E. Montale: Forse un mattino

lunedì 6 agosto 2012



Forse un mattino andando
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
Alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.


E' l'effimero delle cose: oggi ci sono, domani non più. E' la scoperta che tutte le cose sono niente: "il vuoto dietro/di me un terrore di ubriaco". Ma la stessa, identica esperienza che si descrive in Montale è l'esperienza del mistico religioso cristiano che, vedendo le cose così concrete-la faccia così afferrabile, il corpo così abbracciabile, il cielo e la terra così evidenti nel loro grande spazio-, dice: "Com'è grande il mondo, com'è potente la realtà; permanente è la realtà, niente può vincere la realtà. Eppure tutto quello che vedo domani non ci sarà più! Allora la realtà è tutta segno della parola di un Altro. E' un Altro che io stimo, amo, ascolto, servo, che riconosco continuamente e sempre di più. Un Altro: è il Mistero che sta dietro". Il mistico vede in ogni cosa il Mistero che crea la cosa, che sta facendo all'istante. Come una madre che guarda il suo bambino e pensa che la mano di Dio lo sta facendo in quell'istante.
Ha ragione Montale o il mistico?
Ha ragione il mistico, perchè le cose ci sono! Non si può spiegare una cosa riducendola a zero, dicendo che non c'è, che è niente. (L.Giussani)