'aperto, dopo aver indossato il farsetto di lana e il mantello.
Aveva elaborato dentro di sé un piano ben connesso, ed era deciso a realizzarlo. Imboccò la strada per Gerusalemme, che ora biancheggiava sotto la luna. I suoi passi, dapprima incerti e doloranti, a mano a mano si fecero più spediti e decisi.

La presenza delle stelle gli faceva compagnia e rafforzava il suo proposito. Aveva saputo da marinai e pescatori di Gaza e di Ascalon che v'erano delle stelle utili ad indicare la rotta durante la navigazione. Egli era attratto da forestieri e viaggiatori che venissero da lontano, e avessero attraversato il mare e le montagne.
Sentì in lontananza il rantolo di un uccello notturno, tra sicomori e eucalipti: probabilmente era un gufo. Poi udì più vicino, il flauto di un pastore che vegliava il suo gregge nel cuore della notte. Strano! In aperta campagna v'erano più segni di vita che nel villaggio. Continuò a camminare di buon passo, come se le gambe lo portassero da sole.
Gli sembrò di inoltrarsi, non lungo una strada, ma dentro una leggenda, una delle tante che i pastori si raccontano tra di loro, e facevano il giro di tutti i villaggi. Ad esempio, la favola del pastore che si era perso nel deserto, perché si era illuso di raggiungere il nido dell'uccello Rock, che spiccava il volo ogni mille anni, e riusciva a fermare il tempo attorno a sé.
Nelle campagne, ogni tanto, sorgevano capanne da pastore, o si aprivano grotte scavate nelle rocce. Da una di esse vide uscire un debole chiarore: là dentro c'era qualcuno con una lampada; certo un viandante che non aveva neppure un siclo d'argento per pagarsi la nottata nel caravanserraglio o nell'albergo dei forestieri.

Arrivò alla grotta e si fermò. Dalla roccia scavata sbucava un tettuccio di travi, coperto di paglia. Fece per entrare, ma un uomo sui trent'anni, con una barba castana, gli chiuse l'accesso: non poteva passare perché dentro v'era una donna, la sua giovanissima sposa, che s'era appena sgravata di un bambino, aiutata dalla donna di un pastore. Il parto non era stato difficile, se non per il fatto che in quel rustico ambiente, si mancava di tutto. Solo una cosa c'era in abbondanza: la paglia.
Faceva freddo? Abbastanza. Per fortuna un po' di calore era sviluppato dagli animali della stalla. Chi sa mai a chi appartenevano.
Il ragazzo tacque per un po', poi offrì all'uomo il suo mantello. "Per il neonato" disse.
"E tu?"
"Io non ho freddo. Ci sono abituato". Abbracciò l'uomo e si accinse a proseguire.

"Addio, ragazzo. Forse un giorno ci rivedremo. Sotto un altro cielo".
"Forse. Il destino è misterioso, e gioca con noi come i bari con i dadi, nelle taverne. Addio e buona fortuna".
"Addio" disse l'uomo. Il ragazzo si era già un po' allontanato, sulla strada di Gerusalemme, quando la voce dell'uomo lo raggiunse di nuovo: "Qual è il tuo nome?" chiese.
"Barabba" rispose il ragazzo. Ma dubitò che l'altro, per la distanza, fosse riuscito a sentire.



3° Swap Noel

giovedì 19 dicembre 2013



E' un gioco. Che desta sorpresa , allegria e perché no, tanta attesa nel cercare di donare un "presente" fatto con le proprie mani, ad una persona con cui creare legami.
Fiore di collina, Fiore per gli amici, è l'ideatrice. Grazie.
Io ero abbinata a Martina Guglielmo di Roma

               http://bijouxmartylele.blogspot.it
Ho incontrato una ragazza giovane e carina con tanta fantasia. Crea gioielli e due li ha regalati a me! Eccoli:


Il primo è un braccialetto sembra piccolo, ma sono della grandezza giusta, idem per l'angioletto portachiavi
C'era anche un sacchettino grazioso con dei dolcetti che come potete vedere sono appesi alla porta del tinello con le letterine a Gesù Bambino e...

...li mangeremo il giorno di Natale.

Io a Martina avevo spedito una scatola di cartone ovale, dipinta color oro, aggiunto della passamaneria a perline, beh, eccola qui:
  
Come vedete mancavano dei ritocchi che vi assicuro sono stati fatti! All'interno ho inserito delle caramelle, gommose e zuccherine, rosse e gialle....Martina sarà romanista o laziale? Speriamo bene!
E...ma non è finita qui. C'è stato lo scambio di cartoline. 3 spedite, 2 ricevute, poi vi racconto il perché.
La prima cartolina in tema natalizio è arrivata da Saray. Bella, sonora. Nella busta c'era anche un segnalibro-angioletto con relativo bigliettino e frasi che danno felicità al cuore. Grazie Saray anche del Biglietto-immagine.natività che ho ricevuto poi. Affinità di spirito!
La seconda cartolina arriva sempre da Trieste da Edvige. Grazie anche a te amica verrò a conoscerti meglio sul tuo blog!
Veniamo alla terza amica: Manuela di Nuoro. Gli allagamenti in Sardegna l'hanno coinvolta.
e da quello che ho letto sul suo blog anche duramente.
Abbiamo avuto tante parole di conforto per gli abitanti di quella splendida isola ora dobbiamo aprire i cuori per questa amica virtuale. Cercatela:Manuela Corongiu.
Grazie infinite a Fiore che ci ha donato tanti sorrisi e qualche lacrima.
GRAZIE

Da Pietro a Pietro

lunedì 16 dicembre 2013




Quando papa Francesco, il 24 novembre, ha preso in braccio la teca con le reliquie di Pietro e le ha guardate a lungo, attonito, davanti alla piazza gremita per la messa che chiudeva l’Anno della Fede, sono stati  molti che hanno pensato al tempo che separava quelle due Figure. Duemila anni, da allora. E una catena ininterrotta di fatti, volti, testimoni perché quell’avvenimento che stiamo per festeggiare - la presenza di Dio nel mondo - arrivasse fino a noi. Duemila anni colmi di una Presenza che in fondo ha un solo scopo: la nostra felicità. La pienezza della mia e della tua vita.
Poco dopo quel gesto, il Papa ha consegnato al popolo di Dio un documento, come dice lui stesso, che  esprime quello che gli sta più a cuore. È un testo ricchissimo,  ma soprattutto  nel  titolo c'è già tutto: Evangelii Gaudium, «la gioia del Vangelo», quella che «riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù».
In quel legame nato duemila anni fa e che noi ricorderemo fra pochi giorni, nasce un Fatto, Lui che si dona. Perché Cristo stabilisce con te ( con me, con noi), non che noi stabiliamo con Lui: in questo c'è il cuore di questa gioia.
Nei luoghi dove ricordiamo la nascita di Cristo, la vita si dilata. Luoghi diversissimi come un ospedale, o una famiglia dove manca il necessario,  nelle fabbriche chiuse, nelle roulotte che ancora sostituiscono le abitazioni. E nelle vite normali, ordinarie dove Lo possono testimoniare tutti. Perché quel "legame che Cristo stabilisce con noi" è concreto.  Quella notte di Natale, passa attraverso vite e volti. Da Pietro a Pietro, brucia duemila anni in un istante. E riempie la storia per riempire la nostra vita. Ora.



Cosa sussurra il vento? Le poesie sono di Rilke

sabato 14 dicembre 2013



Cosa sussurra il vento in questi giorni di attesa e di speranza?
Il vento mi porta le parole di coloro che dal Cielo mi proteggono e mi dicono di essere serena.

C'è qualcuno che sa dirmi fino a dove
con la mia vita mi sono spinto?
Se ancora mi trascina la bufera,
se come onda dimoro in uno stagno,
o se non sono che una pallida betulla
intirizzita?

Cosa dice il vento?
Il vento mi dice che il sole splenderà ancora, malgrado questi giorni di nebbia e di freddo.
E sempre splenderà sulla mia vita.

E così, dunque, il nostro primo tacere;
ci doniamo interamente al vento
e, vibrando, in rami ci mutiamo,
nel mese che avanza ascoltiamo.
Là dov'è un'ombra sui nostri sentieri,
noi lo sentiamo - e scroscia una pioggia festosa;
il mondo danza incontro a Lei,
per farsi prossimo al Suo Dono.

Cosa mi dice il vento?
Prepara il cuore che tra poco ciò che attendi arriverà.

La mangiatoia

mercoledì 11 dicembre 2013



Ecco il primo luogo dell'incontro tra Dio e gli uomini.

Un po' di milanese

martedì 10 dicembre 2013

Milano 1964

Novara 1966

Oggi, dopo essermi lavata i capelli, e osservando, che i .....bianchi sono aumentati, anche se ben nascosti dalle meches, mi sono ricordata una frase del mio papà-
Un passo indietro. Io sono nata bionda, sono quasi sempre stata bionda e....dentro....mi sento bionda!
C'è stato un periodo, quello precedente la nascita di Ada e anche durante l'allattamento, che, si diceva, non ci si poteva schiarire i capelli. Embhè per i figli.... eccomi al naturale cioè castano scuro!
Un giorno il mio papà mi viene a trovare. Mi guarda e serio serio mi dice:
"Ciccèta, ma se te s'eri inscì bela biunda, cusa l'è che t'è vegnù in ment?" Era dolcissimo....S'eri bela!

Ma è durato poco...appena ho smesso di allattare Ada sono ritornata bionda!
Ma è durato poco....è quasi subito arrivata Valeria e quindi.... e poi....
Ma è durato poco...Ada compiva i tre anni e io aspettavo Enrico....
A Paolo piaccio bionda!


Secondo aneddoto milanese:

Ho un'amica, ma proprio amica amica, insomma quella con cui ho condiviso la mia infanzia e gioventù a Milano. Ora la vedo poco, lei è rimasta a Milano, ma ci telefoniamo!
Vera, aveva i nonni e i genitori, milanesi, e era una felicità sentirli parlare in dialetto.
Un giorno la nonna Bice, chiama a colloquio le due nipoti, Vera e Alda, e fa loro questo discorso che io scrivo in italiano perché sarebbe troppo lungo in dialetto (e poi non me lo ricordo più tanto bene!)
"Sentite, è morta anche l'ultima sorella del nonno Adolfo, e dobbiamo dirglielo con tatto, se no, povero uomo, ci sviene."
Le due nipoti nicchiano "E' una faccenda troppo delicata...,nonna devi dirglielo tu. Eh certo, stai attenta a come glielo dici...."
"Tranquille...tutto il tatto possibile!".
Alla sera, a tavola, il signor "Niula" così soprannominato, era taciturno, veramente tutti erano taciturni. Aspettavano che la Bice parlasse!
"Dulfu!"
"Se ghè"
"Duman t'è v'è a Turin?"
"A fa cus'è?"
"O bela, al funeral de la to surela!!!!"
Tatto!!!!


Ciao!!!


Nebbia nella Notte

lunedì 9 dicembre 2013





Aprendo la finestra per arieggiare la mia camera, mentre sistemo lenzuola e piumino prima di una nuova notte, guardo la nebbia. Sono giorni questi dove la nebbia avvolge alberi e case, penetrando nelle mie vecchie ossa. No, non mi vesto: non ne ho voglia. La nebbia è penetrata anche nel mio cuore e voglio scacciarla pensando che tra pochi giorni vivrò, come non so, la Notte Santa.
Mi piace pensarla.
Come posso descriverla? Come posso descrivere la moltitudine di emozioni che si  affollano nel mio cuore e nella mia mente durante questa celebrazione?
Questa notte è adempimento di settimane d'attesa, il ricordo del più intimo mistero della vita, la nascita di Dio in un mondo che non vuol più saperne di Lui. In questa notte si piantano i semi della compassione, della libertà e della pace. In questa nostra società "dalla dura cervice" facciamo nascere la speranza dell'avvento di un mondo migliore.
E' un passo al di là del silenzio, dentro i rumori del mondo, dentro le famiglie scontente, dentro i cuori ammalati di tristezza.
In un certo modo è come se per un attimo mi avessero messo tra le braccia questo tiepido e dolce indifeso Bambino e mi fosse stato chiesto di portarLo con me in un mondo di nebbia che attende la venuta della Luce.
So che, senza il Bambino, non avrei ragione di vivere, ma so anche che se non penetrerò sempre più nelle sofferenze umane, non potrò capire perché questo Bambino ha chiamato anche me ad adorarLo.
 

Festa dell'Immacolata Concezione e del Suo Sì

domenica 8 dicembre 2013

 
Vangelo: Lc 1,26-38   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Lc 1,26-38)
Oggi celebriamo il dogma dell' Immacolata Concezione della Vergine Maria proclamato da Pio IX nel 1854. Quattro anni dopo la Madonna appariva a Lourdes e proclamava: "Io sono l'Immacolata Concezione".  E' Lei quella donna che ci è così cara, tanto da avere un posto privilegiato nelle nostre preghiere insieme con il Figlio Gesù. Maria appare nel Vangelo come la nuova Eva, ossia Colei che pronuncia in antitesi al no dei progenitori, il suo sì a Dio, il sì di una umile fanciulla. Dio per entrare nel mondo bussa alla porta del cuore di una umile vergine.

1. Davanti al proprio peccato, descritto in Genesi, l'uomo deve nascondersi e Dio lo cerca con quel "DOVE SEI?" che suona come una condanna.  Dio accusa l'uomo di aver mangiato del frutto proibito. L'uomo, a sua volta, scarica la colpa sulla donna e la donna sul serpente. La colpa è sempre degli altri!!
Dio potrebbe dire a noi oggi: "Dove stai andando? Dove stai andando, tu che fai mille cose, ma dimentichi a volte quelle essenziali tipo il tempo da dedicare agli altri, a partire dalla tua famiglia? Dove sei, tu che senti dentro di te l'ansia perché qualcosa ti manca? Davanti a questa domanda: "Dove sei?", ciascuno può fare mille risposte.

2. Davanti al no dei progenitori, ecco il sì di Maria. Il suo sì richiama tutti i nostri sì, di quando ci si è sposati, si sono avuti dei figli o, per i ragazzi, alcune scelte importanti di scuola o di lavoro. Maria, questa umile, piccola adolescente di Nazareth, diviene essenziale nello sviluppo della storia della salvezza non tanto per le sue capacità, quanto perché con il suo sì ha fatto entrare Gesù nel mondo, cambiando la nostra storia. Per entrare nel mondo. Dio si serve di una umile fanciulla. Quale delicatezza estrema ha il nostro Dio! Maria è attenta alle piccole cose, non si lascia ingannare, ma coglie l'invito dell'angelo. Davanti alla presenza dell'angelo, non si scompone come potevamo fare noi, ma ascolta, si interroga, si domanda.

3. Maria diviene per noi un modello di donna e di persona sempre attenta agli altri, in grado di rischiare la propria vita per un progetto più grande di Lei, un progetto che anche Lei non coglie appieno. E' la donna riconciliata con se stessa, è Madre grazie ad un vento di parole e non tramite un seme d'uomo, è la donna sempre dedita agli altri, a partire da Suo Figlio. Maria è proclamata Immacolata proprio in virtù dei meriti del Cristo. Maria è pura, senza macchia, perché ha accettato questo cammino, questo progetto di amore che il Padre aveva per Lei. Per questo oggi facciamo festa. E' la festa dell' Amore puro, è la festa del sì, è la festa di Colei che non esita a dire a Dio e a noi la gioia del suo sì, anche se tale sì comporterà fatiche e lacrime.











 

Angioletti

venerdì 6 dicembre 2013

 

 
Seconda tappa: esporre gli Angioletti.
Ci sono anche tre campane: inizio di una nuova collezione.
Campane con disegnato un angioletto-
Quest'anno ho voluto inserire la foto di Valeria.
 
Non voglio fare nessun commento.
Metto solo le parole di una canzone che faceva parte del repertorio degli "Zafra". L'album si chiamava Cicatrix. La musica è, a mio parere, latino-americana, ci sono i flauti a canne e le percussioni,  ha un ritmo ripetitivo, molto orecchiabile. I bambini la imparano subito.
 
L'Angioletto
 
Ecco che torna dal cielo
un angioletto piccino
l'anima mette le ali,
poi lascerà il suo giardino
 
E quando muore la carne
va' l'anima a cercare
un posto dentro ad un fiore
o in fondo ad un ruscello.
 
Mentre la terra l'aspetta
con il suo gran cuore aperto
ecco perché l'Angioletto
sembra che voglia star desto.
 
E quando muore la carne
va' l'anima a cercare
un posto dentro a una rosa
o dentro a un pesciolino.
 
Nella sua culla di ferro
lui ninnerà una campana
mentre al mattino di disecco
gli farà lustro la luna.
 
E quando muore la carne la vita cerca un posto
dentro al mistero del mondo
che gli ha aperto una finestra.
 
Viene Natale è felice
e allora poi l'angioletto
nulla gli ferma il silenzio
nulla ritorna al suo letto.
 
Ma quando muore la carne
va' l'anima nel cielo
a salutare la luna
passando fra le stelle.
 
Ora dov'è la sua grazia
ora dov'è il suo sorriso
ride il suo corpo di bimbo
come caduto dal nido.
 
E quando muore la carne
va' l'anima a cercare
dentro il Mistero del mondo
un posto per restare.
 
Dentro il Mistero del mondo
la vita cerca un posto
e quando muore la carne
va' l'anima nel cielo.